This is a digitai copy of a book that was preserved for generations on library shelves before it was carefully scanned by Google as part of a project to make the world's books discoverable online. It has survived long enough for the copyright to expire and the book to enter the public domain. A public domain book is one that was never subject to copyright or whose legai copyright term has expired. Whether a book is in the public domain may vary country to country. Public domain books are our gateways to the past, representing a wealth of history, culture and knowledge that's often difficult to discover. Marks, notations and other marginalia present in the originai volume will appear in this file - a reminder of this book's long journey from the publisher to a library and finally to you. Usage guidelines Google is proud to partner with libraries to digitize public domain materials and make them widely accessible. Public domain books belong to the public and we are merely their custodians. Nevertheless, this work is expensive, so in order to keep providing this resource, we bave taken steps to prevent abuse by commercial parties, including placing technical restrictions on automated querying. We also ask that you: + Make non-commercial use of the file s We designed Google Book Search for use by individuals, and we request that you use these files for personal, non-commercial purposes. + Refrain from automated querying Do not send automated queries of any sort to Google's system: If you are conducting research on machine translation, optical character recognition or other areas where access to a large amount of text is helpful, please contact us. We encourage the use of public domain materials for these purposes and may be able to help. + Maintain attribution The Google "watermark" you see on each file is essential for informing people about this project and helping them find additional materials through Google Book Search. Please do not remove it. + Keep it legai Whatever your use, remember that you are responsible for ensuring that what you are doing is legai. Do not assume that just because we believe a book is in the public domain for users in the United States, that the work is also in the public domain for users in other countries. Whether a book is stili in copyright varies from country to country, and we can't offer guidance on whether any specific use of any specific book is allowed. Please do not assume that a book's appearance in Google Book Search means it can be used in any manner any where in the world. Copyright infringement liability can be quite severe. About Google Book Search Google's mission is to organize the world's Information and to make it universally accessible and useful. Google Book Search helps readers discover the world's books while helping authors and publishers reach new audiences. You can search through the full text of this book on the web at |http : //books . google . com/ •,v < ^ irr.%^ Digitizedby Google Digitizedby Google BIBLIOTECA UNIVERSALE DI SCELTA LETTERATURA ANTICA K AfODERNA MILANO PER NICOLÒ BETTONI M.UCCC.XXVIll Digitizedby Google Digitizedby Google RIME DI DANTE ALIGHIERI 81 lAGrUNGOMO LE BIMB DI GUIDO GUINIZZELLI DI GUIDO CAVALCANTI DI GINO DA PISTOIA S M FAZIO DEGLI UBERTI MILANO PBR NICOLÒ BETTONI K.occc.xxTin i Digitizedby Google Digitizedby Google GII EDITORI Cy hi conosce V intenzione di questa Biblio* teca, non vorrà certo aspettare^ che ui sìa ag- geggiata quella derisa turba d'antichi rimatori, i cui squallidi versi sono di tanta consolazione €C pedanti: perchè se quei barbari comjìonimenti possono Jòrse riuscire d^ alcun ajuto a chi stu- dia le origini della nostra /avella, nessun van- taggìo o diletto porgeranno mai a chi cerca la vera poesia. L'Alighieri^ i due Guidi, Cino Si- gibaldi da Pistoja, e Fazio degli Uberà sono i ^oli, di cui abbiamo ricevuto le rime, né a questa scelta Jànno mestieri parole, die la di- Jendcuio, Le poesie minori di Dante qffrono una tanta eccellenza, che se alcuno per altezza di concet- ti, e verità di passione volesse an^ìporle a quelle stesse del Petrarca, ei troverebbe molti, che alla sua opinione s' accosterebbero assai volen- tieri. Ed anche per gli altri noi abbiamo prin- cipalmente seguito la sentenza di Dante, il quale sdegnato come fu contro futii i plebei separò KIMI ' I Digitizedby Google a dal volgo con lode bellissima il GuinizzeUi, il Cavalcanti ed il Sigibaldi, É notissima la ter- ziiM del Purgatorio, in cui narrando come Vun Guido togliesse alV altro la gloria della lingua egli ardisce appetta sperare, che potrà cacciarli entrambi dal nido. E V Alighieri non era uomo che perjalsa modestia adoprar volesse timorose parole, ma parlava secondo il giudizio della sua mente, che altre volte gli aveajatto chiamare il Guinizzelli ora il niassimo, ed ora il nobile Guido, sino a dirlo padre suo e degli altri mi- gliori, che mai avessero usate alte e leggiadre rime d'amore. Ne tenne diverso linguaggio nel Javellare del Cavalcanti, e di Cìno, che anzi pei* essi nella sua ammirazione si mostrò anche pi à affettuoso e benevolo, nominando il Cavalcanti come il primo degli amici suoi, e se stesso come l'amico di Gino. Di Fazio degli liberti Dante non potè parla ^ re, perchè quel discendente del gran Farinata visse mezzo secolo dopo di lui, ma noi non ab- biamo dubitato di aggiugnere anwhe le poche sue rimcj perchè ne parvero per una intrinseca forza sollevarsi dalV altre di quelVetà^ e rappresentarci un uomo, che se non si Jbsse lasciato domare dalla sventura poteva essere veracemente poeta. Ne frcC suoi versi credemmo che si dovessero om- mt^ttere i sonetti sui peccati mondi, perchè ci sembrarono molto pia vicini al suo stile, che a quello di Messer Antonio da Ferrara^ cui al- tri li volle assegnare non pensando, che la sua Digitizedby Google 3 eantone per la supposta morte del Petrarca è cosa tanto plebea da non poterglisi atù'ìùuire altro componimentOy che mediocrissimo e pile. Nel pubblicoì^e queste rime noi non abbiamo seguita particolarmente alcuna edizione^ ma di tutte ci siamo serbiti per emendare col riscon- tro moltissimi luoghi; e certo non è mancanza di buon colere, se alcuna volta per evitare un guasto peggiore abbiamo dovuta accogliere qual- che lezione^ la cui falsità ne riusciva evidente. La sapienza del Perticari in, questi dijficili studj non è ancorf$ divenuta eredità di nessuno. Digitizedby Google Digitizedby Google RIME DI DANTE ALIGHIERI LIBRO PRIMO SONETTO I jfx ciasetm^àlma presa, e gentil core, Nel cui coii8|>etto rtene il dir presente^ lo ciò, che mi rìscrÌTan suo panrente, Salute in lor Signor, cioè Amore. Già eran quasi che attenate V ore Del tempo, ch''c»gni stella è più lucente; , Quando m'^apparre Amor suoitamente^ Cui essenza membrar mi dà orrore: Allegro mi sembrava Amor tenendo Mio core in mano, e nelle braccia avea Madonna involta in un drappo dormendo: Poi la svegliava, e d^csto core ardendo Lei paventosa umilmente pascea: Appretto gir 16 ne vedea piangendo. Digitizedby Google 6 BIMB DI OAKTE BALLATA I O voi, che per la via d''Amor passate^ Attendete, e guardate, S'egli è dolore alcun, quanto l iflio, grave s E prego sol, eh' a udir mi sQ^eriatcj £ poi immaginate, S'io «on d'augni dolore rateilo e chiave. Amor, non già per mia poca bontate, Ma per sua nobiliare, Mi pose in vila ai dolce e soave; Ch'io mi sentia dir dietro assai fiate; Deh per qual degnitate Cosi leggiadro questi lo core ave? Ora ho perduta tutta mia baldanza, Che si moVea d'^amoroso tesoro; Ond'io pover dimoro In guisa, che di dir mi vien dottanza: Sicché volendo far cótóe coloro. Che per vergogna celan lor mancanza, Di fuor mostro allegranza, E dentro dallo cor mi struggo e ploro. SONETTO 11 Piangete amatiti, poiché piange Amore, Udendo qual cagion lui fa plorare. Amor hcnte a pirla donne chiamare, Moilraiido amaro diiol per gli occhi forti; Perchè villana morte in genlil core Ila mesao il suo crudele adoperare, Guastando ciò, die al mondo é da lodare In genlil donna fuora dclP onore. Udite (|uaiito Amor le fece orranza; Ch'io T >idi lamentare in forma vera Sovra la morta immagine avvenente; E riguardava \cr lo ciel sovente. Dove l'alma genlil già locala era, Che donna fu di si gaja sembianza* Digitizedby Google tifino t 7 BALLATA II Morte rillana, e di pietà nemica, Dì dolor madre antica, Giudizio incontrastabile gravoso, Poi c'ubai dato matera al cor doglioso^ Ond''io vado pensoso, Di te bìasmar la lingua s'affatica: E 86 di grazia ti to'* far mendica, Conviene si cb'io dica Lo tuo fallir d'ogni torto tortoso; Non però, cbe a le genti sia nascoso $ Ma per fame cruccioso Chi d'amor per innanzi si nodrica. Dal secol hai partita cortesia, E ciù, cbe in donna è da pregiar, virtutej In gaja gioventù te Distrutta hai l'amorosa leggiadria. Più no vo' discovrir, qual donna sia, Che per le proprietà sue conosciute* Chi non merta salute, No speri mai d'aver sua compagnia. SONETTO III Cavalcando raltr'Jcr per un cammino. Pensoso dello andar che mi sgradia, Trovai Amor nel mezzo della via In abito legger di pellegrino: Nella sembianza mi parca meschino, Come avesse perduto signoria; E sospirando pensoso venia, Per non veder la gente, a capo chino: Quando mi vide, mi chiamò per nome, E disse: io vegno di lontana parte. Dove era lo tuo cor per mio volere} E recolo a servir novo piacere: Allora presi di lui si gran parte. Ch'egli disparvei e non m'accorsi come. Digitizedby Google 8 BIMB DI DAIfTS BALLATA III Ballata, io vo',chc tu rilroTÌ Amore, E con lai vadi a madonna daTaoti, Sicché la scusa mia, la qual tu canti, Kagioni poi coi^ lei lo mio Signore. Tu vai, ballata, si cortesemente, Che, senza compagnia. Aver dovresti in tutte parti ardire: Ma, se tu vogli andar sicuramente, Ritrova TAmor pria; Che forse non è buon senza lui gire: Perocché quella, che ti deve udire, S''é (com'io credo) in ver di me adirata. Se tu di lui non fossi accompagnata, Leggeramente ti faria disnore. Con dolce suono, quando se''con lui, Comincia este parole, Appresso ch''averai chiesta pietate: Madonna, quegli, che mi manda a Tui, Quando vi piaccia, vuole, Sed egli ha scusa, che la m' intendiate. Amore è qui, che per vostra beltate Lo face, come vuol, vista cangiare, - Dunque, perchè gli fece altra guardare, Pensalel voi, da che non mutòU core. Dille: madonna, lo suo core é stato Con si fermata fede, Ch''a voi servir gli ha pronto ogni pensiero. Tosto fu vostro, e mai non s' é smagato. Sed ella non ti crede, Di\ che domandi Amor, sed egli è rcro: Ed a la fine falle umil preghiero, Lo perdonare se le fosse a noja, Che mi comandi per messo, ch^ìo muoja, E yedrassi ubbidir buon servidore. Digitizedby Google LIBRO 1 g E dP a colui, ch^è d'ogiìi pietà chiave. Avanti che sdonnei, Che le sapx^ contar mia ragion buona: • Per grazia della mia nota soave, Riman tu qui con lei, £ del tuo servo ciò che vuoi, ragiona: E «''ella per tuo priego gli perdona, Fa, che gli annunzi un bel sembiante pac^. Gentil ballata mia, quando ti piace, Maovi in quel punto che tu n'aggi onore. SONETTO IV Tutti li mici pensier parlan d'amore, Ed hanno in lor si gran varìetate, Ch** altro mi fa voler sua pot estate, Altro folle ragiona il suo valore; Altro sperando m'apporta dolzore; Altro pianger mi fa spesse fiate; E sol s'accordano in chieder pìetate, Tremando dì paura, eh' è nel core: Ond'io non so aa qual matera prenda; E vorrei dire; e non so, che mi dica; Cosi mi trovo in l'amorosa erranza: E se con tutti vo'fare accordanza, Convenemi chiamar la mia nemica Madonna la pietà, che mi difenda. SONETTO V Con l'altre donne mia vista gabbate; E non pensate, donna, onde si muova, Ch'io vi rassembri sì figura nova, Quando riguardo la vostra beltate; Se lo saveste, non porria pietate Toner più contra a me t'usata prova» Che quando Amor si presso a voi mi trova, Prenao baldanza, e tanta sieurlate, Digitizedby Google io BIMÈ DI DANTfi Ch'el fiere tra^miei spirti paurosi, E quale ancide, e qual caccia di fbra^ Sicch'^ei solo rimane a veder vui; Ond'io mi cangio in figura d** altrui; Ma non si, eh'' io non senta bene allora Gli guai de"* discacciati tormentosa SONETTO VI Ciò. che m'*incontra nella mente, muore, Quando vegno a veder voi, bella giojai E quandMo vi son presso, sento Amore, Che dicet fuggi, se 1 perir t''è noja: Lo viso mostra lo color del core. Che tramortendo, ovunque può, s^appojat E per la ebrietà del gran temore Le pietre par che gridin: muoja, muo}a. Peccato fa, chi allora mi vide, Se Palma sbigottita non conforta, Sol dimostrando, che di me gli doglia, Per la pietà, che '1 vostro gabbo occide : La qual si cria nella vista morta Degli occhi, c''hanno dilor morte voglia. SONETTO VII Spesse fiate vehgommi alla mente L'oscure qualità, ch'Amor mi dona: E viemmene pietà, sicché sovente Io dico: lasso, avviene egli a persona? Ch'Amor m'assale subitanamcnte. Sicché la vita quasi m'abbandona: Campami un spirto vivo solamente, E quei riman, perchè di voi ragiona t Poscia mi sforzo, che mi voglio aitare { E cosi smorto, d^ogni valor voto, Vcgno a vedervi credendo guarire: E, se io levo gli occhi per guardare, Nel cor mi s'incomincia uno iremuotO| Che fa de^poUi P anima partire. Digitizedby Google LIBRO 1 li CANZOJVE I bonne, c!i''avcte intelletto d'amofò, Io to' con voi della mia donna ditc$ Non perch'aio creda sua loda finire, Ma ragionar per i sfogar la mente. Io dico, che pensando il suo valore, Amor si dolce mi si fa sentire; Che, s'*io allora non perdessi ardire, Farei, parlando, innamorar la gente i Ed io non vo"* parlar si altamente, Ch''io divenissi per tetìienza vilet Ma tratterò del suo stato gentile A rispetto di lei leggeramente, Donne e donzelle amorose con vui. Che iion è cosa da parlarne altrui. Angelo chiama in divino intelletto, E dice: Sire, nel mondo si vede Meraviglia ncir atto, che procede D''una anima, che fin quassù fisplende: Lo cielo, che non ave altro difetto Che d''aver lei, al suo signor la chiede: E ciascun santo ne grida mercede: Sola pietà iiostra parte difende : Che parla Iddio, che di madonna intende t Diletti miei, or sofferite in pace, Che vostra speme sia quanto mi piace. Là ove è alcun, che perder lei s** attende^ E che dirà nello inferno a** malnati: Io vidi la speranza de** beati. Madonna è desiata in sommo cielo: Or vo'di sua vcrtù farvi sapere: Dico: qual vuol gentil donna parere Vada con lei; che quando va per via, Citta ne' cor villani Amore un gelo ; . Perch' ogw lor pensiero aggiaccia e pere t Digitizedby Google 13 SIMB DI DARTB C qnal soffrisse dì starisi a redere, Dìrema nobU eosa^ o si morrìa: £ quando trOTa alcun, che degno sfa ^ Di veder lei, qoci nroTa saa vertute ; ' Che gli addivìen ciò, die gli dà salate j E si r umilia, ch^ogni offesa obblia: Ancor Tha Dio per maggior grazia dato. Che non può mal finir, chi Tha parìato. Dice di lei Amor: cosa mortale Come esser pnote sì adorna e pura? Poi la riguarda, e fra se stesso giura. Che Dio n"* intende di far cosa nova. Color di perla quasi in forma, quale Convene a donna aver, non fuor misuni} Ella è quanto di ben può far natura: Per esempio dì lei beltà si prova : Degli occbi suoi, come cVetla gli mova, Escono spirti d^ amore infiammati, Che fìeron gli occhi a qual, t^e allor gli guati, E passan si, cheH cor ciascun ritrova: Voi le vedete Amor pinto nel viso, IJi, u^non puote alcun mirarla fiso. Canzone, io so, che tu girai parlando A donne assai, quando t"* avrò avanzata : Or r ammonisco, perch^io t^ho allevata Per figliuola d'Amor giovane e piana, Che dove giugni, tu dichi pregando: Insegnatemi gir: ch'aio son mandata A quella, di cui loda io sono ornata: E se non vuogli andar, siccome vana, Non ristare ove sia gente villana: Ingegnati, se puoi, d>sser palese Solo con donna, o con uomo cortetCì Che ti morranno per la via tostaoa: Tu troverai Amor con esso lei| ftaocomandami a lui, come tu d^ Digitizedby Google LIBBO t l3 SOlSfETTO Vili Amore, e 1 cor gentil sono una cosa, Siccome il saggio in suo dìUato pone : E così esser Pun senta T altro osa, Gom'^alma laiional senza ragione. Fagli natura, quando è amorosa, Amor pregiare il cor per sua magione | Dentro alla qnal donnendo si riposa Tal volta brìeve, e tal lunga stagione. Beltate appare in sag^a donna pui, Che piace a]^i occhi; sicché dentro al core Nasce un desio della cosa piacente : E tanto dura talora in costui, Che fa svegliar lo spirito d** amore: E simil £ice in donna uomo valente. SONETTO IX Negli occhi porta la mia donna Amore $ Perchè si fa gentil ciò, ch'ella mira: Ove ella passa ogni uom ver lei si gira; £ cui saluta fa tremar lo core ; Sicc^faè bassando il viso tutto smuore, Ed ogni suo difetto allor sospira : Fugge dinanzi a lei superbia, ed ira» Aiutatemi, donne, a farle onore. Ogni dolcezza, ogni penserò umile Nasce nel opre a chi parlar la sente, Onde è laudato chi prima la vide : Quel, eh'' ella par, quand' un poco sorride. Non si può dicer, né tenere a mente} Si è nuovo miracolo, gentile. Pigitizedby Google l4 BIKtE DI DANTE SONETTO X Voi, che portate la sembianza umile Cogli occhi bassi mostrando dolore, Onde venite, che 1 vostro colore, Par divenuto di pietra simile? Vedeste voi vostra donna gentile Bagnar nel viso suo di pianto Amore ? Ditelmi, donne, che mei dice il core ; Perch'io vi veggio andar senza atto vile: E, se venite da tanta pietate, Piacciavi di ristar qui meco alquanto, E che che sia di lei, noi mi celate: Io veggio gli occhi vostri e' hanno pianto , E veggiovi venir si sfigurate, Che H cor mi trema di vederne tanto* SONETTO XI Se^ tu colui, e' hai trattato sovente Di nostra donna, sol parlando a nui ? Tu risomigli alla voce ben lui 5 Ma la figura ne par d^ altra gente: Deh perchè piangi tu si coralmente. Che fai di te pietà venire altrui ? Vcdcstu pianger lei; che tu non pui Punto celar la dolorosa mente ? Lascia piangere a nói, e triste andare, ( E fa peccato, chi mai ne conforta) Che nel suo pianto V udimmo parlare. Ella ha nel viso la pietà si scorta, Che qual l'avesse voluta mirare Saria dinanzi a lei caduta morta. Digitizedby Google IIBRO I l5 CANZONE II Donna pietosa, e di novella etate, Adorna assai di gentilezze umane, Era là v'io chiamava spesso morte : Veggendo gli occhi miei pien di pictatc, Ed ascoltando le parole vane, Si mosse con paura a pianger forte : E r altre donne, che si furo accorte Di me per quella che meco piangia, Fecer lei partir via ; Ed appressarsi per farmi sentire. Qnal dice: non dormire; E qual dice: perchè si ti sconforto? AUor lassai la nova fantasia, Chiamando il nome della donna mia. Era la voce mia si dolorosa, E rotta si dalP angoscia e dal pianto, Ch** io solo intesi il nome nel mio core : E con tutta la vista vergognosa, Ch'era nel viso mio giunta cotanto, Mi fece verso lor volgere Amore : Egli era tale a veder mio colore. Che facea ragionar di morte altrui : Deh confortiam costui. Pregava Tuna Taltra umilcmente; E dicevan sovente; Ch<- vedestu, che tu non hai valore ? E quando un poco confortato fui. Io dissi: donne, dicerollo a vui. Mentre io pensava la mia frale vita, E votlea il suo durar come è leggero ; Piaiiscnii Amor nel core, ove dimora: IV'rchc l'anima mia fu si smarrita, Clic sospirando dicea nel pensiero : Ucn converrà, che la mia donna mora. Digitizedby Google l6 RIMZ DI DAKTS Io ^resi tanto smarrimento allora, Ch'aio chiusi gli occhi TÌlmente gravati ; E furo si smagati Gli spirti miei, che ciascun giva errando: E poscia immaginando Di conoscenza, e di verità fuora, Visi di donne m'*apparvcr crucciati, Che mi dicien pur : morrati, morratL Poi vidi cose dubitose molte Nel vano immaginare, ov'^io entrai : E d^ esser mi parea non so in qual locoj E veder donne andar ptr via disciolte, Qual lagrimando, e qual traendo guai , Che di tristizia saettavan foco. Poi mi parve veder appoco appoco Turbar lo sole, ed apparir la stella, E pianger egli ed ella, Cader gli augelli volando per l'a're» E la terra tremare; E uom m'apparve scolorito, e fioco, Dicendomi: che fai? non sai novella? Morta è la donna tua, chVra sì bella. Levava gli occhi miei bagnati in pianti; £ vcdea, che parean pioggia di manna Gli Angeli, che tornavan suso in cielo; Ed una nuvoletta avean davanti, Dopo la qual gridavan tutti: Osanna; . E scaltro avesser detto, a voi dire lo. a Allor diceva Amor: più non ti celo; Vieni a veder nostra donna, che giace. L"* immaginar fallace Mi condusse a veder madonna morta. E quando Tavea scorta, Vedea, che donne la covrian d^un velo; Ed avca seco una umiltà verace, Che parea, che diceste ; io son in pace. Digitizedby Google LIBRO I 17 Io dì reni va nel dolor si nmìle, Veggendo in lei tanta umiltà formata. Ch'aio dicea: Morte, assai dolce ti tegno^ Tu dèi ornai esser cosa gentile, Poiché tu se* nella mia donna stata; E dèi aver pietate, e non disdegno: Vedi, che si /lesidcroso vegno D** esser de' tuoi, ch^ io ti somiglio in fede. Vieni, che U cor ti chiede. Poi mi partia, consumato ogni duolo: £, quandMo era solo, Dicea guardando verso Tallo regno: Beato, anima bella, chi ti vede. Voi mi chiamaste ^or, vostra mercede. SONETTO XII Io mi scnti^ svegliar dentro dal core Un spirito amoroso, che dormia: £ poi vidi venir da lunge Amore Allegro si, che appena il conoscia ; Dicendo: or pensa pur di farmi onore} £ 'n ciascuna parola sua ridia: £ poco stando meco il mio Signore, Guardando in quella parte, onde ei venia, Io vidi monna Vanna, e monna Bice Venire in ver lo loco là v** io era, Vuna appresso dclP altra meraviglia: E, Jrcome la niente mi ridice, Amor mi disse: questa è primavera; E quella ha nome Amor; sì mi sc>migHa. SONETTO XIII Tanto gentile, e tanto onrsla pare ÌJi donna mia. OTiand'clla altrui saluta, Cb^ogni lingua aivrn tremando muta, , E gli occhi non ardiscon di guardare. niMK a Digitizedby Google 1*8 R1MS DI DJLKTB Ella sen va, sentendosi laudare, Benignamente d' umiltà vestuta : £ par che sia una cosa venuta Di cielo in terra a miracol mostrare. Mostrasi si piacente a chi la mira, Che dà per gli occhi una dolcezza al core, Che ''ntender non la può, chi non la prova : E par, che della sua labbia si muova Un spirito soave, e pien d** amore, Che va dicendo all'anima: sospira. SONETTO XIV Vede perfettamente ogni salute. Chi la mia donna tra le donne vede : Quelle, che vanno con lei, son tenute Di bella grazia a Dio render mercede : E sua beltate è di tanta vertute. Che nulla invidia air altre ne procede} Anzi le face andar seco vestute Di gentilezza, d"* amore, e di fede. La vista sua face ogni cosa umile, E non fa sola se parer piacente, Ma ciascuna per lei riceve onore< Ed è negli atti suoi tanto gentile. Che nessun la si può recare a mente, Che non sospiri in dolcezza d^ amore. FRAMMENTO DI CANZONE Si lungamente m'ha tenuto Amore, £ costumato alla sua signoria; Che, cosi rome 1 mVra forte impria, Così mi sia soave ora nel core. Però quando mi lolle sì H valore. Che gli spiriti par che fuggan via, Allor sente la frale anima mia Tanta dolcezza, che il viso ne ttmuorc: Digitizedby Google LIBAO I 1 Poi prende amore in me tanta vertute, Cbe fa gli spirti miei andar parlando ; Ed escon fuor chiamando* La donna mia per darmi più salute: Questo m'avvene ovunque ella mi vede; E si è cosa umll, che noi si crede. G.4NZ0NE III Gli occhi dolenti per pietà del core Hanno di lagrimar sofferta pena; Sicché per vinti son rimasi omai : Ora, s''io voglio sfogare il dolore, Ch^appoco appoco alla morte mi mena, Conyiemnii di parlar traendo guai: E perchè '1 mi ricorda, ch''io parlai Della mia donna, mentre che viyia, Donne gentili volentier con vui; Non to'* parlare altrui, Se non a cor geutil, che'^n donna sia: E dicerò di lei piangendo pui, Che se iCè ita in ciel subitamente { Ed ha lasciato Amor meco dolente. Ita n^c Beatrice in alto ciclo, Nel reame, ove gli Angeli hanno pace| E sta con loro; e voi donne ha lasciate: Non la ci tolse qualità di gelo, . Ne di calor, siccome V altre face: INIa sola fu sua gran benigiiitate, Che luce della sua umilitate. Passò li cieli con tanta vertute, Che fé** meravigliar lo eterno Sire; Sicché dolce desire Lo giunse di chiamar tanta salute; E fella di quaggiù a sé venire; Perchè vedea, ch'Aosta vita nojosa Non era degna di si gentil cosa. Digitizedby Google Qt KIMB DI DAKTB Partissi delhi sua bella persona Piena di grazia P anima gentile; Ed essi gloriosa In loco degno. Chi non la piange, quando ne ragiona, Core ha di pietra, si malvagio e vile, Ch"* entrare non vi può spirto benegno. Non è di cor villan si alto ingegno, \ Che possa immaginar di lei alquanto: \E però non gli vien di pianger voglia: £ja vien tristizia, e doglia Ui. sospirar, e di morir di pianto, £ a'* ogni consolar P anima spoglia, Chi vede nel penserò alcuna volta Quale ella fu; e come ella n^è tolta. Bannomi angoscia li sospiri forte, Quando il penserò nella mente grave Mi reca quella, che m'^ha il cor diviso: £ spesse fiate pensando aUa morte Me ne viene un desio tanto soave, Che mi tramuta lo color nel viso: 8uando P immaginar mi vien ben fiso, iungemi tanta pena d'^ogni parte, ChUo mi riscuoto per dolor, ch'aio sento; E si fatto divento, Che dalle genti vergogna mi parte: Poscia piangendo, sol nel mio lamento Chiamo Beatrice; e dico: or sci tu morta; E mentre, chMo la chiamo, mi conforta. Pianger di doglia, e sospirar di angoscia Mi strugga il core, ovunque sol mi truovo: Sicché ne increscerebbe a chi '1 vedesse : E quale è stata la mìa vita poscia, Che la mia donna andò nel sccol nuovo, Lingua non è, che dicer Io sapesse: E però, donne mie, perch'io volesse, Non vi «aprei ben dicer quel, chMo sono; Digitizedby Google UBRO I 21 Si mi fa travag^lùir Taoerb^ vita; La quale è si invilita. Che ogii''uomo par mi dioa: io ra|)ban(lonoj Vedendo la mia labbia tramortita. Ma qual, eh' io sia, la mia donna se^ 1 yede | Ed io ne spero ancor da lei mercede. Pietosa mia Canzone, or Va piangendo j E ritrora le donne, e k donzelle, A cui le tue sorelle Erano usate di portar letizia ; E tu, che sei figliuola di tristizia, Vattene sconsolata a star con elle. SONETTO XV Venite a intender li sospiri miei, O cor gentili, che pietà il desia; Li quali sconsolati vanno via; E se non fosser, di dolor morrei: Perocché gli occhi mi sarebber rei Molte fiate più, ch'aio non vorria. Lasso, di pianger si la donna mia, Ch'^affogherieno il cor, piangendo lei : Voi udirete lor chiamar sovente La mia donna gentil, che se n' è gita AI secol degno della sua vertute, E dispregiare talor questa vita, In persona delPanuna dolente Abbandonata dalla sua salute. BALLATA IV Quantunque volte, lasso, mi rimembra, Ch'io non debbo giammai Veder la donna, ondUo vo si dolente ; Tanto dolore intomo al cor m'assembra La dolorosa mente, CbHo dico; anima mia, che non ten tai? Digitizedby Google 33 BTMC t>T tfkTSTB Che li tormenti, che tu porterai Nel secol, che Ve già tanto nojoso, Mi fan pensoso di paura forte: Ondalo chiamo la morte Come soave, dolce mio riposo: E dico: vien''a mrj con tanto amore, Ch''io sono astioso di chiunque muore. E^si raccoglie negli miei sospiri Un suono di pietate, Che va chiamando morte tutlaria: A lei si volser tutti i miei desiri, Quando la donna mia Fu giunta dalla sua crudelitate: Perchè '1 piacere della sua beltate, Partendo éè dalla nostra veduta. Divenne spiritai bellezza grande, Che per lo cielo spande Luce d''amor, che gli Angeli saluta; £ lo ''ntelletto loro alto, e sottile Face meravigliar: tanto è gentile t SÓNETTO^XVI Era venuta nella mente mia La gentil donna, che per suo valore Fu posta dair altissimo Signore Nel ciel deir umiltà, dov'è Maria. Amor, che nella mente la sentia, SVra svegliato nel distrutto corcj E diceva a"* sospiri: andate fore; Perchè ciascun dolente sen partia: Piangendo uscivan fuori del mio petto, Con una voce, che sovente mena Le' lagrime dogliose agli occhi tristi: Ma quelli, che n'uscian con maggior prna^ Venien dicendo: o nobile intelletto. Oggi fa Tanno, che nel ciel salisti. Digitizedby Google LtBBO I 35 SONETTO XVn Videro gli occhi miei quanta pietate Era apparita in la vostra figura, Quando guardaste gli atti, e la statura^ ChMo facìa per dolor molte fiate: Allor m** accorsi, che toì pensayate La qualità della mia "vita oscura: Siccnè mi giunse nello cor paura Di dimostrar negli occhi mia Tiltate: £ tolsimi dinanai a yoi, sentendo^ Che si moTcan le lagrime ded re, Ch^eran sommosse dalla vostra yista. Io dicea poscia nell'' anima trista: Ben è con quella donna quello Amore^ Lo qual mi face andar cosi piangendo. SONETTO XVIH Color d^ amore, e di pietli serohianti Non preser mai cosi mirabilmente Viso di donna, per veder sovente Occhi gentili, e dolorosi pianti} Come lo vostro, qualora davanti Vedetevi la mia labbia dolente f Sicché per voi mi vien cose alla mente^ ChMo temo forte, no lo cor si schianti. Io non posso tener gli occhi distrutti, Che non riguardin voi molte fiate. Per desiderio di pianger, ch''egli hanno} E voi crescete si lor volontate. Che della voglia si consuman tutti, Ma lagrìmar dinanzi a voi non sanno«^ Digitizedby Google «4 RIMB DI DAirri SONETTO XIX L^amaro lagrimar, che voi faceste, Occhi miei così Inng^a stagione, Facea meravigliar T altre persone Della pietate, come voi vedeste : Ora mi par, che voi Tobbliereste, SMo fossi dal mio lato sì fellone, ChMo non ven disturbassi ogni cagtone| Membrandovi colei, cui voi piangeste. La vostra vanità mi fa pensare, E spaventami sì, ch''io temo forte Del viso d^una donna, che vi mira. Voi non dovreste mai, se non per morte, La nostra donna, eh' è morta, obbliare^ Cosi dice il mio core, e poi sospira. SONETTO XX Gentil pensiero, che parla di vui, Sen viene a dimorar meco sovente s E rasiona d'^amor sì dolcemente. Che face consentir lo core in lui. L^ anima dice al cor: chi è costui, Che viene a consolar la nostra mente; Ed è la sua vertù tanto possente Ch^ altro pensier non lascia star con noi? Ei le risponde : o anima pensosa. Questi è uno spiritel nuovo d"* amore. Che reca innanzi a me H suoi destri $ E la sua vita, e tutto il suo valore. Mosso è dagli occhi di (tuella pietosa, Che si turbava de^ nostri martirL Digitizedby Google SONETTO XXI Lasso, per forza de** molti sespirli, Che nascon di pensier, che sob nel core, Gli occhi »on vinti, e non hanno valore Di riguardar persona, che gli miri; £ fatti son, che pajon due desiri Di lagrimare, e di mostrar dolore | E spesse volte piangon si, cV Amore Gli cerchia dì corona di martìrL Questi pensieri, e gli sospir, ch'io gìtto, Diventan dentro ai cor si angosciosi, Ch** Amor vi tramortisce, si glien duole t Perocch'* egli hanno in se gli dolorosi Quel dolce nome di Madonna scritto, È dalla morte sua molte parole. SONETTO XXII Deh pellegrini, che pensosi andate Forse di cosa, che non v'è presente, Venite voi di si lontana gente. Come alla vista voi ne dimostrate ? Che non piangete, quando voi passate Per lo suo mezzo la città dolente, Come quelle persone, che niente Par che intendesser la sua gravitate? Se voi restate per volerlo udire. Certo lo core ne'sospir mi dice, Che lagrimando n'uscireste pui: Ella ha perduta la sua Beatrice: E le parole, ch'uom di lei può dire. Hanno yertik di far piangere altrui. Digitizedby Google a6 RIME DI DAKTB SONETTO XXIII Oltre la spera, che più larga gira, Passai sospiro, ch'esce del mio corcj Intelligenzia nova, che T Amore Piangendo mette in lui, pur su lo tira: Quando egli è giunto là, ov'el desira, Vede una donna, che riceve onore, E luce sì, che per lo suo splendore Lo pellegrino spirito la mira. Vedela tal, che, quando il mi ridice, Io non lo intendo, sì parla sottile Al cor dolente, clie lo fa parlare. So io, ch'el parla di quella gentile 5 Perocché spesso ricorda Beatrice, Sicch^io lo intendo ben, donne mie care. LIBRO II BALLATA I Fresca rosa novella, Piacente Primavera, Per prata, e per rivera Gajamente cantando, Vostro fin pregio mando alla verdura. Lo vostro pregio fino In gio' SI rinnovelli Da grandi e da zitelli Per ciascuno cammino} E cantino gli augelli. Ciascuno in suo latino, Da sera, e da mattino Su li verdi arbusceUi; [ Tutto là mondo canti, Digitizedby Google LIBRO 11 37 Poiché lo tempo vene, Siccome si conyene^ Vostra altezza pregiata, Che sete angelicata criatura. Angelica sembianza In voi, donna, riposa: Dio, quanto avventurosa Fu la mia disianza! Vostra cera giojosa. Poiché passa ed avanza Natura e costumanza, Bene è mirabil cosa: Fra lor le donne Dea Vi chiaman, come setej Tanto adoma parete, Ch' io non saccio contare 5 " E chi poma pensare oltr^a natura? Oltra natura umana Vostra fina piacenza Fece Dio, per essenza Che voi foste sovrana} Perché vostra parvenza Ver me non sia lontana; Or non mi sia villana La dolce provedenza: E se vi pare oltraggio, Ch'ad amarvi sia dato. Non sia da voi biasmato; Che solo amor mi sforza, Contra cui non vai forza, né misura. SONETTO I Parole mie, che per lo mondo siete 5^ Voi, che nasceste poicbUo cominciai A dir per quella donna, in cui errai; ^oi che intendendo il terzo del mot'ete Digitizedby Google !k$ RtMB Ift DAJTB Andatevene a4ei, che la sapete, Piangendo si, ch'iella oda i nostri guai: Ditele: noi sem vostre $ dunqae ornai Più, che noi semo, non ci vederete. Con .lei non state, che non v'è Amore; Ma gite attorno in abito dolente, A guisa delle vostre antiche suore: Quando trovate donne di valore, Gittatevile a'*piedi urailemente, Dicendo: a voi dovem noi fare onore. SONETTO II O dolci rime, che parlando andate Della donna gentil, che Taltre onora, A voi verrà, se non è eiunto ancora, Un, che direte: questi e nostro frate: Io vi scongiuro, che non lo ascoltiate, Per quel Signor, che le donne innamora; Che nella sua sentenza non dimora Cosa, che amica sia di veritate. E se voi foste per le sue parole Mosse a venire in ver la donna vostra, Non vi arrestate, ma venite a lei: Dite: Madonna, la venuta nostra È per raccomandare un che si duole. Dicendo: ov'^èH desio degli occhi miei? SONETTO III Questa donna, eh** andar mi fa pensoso, Porta nel viso la virtù d'Amore; La qual risveglia dentro nello core Lo spirito gentil, che v'era ascoso: Ella m^ha fatto tanto pauroso, Posciach'io vidi il mio dolce Signore Negli occhi suoi con tutto il suo valore, Ch'io le To presso, « riguardar non Toso^ Digitizedby Google LiBso II ag E quando aTriene, che questi oecbi miri, Io yeffgo in quella parte la salute. Che rintelletto mio non vi può gire ; Allor si strugge si la mia vertute, Che r anima, che muove gli sospiri, S^ acconcia per voler da lei partire. SONETTO IV Chi guarderà giammai senza paura Negli occhi d''esta bella pargoletta, Che m"* hanno concio si, che non s"* aspetta Per me se non la morte, che m'^è dura? Vedete quanto è forte mia ventura. Che fa tra T altre la mia vita eletta^ Per dare esempio altrui, ch'^uom non si metta A rischio di mirar la sua figura: Destinata mi fu questa finita, Dacch'^un uom convenia esser disfatto, Perch' altri fosse di pericol tratto: E però lasso fuMo cosi ratto In trarre a mc'l contrario della vita, Come vertù di stella margherita. SONETTO V Dagli occhi della mia donna si muove Un lume sì gentil, che dove appare, Si vpggion cose eh'' uom non può ritrare Per loro altezza, e per loro esser nove: B da'* suoi raggi sopra '1 mio cor piove Tanta paura, che mi fa tremare; E dico: qui non voglio mai tornare; Ma poscia p^rdo tutte le mie prove: K tomomi colà dov"'io son vinto, Riconfortando gli occhi paurosi, Che sentir prima questo gran valore : Digitizedby Google 3o RIME DI dautb Quando son giunto, lasso, ed ei son chiusi, £ "^l desio, che gli mena, qui è stinto : Però proveggia del mio stato Amore. so^^ETTO VI Lo fin piacer di quello adorno viso Compose il dardo, che gli occhi lanciare Dentro dallo mio cor, quando giraro Ver me, che sua beltà guardava fiso: Allor sentii lo spirito diviso Da quelle membra, che se ne turbare; E quei sospiri, che di fore andaro, Dicean piangendo, che '1 core era ancisoj Là, u^ dipoi mi pianse ogni pensiero Nella mente dogliosa, che mi mostra Sempre davanti lo suo gran valore: Ivi un di loro in questo modo al core Dice: pietà non e la vertù nostra. Che tu la truovi; e però mi dispero. BALLATA II Poiché saziar non posso gli occhi miei Di guardare a madonna il tfuo bel viso, Mirerei tanto fiso, Ch'io diverrò beato, lei guardando. A guisa d'Angel, che di sua natura, Stando su in altura, . Diven beato, sol vedendo Iddio; Così essendo umana criatura, Guardando la figura Di questa donna, che tene il cor mio, Poria beato divenir qui io; Tant'è la sua vertù, che spande e porge, Awegna non la scorge, Se non chi lei onora desiando. Digitizedby Google LIBRO II St BALLATA III o mi son pargoletta bella, e noya; E son yeuuta per mostrarmi a yui Delle bellezze e loco, dond'^io fuL o fui del cielo, e tornerowi ancora, Per dar della mia luce altrui diletto ! E chi mi vede, e non se ne innamora, D'*Amor non averà mai intelletto; Che non gli fu in piacere alcun disdetto, Quando natura mi chiese a colui. Che volle, donne, accompagnarmi a vui. Ciascuna stella negli occhi mi piove Della sua luce, e della sua vertute: L.e mie bellezze sono al mondo nove; Perocché di lassù mi son venute; Le quai non posson esser conosciute, Se non per conoscenza d"'uomo, in cui Amor si metta, per piacere altrui. Queste parole si leggon nel viso ly una Angioletta, che ci è apparita: OndMo, che per campar la mirai fiso, Ne sono a rischio di perder la vita; PerocchMo ricevetti tal ferita Da un, chMo vidi dentro agli occhi sui. Ch'aio vo piangendo, e non m^acquetai pui. SONETTO VII E^ non è legno di si forti nocchi, Né anco tanto dura alcuna pietra, Ch''esta crudel, che mia morte perpetra, Non vi mettesse amor co^suoi begli occhi; Or dunque s'^ella incontra uom, che radocchì. Ben gli de' H cor passar, se non s'arretra; Ond' el convien morir ; che mai no imj>€tra Mercè, eh' il suo dever pur si spanocchi. Digitizedby Google )a BIMB DI BAITTE Deh, perchè tanta vertu data fue Àgh occhi d'' una donna cosi acerha, Che suo fedel nessuno in yita serba ? Ed è contr'a pietà tanto superba, Che scaltrì muor per lei, noi mira piuej Anzi gli asconde le bellezze sue? SONETTO Vili Ben dico certo, che non è riparo, Che ritenesse de''8uoi occhi il colpo: E Questo gran valore io non incolpo ^ Ma^l duro core d''ogni merrc avaro. Che mi nasconde il suo bel viso chiaro, Onde la piaga del mio cor rimpolpo f Lo qual niente lagrimando scolpo^ Ne muovo punto col lamento amaro. Così è tuttavia bella e crudele, D^Amor selvaggia, e di pietà nemica; Ma più mMncresce, che convien, cbUol dica, Per forza del dolor, che m'' affatica; Non perch''io contr'a lei porli alcun fclc} Che vie più che me Tamo, e son fedele. SONETTO IX Io son sì yago della bella luce Degli occhi tradilor, che m"* hanno occiso, Che là dove io son morto, e son deriso, La gran vaghezza pur mi riconduce: E quel, che pare, e quel, che mi traluce, Ar abbaglia tanto Puno e T altro viso, Che da ragione, e da vertù diviso Segno solo il disio, comici m^è duce: Lo qual mi mena pien tutto di fede A dolce morte sotto dolce inganno. Che conosciuto solo è dopo il danno: Digitizedby Google 33 E mi duol forte del gabbato affanno; Ma più m** incresce (lasso) che si vede Meco pietà, tradita da mercede. SONETTO X Io maladico il dì, ch^io vidi imprima La luce de'vostri occhi traditori, £"^1 punto, che veniste in sulla cima Del core a trame Faninia di fuori: £ maladico T amorosa lima, Ch' ha pulito 1 miei motti, e bei colori, ChMo ho per voi trovali, e messi in rima, Per far, che il mondo mai sempre v^ onori, £ maladico la mia mente dura, Che ferma è di tener quel, che m"* uccide j Cioè la bella, e rea vostra figura, Per cui Amor sovente si spergiura, Sicché ciascun di lui, e di me ride: Che credo tor la ruota alla ventura. SONETTO XI Nelle man vostre, o gentil donna mia, Baccomando lo spirito che muore; E''se ne va si dolente, eh"* Amore Lo mira con pietà, chel manda via. Voi mi legaste a la sua signoria Si, eh'' i' non ebbi poi alcun valore Di potergli dir altro, che: signore, Qualunque vuoi di me, quel vo''che sia. Io so che a voi ogni torto dispiace: Però la morte, ch''i''non ho servita, INlolto più m''entra nello cor amara. Gentil mia donna, meutr'' ho della vita. Per tal ch'aio mora consolato in pace. Vi piaccia agli occhi miei non esser cara. BIMB à Digitizedby Google 34 RIM> I>t DANTI SONETTO XII Non v'accorgete voi d''un che si muore, E va piangendo, si si disconforta? l'pricgo voi (se non ven sete accorta) Che voil miriate per lo vostro onore: £i sen va sbigottito in un colore, Che ^1 fa parere una persona morta. Con una doglia, che negli occhi porta, Che di levargli già non ha valore : E quando alcun pietosamente il mira, il cuor di pianger tutto si distrugge; E l'anima ne duol, sicché ne stride: £ se non fosse, chVgli allor si fugge; Si alto chiama a voi, poiché su spira, Ch^ altri direbbe : or sappiam chi V uccide. BALLATA IV Deh nuvoletta, che 'n ombra d' Amore Negli occhi miei di subito apparisti } Abbi pietà del cor, che tu feristi. Che spera in le, e desiando muore. Tu nuvoletta, in forma più che umana. Foco mettesti dentro alla mia mente Col tuo parlar, ch'*ancide; Poi con atto di spirito cocente Creasti speme, che ""n parte mi é sana. Laddove tu mi ride : Deh non guardare, perchè a lei mi fide; Ma drizza gli occhi al gran disio, che m'*arde, Che mille donne già per esser tarde Sentito han pena dell^ altrui dolore. Digitizedby Google LIBRO li 35 BALLATA V Io non domando, Amore, Fuorché potere il tuo piacer gradire; Cosi t"*amo seguire In ciascun tempo, dolce il mio Signore» £ sono in ciascun tempo egual d^amare Quella donna gentile, Che mi mostrasti, Amor, subitamente Un giorno, che m** entrò si nella mente La sua sembianza umile, Veggendo te ne' suoi begli occhi stare^ Che dilettare il core Dappoi non s''è voluto in altra cosa, Fuorché 'n quella amorosa Vista (chMo vidi) rimembrar tutt'^ore. Questa membranza, Amor, tanto mi piace, E si rho immaginata, Ch'aio veggio sempre quel, chMo vidi allora ; Ma dir non lo potria, tanto m** accora, Che sol mi s'è posata Entro alla mente, però mi do pace; Che'l verace colore Chiarir non si porla per mìe parole : Amor (come si vole) Dil tu per me, là u** io son servitóre. Ben deggio sempre, Amore, Rendere a te onor, poiché desire Mi desti ad ubbidire A quella donna, ch'^è di tal valore. SONETTO XUX Se vedi gli occhi miei di pianger vaghi Per novella pietà, ch'ali cor mi strugge ; Per lei ti priego, che da te non fugge, Sigaor, che tu di tal piacer isvaghi Digitizedby Google 36 ItlME DI BIKTB Con la tua dritta man; cioè, che paghi Chi la giustizia uccide, e poi rifugge y Al gran tiranno, del cui tosco sugge, y ChVgli ha già sparto,e vuol, cbe'l mondo allaghi^ | E messo ha di paura tanto gelo . Nel cuor deHuoi fedei, che ciascun tace: ( - Ma tu, fuoco d'Amor, lume del cielo, Questa vertù, che nudale fredda giace, Levala su vestita del tuo veloj Che senza lei non e in terra pace. SONETTO XIV ISitolti volendo dir, che fosse Amore, Disser parole assai; ma non poterò Dir di lui in parte, eh"* assembrasse il Tcro, 1 Né difHnir, qual fosse il suo valore: i Ed alcun fu, che disse, ch'era ardore Di mente immaginato per pensiero; Ed altri disser, eh' era desidero Di voler, nato per piacer del core: Ma io dico, ch'^Amor non ha sustanza, Ne è cosa corporal, ch'abbia figura; Anzi è una passione in disianza, Piacer di forma, dato per natura: Sicché '1 voler del core ogni altro avanza; ' E questo basta fin che '1 piacer dura. f SONETTO XV I Per quella via, che la bellezza corre Quando a destare Amor va nella mente, ■ Passa una donna baldanzosamente, J > Come colei, che mi si crede tórre. ( ! Quando ella e giunta appiè di quella torre, Che tace, quando l'animo acconsente^ Ode una voce dir subitamente : ' , Levati, bella donna, e non ti porre ; Digitizedby Google LIBRO II Che quella donna, che di sopra siede. Quando di signoria chiese la verga, Come ella volse, Amor tosto le diede : E quando quella accomiatar si vede Di quella parte, dove Amore alberga, • Tutta dipinta di vergogna riede. SONETTO XVI Da^li occhi belli di questa mia dama Ci esce una vertù d'Amor sì pina, Ch''ogni persona, che la ve', s'inchina A veder lei, e mai altro non brama. Beltate e cortesia sua Dea la chiama j E fanno ben, eh' ella è cosa si fina, Ch'ella non pare umana, anzi divina; E sempre sempre monta la sua fama. Chi l'ama, come può esser contento Guardando le vertù, che 'n lei son tante { E s'tu mi dici: come'l sai? che'I sento; Ma se tu mi domandi, e dici quante ? Non tei so dire ; che non son pur cento, Anzi più d'infinite, e d'altrettante. SONETTO XVII Da quella luce, che '1 suo corso gira Sempre al voler dell' empiree sarte, E stando regge tra Saturno e Marte, Secondo che lo Astrologo ne spira, Quella, che in me col suo piacer ne aspira, D'essa ritragge signorevol arte ; E quei, che dal ciel quarto non si parte, Le dà l'effetto della mia desira; Ancor quel bel pianeta di Mercuro Di sua vertute Sua lóq[uela tinge; E '1 primo ciel di se già non l' è duro. Digitizedby Google 38 RIME DI DA>TE Colei, che 1 terzo ciel di se costrìnge, Il cor le fa d''ogDÌ eloquenza puro: Cosi di tutti i sette si dipinge. SONETTO XVIII Ahi la»so, eh' io credea trovar pìetate, Quando si fosse la mia donna accorta Della gran pena, che lo mio cor porta} Ed io troTO disdegno e cnuìeltate, Ed ira forte in luogo dHimiltate; Sicch'io m"" accuso già persona morta; Ch'io veggio, che mi seda e mi sconforta Ciò, che dar mi dovrebbe sicartate: Però parla un pensier, che mi rampogna, Compio più vivo, no sperando mai. Che tra lei, e pietà pace si pogna: Onde morir pur mi convene ornai ; E posso dir, che mal vidi Bologna, E quella bella donna, eh' io guardai. ^BALLATA VI Donne, io non so, di che mi preghi Amore, Ched ei/n'ancide, e la morte m'è dura} E di sentirlo meno ho più paura. • Nel mezzo della mia mente risplentle Un lume da' begli occhi, ond'io son vago, Che Tanima contenta; Vero è, che ad or ad or d'ivi discende Una saetta, che m'asciuga un lago Dal cor pria che sia spenta: Ciò face Amor, qual volta mi rammrnia La dolce mano e quella fede pura, Che dovria la mia vita far sicura. Digitizedby Google LIBBO II 9< BALLATA VII Voi, che sapete ragionar d'^Araore, Udite la Dallata mìa pietosa, Che parla d* una donna disdegnosa, La qua! m^ha tolto il cor per suo valore. Tanto disdegna qualunque la mira, Che fa chinare gli occhi per paura; Che d'intorno da' suoi sempre si gira D''ogni crudclitate una pintura; Ma dentro portan la dolce figura, Ch^ all' anima gentil fa dir: mercede; Sì vertuosa, che, quando si vede, Trae li sospiri altrui fora del core. Par rh'ella aica: io non sarò umile Verso d'alcun, che negli occhi mi guardi; Ch"'io ci porto entro quel Signor genhle, Che m^ha fatto sentir degli suoi dardi & E certo io credo, che cosi gli guardi Per vedergli per se, quando le piace : A quella guisa donna retta face, Quando si mira per volere onore. Io no spero, che mai per la pietate Degnasse di guardare un poco altrui; Cosi è fera donna in sua beliate Questa, che sente Amor negli occhi sui; Ma quanto vuol nasconda^ e guardi lui, Ch'io non vcggia talor tanta salute; Perocché i miei desiri avran vertute Contra il disdegno, che mi dà Amore. SONETTO XIX Madonne, deh vedeste voi Paltr' ieri Quella gentil 6gura, che ro''ancide? Io dico, che quandVlla un po' sorride Ella distrugge tutti i miei pensieri ; Digitizedby Google 40 RIMB DI OAKTB Sicché g*ni?nc nel cuor colpi $\ fieri, Che (iella morie par, che mi disficle: Però, Madonne, qualunque la vide, Se rincontrate pervia, ne' sentieri, Restatevi con lei per pietate; E umilmente la facete accorta, Che la mia vita per lei morte porta: E s^^lla vuol, che sua mercè contorta V anima mia, piena di gravitate , A dirlo a me lontano lo mandate. SONETTO XX Voi, donne, che pietoso atto mostrate, Chi è està donna, che giace si vìnta? Sare''mai quella, eh' è nel mio cor pinta? Deh, s' ella è dessa, più non mei celate. Ben ha le sue sembianze si cambiate, E la figura sua mi par si spenta, Ch'ai mio parere ella non rappresenta Quella, che fa parer l'altre beate. Se nostra donna conoscer non puoi, Cioè si conquisa, non mi par gran fatto j Perocché quel medesmo avvene a noi: Ma se tu mirerai al gentil atto Degli occhi suoi, cognoscerala poi ? Non pianger più, tu sei già tutto sfatto, SONETTO XXI Onde venite voi cosi pensose? Ditemel, s'*a voi piace, in cortesia; Ch"* io ho dottanza, che la donna mia Non vi faccia tornar cosi dogliose: Deh, gentil donne, non siate sdegnose, Ne di ristare alquanto in questa via, E dire al doloroso, che disia Udir della sua donna alcune cosej Digitizedby Google LIBRO II 4' Avveda che grayoso m^è V udire; Si ra"'ha in tutto Amor da se scacciato, Ch''o{Tni suo atto mi trae a ferire: Guardate ben, s**!© sono consumato; Ch'ogni mio spirto comincia a fuggire, Se da voi, donne, non son confortato. CANZONE I Morte, poich'io non truovo, a cui mi doglia; Ne cui pietà per me muova sospiri, Ove cVio miri, ©""n rto, come vuoi, mi palpi; Mercè del fiero lume, Che folgorando fa via alla morte. Lasso, non donne qui, non genti accorte Veggio io, a cui incresca del mio male: $'>a costei non ne cale, No spero mai d"* altrui aver soccorso: E questa sbandeggiata di tua corte, Signor, non cura colpo di tuo Mrale. Fatto ha d** orgoglio al petto schermo tale, ' Che ogni saetta li spunta suo corso; Sicché Tarmato cuor da nulla è morso» O montanina mia Canzon, tu vai; Forse vedrai Fioreaza la mia terra, Digitizedby Google LIBRO III Bg Che fuor di 8e mi serra Vota d** amore, e nuda di pietatet Se dentro vVntri, va dicendo: ornai Non vi può fare il mio signor più guerra t Là ondMo vegno una catena il serra j Talché, se piega vostra crudeltate, Non ha di ritornar qui lihertate. SESTINA I Al poco giorno ed al gran cerchio d** ombra Son giunto, lasso, ed al bianchir de*" colli, Quando si perde lo color nellVrba: E ""l mio disio però non cangia il verdc^ Si è barbato nella dura pietra, Che parla, e sente come fosse donna. Similrmente questa nova donna Si sta gelata, come neve all'ombra; Che non la move, se non come pietra, Il dolce tempo, che riscalda i colli, E che gli fa tornar di bianco in verde, Perchè gli copre di fioretti e dVrba. Quando ella ha in testa una ghirlanda d'^crba, Trae della mente nostra ogni altra donna; Perchè si mischia il crespo giallo, el verde Si bel, ch''Amor vi viene a stare air ombra; Che m''ha serrato tra piccioli colli Più forte assai, che la calcina pietra. Le sue bellezze han più vertù, che pietra; j E 1 colpo suo non può sanar per erba; Ch'aio son fuggito per piani e per colli. Per potere scampar da cotal donna; £ dal suo lume non mi può far ombra Poggio, ne muro mai, ne fronda verde. Io rho Veduta già vestita a verde Si fatta, ch^ella avrebbe messo in pietra L'^amor, ch'aio porto pure alla sua ombra j Digitizedby Google ^^ do RfXB Df DAKTB Ond'io rho rhirsta in un bel prato cTcrli» Innamorata, come anco fu donna, £ chiusa intomo d^aìtisfùmi rolli. Ma ben ritorneranno i fiumi a' colli, Prima che questo legna molle e verde SMnfiamrai, come «lol far bella donna Di me, che mi torrei dormire in pietra Tutto il mio tempo, e gir pascenao TerÌM, Sol per vedere u'suot panni fan ombra. Quandunque i colti fanno più nera ombra, Sotto un bel verde la j»iovcne donna La fa sparir, come pietra sotto erba. CA.NZONE VII Io son venuto al punto della rota, Che Torizontc, quando '1 Sol si core». Ci partorisce il geminato cielo: E la stella d^Amor ci sta rimota Per lo raggio lucente, che la biforca Si di traverso, che le si fa velo: E quel pianeta, che conforta il gelo. Si mostra tutto a noi per lo grande arroj Kcl qual ciascun de"* sette fa poca ombra: £ però non disgombra Un sol pensier d^ amore, ond'^ìo son carco La mente mia, eh'' è più dura che pietra In tener forte immagine di pietra. Levasi della rena d^ Etiopia Lo vento petlegrin, che Paer turba, Per la spera del Sol, di'* ora la scalda; £ passa il mare, onde conduce copia Di nebbia tal, che s'altro non la sturba Questo emispero chiude, e tutto salda, E pAi si solve, e cade in bianca falda Di frethla neve, ed in nojosa pioggia} Onde l'iier f^attntta, e tutto piaipoe; Digitizedby Google LIBRO 111 6l Ed Amor, die sue ragne hitita al ciel per lo vento, che poggia, Non m** abbandona; sì è beila donna Questa crudel, che m''è data per donna. Fuggito è ogni augel, che''! caldo segue, Del paese d'Europa, che non perde Le sette stelle gelide unque inai: E gli altri han posto alle lor voci trìrguc, Per non sonarle inlino al tempo verde; Se ciò non fosse per cagion di guai: E tutti gli animali, che son gai Di lor natura, son d''amor disciolti, Perocché il freddo lor spirito ammorta El mio più d'^amor porta; , Che gli dolci pensicr non mi son tolti, Né mi son dati per volta di tempo, Ma donna gli mi dà, c''ha picciol tempo. Passato hanno lor termine le fronde, Che trasse fuor la vertù d'ariete Per adornare il mondo, e moita è T erbai Ed ogni ramo verde a noi s'asconde, Se non se in pino, in lauro od in abete, Od in alcun, che sua verdura serf>a: E tanto è la stagion forte ed acerba, Che ha morti i be' fioretti per le piaggoj Gli quai non posson tollerar la brina: £ l'amorosa spina Amor però di cor non la mi tragge; Perch'io son fermo di portarla sempre, Ch'io sarò in vita, s'io vivessi sempre. Versan le vene le fumifere acque Per li vapor, che la terra ha nel ventre, Che d'abisso gii tira suso in alto, Onde il cammino al bel giorno mi piacque, Che ora è fatto rivo, e sarà, mentre Che durecà del verno il grande assalto: Digitizedby Google 6a RIMB DI DAKTB La terra fa un suol, che par di smalto ; E r acqua morta si converte in vetro Per la freddura, che di fuor la serra: Ed io della mia guerra Non son però tornato un passo addietro; Né voUornar, che, sei martiro è dolce, La morte de' passare ogni altro dolce. Canzone, or che sarà di me neir altro Tempo novello, e dolce, quando piove Amore in terra da tutti li cieli? Quando per questi geli Amore è solo in -me. e non altrove ? Saranne quello, ch''e d^un uom di marmo; Se in pargoletta fìa per cuore un marmo. CANZONE Vili Amor, tu vedi hen, che questa donna La tua vprtù non cura in alcun tempo, Che suQiideir altre halle farsi donna. E poi s'' accorse, eh' ella era n^ia donna, Per lo tuo raggio, eh"* al volto mi luce , D'^ogni crudelità si fece donna; Sicché non par, oliVlla ahbia cuor di donna, Ma di qual fiera Tha d^amor più freddo; Che per lo caldo tempo, e per lo freddo Mi fa sembianti pur come una donna, Che fosse fatta d'una bella pietra Per man di quel, che m'^ intagliasse in pietra. ]^d io, che son costante più, che pietra In ubbidirti per beltà di donna, Porto nascoso il colpo della pietra. Con la qual mi feristi, come pietra Che avesse nojato lungo tempo; Talché mi giunse al core, ov'*io son pietra, E mai non si scoperse alcuna pietra, Q da vcrtù di Sole, o da sus^ luce, ^^^^ Digitized by G OOgle LIBRO 111 63' Che tanta ayesse né vertù, ne luce. Che mi potesse aitar da questa pieà*a; Sicch'ella non mi meni col suo freddo Colà, dov^o sarò di morte freddo. Siguor, tu sai, che per algente freddo L'adequa diventa cristallina pietra Là sotto tramontana, ove è il gran freddo: E Tacr sempre in elemento freddo Vi si converte si, che T acqua è donna In quella parte per cagion del freddo; Così dinanzi dal sembiante freddo Mi ghiaccia il sangue sempre d'^ogni tempo; E quel pcnsier, che più m*" accorcia il tempo, Mi sì converte tutto in corpo freddo ; Che mVsce poi per mezzo della luce, Là onde entrò la dispietata luce. In lei s'' accoglie d'*ogni beltà luce; Cosi di tutta orudeltate il freddo Le corre al core, ove non è tua luce 5 Perchè negli occhi sì bella mi luce, Quando la miro, chMo la veggio in pietra, E in altra parte ov^io volga mia luce. Dagli occhi suoi mi vien la dolce luce, Che mi f» non caler d'^ogni altra donna i Cosi foss'ella più pietosa donna Ver me, che chiamo di notte, e di luce, Solo per ioì servire, e luogo, e tempo; Né per allro desio viver gran tempo. però vertù, che sei prima, che tempo. Prima che molo, o che sensihil luce; Increscati di me, ch'^ho sì mal tempo: Entrale in core ornai, che n''é ben tempo; Sicché per le se n"* esca fuora il freddo, Che non mi lascia aver, com''altri, tempo; Che se mi giunge lo tuo forte tempo In tale stato, questa gentil pietra Digitizedby Google 64 RIMI DI DAhTB Mi vedrà coricare in poca pietra Per non levarmi, se non ilopo il tempo, Quando vedrò, se mai fu bella donna Nel moodo, come questa acerba donna. Canzone, io porto nella mente donna Tal, che con tutto ch'iella mi sia pietra, Mi dà baldanza, ov^ogni noni mi par freddo^ Sicch''io ardisco a far per questo freddo La novità, che per tua forma luce, Che mai non fu pensata in alcun tempo. LIBRO IV CANZONE I Voi, che intendendo, il terzo ciel movete, Udite il ragionar, che è nel mio core; Ch'aio noi so dire altrui, sì mi par novo: Il ciel, che segue lo vostro valore, Gentili creature, che voi sete. Mi tragge nello stato, ov"* io mi trovo : Onde il parlar della vita, eh** io provo, Par, che si drizzi degnamente a vui; Però vi prego, che lo mMntendiatc: Io vi dirò del cor la novitate, Come r anima trista piange in lui; E come un spirto contro lei favella. Che vien pedaggi della vostra stella. Solea esser vita dello cor dolente Un soave pensier, che se ne già Spesse fiate a' pie del vostro sire: Ove una donna gloriar vedia, Di cui parlava a me sì dolcemente, Che r anima dicea : io men vo^ gire. Digitizedby Google LIBRO IV 65 Ora apparisco chi lo fa fuggire 5 E signoreggia me di tal vertute, Che 1 cor ne treraa, sì che fuori appare ^ Questi mi face una donna guardare; È dice: chi veder vuol la salute, Faccia, che gli occhi dVsta donna mirij S'egli non teme angoscia di sospiri. Trova contrario tal, che lo distrugge V umil pensiero^ che parlar mi suole D' un'*Angiola, che ^n ciclo è coronata ; L** anima piange si, che ancor le duole; E dire: o lassa me, come si fugge « Questo pietoso, che m"'ha consolata! Degli occhi mici dice questa affannata: Qual ora fu, che tal donna gli vide? L perchè non credeano a me di lei ? Io dicea: ben negli occhi di cbsteì Be'* star colui, che li miei pari occide; E non mi valse, ch''io ne tossi accorta, Che non mirasser tal, ch'io ne son morta. Tu non se'^morta, ma se"* sbigottita, Anima nostra, che si ti lamenti, Dice uno spiri! el d'^amor gentile: Che questa bella donna, che tu senti, Ha trasmutata in tanto la tua vita, Che n'ubai paura; si è fatta vile: Mira quanto ella è pietosa, ed umile. Cortese e saggia nella sua grandezza; E pensa di chiamarla donna omai : Che se tu non T inganni, tu vedrai Di si nuovi miracoli adomezza. Che tu dirai : Amor, signor verace, Ecco r ancella tua; fa che ti piace. Canzone, io credo, che saranno radi Color, che tua ragione intendan bene; Tanto lor .parli faticoso e forte : niME 5 Digitizedby Google 66 RlMB DI DAKTB Onde se per ventura egli addiviene, Che tu dinanzi da persone vadi, Che non ti pajan d essa bene accorte; Àllor ti pregx), che tu li confo» Ir, Dicendo lor, diletta mia novella: Ponete mente almen, comMo son bella. CANZONE II Amor, <^he nella mente mi ragiona Della mia donna disiosamente, Muove cose di lei meco sovente, Cile lo ''ntelletto sovr'^esse disvia : Lo suo parlar si dolcemente suona, Che r anima, eh "'ascolta, e che lo sente, Dice: «ime lassa, eh"' io non son possente Di dir quel, eh"* odo della donna mia. l'i certo c'orni convien lassare in pria, ■SMo vo'"contar di quel, di'* odo di lei, Ciò, «lic lo mio intelletto non comprende ; E di quel, che s'^intendc Cran parte, perchè dirlo non saprete Tero sv le mie rime avran difetto, ChVntreran nella loda di costei. Di ciò si biasmi il debile intelletto, E 1 parlar nostro, clie non ha valore Di ritrar tutto ciò, ctie parla Amore. JV^-on vede il Sol, che tutto il mondo gira. Cosa tanto gentil, quanto in quelPora, Che luce nella parte, ove dimora La donna, di cui dire Amor mi face; Ogni "'ntelletto di lassù la mira, £ quella gente, che qui s^ innamora, Ne lor pensieri la trovano ancora, Quando Amor fa sentir della sua pace : Suo esser tanto a quel, che gliel die, piace, Che sempre infonde in lei la sua vertute Digitizedby Google LiBao i5r 67 Oltre al dimando dì nostra natura. La sua anima pura, Che riceve da lui tanta salute, Lo manifesta in quel, ch'iella conduce; Che in sue bellezze son cose vedute; Che gli occhi di coloro, ove ella luce, Ne mandan messi al cor, pien di desìi i ; Che prendono aere, e diventan sospiri. In lei aiscende la vertù divina. Siccome face in Angelo, che U vede : E qual donna gentil questo non crede, Vada con lei, e miri gli atti suoi : Quivi, do v' ella parla, si dichina Un angelo del ciel, che reca fede. Come Talto valor, chVila possiede, È oltre a qnel, che si conviene a nui : Gli atti soavi, ch^ella mostra altrui, Vanno chiamando Amor ciascuno a prova In quella voce, che lo fa sentire: Di costei si può dire, Gentil è in donna ciò, che in lei si trova; E bello è tanto, quanto lei simiglia: E puossi dire, chel suo aspetto giova A consentir ciò, che par meraviglia; Onde la nostra fede e ajutata; Però fu tal da eterno ordinata. Cose apparìscon nello suo aspetto, Che mostran de'^piacer del paradiso; Dico negli occhi, e nel suo dolce riso, Che le vi reca Amor come a suo loco: Elle soverchian lo nostro intelletto, Come raggi di Sole un fragil viso : E perch' io non le posso mirar liso. Mi convien contentar di dirne poco: Sua beltà piove fiammelle di fuoco, Animate (Tua spirilo gentile, Digitizedby Google 68 BIME DI DANTE Ch^è creatore d^ognì pensier buono; £ rompe, come tuono, or innati vizj, che fanno altrui vile: Però qual donna sente sua beltate Biasmar, per non parer ^ucta, ed umile, Miri costei, eh'' esempio e d** umiliate. Questa è colei, eh** umilia ogni perverso: Costei pensò chi mosse T universo. Canzone, e'' par, che tu parli contraro Al dir d'Anna sorella, che tu hai: Che questa donna, che tanto umil fai, Ella la chiama fiera^ e disdegnosa. Dico, che il ciel sempre è lucente e chiarO| £ quanto in sé non si turba giammai; Ma gli nostri occhi per cagioni assai Chiaman la stella talor tenebrosa: Cosi, quand'odia la chiama orgogliosa, ^on considera lei secondo il vero. Ma pur secondo quel, che a lei parea: Che Tanima temea, £ teme ancora si, che mi par fiero. Quantunque io veggio dov^ella mi senta. Cosi ti scusa, se ti fa mcstiero ; £ quando puoi a lei ti rappresenta; £ dì^ Madonna, s'^egli v'*c a grato, Io pallerò di voi in ogni lato. CANZONE III Le dolci rime d^amor, eh' io solia Cercar ne''miei pensieri, Convien, eh' io lassi; non perch^ io non speri Ad esse ritornare; Ma perchè gli atti disdegnosi e fieri^ Che nella donna mia Sono appariti, m''h«n chioia la tì« Dell'ausato pailare: Digitizedby Google LIBRO IV 6g E poiché tempo mi par d^aspettare, Diporrò giuso il mio soave stile, Ch'aio ho tenuto nel trattar d'* amore: E dirò del valore, Per loi^qual veramente è l'nom gentile, Con rima aspra e sottile, Riprovando il giudicio falso e vile . Di quei, che voglion, che di gentilezza Sia principio ricchezza t E cominciando chiamo quel Signore, Gh''aUa mia donna negli occhi dimora; Perch'iella di se stessa s** innamora. Tale imperò che gentilezza volse Secondo '1 suo parere, Che fosse antica possession d''ayere, Con reggimenti begli : Ed altri fu di più lieve savere, Che tal detto rivolse, E Tultima particola ne tolse; Che non Tavea forse egli : Di retro da costui van tutti quegli, Che fan gentile per ischiatta altrui, Che lungamente in gran ricchezza è stata ; Ed è tanto durata La cosi falsa opinion tra nui, €he V uom chiama colui Uomo gentile, il qual può dire: io fui Nipote, o figlio di cotal valente, Benché sia da niente : Ma vilissimo sembra a chi 1 ver guata, Cui é scorto il cammino, e poscia Terra; E tocca a tal, ch''é morto, e va per terra. Chi diffinisce Tuom legno animato; Prima dice non vero; E dopo H falso parla non intero: IJa più forse opin vede. Digitizedby Google ^O RIME DI DAKTB Similpinrrle fu, rlii tenne impero, In dif6nire errato; Che prima pose il falso, e d'' altro lato Con diletto procede: Che le divizie, siccome sì crede, Non posson gentilezza dar, né tórre; Perocché vili son da lor natura: Poi chi pinge figura, Se non può esser lei, non la può porre } Né la diritta torre Fa piegar rivo, che da lungi corre. E cne sien vili appare ed iinperfette; Che quantunque collette. Non posson quietar, ma dan più cura: Onde Tanimo, ch''è dritto e verace, Per lor discorrimento non si sface. Né voglion, che vii uom gentil divenga, Né da vii padre scenda Nazion, che per gentil giammai sMntenda: Questo é da lor confesso; Onde la lor ragion par, che s** offenda. In tanto quanto assegna, Che tempo a gentilezza si convegna, Diffinenao con esso: Ancor segue di ciò, chMimanzi ho messo $ Che tutti siam gentili, ower villani; O che non fosse ad uom cominciamcnto : Ma ciò io non consento, i Né eglino altresì, se son Cristiani, Ch'^agli intelletti sani £ manifesto i lor detti esser vani; Ed io cosi per falsi gli ripruovo, E da ciò mi rimuovo; E voglio dire ornai, siccome io sento, Che cosa è gentilezza, e d''onde viene: E dirò i segni, che gentile uom tiene. Digitizedby Google LIARO IV 71 Diro, ch''ogni rertù prìncipaltncDie Virn da una radice} Vertute intendo, che fa Tuom felice In sua operazione: Questa è, secondo che l"* Etica dice, Un abito eligrnte, Lo c^ual dimora in mezzo solamente ; £ tal parole pone. Dico, che nouiltale in sua ragione Importa sempre ben del suo suggetto^ Come viltate importa sempre male: E vertute cotale Da sempre altrui di se buono intelletto, Perchè m medesmo detto Convengono ambedue, ch'en d'^uno effetto: Onde convien dalP altra venga l'unu, O da un terzo ciascuna: Ma se Tuna vai ciò, che F altra vale, Ed ancor più, da lei verrà piuttosto; E ciò ch'aio ho detto qui, sia per supposto. È gentilezza dovunque vertute; Ma non vertute, ov'' ella; Siccome è ^1 cielo, dovunque la stella^ Ma ciò non è converso: E noi in donne, ed in età novella Vedem questa salute, In quanto vergognose son tenute, Ch''e da vertù diverso: Dunque verrà, come dal nero il perso, Ciascneduna vertute da costei : Ovvero il gener lor, ch'aio misi avanti: Però nessun si vanti, Dicendo: per ischialta io son con lei; Ch^lli son quasi Dei Quei, c'*han tal grazia fuor di tutti i rei: Che aolo Iddio alPanima la dona, Digitizedby Google 71 RiMB Dc iMurrs Che vede ìq sua persona Perfettamente star, sicch^ad alianti, Gh''è seme di felicità, si accosta Messo da Dio neir anima ben posta. L'' anima, cui adoma està bontate, Non la si tiene ascosa; Che dal princìpio, ch''al corpo si sposa, La mostra infin la morte; Ubidente, soave e vergognosa È nella prima etate £ sua persona acconcia di beltate, Con le sue parli accorte: In giovinezza temperata e forte, Piena d"* amore, e di cortese lode; £ solo in lealtà far si diletta: Poi nella sua senetta Prudente e giusta, e larghezza sen ode; £ in sé medesma gode Udire, e ragionar delP altrui prode: Poi nella quarta parte della vita A Dio si rimarita; Contemnlando la fine, che P aspetta; £ benedice gli tempi passati; Vedete omai quanti son gP ingannati. Contra gli erranti, miacanzon, n** andrai: £ quando tu sarai In parte dove sia la donna nostra; Non le tenere il tuo mestier coperto : Tu le puoi dir per certo: Io vo parlando delP amica vostra. CANZONE IV Posciach^Amor del tutto m'ha lasciato, Non per mio grato, Che stato non avea tanto giojoso; Ma perocché pietoso Digitizedby Google LIBRO IV 75 Fa tanto del mio core, Che non sofferse d^ ascoltar tuo pianto; Io canterò così disamorato Contr'al peccalo, Cìì^è nato in noi di chiamare à ritroso Tal, eh"* è vile e nojoso. Per nome di valore; Cioè di leggiadria, eh"* è bdla tanto, Che fa degno di manto Imperiai colui, dove ella regna: Elrè verace insegna, La qnal dimostra u** la verta dimora: Perchè son certo, sebben la difendo Nel dir, cora' io la intendo, Ch'^Amor di se mi farà grazia ancora. Sono, che per giltar via loro avere Credon capere Valere là, dove gli buoni stanno; Che dopo morte fanno Riparo nella mente À quei cotanti, e"* hanno conoscenza; Ma lor messione a''buon non può piacerei Perchè H temere Savere fora, e fuggiricno il danno, Che s** aggiunge allo inganno Di loro, e della gente; C hanno falso giudicio in lor sentenza. Qual non dirà fallenza Divorar cibo, ed a lussuria intendere? Ornarsi, come vendere Si volesse al mercato de'^non saggi? CheH savio non pregia uom per restimenta, Perche sono ornamenta; Ma pregia il sonno, e gli gentil coraggi. Ed altri son, che per esser rìdenti, D'^intendimenti Digitizedby Google 74 I^IMH DI OAHTB Correnti vogliono esser giudicati Da quei, che so** ingannati, Veggendo rider cosa, Che lo intelletto ancora non la vede : £ parlan con vocaboli eccellenti; Vanno spiacenti, Contenti, che dal volgo sien lodati ; Non sono innamorati Mai di donna amorosa : Ne^ parlamenti lor tengono scede j Non moverieno il piede. Per donneare a guisa di leggiadro ; Ma come al furto il ladro, Cosi vanno a pigliar villan diletto | Non però, che in donne è così spento Leggiadro portamento, Che pajon animai senza intelletto. Non è pura vertù la disviata j Poich'è biasmata, Negata, dove è più vortù richiesta ; Cioè in gente onesta Di vita spiritale, O d** abito, che di scienza tene. Dunque, s'elicè in cavaiier lodata, Sarà causata. Mischiata di più cose: perche questa Convien, che di sé vesta L'un bene, e T altro male? Ma vertù pura in cia&runo sta bene; Sollazzo è, che convene Con essa Amore, e V opera perfetta: Da questo terzo retta £ leggiadrìa, ed in suo esser dura; Siccome il Sole, al cui esser s'adduce Lo calore, e la luce, Con la perfetta tua beUa figora. Digitizedby Google LIBLO IV 75 Ancorché ciol con cielo in punto sia, Chf> leggiadria Disvia cotantO) e più quantMo ne conto; Ed io, che le son conto, Mercè d' una gentile, Che la mostrava in tutti gli atti sui, Non tacerò di lei, che villania Far mi narri a Si ria, cn''aì suoi nemici sarie giunto; Perchè da questo punto Con rima più sottile Tratterò il ver di lei, ma non so a cui. 10 giuro per colui, Ch'Amor si chiama, ed è pien di salute. Che senza oprar vertute Nessun puote acquistar verace loda: Dunque, se questa mia materia è buona, Come ciascun ragiona Sarà vertù, e con vertù s** annoda. Al gran pianeta è tutta simigliante; Che da Levante Avante, infino attanto che s** asconde. Con li bei raggi infonde Vita e vertù quaggiuso Nella materia si, com'è disposta: £ questa disdegnosa di cotante Persone, quante Sembiante portan dViomo, e non risponde 11 lor frutto alle fronde, Per lo mal e"* hanno in uso; Simili beni al cor gentile accosta; Che ''n donar vita è tosta Col bel sollazzo, e co'' begli atti nuovi, Ch** ognora par che truovi; E vertù per esempio ha, chi lui piglia, O falsi cayalier malvagi, e rà, Digitizedby Google 75 KIMS DI DiJtTB Nemici di costei, Ch'hai prenze delle stelle s^asiomiglia. Dona e riceve Tuom^ cui questa vuole} Mai non sen dole; Nel Sole, per donar luce tlle stelle, Ne per prender da elle Nel suo effetto ajuto; Ma Tuno e T altro in ciò diletto tragge : Già non sMnduce ad ira per parole; Ma quelle sole Kicole, che son buone; e sue novelle Tutte quante son belle : Per se caro è tenuto, E desiato da persone sagge; Che dell'altre selvagge Cotanto lode, quanto biasmo prezza: Per nessuna grandezza Monta in orgoglio ; ma quando gP incontra, Che sua franchezza gli convien mostrarci Quivi si fa laudare. Color, che vivon, fanno tutti centra. CANZONE V Doglia mi reca nello core ardire A voler, eh** è di ventate amico: Però, donne, s' io dico Parole, quasi contra a tutta gente, Non vi maravigliate, Ma conoscete il vii vostro desire s Che la beltà, ch^ Amore in voi consente, A virtù solamente Formata fu dal suo decreto antico; Contra lo qual fallate. Io dico a voi, che siete innamorate; Che se beliate a voi Fu data» e verta a noi^ Digitizedby Google Limo IT 77 Ed a costui di due potere un fare ; Voi noi dovreste amare ; Ma coprir quanto di beltà v'^è dato: Poiché non è vertù, ch^era suo segno: Lasso, a che dicer vegno? Dico : che bel disdegno Sarebbe in donna di ragion lodato, Partir da se beltà per suo comiato. Uomo da se verta fatta ha lontana; Uomo non già, ma bestia, ch'inora somiglia: O Dio, qual meraviglia, Voler cadere in servo di signore? Ovver di vita in morte? Vertute al suo Fattor sempre sottana Lui obbedisce, a lui acquista onore, Donne, tanto eh** Amore La segna d^ eccellente sua famiglia Nella beata corte: Lietamente esce dalle belle porte; Alla sua donna toma; Lieta va, e soggiorna; Lietamente ovra suo gran vassallaggio; Per lo corto viaggio Conserva, adoma, accresce ciò, che trova; Morte repugna si, che lei non cura. O cara ancella, e pura, Colt'* hai nel ciel misura; Tu sola fai signore; e questo prova Che tu sei possessione che sempre giova. Servo, non di signor, ma di vii servo Sì fa, chi da cotal signor si scosta: Udite quanto costa. Se ragionate Tuno, e T altro danno^ t A chi da lei disvia : Questo servo, signor, quanto è protervo? Ch» gli ocdii, ch^alla mente lume fanno, DigitizedbyGODgle ^8 RIIMB DI DANTE Chiusi per lui si stanno, Sicché gir ne conviene all'altrui posla; Ch'adocchia pur follia: E perchè lo mio dire util vi sia, Discenderò del tutto In parte, ed in costrutto Più lieve, perchè men grave s** intenda; Che rado sotto benda Parola oscura giugne allo'^ntelletto} Perchè parlar con voi si vuole aperto; E questo vo''per merlo. Per voi, non per me certo; Ch'aggiate a vii ciascuno, ed a dispetto; Ch'assimiglianza fa nascer diletto. Chi è servo, è come quel, eh' è seguace Ratto a signore, e non sa dove vada, Per dolorosa strada; Come r avaro seguitando avere, Ch'a tutti signoreggia: Corre P avaro, ma più fugge pace; (0 mente cicca, che non puoi vedere Lo tuo folle volere) Col numero, ch'^ogn'ora passar bada, Che'nfinito vaneggia. Ecco giunti a colei, che ne pareggia 5 Dimmi, che hai tu fatto, Cieco avaro disfatto? Rispondimi, se puoi, altro che nulla: Maledetta tua culla. Che lusingò cotanti sonni invano: Maledetto lo tuo perduto pane, Che non si perde al cane; Che da sera e da mane Hai ragunato, e stretto ad ambe mano Ciò, che si tosto si farà lontano. Come con dimiisura si raguna; Digitizedby Google LIBRO IV 79 Così con cllsmisura si distringe : Questue, che molti pinge In suo servaggio} e s** alcun si difende^ Non è senza gran briga. Morte, che fai? che fai, buona fortuna? Che non solvete <{uel, che non si spende? Se 1 fate j a cui si rende ? Noi so ; posciachè tal cerchio ne cìnge Chi di lassù ne riga; Colpa della ragion, che noi gastiga : Se vuol dire: io son presa; Ah com'^poca difesa Mostra signore, a cui servo sormonta. Qui si raddoppia Tonta, Se ben si guarda là, dov' io addito : Falsi animali a voi, ed altrui crudi. Che vedete gir nudi Per colli, e per paludi Uomini, innanzi acni vizio è fuggito; E voi tenete vii fango vestito. Fassi dinanzi dallo avaro volto Vertù, eh' e' suoi nemici a pace invita^ Con matera pulita, Per allettarlo a se ; ma poco vale ; Che sempre fugge Pesca: Poiché girato l'ha, chiamando molto, Gittal pasto ver lui, tanto glien cale; Ma quei non v^apre Tale: E se pur viene, quando s^h partita, Tanto par, che gP incresca, Come ciò possa dar, sicché non esca Del bene6zio loda. Io vo\ che ciascun m'*oda : Qual con tardare, e qual con vana vista; Qual con sembianza trista Volge il donare in vender tanto cairo, Digitizedby Google 8o BIMS DI DAVTB Quanto sa sol, chi tal compera paga: Volete udir, se piaga Tanto chi prende smaga? Che ''l negar poscia non gli pare amaro : Cosi altrui, e se concia T avaro: Disvelato v^ho, donne, in alcun membro La viltà della gente, che vi mira, Perchè gli aggiate in ira; Ma troppo è più ancor quel, che s^ asconde; Perchè a dire è lado: In ciascuno e ciascuno vizio assembro; Perch'^ amistà nel mondo si confonde: Che r amorosa fronde Di radice di bene altro ben tira Poi suo simile in grado: Udite, come conchiudendo vado, Che non de** creder quella, Cui par ben esser bella. Essere amata da questi cotali: Che se beltà fra^ mali Vogliamo annoverar, creder sì puone, Chiamando amore appetito di fera. Oh cotal donna pera. Che sua beltà dischiera Da naturai bontà per tal cagione, £ crede amor fuor d'aorte di ragione ! CANZONE VI Tre donne intorno al cuor mi son venute, E seggionsi di fore. Che dentro siede Amore, Lo quale è in signoria della mia vita. Tanto son belle, e di tanta vertute, Che'l possente Signore, Dico quel, che è nel core. Appena di parlar di lor •''aita. Digitizedby Google LIBRO IV 8| Ciascuna par dolente e sbigottita» Come persona discacciata e stanca^ Cui tutta gente manca, E cui vertute, ne beltà non vale: Tempo fu già, nel quale. Secondo il lor parlar, furon dilette; Or sono a tutti in ira, ed in non cale. Queste cosi solette Venute son, come a casa d** amico; Che sanno ben, che dentro è quel, ch'aio dico. Dolesi runa con parole molto; E ''n sulla man si posa, Come succisa rosa; Il nudo braccio di dolor colonna Sente lo raggio, che cade dal yolto ; . L"* altra man tiene ascosa La faccia lagrimosa. Discinta, e scalza, e sol di se par donna : Come Amor prima per la rotta gonna La vide in parte, enei tacere è bello; Egli pietoso, e fello Di lei, e del dolor fece dimanda. O di pochi vivanda (Rispose in voce con sospiri mista) Nostra natura qui a te ci manda. Io, che son la più trista, Son suora alla tua madre, e son drittura; Povera, (vedi) a** panni, ed a cintura.' Poiché fatta si fu palese e conta; Doglia, e vergogna prese Il mio Signore, e chiese. Chi fosser l'altre due, ch'eran con lei. E questa, ch'aera si di pianger pronta, Tosto che lui intese, Più nel dolor s** accese, Dicendo: or non ti duol degU occhi miei? AIMB 6 Digitizedby Google $1 RIME DI DANTE Poi cominciò. Siccome saper dei, Di fonte nasce Nilo picciol fiume^ Ivi, dove*^! gran lume Toglie alla terra del TÌnco la fronda: Sovra la vergin onda, Generai io costei, che m'è da lato, £ che s** asciuga con la treccia bionda: Questo mio bel portato, Mirando se nella chiara fontana, Generò questa, che m^è più lontana. Fenno i sospiri Amore un poco tardo; E poi con gli occhi molli. Che prima furon folli, Salutò le germane sconsolate : E poi che prese Tuno,^ e P altro dardo^ Di&se: dna&zate i colli; Ecco F armi, eh' io volli ; Per non le usar, le vedete turbate: Larghezza, e temperanza, e V altre naie Del nostro sangue mendicando vanno : Però, se questo è danno, Pianganlo gli occhi, e dolgasi la bocca. Degli uomini, a cui tocca, Che sono a"* raggi di cotal ©iel giunti^ Non noi, che scmo dcir eterna rocca: Che se noi siamo or punti, Noi pur saremo, e pur tomeran genti, Che questi dardi faran star lucenti. Ed io, eh"* ascolto nel parlar divino Consolarsi e dolersi Così alti dispersi, L^ esilio, che m''è dato onor mi legno; E se giudizio, o forza di destino Vuol pur, che il mondo versi I bianchi fior in persi; Cader tra' buoni e pur di lode degno % ^^^^^^ Digitizedby Google LIBRO IT 83 E se non che degli occhi mieil bel segno Per lontananza m'è tolto dal viso, Che m''ave in foco miso, Lieve mi conterei ciò, che m^è grave: Ma questo foco m''ave Già consumate si Possa, e la polpa, Che morte al petto m'alia posto la chiave: Onde sMo ebbi colpa, Più lune ha volto il Sol, poiché fu spenta 5 Se colpa muore, perchè Tuom si penta. Canzone, a' panni tuoi non ponga uom mano, Per veder quel, che bella donna chiude: Bastin le parti ignude; Lo dolce pomo a tutta gente niega, Per cui ciascun man piega. £ s'egli awien, che tu mai alcun truovi Amico di vertù, ed ei ti priega; Fatti di color nuovi; Poi gli ti mostra, eH fior, eh'' è bel di fuori , Fa desiar negli amorosi cuori. LIBRO V SONETTO I O Madre di virtute, luce etema, Che partoriste quel frutto benegno, Che r aspra morte sostenne sul legno, Per scampar noi dall^ oscura caverna. Tu del Ciel Donna, e del mondo superna, Deh prega dunque il tuo figliuol ben degno, Che mi conduca al suo celeste regno, Per quel valor, che sempre ci governa. .dby Google S4 I^lMK »! DAITTS Tu 801, che \i te fu sempre là mi.i spene^ Tu sai, che ""n te fu sempre il mio diporto^ Or mi soccorri, o infinito bene. Or mi soccorri, eh"' io son giunto al porto, 11 qual passar per forza mi conviene 5 Deh non mi abbandonar, sommo conforto. Cbe se mai feci al mondo alcun delito, li' alma ne piange, e '1 cor ne viem contrito. SONETTO II Di donne io vidi una gentile scbiira QuesO Ognissanti prossimo passato) Ed una ne venia quasi primiera, Seco menando Amor dai destro lato. Dagli occhi suoi gittava una lumiera, La (jual {)areva un spìrito infiammato; Ed i"* ebbi tanto ardir, che la sua cera Guardando, vidi un Angiol figurato. A chi era degno poi dava salute Con gli occhi suoi quella benigna e piana. Empiendo il core a ciascun di vìrtute. Credo, che in ciel nascesse està soprana, E venne in terra per nostra salute; Dunque beata chi l' è prossimana. BALLATA I Quando il consiglio degli augei si tenne, Di nicistà convenne, Che ciascun comparisse a tal novella; E la Cornacchia, maliziosa e fella, Pensò mutar gonnella, E da molti altri augei accattò penne < E adomossi, e nel consiglio yeone ; Ma poco si sostenne, Perchè pareva sopra gli altri bella. Alcun domandò r altro: chi è quella? ^^^^ Digitizedby Google XTBRO T 8S Sicché fìnalment* ella Fu conosciuta. Or odi che n^ avvenne. Qie tutti gli attrì augei le fur dintorno ;' Sicché senza soggiorno La pelar sì, ch'ella rimale ignudar E l'un dicea: or vedi bella druda^ Dtcea Tahro: ella muda; E così la lasciaro in grande scoma. Simileraente addivien tutto giorno D^ uomo, che si fa adorno Di fama o di virtù, eh' altrui dischiuda t Che spesse volte suda Dell'* altrui caldo, talché poi agghiaccia; Dunque beato chi per se procaccia. SONETTO III Un dì si venne a me melanconia, E disse : voglio un poco stare teco ^ E parve a me, che si menasse seco Dolor, ed ira per sua compagnia. Ed io le dissi: partili, va via; Ed ella mi rispose, come un greco f E ragionando a grand'^agio meco. Guardai, e vidi Amore, che venia Vestito di novo di un drappo nero; E nel suo capo portava un cappell», E certo lacrimava pur da vero : Edio ^ dissi: che hai, cattivello? Ed ci rispose: io ho guai, e penserò; Che nostra donna muor, dolce fratello^ SONETTO IV Messer Bmiietto, questa pulzelletta Con esso voi si vien la pasqua a £u« ; Non intendete pasqua da mangiare. Ch'iella non mangia, anzi vuol esser letta. Digitizedby Google $6 BIME DI DIKTE Xa sua sentenza non richiede fretta, ^è luogo di romor, né da giullare j Anzi si vuol più volte lusingare^ Prima che in intelletto altrui si metta. Se voi non la 'ntpndete in c^uesta guisa, In vostra gente ha molti irati Alberti, D** intender ciò, che porto loro in mano. Color, u'me stringete senza risa, E se gli altri de"* dubbj non son certi, Ricorrete alla fine a M esser Giano. CANZONE I P guardo i crespi ed i biondi capegli, Uè** quali ha latto per me rete Amore, Di un fil di perle, e quando di un bel Bore, Per me pigliare, io truovo che li adesca: E poi riguardo ne"* suoi occhi breli, Che passan per gli mici dentro dal core Con tanto vivo e lucente splendore. Che propriamente par, the del Sol esca. Vertù mostra cosi, che in lor più cresca; Ond'*io, che si leggiadra istar la veggio, Cosi fra me, sospirando, ragiono. Cime, percLè non sono A solo a sol con lei. dovMo la cbirggio? Sìcch' io potessi quella treccia bionda Disiarla ad onda ad onda; E far de''suoi begli occhi a me due specchi, Che lucon sì, che non trovan pareccni. Poi guardo T amorosa, e bella bocca, ' La spaziosa fronte, e il vago piglio, I bianchi denti, e il dritto naso, e il ciglio Pulito, e brun, talché dipinto pare. II vago mio pensiero allor mi tocca E dice : vedi alle&ro dar di piglio \ Dentro a quel labbro sottile, e vermiglio, Digitized by G OOgle LJBRO V $1^ Dove ogni dolce saporoso pare^ Ed odi il suo vezzoso ragionare Quanto la mostra umile, e pietosa, £ quanto il bel parlar parte e divide: Guarda quand'ella ride, Che passa di dolcezza ogni altra cosa: Cosi di quella bocca il pensier mio Mi ragiona, perchè io Non ho nel mondo cosa, ch^i^non desse A tal eh' un si con buon voler dicesse. Poi guardo la sua svelta, e bianca gola Com^esce ben delle spalle, e del petto; E il mento tondo, fesso e piccioletto. Talché più bel cogli occhi noi disegno. E quel pensi or, che sol per lei m"* invola, Mi dice: vedi allegro il bel diletto Aver quel collo fra le braccia stretto, E far in quella gola un picciol segno. Poi sopraggiugne, e dice: apri lo jigegno; Se le parti di fuor son cosi belle, L** altre, che den valer, che chiude, e copre? Che sol per le bell'opre. Che fanno in ciclo il Sole, e T altre stelle, Dentro da si chiude il Paradiso; Dunque se guardi fiso, Con propria verità veder ben dei Ch' ogni gentil piacer si trova in lei. Poi guardo i bracci suoi distesi, e grossi, La bianca mano morbida, e polita; Guardo le lunghe e sottilette dita, Vaghe di queir anel, che Tun tien cìnto) £ il mio pensier mi dice: or se tu fossi Dentro a que' bracci fra quella partita, Tanto piacer avrebbe la tua vita. Che dir per me non si potrebbe il quinto. Vedi, ch^ ogni suo membro par dipinto. Digitizedby Google BS riAe di dàrtb Fonnosi, e grandi, quanto a lei si atVen^ Con un color angelico di perla: Graziosa a vederla, E disdegnosa, dove si convene; Umile, vergognosa, e temperata, E sempre a vertti grata Intra' suoi be'* costumi un atto regna, Che d'^ogni riverenza la fa degna. Soave a guisa va di un bel pavone, Diritta sopra sé, come una grua. Guarda che propriamente ben è sua Quanto essere può donnesca leggiadria; E se ne vuoi veder viva ragione, Dice il pensier: guarda V amante tua Ben fissamente, quando ella s'*addua Con donna, che vezzosa, e vaga sia: Che come par che fugga e vada via Dinanzi al Sol ciascun^allra chiarezza, Cosi costei r altre bellezze sface. Or vedi se le piace, Te amar tanto quant^è la sua bellezza; E se somma vertu con lei si trova, Quel, che le piace, e giova, Pur è di bella e di gentil usanza; Dunque del suo ben far prendi speranza. Canzon, tu puoi ben dir con ventate: Che poiché al mondo bella donna nacque. Nessuna mai non piacque Generalmente, quanto fa costèi; Perchè si trova in lei Beltà di corpo, e d"* anima bontate: Fuorché le manca un poco di pictatc. CANZONE II La bella strila, che il tempo misura. Sembra la donna, che mi ha innamorato, Posta nel ciel d^ Amore: Digitizedby Google LIBRO y ^ E come quella fa di sua figura A giorno a giorno il mondo illuminato;^ Cosi fa questa il core Alli gentili, ed a quei c''han valore, Col lume, che nel viso le dimora : E ciaschcdun P onora; Perocché vede in lei perfetta luce. Per la qual nella mente si conduce Piena vertute a chi se ne innamora. E questo è, che colora Quel ciel d'un lume, ch'agli buoni è duce Con lo splendor, che sua bellezza adduce^ Da bella donna più, chMo non diviso, Son io partito innamorato tanto, Quanto convene a lei ; E porto pinto nella mente il vÌ8o> Onde procede il doloroso pianto, Che fanno gli occhi miei. O bella donna, o luce, chMo vedrei, SMo fossi là, dove io mi son partito! Dolente, sbigottito. Dice tra se piangendo il cor dolente t Più bella assai la porto nella mente Che non sarà nel mio parlar udito j Perch''io non son fornito D'intelletto a parlar cosi altamente, Né a contar il mio mal perfettamente. Da lei si move ciascun mio pensiero, Perchè Tanima ha preso qiialitate Di sua bella persona; E viemmi di vederla un desidero, Che mi reca il penser di sua beltate, Che la mia voglia sprona Pur ad amarla, e più non mi abbandona j Ma fallami chiamar senza riposo. Lasso morir non oso, Digitizedby Google ^ BIMB Ì)I DAIin E la vita dolente in pianto meno: £ 8''io non posso dir mio duolo appieno^ Non mei voglio però tenere ascoso j Ch^io ne farò pietoso Ciascun, cui tien il mio Signor a freno, AncorachMo ne dica alquanto meno. Kiede alla mente ìnia ciascuna cosa, Che fu da lei per me giammai veduta, O ch'aio r udissi dire; E fo come colui, che non riposa, E la cui vita a più a più si stuta In pianto ed in languire. Da lei mi vien d' ogni cosa martire } Che se da lei pietà mi fu mostrata, Ed io V aggio lassata, Tanto più di ragion mi dee dolere: E sMo la mi ricordo mai parere Ne' suoi sembianti verso tae turbata, Ovver disnamorata; Cotal m'è or, quale mi fu a vedere, E vicmmene di pianger più volere. L"* innamorata mia vita sì fugge Dietro al desìo, che a madonna mi tira. Senza niun ritegno; E il grande lacrimar, che mi distrugge Quando mia vista bella donna mira, Divien assai più pregno: E non saprei io dir, quale io divrgno$ ChMo mi ricordo allor, quando io vcdia Talor la donna mia; E la figura sua. ch'io dentro porto, Surse si forte, eh'' io divengo morto. Ond''io lo stato mio dir non potria, Lasso, ch'io non vorria Giammai trovar chi mi desse conforto, FindiMo sarò (lai suo bel viso scorto. Digitizedby Google LIBRO V 91 Ta non sei bella, ma tu sei pietosa, Canzon mia noTa, e cotal te ne andrai, ' Là dove tu sarai Per avventura da madonna udita: Parlavi riTerente, e sbigottita^ Pria salutando, e poi si le dirai, Com** io no spero mai Di più vederla anzi la mia 6nita$ Perchè io non credo aver si lunga vita. CANZONE III Perchè nel tempo rio Dimoro tuttavìa aspettando peggio, Non so, come io mi deggio Mai consolar, se non m'*ajuta Iddìo Per la morte, ch''io cheggio A lui, che vegna nel soccorso mio: Che miseri, comMo, Sempre disdegna, come or provo e veggio. Non mi vo"* lamentar di chi ciò face, Perch' io aspetto pace Da lei sul punto dello mìo finire ; Ch'aio le credo servire, Lasso, cosi morendo; Poi le diservo, e dispiaccio vivendo. Deh or m** avesse'Amore, Prima che'l vidi, ìmmantenente morto} Che per biasmo del torto Avrebbe a lei, ed a me fatto onore $ Tanta vergogna porto Della mia vita, che testé non more: E peggio ho, cheM dolore, Nel qual d^ amar la gente disconforto | Che Amor è una cosa, e la Ventura, Che soverchian natura L^un per usanza, e P altro per sua forza: Digitizedby Google 9^ RIME DI DANTS E me ciascun isforza^ Sicch'*io vo'^per men male Morir contra la voglia naturale. Questa mia voglia fera E tanto forte, che spesse fiate Per l' altrui podestate Daria al mio cor la morte più leggera 2 Ma lasso, per pietate Deir anima mia trista, che non pera, E tomi a Dio qual era; Ella non muor; ma viene in gravitate t AnoorchMonon mi creda già potere Finalmente tenere, Che ciò per soverchianza non mi mova Misericordia nova: N''avrà forse mercede AUor di me il Signor, che questo vede» Ganzon mia, tu starai dunque qui mcco^ Acciocch'io pianga teco; Ch'io non ho dove possa salvo andare; Ch''appo lo mio penare Ciascnedan altro ha gioja; Non vo\ che vada altrui facendo noj[a. CANZONE IV Giovene donna dentro al cor mi siede, E mostra in se beltà tanta perfetta, Che se io non ho aita, Io non saprò dischiarar ciò, che vede Gli spirti innamorati, cui diletta Questa lor nuova vita: Perchè ogni lor vertù ver lei è ita; Di che mi trovo già di lena asciso Per Taccidente piano, e in parte fero. Dunque soccorso chcro Da quel Signor, che apparve nel chlar YÌ«oy Quando mi pre»c per mirar ti fi« chiara e palese B^ogni cortese, ed umile servente; Liberamente, come vuoi, ti appella, E di', che sei novella d'un, che vide Quello Signor, che, chi lo sguarda, occide. CANZONE VII Io non pensava, che lo cor giammai Avesse di sospir tormento tanto. Che dall'anima mia nascesse pianto Mostrando per lo viso gli occni morte. Non senti pace mai, ne riso alquanto, Posciacfaè Amor, e madonna trovai; Lo qual mi disse.* tu non camperai. Che troppo è lo valor di costei forte : La mia vertù si parti sconsolata, Poiché lasciò lo core Alla battaglia, ove madonna è stata. La qual dagli occhi suoi venne a ferire In tal guisa, che Amore Ruppe tutti i miei spiriti a fuggire. Di questa donna non si può contare, Che di tante bellezze adoma viene. Che mente di quaggiù non la sostiene ; Sicché la veggia lo intelletto nostro : Tanto é gentil, che quando penso bene, L'anima sento per lo cor tremare; Siccome quella, che non può durare Davante al gran dolor, che a lei dimottro. Per gli occhi fiere la sua darilate, Sicché qual uom mi vede, Dice: non guardi me questa pietate. Che posta e 'n vece dì persona morta, Per dimandar mercede: S non te n'é madonna ancora ««corta. Digitizedby Google LIBRO ▼ 99 Qutndo mi ▼«n pensier, ch'io TOglia dir« A gentil core iella sua vertute, Io trovo me di sì poca salute, > QiMo non ardisco di star nel pensiero: Che Amor alle bellezze isue vedute. Mi sbigottisce si, die sofiferire Non puote il cor sentendola venire; Che sospirando dice: io ti dispero 5 Perocdrio trassi del suo dolce riso Una saetta acuta, Che ha passato il tao, e il mio diviso: Amor,^u sai allora, chMo ti dissi, t'oichè Pavei veduta, Per forza converrà, che tu morissL Canzon, tu sai, die dei labbri d'Amore Io ti sembrai, quando madonna vidi; Però ti jpiacda, che di te mi fidi ; Che vam in guisa alci, ch^ella t^ ascolti: £ pnego umikmente, a lei tu guidi Gli spiriti fuggiti del mio core. Che per soverdiio dello suo valore Eran deslrotti, se non fosser volti; E vanno soli senza compagnia, Per via troppo aspra e dura : Però gli mena per fidata via; Poi le di, quando le sarai presente: Qaesti sono in figura D^nn, che si more sbigottitamente. CANZONE Vili L'alta speranza, che mi reca Amore, jyuna donna mentile, ch'ho veduta, L'anima mia dolcemente saluta: E falla rallegrar dentro lo core; Onde si face, a quel, eh' eli' era, strana ; £ conta novitate, Digitizedby Google lOO RIME DI DAKTE Come venisse dii parte lontanar; > < . Che quella donna piesa: d? naùltàley Giugne cortése^ e umana, . E posa ne)le braccia. di< piotate^. Escon tali sosplr d^esta iso^v^ella, Ch'aio mi sto sotoy^ perche altri non gli oda, E intenda Amor, come madonna loda, ' Che mi £& viver sotto là sua«tella. Dice il dolce Signore questa salute Voglio chiamar laudando . ^ Per ogni nome di gentE virtute, Che propìamente taittC'ella adomando, Sono in essa cresciute, Ch''a buona invidia si vanno adastando. Non può dir, ne saper quel che somiglia, Se non chi sta nel €iel, chi è -di lassuso; Perch'' esser non ne p«ò già oor. astioso; Che non ha invidia, quel, c'ha maiaviglia. Lo quale vizio regna ov^è paraggio: Ma questa é senza pare; E non so esemplo dar, quanto ella «maggio. La grazia sua, a chi la può mirare, Discende nel coraggio, E non vi lascia alcun difetto stare. Tant^è la sua vertute e la valenza, Ched ella fa meravigliarlo Sole: E per gradire a Dio in ciò, oh'ei vuole, A lei s^ inchina e falle riverenza. Adunque, se la cosa conoscente La'^ngrandisce ed onora. Quanto la de''più onorar la gente? Tutto ciò, ch^é gentil, sen"* innamora; L^aer ne sta gaudente, E 1 Ciel piove dolcezza n^ la dimora. Io mi sto sol Qome uom, che pur desia Di veder lei sospirando sovente; Digitizedby Google HtlBRO V 101 PerocchMo mi riguardo nella mente, E trovo, ched ella è la donna mia4 Onde m^aàlegrz Amor, e £ainmi umile Dell'opoT, che mi face»: Ch' io son di quella, eh"* è tanto gentile) , E le parole sne seni vita, e pacej Ch''è si saggia, e sottile, Che d'ogni cosa ella tragge il verace. Sta nella mente mia, come la vidi, Di dolce yiata, e d** umile sembianza : ) Onde ne tragge Amor una speranza, Di nor t^ama Sentendo Topre ladre Che in te si fanno, con dolore lia onta. Ahi! quanto in te la inìqua gente è pronta A sempre congregarsi alla tua morte, Con luci bieche e torte Falso per vero al popol tuo mostrando. Alza il cor de** sommersi: il sangue accendi: Sui traditori scendi Nel tuo giudicio. Si che in te laudando Si posi quella grazia che ti sgrida, Nella quale ogni ben surge e s^ annida. Tu felice regnavi al tempo bello Quando le tue redè Voller che le virtù fussin colonne. Madre di loda, e di salute ostello. Con pura^ unita fede Eri beata, e colle sette donne. Ora ti veggio ignuda di tai gonne: Vestita di dolor: piena di vizi: Fuori i leai Fabrizi: Superba: vile: fumica di pace. O disonrata te! specchio di parte Poiché se** aggiunta a Marte: Punisci in Antenora qual verace Non segue V asta del vedovo ^^lip : £ a que^che t'^aman più, più m mal piglio. Digitizedby Google ^^^ te4 RIME DI DANTB Dirada in te le maligne radici: De' figli non pietosa, , Che hanno fatto il tuo fior sudicio e vano. E vogli le virtù $ien vincitrici: Si che la Fé nascosa Rcsurga con Giustizia a spada in mano. Segui le luci di Giustiniano, £ le focose tue mal giuste leggi Con didcre^ioh cotìfèggi, Sì che le laudi ^ mondo, e ''l ditin regtao. Poi delle tue riccheMe onora. e fregia QiNd figlinol te ^iu pregia: ' noM recando ai tno^ben cibi non li' è dégno. Si che Prddeiiìa^ ed ogni Sua soMla ^ Abbi tu teco: e tu non lor rubeÙa. Serena e gloriosa ih sulla mota 'D^ogni beata essenza, (Se questo fai) regnerai onorata. È H nome eccelso tuo che mal di liota, Potrà poi dir Fiorenza ^ Daoeke'raffez¥on t'avrà ornata, Felice Palma che in te fìà creata! Ogni potenza e loda in te fia, dégna. ' Sarai del mondo insegna. Ma se non muti alla tua naVe guida, Maggior tempesta coil fortunal morte Attendi per tua sorte, Che le passate tue piene dìstHda. ' , Eleggi ornai. i5e la fraterna pace * Fa più per te: o'I star lupa rapare. Tu te n'andrai, Canzone, araita é fera, Poiché ti guida amore, Dentro la terra mia, eui doglio e piango. E troverai de' buon, la cui lumiera Non dà nullo splendore , Ma «tati sommersi, e lor virtù è nel fango. Digitizedby Google tifii\o vi ' jo5 Grida: sur^ete su, che per vof clàrigb. Prendete Tarmi, ed esaltate (jneHar ' Che stentando vive ella: ' E la divoran Capaijeo e Crasso, Aglauro, Simon Mago, il falso Greco, E Macometto cieco Che tien Giugurta e Faraone al passo. Poi ti- rivolgi aVittadin èuùì ^riusti: Pregafrtdo di disella «emj>i*e s'angusti. SONETTO I Io mi credea del tuUo esser partito Da queste vostre rime, Messer Gino, Che si conviene omai altto cammino Alla mia nave, più lunge dal lito ; Ma perch'io ho di voi più volte odito, Che pigliar ld lasciate ad ogni uncino, ^ Piacciavi di prestare un pócolìno A questa p(mna lo staticato . dito. Chi s^innamora, siccome voi fiate, E aìd ogni piacer si lega e icipglfc, * Mosti-a ch'Amor leggermente il saetti: Se''l vostro cuor si pit'ga in tante voglie. Per Dio vi priego che voii correggale; Sicché s'accordi i fatti addolci detti SONETTO II Guido, vorrei, che tu, é liappo, ed io. Fossimo presi per incantamento, E messi ad un vassel, ch'^ad ogni vetito ^ Per mare andasse a voler vostro e mio ; Sicché fortuna, od altro tempo rio Non ci potesse, dare i^npedimento: Anzi vivendo sempre in noi talento Di stare iilsienie crtscesse'l disio. E Monna Vanna, e Monna Bice poi. Con quella su il ntimer delle trenta. Con noi ponesse il buono incantatore t Digitizedby Google I06 RIME DI OAKTB £ quivi ragionar seioprc d'amore: £ ciascuna di lor fosse contenta, Siccome io credo che sariamo noi. O tu, che sprezzi la nona figura, E sei da men della sua antecedente : Va e raddoppia la sua 6^sseguentei Per altro non ti ha fatto la natura. BALLATA I Madonna, cmel Signor, che voi portate Negli occhi tal che vince ogni possanza, Mi dona sicuranza Che voi sarete amica dì pietate. Però che là dovVi fa dimoranza, £d ha in compagnia molta biltate, Tra^ge tutta bontate A se, come a principio che ha possanza : Ondalo conforto sempre mia speranza, La quale é stata tanto combattuta, Che sarebbe perduta. Se non fosse che Amore Contr'^ogni avversità le dà valore Con la sua vista, e con la rimembranza Del dolce loco, e del soave fiore 5 Che di nuovo colore Cierco la mente mia, Merzè di vostra dolce cortesia. SONETTO III PerchHo non trovo chi meco ra^oni Del Signora cui siete voi. ed 10, Conviemmi soddisfare al gran desio» Ch^io ho di dire i pensamenti buoni. Digitizedby Google LIBRO TI 107 Null^ altra cosaappo yoi m^ accagioni Dello lungo e nojoso tacer mio, Se non il loco ove io son, ch'è si rÌ0| Che il ben non trova chi albergo gli doat Donna non c''è che Amor le venga al volto, Né uomo ancora che per lui sospiri, E chi '1 facesse saria detto stolto. Ahi, Messer Gin, com'*èl tempo rivolto A danno nostro, ed alli nostri diri, Da poi che 1 b^n ci è si poco ricolto. SONETTO IV Deh ragioniamo nn poco insieme. Amore, E traimi d^ira che mi fa pensare, E se vuoi Pun dell^altro dilettare Didam di nostra donna, o mio Signore. Certo 1 viaggio ne parrà minore Prendendo un cosi dolce tranquillare, E già mi par giojoso il ritornare Udendo dire , e dir dei suo valore. Or incomincia, Amor, che si conviene, E muoviti a far ciò; ch^ell^è cagione Che ti dichine a farmi compagnia. O vuol mercede, o vuol tua cortesia, Che la mia mente, o il mio pensier dipone, Tal è il desio che aspetta d^ ascoltare- SONETTO V Sonetto, se Meuocio t** è mostrato. Cosi tosto il saluta, come ^1 vedi, E va correndo, e gittaliti a'^piedi Sicché tu paja bene accostuittato. E quando sei con lui un poco stato Anche il risidutrai; non ti ricredi; E poscia ali* imbasciata tua procedi,. Ma fa cheU tragga prima da un lato. Digitizedby Google loS RIMV m OJàtTTB E dì: Meuccio, quei che* t'tìmji'atssaJ Delle sue gioie più dare 'ti manda, Per aeedstarsi al tuo còrasgid» btìonò. Ma'IÌÉf'che pwtìtJà pei"lo ptmé doi^o Q!f!i>eèti tuoi frati, ed a lor b1 «comatida Che stien con ìut, e <|ua non tomin mai. SONETTO VI Chi udisse» tossir la ikiù fatata Moglie di Bicci vocaio Pòre^e^ Potre]!>be dir che là fosse Ternata Ove si fa 1 cristallo in quel paese. Di mezzo agosto la trovi infredaata, Or p^nsa chet4e<3 far,d\ogBÌ altro mese i: E non le vai perche dorma. c^ji^ata . Merzè del copert;bio cÌi^.}ia»Cortpn.€6e. La tosse, il freddo e V ajitra jnal^ voglia- Non le addivicn per umor eh'' ahhift vf echi, Ma per difetto chVlla sent^ ^^l nido. Piange la madre, che ha, più d^lna doglia. Dicendo : la^sa a me,; p^i*. fichi secchi Messa T avrai in casa il conte Guido. SONETTO VII Bicci, novcl-figUuol ,di Qon so, c^i, Se non ne domandarsi Mona Tes&a^ , Giù per la ^ola tanta roba hai messa • Chea forza ti conviene? or top V altituL . E già la gente si guarda da lui Chi ha borsa al lato là dove s** appressa, Dicendo : questi che ha la faccia lessa E publico tadjcon negli atti sui. • E tal giace per iui nel Ietto tristo Per tema nonisia preso alP imbolare, Che gli apppartien quanto .... Di Bicci e de^fratei posso contare Che per lo sangue londel male acquisto Sanno a lor donne buon cognati fare. Digitizedby Google Lisqe VI -109 SONETTO Vili Omè, Goman, ooine canckT ti T«gg)D Si dagli oltramontaii, si da'* vicini ! E maggiormente daUuo'*cittadàxii Che ti dovrebboB por nelPalto seggio. • Chi più ti dee onorar queHi fa peggio; Legge non ci ha che per %e sì dicrini: , / Co'^grafE, colla sega e cogli uncini Ciascun s** ingegna di levar lo scheggio* Cape] non ti ri man che ben ti voglia t Chi ti to'* la bacchetta, e chi ti acalza, Chi il vestimento stracciaBdo ti spoglia. Ogni lor pena sopra te rimbalza : Ninno non è che pensi di tua doglia, O stu dibassi quando sé rìnalza. SONETTO IX Se nel mio ben ciascun fosse leale, Si come di rubarmi si diletta, Non fu mai Roma quando me"* fu retta Come sarebbe Firenze reale. Ma siate certi che di questo male Per tempo o tardi ne sarà vendetta. Chi mi torrà converrà che rimetta In me Comun del vivo capitale. Che tal per me sta in cima della rota, Che in simil modo rubando m** offese, Onde la sedia poi rimase vuota. Tu che salisti quando quegli scese, Pigliando asempro mie parole nota, , E fa'* che impari senno alle sue spese. Poi che justizia vedi che mi vendica. Deh non voler del mio tesor far endica. Digitizedby Google 110 niMfe DI DIKTB ■ SONETTO X Volgete gli océhì a veder chi mi lira, Per chUo non posso più viver con vui, Ed onoratel, che questi è colui Che per le gentil donne altrui màrtira. La sua virtute, ch^ancidè senz'eira, Pregatel che mi lasci venir pui: Ed io vi dico, che li modi sui Cotanto intende quanto Puom sospirai Ch'iella m'è giunta fera nella mente, E pingemi una donna si gentile, €he tutto mio valore a pie le correa £ fammi udire una voce sottile Che dice: dunque vuo' tu per niente Agli occhi miei si bella donna torre? SONETTO XI Tu, che stampi lo colle ombroso e fresco, Ch'è co lo fiume, che non è torrente. Linci molle lo chiama quella gente In nome italiano e non tedesco : Ponti sera e mattin contento al desco, Poiché del car figliuol vedi presente Il frutto che sperasti, e si repente S' avaccia neno stil greco e francesco. Perché cima d'^ingegno no s^astalla In quella Italia di dolor ostello , Di cui si speri già cotanto frutto; Gavazzi pur il primo Raffaello, Che tra' dotti vedrallo esser veduto, Come topr^ acqua si sostien la galla. Digitizedby Google LIBAO TI III SONETTO XII Quando la notte abbraccia con iosch^ak La terra, e 1 di dà volta e si nasconde In cielo, in mare, in boschi, e fra le fronde, Si posa e sotto tetto ogni animale : Percnè '1 sonno il pensier mette in non cale Che per le membra si distende e'nfonde. Fin che T aurora con sue trecce bionde Rinoya le fatiche diurnale. Io misero mi trovo fuor di schiera, Ghe'l sospirar nimico a la quiete Mi tien aperti gli occhi, e aesto il core : E come uccello avviluppato in rete, Qaanto più cerco di fuggir maniera. Più mi trovo intricato e pien d"* errore. SONETTO ULTIMO Due donne in cima de la mente mia Venute sono a ragionar d'amore; L"^ una ha in se cortesia e valore, Prudenzia et onestate ^n compagnia. L"* altra ha bellezza e vaga leggiadria, E adoma gentilezza le fa onore ; Et io, mercè del dolce mio signore, Stommene a pie de la lor signoria. Parlan bellezza e virtù allo intelletto, E fan quistion, come un cuor puote stare Infra duo donne con amor perfetto: Kisponde il fonte del gentil parlare. Che amar si può bellezza per diletto, £ amar puosti virtù per atto oprare. Digitizedby Google 113 MOTE ALLE RIME DI DANTE ALIGHIERI Pag. 18. Fpamwknto dt Cauzo^s -^ Si lungamente m^ha tenuto Aitiore^ •— Quesfo componimeiito, Corse pel nnmeio de"* versi, e la disposizione, delle rime^ è solito a cotfoarsi fra''* So> Aelliy e P nndecimo verso^ cai fallirebbe la misura, viene secato con asterisco^ quasi che vi fosse difello nel (esto :' è pdrò fuori di dubbio per la testimonianza di Dante medesimo nella Vita nuova, non essere quésto altro, cbe il principia d^ una Canaonc da lui interrotta, quando la sua Beatrice mori. Pag. 22. Sonetto xiv — Era vtnutu nella menle mia — Questo Sonetto della Vita nuova, secondo le parole proprie di Dante, ha due coìninciamentiy ma la diSierenia non pas^ oltre la prima quartina. Quella cbe ne parve più leggiadra e poetica fu posta a suo luogo) P altra è la seguente: . Era penula nella mente mia Quella donna gentil^ cui piange Amore^ Lnfro quel punto^ che lo suo valore Vi trasse a riguardar quel ch'io facìa, Pag. 86. Camzo]» I '■— r guardo i crefpi ed i Mondi e»> pegli^ — Fa già detto sella Prefazione, cbe le molte e belle conreziont qui introdotte si debbono tolte al Perticar! & au on conviene anche avvertire, cbe il Codice anlicbissivo 4i Iv se- guito attribuisce questi vessi a Fuìq, e manca ìnteraMeak ddb quarta strofa, forse perchè il poeta emcndaado ia vttcàicaaa il lavMTo giovanile volle tome qaalche idea neio casta: èà ciò debbe anche provenire la totale mutazione dei due vare, che finiscono la terza strofa e in tutte P edizioni stanao cosi; Pensar ben déiy ch'ogni Urreu piacere Si tropMf dofe tu noi» puoi vedere, Pag. 92. Canzoni iv. -* Gù^ene dotata déntri al cor mi siedCf — Si conservò questa Canzone, perehè ia quasi tolte la stampe è volata cosa di Dante^ dm se alcano cosi cndeaai, tal sia di lai. FINB DBLLB BIME DI DABTB ÀLIGHIBBI Digitizedby Google ii5 RIME DI GUIDO GUINIZZELLI CANZONE I J\.ì cor gentil ripara «empre Amore, Siccome augello in selva alla verdura: Non fé** Amore anzi che gentil core, Né gentil core anzi eh** Amor, Natura. Ch'^addesso com'*ful Sole, Si tosto fue lo splendor lucente; Né fue davanti al Sole: E prende Amore in Gentilezza loco, Cosi propiamente Come il calore in chiarità di foco. Poco d^ Amore in gentil cor s** apprende, Come vèrtute in pietra preziosa; Che dalla stella valor non discende. Anzi che '1 Sol la faccia gentil cosa: Poiché n'^ha tratto fu ore Per sua forza lo Sol ciò, che gli è vile, La stella i dà valore : Cosi lo cor, che fatto é da natura Schietto, puro, e gentile, Donna, a guisa di stella, lo ^mamora. DigitizedbyV^OOQlC ]i4 iii^iB Amor per tal ragion sta in cor gentile, Per qiial lo foco in cima del doppiere 5 Splende allo suo diletto, chiar, sottile i Non li starla altrimenti : tanto è fiero. Cosi prava natura Rincontra Amor, come fa T acqua il foco Caldo per la freddura. Amore in gentil cor prende rivcra ' Per suo consimil loco, Com"* diamante del ferro in la miniera. Fere lo Sol lo fango tutto- '1 giorno; Vile riman, ne H Sol perde calore. Dice uomo altier: gentil per schiatta torao: Lui sembra il fango : e 1 Sol gentil Talore. Che non de"* dare uom fè$ Che gentilezza sia fuor di coraggio In dignità di re, Se da virtute non ha geatil core. Com** acqua porta raggio, E 1 ciel ritien la stella, e lo splendore. Splende in T intelligenza dello cielo Dio creator più ch''a'nostr'*occhi il Solct Ella intende il suo fattor oltre il veloj E il ciel, a lui Togliendo ubbidir, col* E consegue al primiero Dal giusto Dio beato compimento: Cosi dar dowia 1 vero La bella Donna, che negli occhi splaule. Del suo gentil talento A chi d' ubbidir lei mai non disprende Donna (Dio mi dirà) che presumisti? C Sendo V anima mia a lui davante ) Lo ciel passasti, e fino a me venirti, E desti in vano Amor me per sembianU? A me convien la laude, E a la Eeina del regnarne degno Digitizedby Google DI GinDO GUIIIIZZKLLI ll5 Per cui cessa ogni fraude. Dirgli potrò: Tenne d'*Angel sembianzAi Che fusse del tuo regno; Ifon mi fu fallo, sMo le posi amanza! CANZONE II Tegno di folle impresa, allo ver dire, Chi s'abbandona ver troppo possente, Si come gli occhi miei, cne fer rismire In ver di quelli della più avvenente. Che sol per lor son vinti, Senza cV altre bellezze lor dien forza, Ch' a ciò far sono spinti : Si come gran baronìa di signore; ?uando vuole usar forza, utta s^ appresta in donarli valore. Di si forte valor lo colpo venne. Che gli occhi noi ritenner di niente," Ma passò dentr'^al cor, che lo sostenne, E sentissi piagato duramente ; E poi gli rendè pace, Si come troppo aggravata cosa, Che ponsi in ietto e giace, Ed ella non si cura di niente, Ma yassen disdegnosa Che si vede alta e bella ed avvenente. ' ' Ben si può tener alta quanto vuole. Che la più bella donna è che si troyej Ed infra l'altre par lucente Sole, £ falle disparere a tutte pruove : Che in lei enno adomezze. Gentilézze, savere, e bel parlarci C compiute bellezze ; Tutto valor in lei par che si metta. Posso in breve contare : Madonna è deUe donne gioia eletta* Digitizedby Google 1 16 HIMS Ben e gioia eletta da vedere, Quando appare infra T altre più adoma, Cbe tutta la rivera fa lucere, E ciò, che V è d^in cerchio, allegro toma. La notte, se apparisce, Come di giorno il Sol, rende splendore, Cosi r aere schiarisce Onde il giorno ne porta grande inveggia, Ch'^ei solo have il cniarore. Ed or la notte egualmente lampeggia. Amor m'alia dato a Madonna servire : O voglia io o non voglia, cosi este| Né saccio certo ben ragion vedere Di come sia caduto a ^ste tempeste. Da lui non ho sembiante. Ed ella non mi £ei vista amorosa, Perch** io divenga amante, Se non per dri^a forza di Yalore, Che la renda gioiosa Onde mi piace morir per suo amore, CANZONE III Donna, Tamor mi sforza, Ch"* io vi deggia contare, Come io so^ innamorato: E ciascun giorno inforza La mia voglia d^amare ; Pur fussMo meritato: Sacciate in ventate^ Che si preso è il mio core. Di voi, incarnato amore. Che more di pietate : E consumar lo fate In gran foto e in ardore. Nave, eh' esce di porto CoB vento dolce e piaaa Digitizedby Google SI GUIDO GVIRIZZELLI Fra mar giugne in altura; Poi vien lo vento torto, Tempesta, e grande affano Le adduce la ventura; Allor si sforza molto Come possa campare, Che non perisca in mare ; Così Tamor m^ha colto, E di buon loco tolto, E messo in tempestare. Madonna, udito ho dire. Che in aer nasce un foco Al rincontrar de' venti , Se non more in venire In nuviloso loco. Arde immantinenti: Desiderando gioco. Cosi di nostre voglie Il contrario si coglie, Onde poi nasce foco, Lo aual s** estingue poco ^ Per lagrime e per doglie. Greve cosa è servire Signor contra al talento, E sperar guiderdone , E mostrar in parire Che sia gioja il tormento Contra sua opinione. Dunque si de^ aggradire, Se io voglio ben fare, E ghirlanda portare, E del vostro orgoglire: Che se voglio ver dire, Credo dipinger Ta^re. A pinger Paer son dato^ A tal vita oondutto: Digitizedby Google 117 1 18 RIMK Lavoro e non acquisto , - Lasso, non ben fatato ! Amor mi ci ave addutto Oime dolente e tristo, Perchè fu'' io sol nato A stare innamorato ? Poi Madonna m"* hai visto, Meglio è, ch'aio mora in quisto, £ sia suo lo peccato. CANZONE IV Madonna il fine amore ch'io vi porto, Mi dona si gran gioia ed allegranza, Ch"'aver mi par d** amore, Che d'ogni parte m'adduce conforta, Quando mi membra di voi, là ^ntendaaza, A farmi di valore A ciò che la natnra mia me mina - Ad esser di voi, fina. Cosi distrettamente innamorato, Né mai in altro lato Mi puote dare fior di piacimento ; Anzi in aver m'allegro ogni tormento. Dare allegranza amorosa natura, Senz'esser l'uomo a dover già' compire, Inganno mi somiglia: Che Amor, quahd'è di propria ventura Di sua natura dovere a morire, Così gran foco piglia. Ed io, che son di tale amor sorpriso, Tcgnorai a grave miso, ChMo non so che natura de' compire; Se non eh' audito ho dire Che quello è male e periglioso inganno, Ch'aÙ'uomo a far diletU e porU daBoo. Digitizedby Google DI GUIDO GUINIZZELLI tlQ Sottile voglia vi porrla mostrare, Come di voi m^ha preso amore amaro. Ma ciò dire non voglio, Che "'n tutte guise vi déggio laudare Perchè più dispietata ven dichiaro. Se biasmo non ne cogUo, Fiami forse men danno a sofTerire ; Ch'^Amor pur fa bandire, Che tutta sconoscenza sia in bando ; Solo ritrae **! comando All' accusanza di colui ch'uba il male. Ma voi non biasmerla; istia, se vale. Madonna, da voi tegno ed ho 1 valore. Questo m'awene, stando a voi presente, eh"' io perdo ogni vertute 5 Che le cose propinque al lor fattore Si parton volentieri e tostamente Per gire u^ son nasciute. Da me fanno partita e vanno in vui Là u"* son tutte e piui. £ ciò vedemo fare a ciaschedonOy Ch** el si mette in comuno Molto più volentier tra gli assai buoni, ^ Che non stan sol, se in ria parte li ponL In quelle parti sotto tramontana Sono li monti della calamita, Che dan virtute alVa'^re Di trarre il ferro; ma perchè lontana Vuole di simil pietra avei: aita, A farla adoperare Che si dirizzi Pago in ver la stella. Ma voi pur sete quella, Che potsedete i monti del valore, Onde si spande amore: E già per lontananza non è vano^ Che BOBiU aita adopera lontano. Digitizedby Google O Dio, non so cVio faccia, ne in qua! guisa. Che. in ciascun giorno conto all'^a^yeineate E intender me ne pare, Che in lei non trovo buona alcuna intisa. Là ond'io ardisca a mandare umilmente A lei mercè chiamare. Esso, ch'^è in ogni porto il saggio fino: Amor, che m'*ha in domino. Pare rhe ogni parola, che fuor portc^ Porti uno core morto, Ferito alla sconfitta del mio core, Che fugge alla battaglia, uVince Amore. Madonna, le parole eh'' io vi dico, Mostrano cu'* io mi sia a dismisura Fuor d'ogni falsitate. Pfè in voi trovo mercè, ciò eh' io fatico, Né par che Amor por me possa a drittura In vostra potestate; r^è posso unqua sentire onde m^awene; Se non chMo penso bene, Che Amor porrìa in voi avere , amanza. E eredolo m certanza ChVUo a voi dica: tiello innamorato^ Che alla fine poi more, e disamato. W ora in avanti porto lo cantare Da me, ma non T amare : E stia ornai in vostra conoaeenza Lo don di benvoglienza, Che vedo aver per voi tanto cantato i Se ben si paga, molto è T acquistato. CANZONE V Con gran disio pensando lungamente Amor che cosa sia, E donde, e come prende movimento, Deliberar mi pare infra la mente Digitizedby Google DI GUIDO GUIK1ZZELU 13 Per una colai via, Che p«r tre eose sente compimento ; Àncorch'*è fallimento Volendo ragionare Di cosi grande affare $ Ma scusami che io si fortemente Sento- li suoi tormenti, ond"* io mi doglio. E** par che da verace piacimento Lo fino amor discenda, Guardando quel ch^ al cor tomi piacente ; Che, poi cVuom guarda cosa di talento Al cor pensieri abbenda E cresce con disio immantinente ; E poi- dirittamente Fiorisce, e mena fratto. Però mi sento isdutto: L^ amor crescendo mess' ha foglie e fiore j E vien lo tempo, e '1 frutto non ricoglio. Di ciò prender dolore deve e pianto Lo core innamorato, £ lamentar di gran disavventura : Perocché nulla cosa all'' uomo è tanto Gravoso riputato, Che sostenere affanno e gran tortura Servendo per calor d^ esser mertato, £ poi lo suo pensato Non ha compita la sua disianza, £ per pietanza trova pur orgoglio ; Orgoglio mi mostrate, donna fina, Ed io pietanza chero, A voi, cui tutte cose al mio parvente Dimorano a piacere; a voi s"* inchina Vostro servente, e spero Bistauro aver da voi, donna valente t Che avvene spessamente Che ^1 ÌMioa servire a ^ato Digitizedby Google 1S2 RIMS Non è rimeritato, Allotta che H servente aspetta bene. Tempo riven che merita ogni scoglio. SONETTO I Lo Tostro bel saluto, e gentil guardo, Che fate, quando vi incontro, m^ancide: Amor m"* assale, e già non ha riguardo Se li fate peccato, ovver mercidc. Che per mezzo lo cor mi lancia un dardo, Ghed oltre in parti lo taglia, e divide : Parlar non posso, che in gran pena io ard« Siccome quello, che sua morte vide. Per gli occhi passa, come fa lo tuono, Che fier per la destra della torre, E ciò, che dentro trova, spezza e fende. Rimango come statua d^ ottono, Ove vita, né spirto non ricorre, Se non che la figura d'^uomo rende. SONETTO II Veduto ho la lucente stella Diana, Che appare anzi che'l giorno renda albore. Che ha preso forma di figura umana; Sovr** ogni altra mi par, che dia splendore, Viso di neve colorato in grana, Occhi lucenti, gai e pien^ d^ amore; Non credo, che nel mondo sia cristiana Sì piena di beltatc, e di valore. Ed io dal suo valor sono assalito Con si fera battaglia di sospiri, Che avanti lei di gir non sare** ardito. Cosi conoscess' ella i miei disiri. Che, senza dir, di lei saria servito, l^«c la pietà che avrebbe de^martiri. Digitizedby Google DI GUIDO GUIiriZZBLLI ti) SONETTO III Io voMal ver la mia donna laudare, E rassembrarla alla rosa ed al giglio. Più che la stella Diana splender pare , Ciò, che lassù è bello, a lei somiglio. Verdi rivere a lei rassembro, e PaVe Tutto color di porpora,, e vermiglio, Oro ed argento, e ricche gio** preclare : Medesmo amor per lei rafiìna miglio. Passa per vìa si adorna, e si gentile: Cui bassa orgoglio, e cui dona salute; E fai di nostra Fé, se non la crede. £ non la può appressare uom, che sia vile. Ancor ve ne dirò maggior vertute: Nullo uom può mal pensar finché la vede. SONETTO IV / Dolente, lasso, già non m^assicuro. Che tu m'assali, Amore, e mi combatti. Diritto al tuo rincontro in pie non duro. Che immantinente a terra mi dibatti, Come lo tuono, che fere lo muro, E il vento gli arbor per li forti tratti : Dice lo core agli occhi : per voi moro j Gli occhi dicono al cor: tu n'ubai disfatti. Apparve luce, che rendè splendore. Che passando per gli occhi il cor ferÌ0| Onde io ne sono a tal condizione. Ciò furon gli begli occhi pien^ d^amorey Che mi ferirono al cor d^un disio. Come ù fere augello di bolzone. Digitizedby Google 134 I^^^ SONETTO V Latnentomi di mia disavventura, E d'^un contrarioso destinato; Di me medesmo, che amo fuor misura Una Donna da cui non sono amato. £ dicemi speranza: sta alla dura, Non ri cessar per reo sembiante dato: Che molto amaro frutto si matura, E divien dolce per lungo aspettato. Dunque credere vogP io alla speranza; Credo, che mi consigli lealmente, ChMo serva alla mia Donna con leanza. Guiderdonato sarò grandemente : Ben mi rassembra Reina di Pranza, Poiché deir altre mi par la più gente. SONETTO VI P\ire a pensar mi par gran maraviglia, Come fumana gente è si smarrita. Che largaipnente questo mondo piglia, Cpme regnasse qui senza Gnita. £ d** adagiarsi ciascun 9* assottiglia, Come non fusse mai più altra vita ; Poi vicn la morte, e ogni cosa scompiglia, £ tutta sua 'ntenzion li vien fallita. £ sempre vede V un V altro morire, E vede ch''ogiii cosa muta stato, E non si sa il meschino rinvenire. £ però credo, solo che il peccato Acceca Tuomo, e sì lo ta finire, Che vive come pecora nel prato* SONETTO VII Si 80n io angoscioso e pien di doglia, £ di molti sospiri e di rancura, Digitizedby Google DI GUIDO GOmiZZELLI IsS Che non posso saper qael che mi yoglia| Né qual possa esser mai la mia ventura/ Disnaturato son come la foglia^ Quando è caduta dalla sua verdura ; E tanto più eh"* è ^n me secca la scog^lia E la radice della sua natura. Sì eh"* io non credo mai poter gioire, Né convertire mia disconfortanza In allegranza di nessun conforto. Soletto, come tortora ro* gire, Sol partire mia vita in disperanza, Per arroganza di così gran torto. SONETTO Vili Fra r altre pene maggior credo sia Por la sua liberta te in altrui voglia $ Lo saggio dico pensa prima via Di gir che vada, che non trovi scoglia. Uomo, eh** è preso, non é in sua balia, Conveneli ubbidir, poi n"* aggia doglia : Ohe a nccel lacciato dibattuta è ria, Cile pur lo stringe, e di forza lo spoglia. In pace dunque porti vita serva, Chi da signore alcun merito vuole A Dio vìa più che volonlate chere. E voi, Messer, di regola conserva, Pensate allo proverbio, che dir suole : A buon servente guiderdon non pere. SONETTO IX Ch^ i** core avessi mi pò tea laudare Avanti, che di voi fossi amoroso; Ed or son fatto, per troppo adastare. Di voi e di me fero ed orgoglioso ; Che sovent'^ore mi fa svariare Di ghiaccio in foco, e d^ ardente geloso, Digitizedby Google 196 KIMB E tanto mi profonda nel pensare, Che vivo sembro, e morto sto nascose. Ascosa morte porto in mia possanza, E tale inimistate aggio col core, Che sempre di battaglia mi minaccia. E chi ne vuole aver ferma certanza, Rìsgnardimi, se sa legger d^ amore; Ch' i^ porto morte scritta nella faccia. SONETTO X Gentil donzella, di pregio nomata, Degna di laude è di tutto V onore. Che par di voi non fue ancora nata. Né SI compita di tutto valore. Pare che in voi dimori ogni fiata La deità dell'alto Dio d"* Amore 5 Di tutto compimento sete ornata, E di adornanza, e di tutto bellore. Che H vostro viso dà si gran lumiera, Che non è donna, ch'aggia in se beltate. Che a voi davanti non s"* oscuri in cera. Per voi tutte bellezze so^afBnate, E ciascun fior fiorisce in sua maniera Lo giorno, quando voi vi dimostrate. SONETTO ULTIMO 'Uomo, ch^ è saggio, non corre leggiere, Ma pensa e guarda, come vuol misura. Poi eh'* ha pensato, ritien suo pensiere, In fino a tanto che 1 ver V assicura; Uom non si debbe tener troppo altero; Ma dee guardar suo stato a sua ventunL Follie chi crede sol veder lo vero, £ non crede, ch^ altrui yi pogoa cura. Digitizedby Google DI GUIDO GDIlflZZELLI I37 Volan pfr Taria augei di strane guise, Né tutti d'un volar, né d'uno ardire, Ed hanno in sé diversi operamenti. Dio in ciascun grado sua natura mise, £ feMispari senni e movimenti: £ però ciò, ch^uom pensa; non dee dir«. Digitizedby Google RIME GUIDO CAVALCANTI V. SONETTO I oi, che per gli occhi miei passaste ti core, E svegliaste la mente, che dormia, Guardate alP angosciosa vita mia, Che sospirando la distrugge Amore: il? va. tagliando di si gran valore, Che i d€;bolu2zi spiriti van via: Campa figura nova in signoria , E boce è quando mostra io dolore : Questa vertù d'^Amor, che m''ha disfatto, Da'* vostri occhi gentil presta si mosse, Lanciato m'^ha d^ un dardo entro io tiancO| Si giunse il colpo dritto al primo tratto; Che i** anima tremando si riscosse, Veggendo morto ii cor nel iato manco. SONETTO li I' vidi gli occhi, dove Amor si mise, Quando mi fece di sé pauroso; . Che mi sguardar, come fosse annojoso; Allora dico, chel cuor si divise: E se non fosse, che Donna mi rise, Io parlerei di tal guisa doglioso; CVAmor mcdesmo ne faria cri\ccioso; Cbe fé r immaginar, che mi conquise: Digitizedby Google \ RIME DI GUIDO CA.VALCAKTI 1 29 Dal ciel sì mosse nn spirito in quel punto, Che quella Donna ini degnò guardare j E vennesi a posar nel mio pensiero : E li mi conta sì d^Amor lo vero 5 Che ogni sua verta veder mi pare, Siccome fosse dentro al suo cor giunto. SONETTO III -. O Donna mia, non vedestu colui, Che sullo core mi trnca la mano, QuandMo ti rispondea fìochetto e piano Per la temenza degli colpi sui ? El fu Amore, che trovando vtii Meco ristette, che venia lontano A guisa d^un arcier presto soriano Acconcio sol per ancidere altrui: Entrasse poi degli occhi mici sospiri, I quai si gittan dallo cor si forte^ Ch'io mi parli' sbigottito fugando: Allor mi parse di seguir la morte Accompagnato di quelli martìri, Che soglion oon«umare altrui piangendo. SONETTO IV ^ S^io priego quesla Donna, che pietalc , Non sia nemica del suo cor gentile. Tu di', chMo sono sronosoento, e vile, E disperato, e pien di vanitate: Onde ti vien si uova rrudeltate? Già rassimigli a chi li vede umile, Saggia, e adorua. ed accorta, e sottile, E fatta a modo di soav itale. Li^ anima mia dolente, e paurosa Piange nei sospiri, clic nel cor trovai Sicché Lagnati di pianto cscon fore : £IMS 9 Digitizedby Google 1 So KIICS ▲llor mi par, che nella mente pioTS Una figura di donna pensosa, Che vegna per veder morir lo core; SONETTO V Gli miei folli occhi, €he'*n prima guardaro. Vostra figura piena di valore, Fur quei, che di voi. Donna, m^ accusato Nel fiero loco, ove tien corte Amore: Immantenente avanti a lui mostraro^ Gh' io era fatto vostro servitore : Perchè sospiri, e dolor mi pigUaro Vedendo, che temenza avca lo core; Menarmi tosto senza rìposanza In una parte, là Ve trovai gente; Che ciaschedun si dolea d'^Amor forte. Quando mi vider, tutti con pietanza Dissenni: fatto sei di tal servente, Che non dei mai sperare altro che morte. SONETTO VI Tu m^hai si piena di dolor la mente. Che r anima sen briga di partire: *£ gli sospir, che manda il cuor dolente: Dicono agli occhi, che non pnon soffrire. Amore, che lo tuo gran valor sente. Dice: e' mi duol, che ti convien morir» Per questa bella Donna, che niente Par, che pietate di te vogliai udire. Io fo come colui, eh' è fuor di vita; Che mostra a chi lo guarda, ched el aia Fatto di pietra, o di rame, o di legno: £ porto nello core una ferita; Che si conduca sol per maestria , Che sia, come egli è mortO; aperto aegoo. Digitizedby Google r I M GUIDO CAVALCANTI l3l 30NETT0 VII Chi e questa che vien, ch'^ogn^uom la inira^ Che fa di chiarità Taer tremare? £ mena seco Amor, siche parlare Null'uom ne puote, ma ciascun sospira? Ahi Dio, che sembra quando gli occhi gira? Dicalo Amor, ch'aio noi saprei contare ) Cotanto d' umiltà donna mi pare. Che ciascun^ altra in ver di lei cniam^ira. Non si porria contar la sua piacenza $ Ch'^a lei s** inchina ogni gentil vertute} E la beliate per sua Dea la mostra ; Non fu si alta già la mente nostra, £ non s''è posta in noi tanta salute: Che propiamente n''abbiam conoscenza, SONETTO Vili Perchè non furo a me gli occhi miei spenti, O tolti si, ehe della lor veduta Non fossi nella mente mia venuta A dire: ascolta, se nel cuor mi senti? Una paura di nuovi tormenti M'apparve allor si crudele, ed acuta. Che r anima chiamò: Donna, or ci ajuta, Che gli occhi, ed io non rimagniam dolenti. Tu gii hai lasciati si, che venne Amore A pianger sovra lor pietosamente Tanto, che s'^ode una profonda boce: La qua! dà suon: chi grave pena sente Guardi costui, e vederàl suo core; Che morte il porta in man tagliato in eroce. SONETTO IX A me stesso di me gran pietà viene Per la dolente angoscia, ch'aio mi veggio Di molta debolezza: quand^io seggio, L^ anima sento ricoprir di pene: * Digitizedby Google , !32 unte Tanto mi struggo, perdi'' io sento bene, Che la mia viU d^ogni angoscia lia'l peggio: La nova Donna, a cui merce(te io cbieggio Questa battaglia di dolor mantiene: Perocché quandMo guardo verso lei, Drizzami gli occhi dello suo disde^nio Si fieramente, che distrugge il core: Allor si parte ogni verta da'miei} 11 cor si ferma per veduto segno, Dove si lancia crudeltà d^ Amore. SONETTO X Deh spirti miei, quando voi me vedile Con tanta pena, come non mandale Fuor della mente parole adomate Di pianto doloroso, e sbigottite? Deh, voi vedete, che! core ha ferite, Di sguardo, di piacere, e d^ umiliate: Deh io vi priego, che vor il consoliate^ Che son da lui le sue-vertù partite. Io veggio a lui spirito apparire Alto, e gentile, e .di tanto valore, Che fa le tue vcrtù tutte fuggire. Deh, io vi priego, che deggiate dire Air alma trista, che parla in dolore, Cornicila fuy e fia sempre d** Amore. SONETTO XC Se mercè fosse amica armici desirì, EH movimento suo fosse dal cuore | Di questa bella Donna il suo valore Mostrasse la vertute a' miei martiri: D'^angosciosi diletti i miei sospiri. Che nascon dalla mente, ove è Amore, • K vanno sol ragionando dolore, E non trovan perdona, che gli miri, Digitizedby Google DI GUIDO CAVALCANTt l3^ Girlcno agli occhi con tanta vertuto, Chc'l forte, e duro lagrimar, che fanno, Ritornerebbe in allegrezza e'n gioja: Ma 81 è al cor dolente tanta noja. Ed all'anima trista tanto danno, Che per disdegno uom non dà lor salute. SONETTO Xri Una gìovenc Donna di Tolosa Bella e gentil, di onesta leggiadria, Tant'é diritta, e sìmigliante cosa ^'e'suoi dolci occhi della donna mia, Che fatto ha dentro al cor desiderosa L^anima in guisa, che da lui si svia, E vanne a lei; ma tanto è paurosa, Che non le dice di' qual donna sia. Quella la mira nel suo dolce sguardo, Nello qual face rallegrare Amore, Perchè v'c dentro la sua donna dritta. Poi toma piena di sospir nel core, Ferita a morte d^m tagliente dardo, Che questa donna nel partir le gitta. SONETTO XIII Per gli orchi fiere un spirito sottile. Che fa in la mente spirito destare, Dal qual si muove spirito d\imar(», Ch''o};n'' altro spiritel si fa gentile. Sentir non può di lui spirito vile; Di cotanta vertu spirito appare: Questo è lo spiritel, che fa tremare Lo spiritel, che fa la Donna umile. E poi da questo spirito si move Un altro dolce spirito soave, Che segue un spiritello di mercede; Lo quale spiritel spirili piove; Cha di ciascuno spirito la chiave Per forza d^uno spirito, che'i vede. Digitizedby Google iB4 Kfm )< i SCIATTO XIV Avete in voi li fiori e la verdura, E ciò, che luce, o è bello a vedere. Kisplende più che '1 Sol vostra figura; Chi voi non vede, mai non può valere. In questo mondo non ha creatura Si piena di beltà, ne di piacere: E chi d'Amor temesse, rassicura Vostro bel viso, e non può più temere. Le donne, che vi fanno compagnia. Assai mi piacen per lo vostro amore; Ed io le^ prego per lor cortesia, Che, qual più puote, più vi faccia onore^ Ed aggia cara vostra signoria. Perché di tutte «iete la migliore. SONETTO XV Ciascuna fresca e dolce fontanella Prende in sé sua chiarezza e vertute, Bernardo amico mio: e sol da quella, Che ti rispose alle tue rime acute. Perocché in quella parte, ove favella Amor delle bellezze, che ha vedute, Dice, che questa gentilesca e bella Tutte nuove adornezze ha in sé compiute. Avvegnaché la doglia io porti grave Per lo sospiro, che di me fa lume. Lo core ardendo in la disfatta nave. Blando io alla Pinella un grande fiume, Piena di lamie, servito da schiave Belle, ed adorne di gentil costume. / H SONETTO XVI' Beltà di Donna, e di saccente core, E cavalieri armati, che sian genti, Cantar d^ augelli, e ragionar d** amore, Adomi legni in mar forti e correliti: Digitizedby Google DI GUIDO CATALCAim l3S Aria sefena, quando aopar P albore,^ E bianca neve scenaer senza venti, Kivera d^acqua, e prato d^ogni fiore ^' Oro, e argento, azzurro in ornamentit Ciò, CTO può la beliate, e la valenza DeUa mia Donna in suo gentil coraggio, Par, che rassembre vile a chi ciò guarda; £ tanto ha più d^ogni altra conosceilza, ^ Quanto lo cicl di questa terra è maggio, A simil di natura ben non tarda. SONETTO XVII Novella ti so dire, odi Nerone, Che i Buondelmonti trieman di paura, £ tutti e Fiorentin non gli assicura, Vedendo, che tu hai cor di lione, £ più treman di te, che d'*un dragone, Veggendo la tua faccia, ch''è si duraj Che non la riterrian ponti, né mura, Ma si la tomba del Re Faraone. O come fai grandissimo peccato, Sì alto sangue voler discacciare. Che tutti vanno via senza ritegno! Ma bene è ver, che rallargar lo pegno Di che potresti T anima salvare, Se fossi paziente del mercato. SONETTO XVIII Certo non è deir intelletto accolto 8uel, che staman ti fece disonesto: r come ti mostrò mendico presto Il rosso spiritel, che apparve al volto. Sarebbe forse, che T avesse sciolto Amor da quello, cbe dà il tondo sesto t O che vii raggio t' avesse richiesto A farte Ueio, or^io son tristo mi>Uof Digitizedby Google 1 36 RIMK . Di te mi dole in me puoi veder quanto s Che me ne fiede mia donna a traverso, Tagliando ciò, che Amor porta soave. * Ancor dinanzi mi è rotta la chiave, Che del disdegno suo nel mio cor verso; Sicché amo IMra, e la tristezza, eU pianto. SONETTO XIX Veder poteste, quando voi scontrai. Quello pauroso spirito d'amore, Lo qual suol apparer, quando uom si more Che in altra guisa non si vede mai. Egli mi fu si presso, che pensai, Che Fancidesse il mio cTolente core; Alior si mise nel morto colore L** anima trista in voler tragger guai. Ma poi si tenne qu.indo vide uscire Dagli occhi vostri un lume di mercede. Che porse dentro, al cor una dolcezza; E quel sottile spirito, che vede, . Soccorse gli altri, che credean morire, Guariti d'angosciosa debolezza. SONETTO XX In risposta al primo Sonetto di Dante, Vedesti al mio parere ogni valore, E tutto gioct), e quanto bene uom sente. Se fo^ti in pruova del signor valente, Che signoreggia il mondo dell' onore, Poi vive in parte, dove noja muore, E tien ragion nella piptosa mente; Si va soave ne' sonni alla gente, Che i cor ne porta senza far dolore. Di voi lo cor se ne portò, vc*ggendo Che vostra Donna la morte chiedea: Nudiilla d'osto cor, di ciò Icmeudo. Digitizedby Google DI GUIDO CA.yALCAKTI 187 ^ Quando t^ apparve, che sen già dogliendo; f Fu dolce sonno, eh'' allor si compiea, Che 1 suo contraro lo venia vincendo SONETTO XXI Se vedi Amore, assai ti prego, Dante, In parte, là ove Lappo sia presente, Che non ti gravi di por si la -mente, Che mi riscrivi, s'^egli il chiama Amante. E se la Donna gli sembra aitante, E se fa vista di parer servente : Che molte fiate così fatta gente Suol per gravezza d** Amor far sembiante; Tu sai, che nella corte, là ove regna Non può servire uomo, che sia vile A Donna, che là dentro sia perduta; Se la soffrenza lo servente ajuta, Puoi di legger .conoscer nostro stile, Lo quale porta di mercede insegna. SONETTO XXII Io vengo il giorno a te infinite volte, E trovoti pensar troppo vilmente : Molto mi duol della gentil tua mente, E (V assai tue verta, che ti son tolte. Solevati spiacer persone molte :• Tuttor fuggivi la iiojosa gente: Di me parlavi si coralemente, Che tutte le tue rime avea accolte. Or non mi ardbco per la vii tua vita Far dimostranza, che U tuo dir mi piaccia; Ne ""n guisa vegno a te, che tu mi veggi. Se M presente Sonetto spesso leggi, Lo spirito nojoso, che ti ciccia, Si partirà dall'* anima invilita. Oigitizedby Google i38 Rtteft SONETTO XXni La bella donna, dove amor si mostra, Che tanto è dì valor pieno ed adomo, Tragge lo cor della persona vostra, E prende vita in far con lei soggiorno. Perché ha sì dolce guardia la sua chiostra. Che il sente iu India ciascuno Unicorno: E la virtù delParmi a farvi giostra Verso di noi fa crudele ritomo. Ch^ ella è per certo di sì gran valensa, Che già non manca a lei cosa di ben^i Ma creatura la creò mortale. Poi mostra, che in ciò mise provvidenza; Che al nostro intendimento si conviene Far pur conoscer qilel, che a lei sia ti^ SOPfETTO XXIV Io temo, che la mia disavventura Non faccia si, ch''io dica io mi dispero: Pfrò ch^io sento nel cor un pensiero. Che fa tremar la mente di paura. E par, ch^ei dica: Amor non t^assicitrft in guisa che tu possa di leggiero Alla tua Donna sì contare il vero, Che morte non ti ponga in sua figuri. Della gran doglia, che P anima sente. Si parte dallo core un tal sospiro, Che va dicendo: spiritei, foggite; Allor nuU^uom, che sia pietoso miro, Che consolasse mia vita dolente, Dicendo: spiritei, non vi partite. SONETTO XXV O tu, che porti negli occhi sovente Amor tenendo tre saette in manoi Digitizedby Google DI GUIDO OATALCANTI iS^ ?ueito mio spirto, che vren ài lontano i raccomanda T anima dolente j La KIMB Disfatta m'ha già tanto della vita, Che la gentil piacevol Donna mia Dair anima distrutta s^ è partita; SicchMo non veggio là, diov^ella sia: Non è rimasa in me tanta balia, <]h'*io dello suo valore Possa comprender nella mente fiore. Vien, che m''uccide un si gentil pensiero, Che par, che dica, che mai non la veggiaj Questo tormento dispietato e fero, Che struggendo m"* incende ed amareggia: Trovar non posso a cui pietate cheggia; Mercè di quel signore, Che gira la fortuna del dolore. Pien d'ogni angoscia in loco di paura Lo spirito del cor dolente giace. Per la fortuna, che di me non cura, Ch^ha volta morte, dove assai mi spiace; E dà speranza, ch^è stata fallace. Nel tempo, che si muore, M^ha fatto perder dilettevoli ore. Parole mie disfatte, e paurose. Dove di gir vi piace, ven andate; Ma sempre sospirando, e vergognose Lo nome della mia' Donna chiamate : Io pur rimango in tanta awersitate, Che qual mira di fuore Vede la morte sotto 1 mio colore. BALLATA VII Era in pensier d^Amor, quand^io trorai Due ìorosette nove : L^una cantava, e piove Gioco d^ Amore in nuL Kra la vista lor tanto 9oave, TaAto quietai cortese, ed umile ; Digitizedby Google GhUo dissi lor: voi portate la chiave Di ciascuna vertute alta, e gentile} Deh, forosette, non mi aggiate a vile: Per lo colpo, ch'io porto, Questo cor mi fu morto, PoichMn Tolosa fui. Elle con gli occhi lor si volser tanto; Che vider, come ''l core era ferito ; E come un spirìtel nato di pianto Era per mezzo dello colpo escito ; Poiché mi vider cosi sbigottito, Disse Funa, che rise: Guarda, come conquise Gio|a d'Amor costui. Molto cortesemente mi rispose Quella, che di me prima aveva riso. Disse: la Donna, che nel cor ti pose Con la forza d^Amor tutto H suo ||^soi 4// Dentro per gli ocelli ti mirò si fiso, Ch'Amor fece apparire: Se t'è grave il soffrire, Baccomandati a lui. L^una pietosa piena di mercede. Fatto di gioco in figura d^Amore Disse: il suo colpo, che nel cor si vede Fu tratto d^ occhi di troppo valore; * Che dentro vi lassaro uno splendore, Che noi posso mirare: Dimmi, s'^arricordare Di quegli occhi ti pui? Alla dura quistione, e paurosa, La qual mi fece questa forosetta; Io (fìssi: e''mi ricorda, che'^u Tolosa Donna m'^apparve accordellata e stretta La quale ^Ajnor chiamava la Mandetu, Gioase si prestai e forte, Digitizedby Google 7 i44 > Io un boschetto trovai pastorella Più che la stella bella al mio parere. Gapegli avea biondetti, e ricciutclli, È gli occhi pien d'amor, cera rosata: Con sua vcrghctta pasturava agnelli} £ scalza, e di rugiada era bagnata: Cantava^ come fosse innamoratai £ra adomata di tutto piacere. D^Amor la salutai ìmmantenente^ E domandai, s'^avesse compagnia: Ed ella mi rispose dolcemente. Clic sola sola per lo bosco già} E disse; sappi, quando l'augel fMi, AUor desia lo mio cor drudo avere. Poiché mi disse di sua condizione, E per lo bosco aogei udio cantare. Fra me stesso dicea: ora è^tagione Di questa pastorella gioi^piglìare: Mercè le chiesi, sol che di basciare, E d^abbracciare, Ibssel suo Tolere. Per man mi prese d^amorosa Toglia, E disse che donato m''avea'*l core: Menommi sotto una freschetta foglia. Là dov''io vidi fior d'ogni colore : E tanto vi sentUo gioia, e dolzore Che Dio d^Amor mi parve i?t federe. aiMS isf Digitizedby Google l4^ RlkB / / BALLATA X Posso degli occhi miei noyella dire. La quale è tal, che piace si al core , Che di dolcezza ne sospira Amore. Questo novo piacer, che T mio cor sente, Fu tratto sol d'Iona Donna veduta, La quale è si gentile, ed avvenente, £ tanto adoma, che**! cor la saluta: ' Non è la sua beltate conosciuta Da gente vile: che lo suo colore Chiama intelletto di troppo valore. Io veggio, che negli occhi suoi risplende Una vertù d'*Amor tanto gentile ; Ch^ogni dolce piacer vi si comprende: E muove allora un'^anima sottile, Rispetto della quale ogn'altra é vile ; E non si può m lei giudicar fuore Altro, che dir: questo è nuovo splendore. Va, Ballatetta, e la mia Donna trova; E tanto le dimanda di mercede, Che ^li occhi di pietà verso me muova Per quel, cbe'^n lei ha tutta la sua fede i Ej sVUa questa grazia ti concede, Manda una voce d'^allegrezza fuore, Che mostri quello, che t'ha fatto onore. / X BALLATA XI Perch'io no spero di tornar giammai, Ballatetta, in Toscana, Va tu leggera, e piana Dritta alla Donna mia, Che per sua cortesia Ti farà molto onore. Digitizedby Google W GUIDO ClTA]:.CAjrTI làtf Tu porterai noveUe de^ sospiri Piene di doglia, e di molta paura; Ma guarda, che persona non ti miris Che sia nemica di gentil natura j Che certo per ,la sua disaTrentura Tu saresti contesa/ Tanto da lei ripresa, Che mi sarebbe angoscia 5 . Dopo la morte poscia Pianto, e novel dolore. Tu senti, BallatetU, che la morte Mi stringe si, che vita m'abbandona j E senti, come 1 cor si sbatte forte Per quel che ciascun spirito ragiona : Tant e distrutta già la mia persona, Ch 10 non posso soffrire j Se tu mi Tuoi servire, Mena P anima teco, C Molto di ciò ti préco ), Quando uscirà del core. Deh, BallatetU, alla tua amistatc Suesta anima, che triema, raccomando? enaia teco nella sua pietate A quella bella Donna, a cui ti mando s Deh, Ballatetta, dille sospirando, Quando le sei presente: Questa nostra servente Vien per istar con vui. Partita da c(^ui. Che fu servo d'Amore. Tu voce sbigottita e deboletta Ch'esci piangendo dello cor dolente, Con l'anima, e con quesU BallatetU Va ragionando della strutta mente, voi troverete una Donna piacente Di si dolce intelletto, Digitizedby Google I^S KIMS Che vi sark diletto Davanti starle ognora. Anima, e tu Tadora Sempre nel suo valore* BALLATA XII Quando di morte mi convien tnir vita, E di gravezza gioja: Come di 'tanta noja Lo spirito d^Amor d'^amar m'invita? Come m^vita lo mio cor dHimare? I^asso, ch^è pien di doglia, E da^sospir si d'ogni parte priao, Che quasi sol mercé non può chiamale ; £ di vertù lo spoglia L'affanno, che m'ha già quasi conquiso. Canto, piacer, con beninanza e riso. Mi son doglia, e sospiri ; Guardi ciascuno, e min, Che morte m'^è nel viso già salita. Amor, che nasce di simil piacere, Dentro dal cor si posa, Formando di desio nova persona; Ikia ÙL la sua vertù in vizio cadere^ Sicch^amar già non osa Qual sente, come servir guiderdona: Dunque d''Amor perchè meco ragiona? Credo sol, perche vede, Ch^io dimando mercede A morte, ch''a ciascun dolor m''addit«. Io mi posso biasmar di gran pesanza; Più che nessun giammai: Cha noorte dentro al cor mi traggc pn core, Che va parlando di crudele amanza; Che ne'^miei forti guai M'affanna, là ond'iu perdo ogai valore. Digitizedby Google DI OUIIM) CATALCiVTI l49 Quel ponto maledetto sia, eh'' Amore Nacque di tal maniera, Che la mia vita fiera Gli fu di tal piacere a lui gradita. CANZONE y Donna mi priega, per eh'' io voglio dire D'uno accidente, che sovente è fero, Ed è si altero, ch''è chiamato Amore: Si chi lo niega possa il ver senUre. Ed al presente conoscente chero; Pcrch''ìo no spero, ch'^uom di basso core A tal ragione porti conoscenza; Che senza naturai dìmostramento Non ho talento di voler provare, Là dove ei posa, e chi lo fa criarej E qual è sua vertute, e sua potenza, L'essenza, e poi ciascun suo movimento} E'I piacimento, cheU fa dire amare $ E s'^uomo per veder lo può mostrare. In quella parte, dove sta memora. Prende suo stato, si formato, come Diafan dal lume d'' una oscuritate, La qual da Marte viene, e fa dimora; Egli è criato, ed ha sensato nome, D''alma costume e di cor volontate: Vien da veduta forma, che s'' intende Che prende nel possibile intelletto, Come in suggetto, loco e dimorauza, In quella parte mai non ha possanza. Perchè da qualitate non discende; Risplende in se perpetuale effetto: Non ha diletto, ma consideranza ; Sich^ei non puote largir simiglianza. Non è vertute, ma da quella viene; (Jh'è perfcziouey che si pone tale^ Digitizedby Google L Non f«:doDale, ma die sente, dico { Faor di salute giudicar mantiene^ Che r intenzione per ragione vale; Discerné male, in cai è Tizio amica. Di sua potenza segue spesso mórte^ Se forte la vertù fosse impedita. La quale aita la contraria via $ Non perchè opposta naturale sia; Ma quanto ehe da buon |>erfetto tort^è Per sorte non può dire uom, ch^aggia tita| Che stabilita non ha signorìa: À simil può Taler, quand^uom robblia. L'essere è, quando lo yolere è tanto, Gh'^oltra misura di natura toma: Poi non s"* adoma di riposo mai; Muore, cangiando colo!*, riso e pianto, E la figura con paura stoma. Poco soggiorna: ancor di lui tedrtfl, Che^ gente di yalor lo più si trova. La nuora aualità muore i sospiri; E ruol, ch'uom miri non fermato loco, Destandosi ira, la quàl manda fuoco: Immaginar noi puote uom, che noi prora : E non si muora, perch'uà lui si tiri, E non si giri, per trorarri gioco, Né certamente gran saper, né poco. Di simil tragge complessione sguardo, Che fa parere lo piacere certo: Non può corerto star, quando é sì giunto. Non già selvagge le beltà son dardo, Che tal rolere per temere esperto Consegne merto spirito, clt'é punto: E non si può conoscer per lo riso Compriso, bianco, in tale obietto cade: E chi ben rade, forma non si rede; Perchè lo mena dà da ki procede .dby Google 01 OVIDO GÀTALCIRTI t5l. Fuor di colore, d^ essere diviso, Assiso in mezzo oscuro luci rade! Fuor d^ogni frade dice degno in fede; Che solo di costui nasce mercede. Tu puoi sicuramente gir, Canzone, Dove ti piace: eh** io t^ho si adornata, di'* assai lodata sarà tua ragione Dalb persone, e** hanno intendimento ; Di star con V altre tu non hai talento. Digitizedby Google NOTA ALLE RIME DEL GUINIZZELLI E DEL CAVALCA ITTI Pii altre rime si avrebbero qui potate raccogliere . se tatto die passa sotto il nome del GninizzeUi, edel Cavalcanf ù fosse accettato, ma forse P abbondahta è già troppa, e mal si prowe- derebbe alla fama di que''dne leggiadri intelletti, accampando la tanta barbarie di miserabili versi, che fa loro infelicementi donata. È però a dirsi alcana parola a que'^molli, che si dorranio dì non trovare una cansone dai codici, e dalle stampe attribuì^ al Gnì- nisaelli, e per certo degna di lui. È quella, che comiieia : jiwtgnachè del maggio pia pei tempo Per poi richiesto ho pietate ed amore Per confortar la vostra grave vita: Non è ancor sì trapassato il tempo Che il mio sermon rton troei il vostro con Piangendo star coW anima smarrita ec. Ni gii mi avrebbe offeso questo prindpio oscirissimo, cbè la lesione i palesemente errata , e tatto il resto pncede eoa no» bilti, e gentilexsa, ma appanto nel tentarne la correzione nVr- ridi, che non era cosa del Gninixtelli. È manifeso, che il poeta vuole scusarsi presso V amico di recargli troppo tarde consola- sioni per la morte della sua donna, e quindi m^ffa tacile il ve- dere, che i primi dae versi doveano emendarsi cai zz jévvegna- che io non aggia più per tempo. z= Per voi richiesto pietaie, ed amoremz II seuso mi riusciva in tal modo noble e piano, ma nello stesso tempo per la teslimonianta di Danti nel libro ddb volgare eloquenza la cantone cessava di appartttere al Ghìbìi- telli, ed era restituita a Gino di Pistoja, al quak nessuno, nem- meno il Gampi nella sna bizzarra liberalità, a'«a pensato d"**!- tribnirla. E questo nuovo esempio valga a prrrare sempre pìi quanto incerta sia la fede degli antichi codici, *che quando sono fra loro in piena concordia. Digitizedby Google i53 RIME SCELTE DI CINO DA PISTOIA SONETTO I V^ual dura sorte mia, Donna, acconsente Che '1 bel dir, ch'^umil rende ogn"* empia fera, Vi facci, oltre H venir spietata e fera. Romper la legge de P umana gente? Son pur degli cìomenti le semente I membri vostri, e V alma vostra altera Del ciel calando d' una in altra sfera, Come non lia quel suon vivo a la mente? Non r ha, poiché parlar né simiglianza Non la muove, né suon : là dove io voglio Tacer, dissimi! farmi, e pianger sempre. Forse con simil disusate tempre Piegherò voi, non già donna, ma scoglio, Da che la vostra ogni durezza avanza. SONETTO II In sin che gli occhi miei non chiude morte, Non avrann** unqua del mio cor riguardo, Ch'' oggi si miscr fisi ad uno sguardo, Che ne li fur molte ferite porte ; Ond^ io ne son di già chiamato a morte Da Amor, che manda per messaggio un dardo, II qual m** accerta che, senz' esser tardo, Di auo giudizio avrò sentenza forte ; Digitizedby Google i54 Però che la mia ylta in potestate Dice eh"* egli ha, di si altero loco, Che dir mercè non vi potrà pietate^ Or piangeranno li folli occhi il gioco, Ch^ io sento per la lor gran yanitate. Appreso già dentro la mente il foco. SONETTO IH 10 son si vago della bella luce Degli occhi traditor che m** hanno ucciso^ Che là dovMo son vinto, e son deriso. La gran vaghe2za pur mi riconduce, £ auel che pare, e auel che mi traluce, lu' abbaglia tanto V uno e P altro vi*o, Che da ragione e da vertu diviso, Seguo sol il desio come mio duce ; 11 qual mi mena tanto pien di fede A dolce morte, sotto dolce inganno, Chi* io la conosco sol dopo ^1 mio danno | E mi duol forte del gabbato affanno ; Ma più mi duole, ahi lasso, che si vede Meco pietà tradita da mercede. SONETTO IV Sta nel piacer della mia Donna Amore Com' in Sol raggio, e ''n ciel lucida stella, Che nel muover degli occhi poggia al core. Si eh' ogni Spirto si smarrisce in quella: Soffrir non posson gli occhi lo splendore, Né il cor può trovar loco, si è bella, Che U sbatte fuor, tal ch'ei sente dolore} Quivi si trova chi di lei favella: Ridendo par che s' allegri ogni loco, Per via passando, angelico diporto, Nobil negli atti, ed uraìl nei sembianti; Tutt"* amorosa di sollazzo e gioco, E saggia di parlar, vita e conforto, Gioia e diletto a chi le sta davanti. Digitizedby Google 1>I CmO OA PISTOIA i5d , SONETTO V he '1 rostro cor del forte nome sente, Non m** udirete mai chiamar mercede, ' Anzi Toi mi vedrete, per mia fede, Andar pensoso e lagrimar sovente; In sin che morte, ch^a si fatta gente Suol apparir da poi che la si chiede, Non entrerà nel loco dov'^ei siede, Vita no^ avrò, se non selvaggiamente* Cosi m^ ha preso la heltate vostra, Che se mi disdegnate morto sono. Perchè Amor pur volermi uccider mostra) E dice spesso, se di voi ragiono. Poi <^^ ella gli occhi tuoi vinse in la giostra, Convien tetighi da lei la vita in dono. SONETTO VI Occhi miei, deh fuggite ogni persona, E col pianto emendate il gran fallire Ch^ avete fatto; si che di morire Sete più degni, che di cosa alcuna; S'Amor per cortesia non mi perdona, Consìgliovi anzi piangendo finire, Che voi vogliate lo mio cor tradire, Di ciò sovente TAmor vi cagiona. Deh come mai apparirete avanti A quella Donna, da cui voi faceste, Per dipartir, si dolorosi pianti? Diravvi, poi che voi non mi vedeste, Occhi vani, voi foste si costanti. Che 1 cor ch^ io aggio, sottrar mi voleste* SONETTO VII Gli occhi vostri gentili e pienM^Amore Ferito m^ hanno col dolce guardare. Si eh* io sento osni mio membro acccnrdare A doler forte, chVi non hai core; Digitizedby Google 1 55 RIME Che volentieri'! farei servidore Di voiy Donna, piacente oltre al pensare, A gli atti, e i nei sembianti, in cui traspar Ciò che si scorge in voi con gran bellore: Come potea d''umana natura, Nascere al mondo figura si bella^ Com' voi che pur maravigliar mi fate? E dico, nel mirar vostra beliate: Questa non è terrena creatura, Dio la mandò dal ciel, tanto è novella ! SONETTO Vili Tutto mi salva il dolce salutare, Che vien da quella ch''è somma salute, In cui le grazie son tutte compiute; Con lei va Amor, e con lei nato pare; E fa rinnovellar la terra e''! mare, E rallegrare il ciel la sua virtule, Già non mai fur tai novità vedute; Quali per lei ci face Amor mostrare. Quando va fuori adorna, par che'l Mondo Sia tutto pien di spiriti d'Amore, Si ch^ogni gentil cor divien giocondo; Ed il mio cor dimanda, ove m^ascondo? Per tema di morir voi fuggir fore: Ch'^abbasù gli occhi, allor tosto rispondo. SONETTO IX Una gentil piacevol giovenclla. Adoma vien d'^angclica virtù te, In compagnia di si dolce salute, Che qual la sente, poi d'Amor favella; Ella n'^apparve agli occhi tanto bella, Che per entro un pensier al cor venute Son parolette non già ancor sentute, Ch'abbian vertù d'eita gioia novella} Digitizedby Google DI CINO DÀ PISTOIA l57 La quale ha preso si la mente nostra, £ covertata di si dolce Amore, Che Ha non può pensar se non di lei; Ecco come è soave il suo valore, Che ne** begli occhi apertamente mostrai Ch'aver doviam gran gioia di costei. SONETTO X Vedete, Donne, bella creatura, Coro** sta tra voi maravigliosamente 7 Vedeste mai così nuova figura, O cosi savia giovine piacente ? Ella per certo Tumana natura, E tutte voi adorna similmente; Ponete agli atti suoi piacenti curay Che fan maravigliar tutta la gente. Quanto potete, a prova, Tonorate Donne gentili, cn'*clla voiionora, E di lei''n ciascun loco si favella. Unauemai par si trovò nobiltate, CVio veggio Amor visì^il che l'adora, E falle riverenza, si è nella. SONETTO XI L^anima mia vilmente è sbigottita Della battaglia che la sente al core, Che se pur «''avvicina un poco Amore Più presto a lei, che non soglia, ella more; Sta come quei, che non ha più valore, Ch^è per temenza dal mio cor partita, E chi vedesse com'ella n''è gita, Dirla per certo; questi non ha vita. Per gli occhi venne la battaglia pria, Che roppe ogni valore immantenente, Si che del colpo fìer strutta è la mente; Qualunque è qui>l che più allegrezza sente,, S^ei vedesse il mio spirito gir via, Si grande è la pietà, che piangerla. Digitizedby Google i58 miMB SONETTO XII La fvrave udienza degli orecchi miei, Af^ave sì piena di dolor la mente, Che'l mio cor, lasso, doglioso si sente Involto di pensier crudeli e rei ; Però che mi fu detto da colei, Per cui speravo viver dolcemente. Cose, che si m''angos^ian duramente. Che per men pena la morte vorrei $ E sarebbemi assai meno angosciosa La morte, della vita ched io attendo, Poiché rè piena di tanta tristizia} Che là ond' io credevo aver letizia, Pena dato m' è or sì dolorosa^ Che mi distrugge e consuma languendo. SONETTO XIII La bella Donna che'n virtù d^ Amore Mi passò per gli occhi entro la mente, Irata e disdegnosa spessamente Si volge nelle parti ove sta 1 core $ E dice : s"* io non vo di quinci fore Tu ne morrai, s^io posso, tostamente; E quei si stringe paventosamente, Che ben conosce quant'*é il suo valore, L^anima, che intende este parole, Si lieva trista per partirsi allora Dinanzi a lei, che tant' orgoglio mena; Ma vienle incontro Amor che se ne duole, Dicendo : tu non te ne andrai ancora t E tanto fa eh'^ei la ritiene a pena. SONETTO XIV Beh coro' sarebbe dolce compagnia Se questa Donnn, Amor e Pietate, Fossero ''nsicme io perfetta amistate. Secondo la vcrtù ca'oDor disia; Digitizedby Google DI GINO DI PISTOIA iSg E Tun de Taltro avesse sigsorìa, E''n sua natura ciascun liberiate, Perch'' il core alla vista d^umiltate. Simile fosse, sol per cortesia ; Ed io vedessi ciò, si che novella Ne portassi gioiosa alPalma trista! Voi odi reste lei nel cor cantare, Spogliata del dolor che la conquista; Ch'ascoltando un peosier, che ne favella, Sospirando si gitta in lei a posare. SONÉTTO XV Io sento pianger l'anima nel core, Si ch''agli occhi fa pianger li suoi guai, £ dice: oiraè lasso, io non pensai Che questa fusse di tanto valore; Che per lei veggio la faccia d'Amore Vie più crudel, ch''io non vidi già mal, £ quasi irato mi dice: che fai Dentro questa persona, che si more ? Dinanzi agii occhi miei un libro mostra, Nel quale io leggo tutti que''martiri, Che posson far vedere altrui la morte. Poscia mi dice: o misero, tu miri Là ov''è scritta la sentenza nostra. Che tratta del piacer di costei forte f SONETTO XVI Ciò ch^o veggio di qua m^é mortai duolo, Poi eh** io son lunge in fra selvaggia gentc;^ La quale io fuggo, e sto celatamente, Perché mi trovi Amor col pensicr solo. Ch'^allor passo li monti, e ratto volo Al loco ove ritrova il cor la mente, Imaginando intelligibilmente. Mi conforta un pensier, che tesse un volo. Digitizedby Google l6o RIMB Cosi non morragg^io, se tìa tostano Lo mio r«dire a far si, chcd io miri La bella gioia da cui son lontano, Quella, ch'io chiamo, lasso ! coi sospiri, PerchWito non sia da cor villano, D^Amor nemico, e degli suoi desirì. SONETIO XVH ÀTvegna che crudel Jancia intrayersi Nell'alma questa gioTcn Donna, gente, Go''suoi begli occhi molto fuoco versi Neiranima, che m'^arde duramente: Non starò di mirarla fisamente, ChVlla mi par si bella in que'suci persi, Ch'io non cliicggio altro che poneric inente^ Poi dì ritrarne rime e dolci versi: E, se di lei m'ha preso Amor, non poco Lodar lo deggio, quando in me si mise; Che per si Bella ancor nissua no^ uccise: E, se già mai alcun morendo rise^ Cosi degg'io tener la morte a gioco. Da che mi vicn di così alto loco. SONETTO XVIII Ben è si forte cosa il dolce sguardo. Che fa gridar di bel piacere Amore, Ch'i' ho si chiuso, per finir, lo core, Che non mi pnote Tuomo aver riguardo. Però lo chiamo invU^Mle «lardo, ChVntraper gli occhi, e non può star di f#re{ Morte è del core, e dell'alma dolore, E poi ch'è gionto, ogni soccoi:^so è tardo. Formasi dentro in forma ed in sembianza Di quella Donna, per la qual si |)one Lo spirito d"'Amor in soverchianza; £ non può stare in mezzo per ragione, Che d'ogni piacer traggc ugual possaoza. Poscia che e giunto da perfezione, Digitizedby Google DI CIIIO DA PITOJA lAl SONETTO XIX Amor è uno spirito ch'*ancìd«, Che nasce ai piacer, e vien per guardo, E fiere il cor, si come face dardo, Che Taltre menihra distrogpje e conquide. Da lo qual vita e lo valor divide, No'avendo di pietad'^alcun riguardo, Come mi dice la mente ov'io ardo, E Tanima smarrita che lo vide. Quando s'^assicurar gli occhi miei tanto. Che guardaro una Donna eh** io 'incontrai, Che mi fcrìo'l cor in ogni canto: Sì foss'^io morto, quando la mirai; Ch''altro non ebbi poi, che doglia e pianto, E certo son che non avrò giammai! SONETTO XX Uomo, lo cui nome per effetto Importa povertà di gioi'' d'*Amore, E ricco di tristitia, e di dolore. Ci manda a voi, come pietà v'ha detto ; Lo qual venuto nel nostro cospetto Sarebbe volcnlier, s'^avesse il corej Ma non lo lascia di viltà tremore, Perchè gPingombra angoscia Tintelletto. Se voi vedesse appresso la sua vista, Farebbcvi nel cor tutte tremare 5 Tan^è in lui visibil la pietate: Di meroè avare. Donne, non gli siate, Che per la speme, ch'ha per voi campare, Di vita pasce Tanima sua trista. SONETTO XXI Gentil Donne valenti, or m** aitate Ch^io non perda cosi Tanima mia, E non guardate a me qual io mi sia. Guardate, Donne, alla vostra pictatc. RIMI 1 1 Digitizedby Google f6!2 RIME Per dio, qualora insieme vi trovale, Pregatela, ch'umìl verso me sia, Ched altro già il mio cor non disia. Se non che veggi a lei qualche fiate; Che non e sol de' miei occhi allegrezza. Ma di quei tutti, ch^hanno da Dio grazia D'aver valor di riguardarla fiso; Ch'ogn' uom che mira il suo leggiadro wo, Divotamenle Iddio del ciel ringrazia, E ciò eh' è tra noi qui nel mondo sprezxm. SONETTO XXII Quella Donna gentil che sempre mai, PoichMo la vidi, disdegnò pietanza, Mi mena con tant"* ira in disperanza, Che! cuor dispregia la sua vita omai; Ed i pensier mi dicon : tu morrai, * Che non puoi viver senza dcsianza; E certo ch'io non so d'està possanza Altra cagion, se non ch'io la mirai. Adunque si può dir, che mi fur rei Gli occhi a quell'ora, che gli prete al guardo, La dolce forza del piacer eh' è in lei: Ma mentre i' faccio a lei fiso riguardo Dico, che ancora i'non men guarderei, Se ben io porto in mezz' al core il dardo. SONETTO XXIII Questa leggiadra Donna ched io sento Per lo suo bel piacer ne l'alma entrata. Non vuol veder la ferita, eh' ha data Per gli occhi al eor, che sente ogni tormento. Anzi si volge di fiero talento Fortemente sdegnosa ed adirata, E con questi sembianti è si cambiata, Ch'io me ne parto di morir contento ; Digitizedby Google DI GINO DA PISTOJa i63 Chiamando, per soverchio di dolore, Morte, si come mi fosse lontana, Ed ella mi risponde nello core. All'otta cli''odo, ch^è si prossimana, li spirito accomando al mio Signore; . Poi dico a lei : tu mi par dolce e piana. SONETTO XXIV O giorno di tristizia e pien di danno, O ora, e punto reo, ch'aio nato fui, E venni al mondo per dare ad altrui Di pene esempio, d"* amore, e d** affanno. Se le pene, che Talmc in lo 'nferno hanno. Fossero un corpo, il qual venisse pui Nel mondo, non si vedriano in lui Cotante pene, quante in me si stanno. Tu solo, Amor, m'ubai messo in tale stato, E dì me fatt^hai fonte di martìri. Di malignanza e di tristizia loco; E mi fai dimorar in ghiaccio, e ^n ifuoco, E di pianto, e d"* angoscia, e di sospiri Pasci il mio cor dolonte, disperato. SONETTO XXV Poscia ch'io vidi gli occhi di costei, Non membr'altr" intelletto, che d** Amore, L** anima mia, che presa è dentro al core Dal spirito gentil, che parla in lei j E consolando lei dice : tu dèi Esser allegra, poi ti faccio onore. Ch'io ti ragiono dello suo valore, Onde son dolci gli sospiri miei; Per ch'in dolcezza d'esto ragionare, Si muovano da quella, eh' allor mira Questa Donna gentil, che'l fa parlare; E vedesi da lei signoreggiare, Ch'è si valente, ch'altro non desira, Ch'a la sua signoria soggetta stare. Digitizedby Google »64 mun SONETTO XXVI Egli è tAnio gentil et alta cosa La DoDDa, che sentir mi face Aroore^ Che r anima pensando come posa La Tertù, eh esce di lei, nel mio core, Isbigottisce, e diTien paurosa, £ sempre ne dimora in tal tremore. Che batter Tali nessun spirit^osa Che dica a lei: Madonna, costei muore. Ohi! lasso me, come v^ andrà pietanza, E chi le conterà la morte mia Celato in guisa tal che lo credesse? I7on so, eh** Amor medesmo n''ha dottanza. Ed ella già mai creder noi potria, Che «uà vertù nel cuor mi discendesse. SONETTO XXVII Senza tormento di sospir non rissi, Né senza reder morte un' ora stando Fui poscia, che miei occhi riguardando A la beltate dì Madonna fissi; Come eh* io non credea che tu ferissi, Amore, altrui, quando 1 Tai lusingando, E sol p«r itguarda^ meraTigliando In COSI mortai lancia il cor m* aprissi) Anzi credea. che quando tu uscissi Di ai begli occhi apportassi dolci ore Non eia che fosai amaro e fier signore. Ne che\i guisa cotal tu mi tradissi. Che fai sollazzo dello mio dolore. Vedendo uscir le lagrime dal core. SONETTO XXVIII Ahimè t ch^io veggio, ch'una Donna Tiene Al grand' assedio aella vita mia. Irata sì, ofa^ancide, e manda via Tutto ciò, che in vita la sostiene; Digitizedby Google DI cnro DÀ PISTOIA i65 Onde riman lo cuor, eh' è pien di pene, Senza soccorso, e senza compagnia, E per forza convien che morto sia, Per un solo desio, ch'Amor vi tiene. Quest'assedio si grande ha posto morte, Per conquider la vita, intorno al cuore, Che cangiò stato quando '1 prese Amore, Per quella Donna, che sen'ira forte, Come colei, che sei pone in disnore. Onde assalir lo vien si, ch'ei ne rauorc. SONETTO XXIX Veduto han gli occhi miei si hoUa cosa, Che dentro da lo cor dipvnta t^ hanno; E se per veder lei tnttor non stanno, Insin che non la trovan non han posa : E fatto han V alma mia sì amorosa, Che tutto corro in amoroso affanno, E quando col suo sguardo scontro fanno, Toccan lo cuor, che sovra "'l ciel gir osa. Fanno nel cielo gli occhi al mio cor scorta, Fermandol ne la fé d' Amor più forte. Quando riguardan lo suo nuovo viso; E tanto possa 'n su H desiar fìso, Che 'ì dolce imaginar gli dar(a morte, S' ei non fosse Amor poi, che lo conforta SONETTO XXX Onde ne vieni, Amor, cosi soave Con il tuo spirto dolce, che oonfarU L' anima mia, ched è quasi ohe morta, Tanto l' è stata la partenza grave? Vien** tu da quella, cne lo mio cor av«? Dillomi, clic la mente se n''è accorta: Per quella fé, che lo mio cor ti porta, Di', se di me nembranza le recale? Digitizedby Google ]66 RIME Mercé, Amor, fai, che confortar mi vuoi. Tu vita e morte, tu pena, e tu gioia, Mi dai, e come Signor far lo puoi. Ma ora che 1 partir m'è mortai noia, Per dio, che non mi facci come suoi : Fammi presento, se non vuoi eh' io moia. SONETTO XXXI O tu, Amor, che m'' hai fatto marUre, Per la tua fé, di langore e di pianto, Dammi, per dio, della tua gioia alquanto, Ch** io possa un poco del tuo ben sentire; E se ti piace pur lo mio languire. Morir mi farai poscia certo tanto. Facendomi tornar sotto V ammanto, ' Ove poi piagnerò pene e gioire. * Uom, clic non vide mai ben, né sentio^ Crede, che T mal sia cosi naturale, Però gli è più leggicr; e cosi è 1 mio : Quella la via di ronduccrmi a tale, Ch"' i"* senta T mal secondo ch'',egli è rio. Provando 1 suo contrario quanto vale. SONETTO XXXII Era già vinta e lassa ]''alma mia, E sospirava il cor per tragger guai, Tanto che nel dolor m*' addormentai, E nel doler piangendo tuttavia. Per lo fiso merabrar, che fatto avfa, Quand* ebber pianto li miei occhi assai, In una nuova vision'' entrai: Spirto visibil veder mi paria, Clic mi prendeva, e mi menava in loco, Dov"" rra la gentil mia Donna sola, E innanzi mi parrà che gisse un foco, Del qual senlia uscir una parola^ Che diceva: mercè, mercè, nn poco. Chi ciò m^espoa con Pali d'Amor vola. Digiti^dby Google DI CIHO DA PISTOIA 167 SONETTO XXXIII Già trapassato oggi è l' uDdecim' anno, Che d^Àmor nel feroce campo entrai: Vissivi in spene, ed al fin ne portai Premio d^ angoscia, e di perpetuo affanno. Tardi or, lasso, m'accorgo del mio danno. Ben ch'or meglio è pentirsi che non mai: Finischin dunque gli amorosi lai, Che spesi aggio in servir questo tiranno; E quella Donna, anzi la mia nemica. Che V insegna d'Amor jportar si crede Resti con sua finzion^ traude e menzogna ; £ ''l mio cor franco e liberato dica : Cieco è qualunque de' mortali agogna In donna ritrovar pietate, o fede. SONETTO XXXIV Mille dubbi in un dì, mille querele, Al tribunal dell'alta Imperatrice Amor contro me forma irato, e dice: Giudica chi di noi sia più fedele: Questi, sol mia cagion, spiega le vele ' Di fama al mondo, ove saria 'nfelice. Anzi d'ogni mio mal sei la radice, Dico, e provai già di tuo dolce il fele. Ed egli : ahi falso servo fuggitivo ! È questo il merto, che mi rendi, ingrato, Dandoti una, a cui 'n terra egual non era? Che Tal, seguo, se tosto me n'hai privo? Io no, risponde. Ed ella: a si gran piato Convien più tempo, a dar sentenza vera. SONETTO XXXV Cìb che procede di cosa mortale, Per natura convien ch'arrivi a morte, Perch'a lei contra uman poter non vale, Né manco a Idi senno, o oellezza forte $ Digitizedby Google |68 1tì!KlS Ed è questo »ì crudo e duro niaìe, Che 7Ìta stringe d"* està umana sorte» E spesse volte giovcntute assale, Ed a ciascuna età rompe le porte^ Ne si può racquistar mai con preghiera. Né con tormento di doglia, o di pianto. Ciò, clie divora, està spietata fiera. Però dopo H dolor, che v' ha cotanto Fatto bagnar di lagrime la ciera, Ben vi dovreste rallegrare alquanto. SONETTO XXXVI Dante, lo ho preso V abito di doglia, E innanzi altrui di lagrtmar non curo. Che ''1 vel tinto, eh' io vidi, e '1 drappo scuit», D'ogni allegrezza, e d'ogni ben, mi spoglia^ Ed il cor m'arde in desiosa voglia Di pur doler, mentre che 'n vita duro, Tal ch'Amor non può rendermi sicuro. Ch'ogni dolor in me più non s'accoglia. Dolente vo pascendo i miei sospiri, Quanto posso inforzamlo 'l mio lamento Per quella, in cui son morti i miei desiri j E però se tu sai nuovo tormento, Mandalo al desioso de' martìri. Che fìe albergato di coral talento. SONETTO XXXVII Signor, e' non passò mai peregrino Over d' altra manera viandante, Con gli occhi si dolenti per camino, Né cosi grevi di pene cotante, Cora' io passai per il monte Apennino, Ove piangrr mi fece il bel sembiante, Le trecce bionde, e 'l dolce sguardo fino, Ch' Amor con la sua man mi pone avante; Digitizedby Google DI CIHO DÀ PISTOIA 169 E con r altra ii| la tnenle mi depingc Un piacer simil in sì bella foggia, Che r anima ^uardandol se n' eslinge; ^ Poscia da gli occhi miei mena una pioggia, Che ì valor tutto dì mia vita stringe, S' io non ritrovo lei, cui 'l voler poggia. SONETTO XXXVIII Druso, se nel partir vostro in periglio Lassaste 1 nido in preda de^ tiranni, Son di gran lunga poi cresciuti i danni, E TÀmo al mar n^ andò bianco, e vermiglio; Ond** io m** ho preso un volontario esigilo, Da che qui la virtù par si condanni^ E per pia presto ^r preparo i vanni, Perch' al vostro ciudÌ2Ìo buon m' appiglio. Duolmi che verso "'l Po spìngemi un vento, E non là, dove sete; or che puoi farmi, Fortuna, dico, e'n qual parte mi guidi? Risponde: ove sarai sempre scontento, E converrà ch^ d'^Amor ti disarmi; E non so in questo com' io non m' uccidi. SONETTO XXXIX Se tra noi iniote un naturai consiglio Nelle dubbie speranze, e ne gli affanni, Vaglino i miei, che già molti e molt' anni Sagràrno alla Fortuna il petto e'I ciglio: Ed a la fin costretto da T artiglio Di quella, ch'ognor sembia al mondo inganni, Lasciai la Patria, e gli onorati scanni, E ^1 securo cammin di verlù piglio. Sona trancruillo tiemmì, e son contento D' aver fuggito H sangue, il foco, e V armi. Per cui la gloria muor de' Toschi lidj. Voi eh' aspettate ? di morte 1 talento So eh' averete ; e già d' intender parmi Novella rea de* vostri ultimi striai. Digitizedby Google 17® RIME SONETTO XL Signor, io son colui, che vidi Amore Che mi feri si, ch^ io non camperoé E sol però cosi pensoso voe ' Tenendomi la man presso lo core : Io sento in quella parte tal dolore,' Che spesse volte dico, ora morroej E gli atti, e gli sembianti, eh' io foe, Son come d' un, che 'n gravitate more. Io morrò 'n verità, eh' Amor m' ancide, Che m' assalisce con tanti sospiri, Che r anima ne va di fuor fuggendo ; E s IO la''ntendo ben, dice, che vide Una donna apparir a i miei desiri Tanto sdegnosa, che ne va piaueendo. SONETTO XU Naturalmente chere ogn^amadore Di suo cor la sua Donna far «accente E questo, per la vision presente. * Intese di mostrare a te Amore, In ciò che dello tuo ardente core Pasceva la tua Donna umilemente, Che lungamente stata era dormente. Involta m drappo d^ ogni pena fore. Allegro 81 mostrò Amor venendo A te per darti ciò, che il cor chìedea. Insieme due coraggi comprendendo: E 1 amorosa pena conoscendo. Che nella Donna conceputo avea, Per la pietà di lei pianse, partendo. SONETTO klll A che, Roma superba, tante leggi Di Senator, di Plebe, e degli Scritti, Di Prudenti, di Placiti, e di Editti, Se 1 mondo come pria più non correggi? Digitizedby Google DI CIKO DA PISTOIA I7I X.eggì, misera a te, misera, leggi Gli antichi fatti de' tuo' figli invitti, Che ti fer già miir Affriche, ed Egitti, Reggere, ed or sei retta, e nulla reggi. Che ti gioVora aver gli altrui paesi Domato, e posto '1 freno a genti strane, S' oggi con teco ogni tua gloria è morta? Mercè, Dio, che miei giorni ho male spesi In trattar leggi, tutte ingiuste e vane, Senza la tua, che scritta in cor si porta. SONETTO XLIII Infra gli altri difetti del libello. Che mostra Dante Signor d'ogni rima, Son duoi si grandi, che a dritto Testima, Che n'^aggia l'alma sua luogo men bello. L'un è, che ragionando con Sordello, E con molt^altri della dotta scrima, Non fe'raotto ad Onesto di Boncima, ChVra presso ad Arnaldo Daniello. L'aUr'*è, secondo che'l suo canto dice, Che passò poi nel bel coro divino, Là dove vide la sua Beatrice, E quando ad Abraam guardò nel sino, Non riconobbe Tunica Fenice, Che con Sion congiunse rApennino. SONETTO XLIV Tant'è l'angoscia, ch'aggio dentro al core. Che spesse fiate l'alma ne sospira, E se un pensier non fusse, chel dolore Allevia, quando Amor gli occhi suoi gira. Io sarei già di questa vita fuore : Ora Madonna, che '1 mio mal desira, Veggendomi languire a tutte l'ore, Lieta è del male, e del mio ben s'adira. Digitizedby Google 17^ ElMB Onde mi splace quel, che Amore aggrada, Ed è si tale il duol, ch'^ognor rinnuovo, Che nelle vene il sangue mi s''agghiada. Amor, s'^altro sollazzo ""n te non trovo, Seguir non vo', quel ch^a me tanto sgrada; Che troppo affanno è quel, che per lei provo. SONETTO XLV Pianta Selvaggia, a me sommo diletto. Nata, cresciuta, e colta in Paradiso, Gh^adombri gli occhi onesti, e*ì più bel viso Che mai fosse creato, eH più perfetto. Perdona al temerario mio Stelletto Dalla salute sua tanto diviso, Che ne trae copia in stile alto, e proliso, Perchè quest^occhi non hann''altr'*oggetto. E se lunga stagion tuo stato dura In tanta dignità, che prendi onore D'esser ghirlanda a lei degna, e sicura, Dille, che un sol rimedio ha l tristo core, Che, secondo uman corso di natura, A nullo amato amar perdona Amore. SONETTO LVI Maraviglia non e talor s'io movo Sospiri a chiamar voi, Selvaggia cara, Ch^a tutto il mondo è la mia fede chiara, Solo a voi no; or a mie spese il provo. Qnal mìo dcstin, fjual mio peccato nova Fa voi cagìon (lolla mia vita amara? O mìa lenta a venir ventura, e rara, ChM fonte dì pietà pietà non trovo I Pur quell'Amor, cli''ad amar voi m^invita Con sue lusinghe, e con parole accorte, Frutto promette a la speranza mia. Non contro a me pugnar può la mia sorte. Ch'io non sia vostro, e che cosi non sia; Questo voi no, ma terminar può morte. Digitizedby Google DI CIKO DA P18T0M 1^3 SONETTO XLVII Poi ched e* V è piaciuto, Amor, chMo sia Sotto tua grande ed alta potestate, Piacciati ormai, chMo trovi pietate Nel cor gentil, clia e** è la vita mia ; Ch'aio mi veggio menar giù per tal via, Ch'io temo di trovar cruaelitate, Ma sofTerendo amico d^umiltate, Spero pur ciò, che la mente disfa, Mercè chiamando sempre ne' sospiri, Ch^escon di fuor, mi andò Palma si vede A gli occhi suoi celare il suo Signore. . Questue lo spiritel, da cui procede Ogni gentil virtude, e gran valore, Ch'hai mio cor fa provar tanti martiri, SONETTO XLVIII Fa della mente tua specchio sovente, Se vuoi campar, guardando il dolce viso, Nel aual so che v* è pinlo il suo bel riso, Che la tornar gioioso il cor dolente. Tu sentirai cosi di quella gente AUor, come non Uisse mai diviso: Ma se lo imaginar sarà ben fiso, La bella Donna ti parrà presente; Da poi che tu starai si dolcemente, Rimembrati di me, che non ti celo In quale parte è ora il tesor mio. E priego, che mi scrivi tostamente Quel, che Amor ti dirà, quando il disio De gli occhi miei vedrai sotto ad un velo. SONETTO XLIX A vano aguardo ed a falsi sembianti Celo cmei che nella mente ho pinta, E covro lo deào di tale infinta^ Ch^altrì non ta di qual Donna io mi canti. Digitizedby Google 174 ^^^'"^ E spesse volte gli anderia dinanti, Lasso, per gli occhi ond' è la virtù vinta, Si che direbber, questi ha Talma tinta Del piacer di costei, li mal parlanti. Amor celato fa sì come il foco, Il qual precede senz'alcun riparo ; Arde e consuma ciò che trova in loco E non si può sentir se non amaro, OndMo so ben che '1 mio viver fia poco, Ma più che ^ viver, m* è lo morir caro. SONETTO L Uomo smarrito che pensoso vai. Che hai tu, che tu sei cosi dolente? Che vai tu ragionando con la mente, Traendone sospiri spesso e guai? £' non pare che tu sentissi mai Di ben alcun, che il core in vita sente, Anzi par che tu muori duramente Negli atti e ne' sembianti che tu faL Se tu non ti conforti, tu cadrai In disperanza si malvagiamente, Che questo mondo e Taltro perderai. Deh vuoi tu morir cosi vilmente? Chiama pietate che tu camperai : Questo mi dice la pietosa gente. SONETTO LI Se questa gentil Donna vi saluta, Non riguardate dentro gli occhi sui, Ch*è tal cosa al mio cor avvenuta, Che atranima non cai di star con lai: E dice ben che ha la Morte veduta, Ma non pertanto vuol veder altrui $ Che vita ed ogni ben per lei ri6nta, Si chMo mi partirò tosto da vui. Digitizedby Google DI CIHO DA PISTOIA 1^5 AUor trarrete dal mio corpo il core, E leggerete ciò che mi fa dire Che dentro agli occhi suoi non riguardate Che voi vi troverete scritto Amore, Col nome che chiamò quando a ferire Venne guarnito della sua beltate. SONETTO LII Se non si move d'ogni parte Amore Si dall'amato, come dairamante, Non può molto durar lo suo valore, Che'l mezzo Amor non é fermo, né stante. E di partir si sforzi ogni amatore Sed ei non trova paro, o simigliante, Ma se'l si sente amato di buon core, L'Amor sta fermo, oppur assale avante. Però che Amor è radice di luce Che nutrisce lo corpo alluminato. Di fuora il mostra e dentro lo riduce. Cosi FAmor, se è dall'amante amato. Si accresce e si nutrica e sì conduce, £ d'ora in ora è Puom più innamorato. MADRIGALE I Amor, la doglia mia non ha confortai . Perchè è fuor di misura; Cosi la mia ventura Quando m'innamorò m'avesse morto! S'ella m'avcisse, quando io dico, ucciso Non era il mio morire Grave più che si porti il corso umano; Ma or, s'io moro, perderò 'l bel viso, Dal qual tanto distrano. In verità, mi sarà 'l dispartire, Che s'io potessi propriamente dire. Non credo fusse core, , . Digitizedby Google 17^ BIMB Solto tua legge, Amore, Che non pigliasse niartiro e sconforto. BALLATA I Angcl di Dìo simiglia in ciascun atto • Questa giovine bella, Che ra^ha con gli occhi suoi il cor disfatto ; £ di tanta virtù si vede adoma, Che chi la vuol mirare, Sospirando, convielli il cor lasciare ; Ogni parola sua sì dolce pare. Che Ik, ove posa, torna Lo spirito che meco non soggiorna; Però che forza di sospir lo storna, E pien d'angoscia è fatto Il loco d''onde Amor poscia Tha tratto. Io non m''accorsi, quando la mirai, Ch'Amore assaltò gli occhi, onde disfatto Fuor delPalma trovai La mia virtù; che per forza lasciai ; £ non sperando di campar già mai, Di ciò più non combatto. Dio mandi il punto di finir pur ratto. Ballata, a chi del tuo fattor dimanda, Dilli, che tu lo lasciasti piangendo, £ comiato pigliasti, Che vederlo morir non aspettasti $ Però lui, che ti manda, A ciascun gentil cor lo raccomanda, Ch'aio per me non accatto^ Com** più viver mi ppssi a nessun patto. BALLATA II Madonna, la pietate. Che v^addimandan tutti i miei sospiri, È sol, che vi degnate chHo tì min. Digitizedby Google DI curo DI Pirroa. 177 Io tento ti il diacUagno Che voi mQsirate contrM mirar mio, Ch^a veder non vi vegno, £ morronne, si grande n'ho il desio. Dunc|[ue mercé, per dio: ■ Di mirar sol, di'ap|Miga i miei desirì. La vostra grandMtezaa npn sHuliri. BALLATA III Qoanto niù fisso miro Le bellezze, che fan piacer costei, Amor tanto per lei, MHncende più di soverdiio marttro. Farmi vedere in lei, quand'io la guardo, Tuttor nuova bellezza, Che porge agli occhi miei nuovo pìaoere. Allor m'aggiunge Amor con un suo daido, E con tanta dolcezza Mi ^re il cor, ch'io non so più tenere, Ched al colpo non cali, • E dico: o occhi per vostro mirart Mi veggio tormentare * Tanto, ch'aio sento l'ultimo sospiro^ BALLATA IV Prego, Donna mia, gentil, che risiede in vostro core. Che da Morte, e d^Amore, Mi campi stando in vostra signoria j E per sua cortesia Lo può ben fare senza uscime fuore, Che non disdice onore Sembiante alcun, che di spietate sia: Io mi starò, gentil Donna, di poco Ben lungamente in gioia, Non si, che tutta via non arda in foco| Ma standomi cosi, par cVio non moia. Verrò di rado in loco. Che dello mio Yedcr yi facci noia* DigfeedbyGoOgft^ Io pr Ai BALLATA V Li più lieglioodià, che lucossar mali Oimè! lasso, lasciai; Ancider nii iletea quand^il penmi. Ben mi dovea ancider io* stesso; Come fé* Diìla qnacdò ìjvliAV Enea Le lasciò tanta amóre; Gl'ocra presente e fecemi lontano- Da quella gioia, che più sai diletta^ Che nulla ereatara* Partirsi da cosi bello splendore l Dov^io tanto fallai. Che non é colpa aa passar per guaf^ Oimè, più bella d'^ogni altra figura, Perohà tanto peccai, Che nulla pena ni tormenta assai ? CANZONE I Quando Amor gli occhi rilucenti e belli, C'han d'Yalta foco la senbianza rera. Volge ne'miei, 9Ì dentro arder mi ranoa* Che per virtù d'^Amor Tengo un di qneHi Spirti, che son ne la celeste sfem, Cn''Amor e gioia i:^ualmente in lor hanno; Poi, per mio grave danno, S'^un ptiDto sto die fisso non li miri, Lagrìman gli occhi, e '1 cor tragge sospiri $ Cosi veggio che in sé discorde tene Questa troppo mia dolce e amara vita, Chi ^n un tempo nel cid trovasi e 'n teiva, Ma di gran lunsa in me crescon le penei Per che eherendo ad alta voce aita. Gli occhi altrove mirando, mi fan guem] . Or se pietà si serra Nel vostro cor, fate ch^ognor contemprt 11 bel guardo che ^ ciel mi terrà sempic Sempre non già; poscia die nei consente Digitizedby Google DI CIKO DÀ PlSTOJl 179 Natura disordinato ha che le notti Legati «ien, non già per mio rìposO| , - Perciò cb^aJlor sta lo mio cor aolente Né sono air alma i auoi pianti interrotti Del duoloh^ho per fin qui tenuto asooao] - Deh se non v"* è noioso Chi Vama, fate almen, per ch^ei non mora, Parte li miri della notte ancora. Non è chi imaginar, non che dir pensi L^ìncredibil piacer, Donna, ch'io piglio Dal lampeggiar delle due chiare stelle. Da cui legati ed abbagliati i sensi. Prende U mio cor. un Tolontario esiglloi ' E Tok al Giel, tra V altre anime belle: Indi dipoi lo svelle La luce Tostra, eh! ogni luce eocede, Fuor di ({uella di quel che 1 tutto vede. Ben lo so io, che 1 Sol tanto già mai Non illustrò col suo vivo splendore L^aer, quando che più di nebbia è pien0| Quanto i Tostrì celesti e santi rai, Vedendo avvolto in tenebre 1 mio core, Immantenente fer chiaro e sereno, £ dal career terreno Solieyandol talor. nel doke viso Gustò molti dei oen del Paradiso. Or perché non volete più chMo miri Gli ocdii leggiadri u* con Amor ^à fot, E privar lo mio cor di tanta sioia? Di questo converrà ch'Amor s'adiri, Che un core in se, per vivere in altrui, Blorto, pon tuoI ch^un' altra Tolta moias Or sé prendete a noia ho mio Amor, occhi d^Amor mbegli, Fpate ^r comun ben stati men begli ! àfjd 9fiiBbi stella forte mia nemica Digitizedby Google Xdo Rian f a\ CaàZttD, «he tu dioa: Poi che veder yoi stessi non possete, Vedete in altri ahneii quel che ym sete. CANZONE II Quand^io por veggio che aen vola 1 Sole £d apparittce roinbra, Per cui non spero più la dolce vista, "Uè ricevuto ha V alma, come suole Quel raggio, che la sgombra D' ogni martiro, che lontano acquista; Tanto forte s'attrista e ai travaglia La mente, ove si chiude il bel desio. Che r ardente cor mio Piangendo ha di sospiri una battaglia^ Che comincia la sera, ^ dura insino alla seconda Sfera. JUlorch^ io mi ritorno alla speranza, £d il desio si leva Col giorno che riscuote lo mio core, Hi muovo e cerco di trovar pietanza, Tanto ched io riceva Bagli occhi il don, che fa contento Amore, Ch^egli ha già, per dolore e ^r gravessa Bel perduto veder pid avanti morti. Bunque eh' io mi conforti Sol con la vista, e prendane allegrezza Sovente in questo stato. Non mi par esser con ragion biasmalo* Amor, con quel principio onde si cria Slempre '1 desio conduce, £ quel per gli occhi innamorati vene ; Per lor si porse qu^dla fede in pria Ba runa a P altra luce Che nel cor passa, e poi diventa spenei Bi tutto Questo ben son gli occhi scorta. Chi gUoccLiiqiiiiido «manza dentro è chiiua, Digitizedby Google DI C1K0 Oi PISTOIA 181 RigttardatMlo non usa, Fa come quei che dentro arde, e la porta Contro al soccorso dbiirde; Debbesi usar (degli occhi )a Tertude. Vanne, Canzone mia, di gente in gente^ Tanto ^be la più gentil Donna trovi, E prega che suoi nuovi E negli occhi amorosi, dolcemente Amici sian de' miei. Quando, per aver vita^ guardan lei. CANZONE HI Quando potrò io dir, dolce mio Dio, Per la tua gran virtute, Or m^ hai tu posto d^«gni guerra in pace! Lasso, cha gli occhi miei, com'io disio, Vegghin quella salute, Che dopo afihnno riposar ne facet Quando potrò io dir, Signor ^verace, Or m^ Lai tu tratto d^ogni scuritate | Or liberato son d^ogni martiro | Però ch'io veggio, e miro Quella, eh"* è dea dogoì ^«ntil beltate, £ mVmpie tutto di suavitate. Increscati oggi mai, Signor possente. Che Talto oiel distringi, Della battaglia 4e^ sospir, ch^ io porto, £ deUa guerra mia dentro la mente, Là ove tu dipingi Quel, che rimira ^intelletto accerto} Increscati del cor, die giace morto Da Amor con quella sua dolce saetta, Che fabbricata fu del ano piacere, Nel qual sempre vedere Tu mi facesti quella Donna eletta. Cui d'ubbidirà gii Angeli diletta. Digitizedby Google t82 HIMB Moviti, Signor mio, cui solo adoro, , Signor, cui tanto chiamo, Signor mio solo, a cui mi raccomando, Deh moviti a pietà, vedi dt^ io moro $ Vedi per te quant''amo ; Vedi per te quante lagrime spando. Ahi, Signor mio, non sofferir, chiamando, Da me, si parta IVnima mia trista, CShe fu si neta di quella sentita. Vedi che poca vita Bimasa è in me, se non se ne racquisia. Per grazia sol della beata vista. » Canzon, tu puoi ben dire, » S"* a pietà nt)n si muove il mio Signore, 9» A la mia Donna, che già mai redire ^ » Non spero, e che 1 dolore fi In brève tempo mi farà finire «x CANZONE IV Da poi che la natura ha fine posto AI viver di colui, in cui virtute, Gom'^in suo proprio loco dimorava. Io prego lei, che '1 mio finir sia tosto, Poiché vedovo son.d'^ogni salute, Che morto è quel, per cui alle^ andata^ £ la cui fama 1 mondo illuminava In ogni parte, del suo dolce nomes Biaverassi mài ì non veggio come. Per questo è morto H Senno, e la Prudenza^ Giustizia tutta, e Temperanza intera. Ma non è morto: ahi lasso! ch'ho io detto? La fama sua al mondo è viva, e vera } £1 nome suo regnerà'n saggio petto: Quivi si nutrirà con gran dUetto, £ in ogni terra anderìi la semenza De la sua chiara e buona nominanza, Si ch^ogQ^età n^vnk teétimoiitanza. . Digitizedby Google DI CIKO'toA PISTOU ì$3 Ma ^at aon morti, e tfasà Ttvoflo anoora Di quei, che avpan lor fede in Ini fermata Con ogn^afl)or, 6i' bomc in eh vieni a me, che mi se^sì piacente, CANZONE VII Mille volte ne chiamo d di mercede, Dolce mia Donna, che dovunque sia Le mente mia, desjfosa vi vede, Ed il mio cor da ciò non si desvia. Ch^è si pien tutto d^amor, e di fede Per voi, ch'ogn'allra novitate obKa. In vostra signoria sì son distretto, . Che. morte e vita aspetto Di me, qual più vi piace. Pur ch'abbia in sul finir la vostra paeet E certo si verace amor mi. stringe, Che gìKH cuor non s** infinge D'^amare ad un rispetto, Ma tanto ho più d^ angoscia, e men diletto. Ikhimé! spesso m^ assale Amor pungendo- In ogni parte il cor, sì ohe gridare Mi fa mercè, mercè, forte piangendo, E poi eh' ho 'pianto, comincio a cantare. Sempre grata mercede a voi chiedendo. Che di bellézza al mondo non ha pare, E tal vita d^ amare ognora porto, Che di voi mi conforto, Membrando quand'^io canto, E sovviemmi di me, quandMo fo pianto} ChMo riconosco tanto il mio destmo Che non potria Amor fino Far ch^ io venissi in porto Del mio voler, cosi né 'l tempo corto» Digitizedby Google Df C1KO tfk 1»t8T0JA td) Sì m^ è cmdel nemica la sretitura, Ch'^ogni ragione, ogni ben mi coatendé, E strugge quelPin che pong^ogni cara, Perchè pietate da mercè discende, E mercè da pietà, eh** altronde indura Il core quanto più gentil voi prende : . E se H vostro non m^ imparte a bastanza D' una greve possanza; Non è, se non ria sorte, Che m^è invidiosa, e pia cmdel che morte. Dunque perchè si forte, e spesso grido Amor? però ch^io sfido Con la vostra possanza Vincer, se si mantenga quest'' usanza. Vola, Canzone mia, non far soggiorno: Passa H Bisenzio, e V Agna, Riposandoti appunto in su la Brana^ Bove Marte di sangue il terren bagna, E cerca di Selvaggio ogni contomo; Poi di^ senza magagna Mio Signor farà presto a voi ritomo. CANZONE Vili L* alta virtù, che si ritrasse al cielo, •Poi che perde Saturno il suo bel regno, ' E venne sotto Giove, Era tornata ne I^aureato velo Qua giuso in terra, ed in quell'atto degno, Che n suo effetto muove. Ma per che le sue 'nsegne ftiron nuove Per lungo abu^o, e per contrario usaggio, Il mondo reo non sofferse la vista, Onde la terra trista Kimasa s^è nelP usurpato oltraggio, E 'I Cic'l s'^è reintegrato, come saggio. Ben de'^la trista crescere il. suo duolo QuanV ha cresciuto il disdegno, e ^1 ardire Digitizedby Google La dispietata morte | E però tardi sì yendica ^ suolo Di Linceo, che si schifa di yenire Dentro da le sue porte, Ma contr^a'' buoni è si ardita, e forte. Che non ridotto di bontà, né schiera. Ne yalof vai cootr^a sua dura forza; Ma come vuole, e a forza, Ne mena 1 mondo sotto sua bandiera^ Né altro fugge da lei, che laude vera. L'^ardita Morte non conobbe Nino, Non teroeo d** Alessandro!, né d' lulio, Né del buon Carlo antico^ E mostroidone Cesar, e Tarquino, Di ({uei piuttosto accresce il suo peculio^ Gh^e di virtute amico. Si come ha fatto del novello EnrìcO| Di cui tremava ogni sfrenata cosa, Si che V esule ben saria redito, Ch' è da. virtù smarrito. Se morte non gli fosse sta^ noiosa ( Ma suso in ciel lo abbraccia la sua spota. Ciò che si vede pìnto di valore, Ciò ohe si legge di Virtute scritto, Ciò che di laude suona, Tutto si ritrovava in <{uel Stgnc>!re Emico, senza par, Cesare invitto, Sol degno di corona $ E^ fu forma del Ben, che si ragiona, Il qual gastiga gli elementi e regge Il mondo ingrato d'ogni providenzaf Per che si volta, senza B{gor, che renda il timor a la legge Contro la fiamma de le ardenti invegge. Vepgiam che Morte uccide ogni vivente. Che tenga di quelF organo la vita, Digitizedby Google DI ciiro Di Pistoia i8p Che poita ogtti aainiflle; Ma pregio, che dà yi?tà «oìameote, Non può di- morte ricever ferita, Perch'^è cosa etemale, • ...... amica vola, e sale Sempre Del loco assar da poscia Per tua virtù nel ciel; tal è il disire. Che Amor là su li pinge per diletto. O uomo saggio, deh perchè distre^ Vi tien cosi TadOTannoso pensiero ì Per suo onor vi chero, Che airegra mente prendiate conforto; fi è abbiate più cor morto; Né 6gura di morte in vostro «spetlo; Perchè Dio Tabbia allocata fra i tuoi| . Ella tutt'ora dimora con voi. Conforto già conforto TAmor chiama, E pietà pregaj per Dio fate il resto | Digitizedby Google DI cmo DA PISTOIA >' 19^ Or vHnchinale a si dolce pregkk'^ Spogliatevi di questa veste grama 5 Dacché voi siete per ragion richiesto | Che Tuomo per aolor more, e dispera. Com''voi vedreste poi la bella cicra, Se vi accogliesse morte in disperanza? pi si grave pesanjia Traete il vostro core ornai per Dia 5 Che non sia cosi rio Ver Talma vostra, che ancora spera Vederla in ciel, e star nelle sue braccia, Diinque di spene confortar vi piaccia. Mirate nel piacer, dove dimora La vostra Donna, ch^è in ciel coronata 5 Ond''è la vostra spenè in Paradiso. £ tutta santa ormai vostra memora, Contemplando, nel ciel mentre è looatdi Lo xore vostro, per cui sta diviso. Che pinto tiene in si beato viso, Secondo chVra (Quaggiù meravigilia. Cosi lassù somiglia, £ tanto più, quanto è me^ conosciuto, Come fu ricevuta Dagli Aggeli con dolce canto, e rìso. Gli spirli vostri rapportato Phanno^ Che spesse volte quel viag^o fanno. Ella parla di voi con li beati; £ disse loro : mentre che io fui Nel mondo, ricevei onor da lui, Laudando me ne'suoi detti laudati , £ prega Dio lo signor verace. Che Vi conforti si come vi piaoc^ CANZONE X . Tanta paura n^ giunta d' Amore, Ch^io non credo già mai spaurii», Digitizedby Google §99 RIMI m oso Dà, vinuA Né che in ne torni ardire Di parUr mai, si sono sl>ìgottitot In ciascun miembro mi sento tremore. Lo quale o^i mio senso fa smarrirei ' £ Vi tal guisa smagliire, Che r intelletto par da me fuggito; Per che i''mi veggio a td mostrare a dito^ Che se savesse ben, che cosa è Amore, Convertirebbe il suo riso in sospiri} Che per li miei martiri Pietate gli farla tremare il core: PK*rò convien, c^'^ogn^uom ascolti, e miri, Se da viltate nti venne paura. Ti mando, che per me parli sicnra, Canzon; io so, che ti dirà la gente: Perchè quest^uom fu da timor sì giunto. Che non parlava punto? Dov"* era il suo parlar d^amore allora ? Feo temer queste cose mortalmente: Solo una Donna, per cui Amor Tha pnntOi Che si stava disgiunto D^ogni sentor, com^oom di vita foorej * He rispondea, ch^era peggio ancora. £ tu. Canzone, allor ti trae davante, E di , ch^avea però tanta temenza Di stare in sua presenza, Ch^ altra fiata vidi, per sembiante Ch^ei dimostrò; ch^io gli era in dispiaocDSti La onde io vergognava allor pia forte, Che dato non m' avea però la morte. Tergognavami sol per eh* io era vivo. Che morto già non m^avea, e comittO| Chi m'ha tanto distrutto Già lungo tempo per lo suo sdegnare} Panra avea perch^era del cor privo £ perch'Amor mi «troggera al tuUOi Digitizedby Google DI cnro HA PISTOIA 193 Ch''io non potea far mutto, Et ogni volta, chMo TucUa parlare, Mi sormontava Amor, tanto che stare Non 'poteva il mio core in alcun loco, €he ben la sua figura oltra piacente Uno splendor lucente £ non avea chi mi desse conforto: Ben fu miracol eh** io non caddi morto. Cosa vivente nel mondo non temo Così, compio fo lei, per cui mi tene Amore in tante pene, Che morto il di divento molte fiale; Però se appetto a lei smarrisco, e tremo, Maraviglia non è, se ciò m^ avviene. Ch'^Amor, cui servir vene Ciascun per forza, no^ha in lei potestate. Dunque convien, che per sola pietate Acquisti in lei per suo onor mercede, Che la morte, cui teme ogni persona. Per lei m'è dolce e buona. Per Dio, che il sa bene, e il mio cor vede, E che forza, «avere, e virtù dona, Metta ne lo suo cor tanta pietanza, Ch'iella proveggia in ver la mia pesanza. Che pesanza d''Amor si forte sento. Che non solo smarrir preso ho da quella, Perdendo la favella, E star lontan pensoso tuttavia, Ma se cosi continua il tormento, Perch'io non mora, prenderà Bovell», Non già buona, ne bella, Tutto lo Mondo, de la vita mia : Che de la mente ptr maninconfa Uscito, tutto che picciolo o grande, RDOB ^ , *5 DigitizedbyLiOOgle 194 *"^ Maladiranno Amore, e sua natUMu Tan^è mia TÌta'oBcura, £ lo dolor, cbe sopra me si spande. Che r anima mia piange, ed na ranoarai E non ho posa mai, né non alaggio ; Pauroso son sempre, e più saraggio. Ganzon, cor. tutto ch'aio non aggia Ók^ìjo Di mille parti Tuna di mio stato, Chi ben te avrà ascoltato, ìKon paiierà di me^ ma sospirando Andra fra se parlando: Ah Dio! cornee di costui gran peccato! SATINA Deh quando rivedrò 1 dolce paese E H nido mio di Toscana gentile, Dove 1 bel Fior si vede d^ognì mese £ partirommi del regno servile, Clr anticamente prese, Per ragion, nome d** animai si vile! Ove a buon grado nullo ben si fatoe, Ove ogni senso fallace e bugiardo, Senza riguardo di vertù si trova} Però ch'^é cosa nova, Straniera, e peregrina, Di cosi fatta gente Balduina. O «ommo Vate, quanta mal facesti A venir qui: non t^era me^morive A^Piettola, colà dove nascesti? CUiando la mosca per T altre fuggire la tal loco ponesti, Ove ogni vespa doverla venire A punger quei, che ai lochi alti stanno. Come scimia in lo scranno senza lingne, die non distingua pregio^ o bene alcnnoj Digitizedby Google m cnro da. pistou t^S lUguarda ciascheduno, Tutti a un par li Tedi De' loro antichi vizj fatti eredi. O gente ^nz** alcuna cortesia, La cui invidiosa lingua punge L'altrui valore, et dgni ben s'oblk! O vii malizia, a te però sta lunge Di bella leggiadria La penna, ch'or Amor meco congiunge. O suolo, suolo, voto di virtute, Perché trasformi, e mute tua natura Già bella e pura, del gran sangue altero f Ti convenria un Nero, O, Totila; flageUo, Da noi eh' è in te costume rio e fello. Vera Satira mia, ta per lo Mondo, E di Napoli conta, Ch'ei ntien quel, chel mar non vuole al fondo. Digitizedby Google RIME FAZIO DEGLI DBERTI CANZONE I XJasso, che quando immaginaiido vegno Il forte, e cnidel puntò, dovUo nacqui, E quanto piiX dispiacqui A questa dispetati^ di fortuijA, Per la doglia crudel, ch'hai oor sostegno, IH lacrime conyien, ekt gli occhi adacqui, E che '1 tìso ne sciacqui, Gh'^ogni duolo, e sospiro al coi: «''aduna: Come farò io, quando in parte alcuna Non truoYo cosa, ch^ ajutar mi possa E quanto più mi levo, più giù caggio? Non so; ma tal viaggio Consumato ave si JOffok nm j^sa. Ch'aio vo chiamando morte con diletto; Si m^è venuta la vita in dispetto. r chiamo, i''priego, e lusingò la .«uorte, Come divota, cara, e dolce amica, Che non mi sia nemica; Ma vegna a me, come a sua propria cosa: Ed ella mi tien chiuse le sue porte, E sdegnosa ver me par, ch^ella dica: Tu perdi la fatica ; Chho non son qui per dare a'^tuoi par posa: Questa tua vita cotanto angosciosa Digitizedby'GoOgle BIMB DI FAZIO AEGLI VtXRTl tQ; Di sopra data- 1^ è, se 1 t^r discerao;' E parò 1 colpo mio non ti distrngge. Così mi trovo in ugge A"* cieli, al mondo, all^ acqua, ed alP inferno: Ed ogni cosa, c''ha poder, mi scaccia; Ma sol la povertà m^apre le braccia. Come del corpo di mia madre use'* io, Cosi la povertà mi fu da lato, E disse: Ve fatato. Ch'aio non mi deggia mai da te partire: E s'aiti volesse dir, come ''Iso io, Donne, che vVran, mei hanno contato; E più manifestato M'è per le prove, s'io non vo' mentire. Lasso, che più non posso sofferire. Però bestemmio in prima la natura, E la fortuna, con chi n"'ha potere Di farmi si dolere, E tocchi a chi si vuol, ch^io non ho cura; Che tanto è '1 mio dolore e la mia rabbia. Che io non posso aver peggio, chMo m''iibbia. PerocchMo sono a tal ponto condotto, ChMo non conosco quasi, ov'^io mi sia, E vado per la via, Come uom, che tutto è fuor d"* intendimento; Né io altrui, ne altri a me fa motto. Se non alcun, che quasi come io stia: Più son cacciato via, Che se di vita fossi struggimento: Ahi lasso me, che cosi vii divento, Che morte sola al mio rimedio chrggio: n cuore in corpo e la boce mi trìema; lo ho paura e tema Di tutte quelle cose, ched io veggio: £d ancor peggio m** indivina il core, Che senn fine sarà 1 mio dolore. Digitizedby Google 198 ftlMB Kille fiate il di fra me ragioBO: Deh che pure fo io, ch^io non m^aooido? Perchè me non divido Da questo mondo peggio, che 1 Tieleno? £ riguardando il tenebroso suono, Io non ardisco a far di me mioido; Piango, lamento, e strido, E com"'uom tormentato, cosi peno) Ma({uel, di chMo verrò piuttosto mmio. Si è, chMo odo mormorar la gente, C}ie mi sta più che ben, se io ho male: E ch''è gente cotale, Che se fortuna ben ponesse mente In meritarli quel, «àie sanno fare, E^non avrebberpan che manicare* Canzone, io non so a cui io mi ti scriba; ChMo non credo, che viva ÀI mondo uom tormentato, compio aone: E. però t'abbandono; E vanne ove tu vuoi, che più ti piace; Che certo son, ch^ io non avrò mai pace. SONETTO I Io son la mala pianta di Supe]4>a, Che generò di ciascun vizio il seme, E quel cotal non ama Dio, né teme, Che si nutrica di questa mia erba. Io sono ingrata, arrogante, ed acerba Per cui il mondo tutto piange, e geme. Io in le gran cose sono, e nelle estreme Colei, che compagnia rompe, e disnei^a. Io son un monte tra il Cielo, e la Terra, Che chiudo agli occhi vostri quella luoe^ Che '1 Sol della giustizia in voi conduce. Cc4 sommo bene sempre vivo in guerra; Ver è, che quando regno in maggior pompe^ Griù mi trabocca, e tutta ni dirompe. Digitizedby Google n FAZIO DEOll UBEBTI 199 SONETTO II Io ton la magra lupa di Ayarizìa, Di cui mai Tappetilo non è sazio; Ha quanto più dr vita ho lungo spazio, Più moltipllca in me questaf tristizia. Io vìvo con sospetto, e con malizia; Ne limosina to, né Dio ringrazio. Deh odi, sMo mi vendo, e s^io mi strazio, Che muojo di fame, e dell'oro ho divizia. Non ho parenti, né cerco memoria; Né credo, sia diletto, né più vivere. Che rimborsare, far ragion, e scrivere. L'infermo é monimento di mia storia; E questo mondo è il bene, in cui mi annidolo; Il Aprin pregio, e Dio tengo per idolo. SONETTO III Ed io Invidia, quando alcuno sguardo, Che si rallegri, vengo ombrosa, e trista; Ne' membri, nel parlare, e nella vista Discopro il fuoco, drente al quale io ardo. Da fratello a fratel non ho riguardo: Ognun sa ben quel, che per me si accfaisla,' Morir fei Cristo, e cacciar il Salmista Dinapzi da Saul con lo mio dardo. Io consumo lo core, dove io albergo; Io posso dir, che son discordia e moriette per li jprati, E veggio isvariar di più colon Rose, viole, e fiori Per la virtù del Ciel, che fuor li tira: E son coperti i colli, ove chMo guati D''un verde, che rallegra i vaghi cori» E con soavi odori Giunse quel rezzo che dall^aria spira:' E qual prende, e qual mira Le rose, che son nate in sulla spina. E cosi par, che Amor per tutto rida» 11 piacer che mi guida, Però di consumarmi mio non fina. Né fark mai, se non vegg^io quel viso. Dal qual gran tempo son stato diviso. Digitizedby Google 30a BIMS Veggio gli uccelli a due a due volare, £ Tun r altro seguir fra gli arboscelli, Con far nidi novelli, Trattando con vaghezza lor natura: E sento ogni boschetto risonare De** dolci canti lor, che son si belli, Che vivi spiritelli Pajon d'amore ornati alla verdura. Fuggitii han la paura Del verno, che fu lor cotanto greve: E cosi par ciascuno esser contento; Ma io, lasso, tormento, E mi distruggo, come al Sol la neve, Perche lontan mi truovo dalla luce, Glì^ogni sommo piacer da sé conduce. Simil cx)n simil per le folte selve Si trovano i serpenti a suon di fischi, £ infino ai basilischi Segue Tun P altro con benigno aspetto; E i gran dragon con P altre fere belve; Che sono a riguardar si pien di rischi, D'^araor compunti, e mischi Del naturai piacer prendon diletto 5 E cosi par costretto Ogni animai, che in sulla terra è scorto, In questo allegro tempo a seguir gioja 1 Sol LO ho tanta ooja. Che mille volte iji di fon vivo e morto, Secondochè mi sono, o buoni o rei J subiti pensicr, ch'io fo per lei. Or surgon chiare e fresche le fontane, L'acqua spargendo su per la campagna. Che rinfrescando bagna Tutte P erbette, e gli aiboscei, die tmova: E i pesci, che nascosi per le tane. Fuggendo del gran verno la magagna, Digitizedby Google m FAZIO DEGLI VBBRTI ^3 À schiera ed a compagna, Giungon di sopra si, che altrui ne giora, E COSI d rìnuora Per tutto Talto mare, e per gli fiumi Fra loro un piacer dolce, che gli appaga; £ la mia crudél piaga Ognor crescendo, par, che mi consumi; E farà sempre, finché il dolce sguardo Non mi risanerà d^un altro dardo. Giovani donne, e donsellette accorte, Rallegrando scn Tannò alle gran feste. Tanto leggiadre e preste, Che par ciascuna, che d"* amor s** appaghi : Ed altre in gonnellette al punto corte, Giocano air ombra delle gran foreste, ©■"amor si ponte, e deste, Qual soglion Ninfe stare appresso ì laghi: E gioranetti vaghi Veggio seguire, e donnear costoro, E talora danzare a mano a mano; iSd io, lasso, lontano Da quella, che parrebbe un Sol tra loro, Lei rimembrando, tale allor divegno, Che pianger fo qual vede il mio contegno. Canzone, assai dimostri apertamente. Come natura in questa primavera Ogni animale e pianta fa gioire: E chMo son sol colui, che la mia mente Porto vestita d'Anna veste nera In segno di dolore, e di martire: * Poi conchiudi nel dire, Che allor termineran queste mie pene. Che a occhio a occhio vederò il bel volto: Ma vanne omai, ch'aio ti conforto bene, Che a ciò non starò molto, $e già prigione, o morte nou mi ticQe« Digitizedby Google 304 BfMB SONETTO Vm Per me credea, che 1 suo forte arco Anore Avesse steso, e chiusa la faretra, O Antonio mio, e pensava di pietra Incontro a** colpi suoi fatto il mio ooie; Allorché trasformato in quel valore Vago, che vide Enea nel hosco Cetra Colla saetta d^or, che non s^ arretra, AT aperse il petto, e fessi mio signore. Son tra duri pensier coBtiarj giunto. Ragiona Tun, che s'^io ho mai conforto, Cirio tomi a riveder chi m'^ha si punto. L^ altro dice: non far, che tu se"* morto, Se più ti trova; ond'^io, che ben non veggio Qual prenda Tun, consiglio a te ne cheggio. TERZINE Le Mette allegretze di Maria ^''ergine. O sola eletta, e piò d^ogni altra degna DVsscr chiamata Madre di colui Che solo etemalmente vive e regna: ' Non disvoler che il tuo devoto, a cui Sempre hsà concessa tua misericordia, Parli di te, che preghi ognor per nut Tu sola mitigasti la discordia, Che fu tra Dio e Tnomo; e tu cagione Sei d^ogni bene che quaggiù si esordia. Per te si aperse la scura prigione Di queir abisso che mai non si aasót Di nostra umana generazione. Ricordati quando piena di grazia Fosti chiamata da quel degno mosso Che col suo Creatore in Ciel si ^mshl Digitizedby Google DI FAZIO DEGLI VBEnTI 3o5 £ come con tremor turbata adesso Tu rispondesti alP angelico canto: Come potrebbe seguir questo eccesso! Ma poi udendo che ''l Spirito Santo Sopravverrebbe in te, e come Dio Della tua carne vestirebbe il manto, Allora con divoto aspetto e pio Dicesti: Ecco T ancella del Signore, Sia fatto ciò che vuole il Padre mio. £ come adesso quel ^mmo Fattore Fé' nel tuo ventre discender suo Figlio, Che poi fu morto per lo nostro amore. Poi ti ricorda che senza ogni impiglio Tu lo portasti, e poi lo partoristi Senza dolore, e senza alcun periglio; £ la Virginità che tu avisti Nel nascer tuo cosi monda ed intera Rimase dopo il parto che tu fisti; £ come il Sole in sua lucida spera Il vetro non corrompe, e per lui passa, £ sua chiarezza riman pura e mera; Cosi la tua Virginità, che passa Ogni altra purità, ogni mondezza, Gol corso naturai non si compassa. Ricordati della terza allegrezza Che tu avesti quando i Magi Santi Venner ad onorar tua pdv^rezza Con tanta riverenza nei sembianti E con offerta tanto graziosa Che gli Apgiol d'allegrezza ne fer canti. Ti ricorda quando eri dolorosa Più che ogni madre, vedendo esser morto Colui che amavi sopra ogni altra cosa. Risuscitar vedesti il tuo conforto • Si gloriosamente, e con vittoria, Che fé' il poter del nemico più corto. Digitizedby Google ao6 ftncB di favo digu UiBan Àncora ti ricorda che alla gloria Del ciel sali con lo primo parente Scrìyendo lui, e gli altri in sua meinorìa: Poi ti ricorda come el fe^ ardente Col Spirto Santo la turba apostolie* A sofferir per noi morte^ innocente, Che volendo ampliar la Fé Cattolica Non temer mai affanno ne martko Per annullar la Fede Diabolica. Poi ti ricorda che dall^ampfb giro Dell^ empireo ciel per te discese Volendoci partir del mondo diro. Deh pensa, Madre, sVl ti fu cortese, Che altri mandar non Tolse, ma venire^ Per onorar la carne che in te pveee. ÀUora mosser le sacrate penne Tutte le gerardiie angelicale Per farti onore quanto si convenne. Con lui venoe il trionfo ]m>fetale E Patriarchi, e tutta la milióa Dell'* alto concistor Celestiale: Poi si raccolse la lieta primizia De^tuoi figlioli Apostoli, che «pftnta Era, per convertir nostra letizia^ E il corpo tuo con quell** anima Santa Portato fu in Ciel dal tuo diletto Con melodia che per nom non n eanta, E poi t^incoronò con uno aspetto Paterno, e filial dicendo: Tota £s pulcnra amica mea senza difetto^ Scriyendo tutti i Santi a éimil nota. Fon OU TOLVHI. Digitizedby Google INDICA Gli BOiTORi pag. 3 RIME DI DANTE ALIGHIERI Libro I 99 5 — II » 26 — Ili » 44 — IV n 6l — V . , . » 83 — VI *> io3 RIME DI GUIDO GUINIZZELLI f . . . , » ii3 RIME DI GUIDO CAVALCANTI » 128 RIME DI GINO DA PISTOIA ^. ,.....» i53 RIME DI FAZIO DEGLI UBERTI . . . . ~ ...» 195 Digitizedby Google Digitizedby Google Digitizedby Google er must return this item on or before te stamped below. If another user :all for thi& item, the borrower will of the need for an earlier return. t ofoverdue notices does not exempt 'wrrower from overduefines. ard College Wideher : ige, MA 02138 'andle with care. >r helping te preserve ections at Harvard. I 3 2044 055 040 653 « by Google ¥. rt-AJ^ '«^ *. *s.