:J ^ f" "^jgC^^^' '^■ 1 ^ ^,(«-,7—^^*» t ' ' ^ j ft ~ ì~TJ^m[ ;. > ■ V \ft ..^^^3H .■«,-■" . ^ ;^0 -yi 'i^^^i'a^ ^ • Wl ■ i.S| , \ 11' S^"* « \ 4|i . f-'f ; 1 '^ 1 • ^M ■ V"^^ M^ «^^i«^^' ^:l&'6fo ^1-^^^ y/^ .?r <.-- ' M'^ f -^ ' 7 ' .i^ ^S#^ S.*;; . ♦• N-^iV '---.^^^'i^ 'Vm ^-^. W y<^ikS^, ^^^y^^ ^^- ■^^ / m "•" y SCRITTORI DEL PRIMO SECOLO TOMO SECONDO TCi^^Q> POETI DEL PRIMO SECOLO DELLA LINGUA ITALIANA IN DUE VOLUMI RACCOLTI VOLUME SECONDO FIRENZE Sìint etiim UH /"^eteres , qui ornare nondurn paterant .-tlic Salf' 6 Disdetta , ritrattazione Salr. «7 Carriera, corse. Tom. JI. i (2) Che iiou par vegna da molto savere Chi seute sua fallanza , Se Don volve ^ con vero penthneuto , Ne r altrui 2 troppo si de' sostenere , Che pare un' accordanza , Come chi dice stande ^ l' uom contento , Onde muove adizzato 4 lo mio core D' essere valitore ^ , Se posso difendendo la drittura ^ D'amor, che solo in gioia ave l'assetto 7, E di gioia si pastura, Non avendo già doglia , sua rivera ; E se vo' ^ par defetio, Non è da amor, ma d'odio è pena intera. Poi conoscenza ferma lo piacere, Venendo disianza L' uomo s' alegge 9 adesso ^" per talento " , E non è, se poi dole , in ucl volere ", Ma tardando li avanza '^ , 1 T^olge , torna , ritorna Salv. 2 Cioè r altrui fallanza Salv. 3 Stanne Salr. 4 .aizzato Salv. 5 Giovatorc , aiutatore Salr. 6 Giustizia Salv. ■j Stanza , sede . 8 f^t , a voi Salv. Bisc. 9 Cioè *'' elegge Salv. 10 Cioè subito. 11 Volontà Salv. it» Cioè il dolore non era nelV intenzione . l3 Cresce . (3) Soffrendo disioso, lo tormento: Donqua n* ha torto ciascun amadore , Che si hiasma d'Amore, Ch' è solo volontate chiara e pura , Che nasce, immaginato lo diletto, Che j)orge la natura Della vita , montando iu tal mainerà ' , Come fa lo ntelletto , Che di gioi' 2 chere ^ sempre la sua spera Amor nell'alma credo uno podere 4, Che si prende d'amanza^ Poi lo saver ne fa dimostraraento Nelle cose partite da valere Over la simiglianza , Non dicernendo tutto il compimenioj E se neir acquistar vene dolore. Non sarà tal sentore ^ . Come calore incontra la freddura , Così la pena 1' amoroso affetto ; Ma tanto monta e dura Del piacere avvisar la luce dora ^; Poi che v' a^gia sospetto , L'uomo affannato segue sua lunioia. 1 Maniera . 2 Gioia . 3 Cerca . 4 Una Jaeoh:) , una potenza'^ facilità aìiiutoiia Salv. 5 Sentimento . 6 Chiara Salv, (4) Dett' ho parte, com'so, del meo parere. Credo for ^ l'iutendauza Deipiù, cli'han detto, ch'AmorLene ha spento. We questionar di ciò m' è più 'n calere . Che pesami ohriauza ^ , Poi ^ non sostene amor lo valimento 4 Di quei eh' è 'ncontra , ne sa suo vigore . Perciò istà in errore , Biasmando a torto, non ponendo cura, Né chi rincontra lui non l'ha a dispetto. Non de ^ voi' ^ più rancura 7 , Che io nel mio cospetto Te^no , che solo ben sia d' Amor cura. Amor, tuo difensore Son stato, souj non è poco ardimento Yer lo forte lamento, Ch' è quasi fermo per la molta usanza. Mostra ormai tua possanza. Facendo tuo guerrer conoscidore ^ . 1 Cioè fuor deir intenzione Saly. 2 Oblìo . 3 Poiché . 4 f^aloie , virtù . 5 Non ne Salr. 6 V^oio , voglio . ij Cioè non ne voglio più pensare Salr. 8 Cioè il tuo nemico ricredente Salv. (5) IVladonna, vostra altera canoscenza, E l'onorato bene. Che 'n voi convene tutto in piacimento, Mise in voi servir sì la mia intenza ', Che cura mai non tene , Né pur sovvene d' altro pensamento , E lo talento di ciò m' è lumera . Così piacer mi trasse in voi , compita , D' ogni valor gradita , Di heltate e di gioia miradore ^ , Dove tuttore prendendo mainerà ^ L' altre valente donne di lor vita ; Perciò non ho partita Voglia da intenza 4 di star servidore. Per servire a voi non seria degno ; Ma voi , sovrapiacente , In vostra mente solo nel meo guardo Conoscete, che in cor fedele regno, E eh' eo presi , servente Di voi, tacente 1' amoroso dardo Per mevi ^ tardo palese coraggio I Intenzione . 1 Cioè specchio Salv. Bisc 3 Maniera . 4 Intenzione . 5 Mcve , m« . (6) Fatto seria , sacciatelo per certo , Per suo mostrare aperto Vorrìa vostro sentir, dico d' a^^iso , Vedreste priso » me di tal servaggio Per la qual donna mai fora scoperto . Tanto scuro ho proferto , Ch' odio , servente in core , amore in viso. Viso sovente mostra cor palese D' allegrezza smirata , Perchè alla fiata monta in soverchianza . Ma quello di piacere over d' offese Covra ^ voglia pensata , Perchè doblata ^ grav' è la certanza : Donqua dol)lanza 4 tenete in sentire . Perciò vo' ^ dico , Amanti ; non bcltale Solo desiderate , Ma donna saggia , di Leltate pura, ]Vè di natura signorìa soffrire Alcun di pari pregio non stimate , Ma di grand' amislate , Che poggia d'onor, quanto china d'altura. D'altura deggio dir, come poss'eo, Lo L^uieliardou ^ sovrano , 1 Preso . 2 Copra . 3 Doppiata . 4 Doppiaiizij , doppiezza. 5 Cioè a uoi , l'i. 6 Guiderdone . (7) Bene dir , sano di nostra intenzione , Donna , eli' avete sola lo cor meo Ricevestemi in mano Ali non istiano d' altro gnigllardone j Che di ragione mi donaste posa D' affanno , di disio , d' altezza forte . Sed eo prendesse morte A vostro grado , me ne placcna , Si meretrla ^ voi d' alcuna cosa ; Poi che ni' avete tolto e preso in sorte , Non dubitate torte Di mio coraggio , eh' esser non porla . Essere non porca ^ ; che '1 core volo Istar dove valor ha La sua dimora di gioioso stallo ; E se 1 cor pago già neute ^ si dole Dunque '1 partire fora Sola mesora sovra ogn' altro fallo . Cosi intervallo non sento potesse Nel mio servir fedel porgere affanno , Nò voi alenilo inganno ; Che '1 gran valore prima si piovcde Che dia mercede , che poi non avesse Loco , uè presa , che trovasse danno ; Che molti falsi stanno Coverti , pronti , parlando grau fede . 1 Meriterìa , 2 Pcrìa . ? Niente. (M Cousideraudo l' altera valenza » , Ove piacer mi tene Magmando ^ beliate , e lo penserò SoYvemmi di speranza e di soffrenza ^ Nelle gravose pene Di disianza portar più leggero 4 , Cà 5 lo dispero ^ non ave podere , Acciò eh' allo Signor di valimento 9 Non falla vedimento ^ Di provvedere li leai 9 serventi; Onde m'allegro, stando nei tormenti. Dunque allegrando selvaggia mainerà ^® Natura , per portenza Di figura piacente , muta loco . Che intendimento in anche cosa clera" Turba sentire intenza''* J Valore , virtù . a Immaginando . 3 Sofferenza . 4 Leggermente , facilmente SalT, 5 Che , perchè . 6 Disperazione Salv. ^ Fiilore, virtù. 8 Avvedimento . 9 Leali SalT. 10 Maniera . 11 Chiara, cioè anche in cosa cliìara . sa Cioè turba il sentire mila uila V intenzione di ardente ««•. (9) ■Kella vita d'ardente coral foco. Ed eo 'n gioco non deggio obbriare * Quella , che sormontare Mi face la natura, modo, ed uso. Quasi dato nascuso ^ Sono a ubidir mia donna jflna , Come al Leon soggetta fera inchina. E in dire assai fedel , mia donna , paro ^ In core innamorato ; Ma ciò pensando fallo esser porìaj Che spesso viso dolce core amaro Tene , poiché provato Nente 4 si cela a mostrar che disia . Però vorria vi fusse a piacere Me servendo tenere, Che sì mi trovereste in cor sicuro ^ Leal, com'ero puro^ Che non guardando mia poca possanza Mi donereste gioi' di fine amanza ^. Prendendo loco parlando talento In voi , gentil sovrana , Ragione porterea 7 tal convenenza . I Ohhliare . a Cioè son dato a ulidir melatamente . 3 Cioè appaio SaW. 4 Niente . 5 Franco Saly. G Amore . 7 Porteria . ( -o ) Ma dlvisaudo temei valiniento ', Cli' avete , venir piaua Mia disiaijza : sì mi veo ^ iu basseuza ^ . Poiché temenza u' aggio , sì conforto , Che non seria diporto Tant' adunato iu parte per natura For pietate 4: non dura OrgogHo iu gentil cosa sì finita , Ma r umehà fiata ogni ^ e compita . Como risprende in iscura par tuta ^ Cera di foco appresa , Sì m'ha alhnnaio vostra chiara spera 7 : Che prini' ^ eo 'maginasse la veduta Dell' amorosa intesa , Non era quasi punto più che fera . Ora che impera mevi 9 amore iu core , Sento , ed ho valore , E ciò , che vaglio , tegno dall' altura Compiila in voi figura D' angelica sembianza e di luercede , Per cui la pena gioi' ^° lo meo cor crede I fucilare , virtù . 3 Bassezza . 4 Cioè senza pietate . 5 Cioè ogni fiata . G Partita , parts . 7 i^^tggio. 8 Ci Di' prima che . 9 Cioè a ine Salv- IO Gioia . <") Anior , tegnomi matto Assai peggio che fera : Conoscer tuo valor tant' ho penato » E via pine che matto Forte in vita fera Chi non ti segue in infertà ' penato . Poi tua vertìi fa dire S' al conto è pien dire , Dandoli ben un punto , Del mal non sente punto . Ben si de' procacciare Tal ben , non prò cacciare * , Che di sì poco sana Amor non pesi sana . Amor ben veggo saggio Via pur d' esserti servo , Si che in fortuna ^ tal m* hai dato porlo. Là u mi salve 4 saggio Da perir se non servo Chi ni' ha d' intendimento tal bon porto ^ . Coni' di dar occhi e viso, 1 Infenìutà Bisc. 2 Scacciare , cioè r utile Salv. 3 Tenifieslu . 4 Salvi . 5 Cioè dato . ( 'O Al meo piacer di viso , E passa in beltad' onne * , E in saver tutte donne . Chi non crede si serra , Ciascun malvagio serra E 'ì buon con verta ^ fino Perchè amor tal non fino . Amor talent' ho magno Lo dì vedere sole Como di viso star' al suo calore Se 'n ciò vegne permagno Ho meo risco non sole Più vai che francie suo calore ; Avendo chi '1 cor porta E della mente porta Chi 'n mi dire mai paiTO Chil san dimando parvo Che dir si possa contra , Cui tant' e tal bon contra ^ , Poi gioi' 4 compita tene , Amor, chieggiol' a tene ^. Amore sera e mane Gente ^ per te mi paro . 1 Cioè in ogni heltade . 2 Kerità . 3 Contrasta Bisc. 4 Gioia . 5 A te Bisc. 6 Gentile . • ( -5) Orbato 3 se non fosse '1 tuo ben , fora , Che m'ha miso in tai mene, Per cui gran sire paro , E saggio , eh' era d' ogni senso fora . E parlo eh' era muto , Ch' or di servir la conta Parlare vist'ha e '1 conta Per opra non mi celo, Credo montare al Cielo , Se per promesso regiK), Che sto se più su regno . Amor , mercè per Deo , Poi * son di tuo convento * Di quella , per cui deo ^ , Valer ciò gli ho convento. Poi al meo cor, ond'ogni altr'è da larga^ E git' è 'n altra parte , Onde '1 meo cor non parte , IN^è mai da lei per falla Tornar piacciati falla 4 Della marina poggio Se viene in alto poggio, E se non par la gente Morrò doglioso gente . I Poiché . a Accordo . 3 Devo . 4 Farla . ( 4) A. FRA GUITTONE Se 1 filosofo dice, è necessaro Mangiare e bere , è lussuria per certo . Panni che esser possa troppo caro Lo corpo casto , s' el non sta 'n deserto Che nostri padri santi apporlaro Lor vita casta , conio pare aperto , Erba prendendo e aigua , refrenaro Lussuria, che vi fier ' tropp' a scoperto. Che per mangiare e ber pur dilicato Nel corpo abonda molto nodrimenlo. Che per natura serve al generare . Vorrea saper da saggio regolalo Como s amorta così gran talento , Non astenendo il bere ed il mangiare. 1 Fere Saly. ( -5) Allo Stesso . V acche né torà > piò neente bado , Che per H tempi assai m' han corueg«iato j ^^ata, liè strega non m' have allaccialo, IVla la fraacesca gente non privado . Se dai boni bisogno mi fa rado. Doglio piò se ne fosse bandeggiato . Signor, non siate ver me corucciato , Che lo core ver voi umile strado. Sacciate , nalo fui da Strettoia j Quando dibatto piò, string^^, noti muta La rota di fortuna mio tonnento . Non sou già mio , ne voglio mia sentuta , Se mi voUessarei tristo talecto , E di quello, che vuol mia vista croia ^. 1 Tori , 2 Cruda Salv. ( >e ) Allo stesso . -Uoglio , languendo di greve pesanza , Di vostr' erranza , Messer Fra Guittoue , Che l'oscuro parlar dite v'avanza. Che per certanza coutr' è di ragione . E io vel mosterrò ^ con avaccianza Second' usanza del hjan'Salamone , E Petr' Alfonso ci/scuu ne fa stanza , Chèd è fallanza scura apposizione . E Seneca lo disse in suo dittare , Com' de' schiararsi '1 hel parlamento, Che 'ntendimento n'aggia tutta gente. Se non , potrebbe il saggio e 1 folle errare Al giudicare del proponimento , E 1 marriniento sre' ^ piue parvente . i Giostrerò . 2 Sarebbe Salr. ( '7 ) C!. IT. ( i8) Impresso nelle Noie del Ditìrainho del Redi . X er lunga dimoranza, Ch'ho fatta in gran tormento, Ho cangiata natura , Ch'ho, piangendo, allegrauza , E, ridendo, noi' ^ sento, Ogni gioì' m' è rancura . D' aver hen ho pesanza , E del mal mi contento \ Farmi '1 dì notte scura j Degli amici ho dolianzaj Coi niniici ho abento ^ ; Per lo cald'ho freddura. Di quel, ch'altri è sicuro, son temente; Per gran doglienza canto j Lo solaccio m'attrista 3 Credo aver ben per male . Ciò , eh' ho ditto , m' avven certanamente : Ma anch' ho senno tanto , Che , secondo mia vista , Mal si vola senz' ale . I ISloia Salv. Bisc. 3 Pace . ( ^9) DI MEO ABBRACCIAVACCA AMANTE E MADONNA À. Madonna, eo dotto ^ Mdi che hai dottanzaf A. Non mi cangia te. Mdi ciò non temere. A. Non m' assicuro. M. e pur hai dubitanza ? A. E gran temenza. M. non hai hon s avere . A. Coni' m'accertate? M eh' aggi persevranza. A. In che, Madonna? M. nello hon servere. A. E s'eo ben servo ? M. arai riposanza . A, Farlo potete . M. x n' aggio lo volere . A. S' eo l)en credesse d' aver lo meo core , Sì gioerea ^. M. uom par 3 di poco affare. A. La tema , eh' ho di voi, parer vel face . Onde si move da uno sguardo amore? M. Ch' i' altrui feci. A. e audivil nomare. M. Non dottar; che ver te non son fallace. I lo temo Salr. • Gioirla . 3 Pari, sembri . ( ^<^ > A scuro loco conven lume clero » , E saver vero nel sentir dubbioso =* , Perciò eh' uomo si guardi dall' osdero ^ , Ch' è lutto fero dolor periglioso . Donqua cbi non per se vede lumero 4 Veneli chero ^ far al poderoso ^ : Onde dimando a voi , che siete spero 7 Palese , altero d' ogni tenebroso . Io sou pensoso , e dico ; 1' alma vene Dal sommo bene j donqua ven compita , Chi mai fallila può far sua natura ? S' è per fattura del vasel ^ , che lene ; Perchè poi pene paté , ed è schernita , Da che sua vita posa in altrui cura? 1 Chiaro Salr. Eif^r. 3 IVe^ sentimenti dubbj Bisc. 3 Straniero Salv. 4 Lume Salv. 5 Far chero , far ricerca, richiesta Bist. 6 A chi f}uò Bisc. V Sf'ecchio Salv. Bisc. $ Vasello , vaso , il corpo Saly. (21 ) Impresso ne' Commentar/ della P^olgar Poesia del Crescinibeni ■ POZTA E AMORE. "' -^Aiiiorc amaro , a morte m' hai feriito : Tuo servo son, non ti fìa ouor s' i pero. A. Ver è ; ma vedi Leu che T ha voluto Quella, da cui son nato , e per cui fero. Or eir ha di valor pregio compiuto , E di beltà sovr' ogni viso clero ^ E poi guarda non gli aggi falluto Di vista , o di parlare , o di penserò . /*. Mercede , Amor; non dir, tu lei m'hai dato. E sai più di me , che non sacci' eo Falli * sentir per certo ciò eh' eo sento . Forse eh' avrà pietà dello niio stato , Al colpo periglioso del cor meo Daràli 2 cura , già ^ non vi sie 4 lento . 1 Falle , fa a lei Salv. 2 Dar adi , cioè le darai . 3 Cioè purché Bisc. 4 Sii . ( =3) Risposta al Sonetto , che segue , di Monte Andrea da Firenze . V ita noiosa pena soffrir lane ^ Dove si spera fine veder porte * Di gioia porto posandovi lane Con bono tempo fora tale porte. Ma pena grave perder coi e lane E credenza più doglia fine porte , D' ogni ramo di male parmi lane j Me non sopporre ma ben vorria porte . Chi sta nel monte reo vada nel vallo ^ E chi nel vallo simil 4 poggi a monte , Tanto che trovi loco meno reo . Che bono non è che dir possa e vallo, Ch' i' sento loco fermo, eh' aggio monte Cavalieri, Baron, Conte, né Reo ^. 1 Cioè là . 2 Cioè porto , dato . 3 Cioè nella valle SalT. Bise. 4 Similmente Bisc. 5 Cioè Re Bisc. Ili.'jO, (25) DI MONTE ANDRExi DA FIRENZE A MEO ABBRACCIAVACCA. JLanguisce lo meo spirto sera e mane , ^"^^^ Condizion pensando mia forte. Presente pena disperato m'hane, E fuor speranza troppo vita forte ^ Onde m' arrendo, Amico, in le tue mane. Che mai consiglio aver non credo forte j Talento e senno e conoscenza mane ^, Ch'uomnon t'appara, tra que' ^ amon 4 furie» Però non vuo', a te ricorro, a fallo Siaj per te ^ conforto vegno , Meo; Che , cui mister ^ ha aigua , corra al funte , Che se per ina amistade mi fa fallo 7 Dell' immaginativa , quale fonte : Tanto mess' abbo nel tuo cor lo meo . 1 Dura, aspra, amara Salv. 2 Sta , dimora . 3 Cioè tra qiie^ clic . 4 Amano . 5 Cioè a te , i'eg?io a te per conforto . 6 Cioè chi ha mestieri . 7 Cioè m'' inganna di ciò c/ì' ho immaginato ( H) Ahi! Deo ^ mercè; che fia di me, Amore? Che io non posso viver, ne morire, E tornami in affanno il hen servire, E son loutan di tutto mio diletto , E emmi ascoso l' amoroso valore , E par ch'io peni; tanto sto in languire, A nulla gioia non posso avvenire , Ah! sofferendo pene, son distretto. Di te medesmo , Amore , mi richiamo 3 Che se io ben amo , E forzo in ciò tutta la mia possanza, \ agliami pietanza ^ , Ch' i' non prendo difesa ; Ma hen vorrea contrafar la Feuice, E seguir sua natura , Che Amore mi smisura ^j Cà 4 , non facendo offesa, Di tutte pene messo m' ha radice . Amor m' ha e tenemi in prigione Ed animi di tal catena legato , Ched eo per me non posso essere aitato ; Tani'a^iiio in loco mia vita dogliosa; 1 Dio . 2 Pietà . 3 JÌf oltraggia , mi soperchia, eccede i termini Salr. 4 Che. (25) 15 lo mìo cor tempesta ogni stagione: In sì fera fortuna è apportato, E per forza d' amore sormontato In disio ; onde mai non prende posa . E ancora in piacere , die 'u me apporta. Lo quale mevi porta Dello 'ncarnato amore valoroso , Ond' ho lo cor pensoso, Ne da ciò non si parte . Hammi si preso , che fo come '1 Cervo , Che ver lo cacciatore, Quand' ode suo romore , A lui va in quella parte , Ond' egli ha morte ; ed io cotal via servo ' . Ma tanto. Amor, la mia vita è più grave, Ch' aggio ognor morte , e mantegno vita , E del veder non so la mia finita "^ . Cosi Amor condoli' hammi a reo passo. Ed in mar tempestoso messo m' ave , Che trammi a se , com' ferro calamita j Onde la gioi' ^ d'amor m'ho sì smarrita. Ma lo tormento n' ho là unque passo . Mercede , Amore , in tanto penando Che eo non pera amando Ch' a periglioso loco m' hai condutto , Che ne fiore, né frutto 1 Osservo Salr. 2 Fine . 3 Gioia . (26) Per me non par, né foglia; Ma sto in disparte da lucente spera, E pur soffrango ^ in pene. Dell' amoroso bene Amor tutto mi spoglia ; Di for né dentro non par ^ sì mi fera . Sì m' ha' feruto , Amore , e conquiso , Ch' appoco appoco consumar mi veggio y. E non mi vale poi mercè che cheggio . Più d'altro amante faimi doloroso. Volesse Iddio , eh' io fusse innanzi ucciso , Che non terria che mi fusse peggio , Poiché conosco che pur morir deggio , Né del partire non son poderoso . Dunque, Amore, se' per me spietato, Poi ^ si m' hai locato , Che ciascun' ora mi manteni in foco . La mia vita é loco 4 Senza nullo diporto . E del gravoso mal d' amore ho '1 manto ,, E s' i' 1 mostrasse in vista Sarea ^ già ben sì trista: Cuseremmi ^ ogn' uom morto ; Per miracol serei guardato intanto . T Soffro, dal Provenzale sofraing SalT. "i Cioè non par che SaW. 3 Poiché . 4 Quivi . 5 Sarìa . Q -fn acciisergbbe cioè per morto Salv. ( =7 ) Da poi t' aggrada, Amor, pur darmi affanno , Or d'esU mali, eh' i' sofferò lauti, Inaaul* io pera ^ li moslra davanti Ver di quelli, che son fermi d'amare. Che allor per fermo lo mio detto avranno , E non mi credo fosseu mai avanti Sì sian3 feri ver delli sembianti Vorrà ciascuno 1' amore oLbriare . Ma or ti movi , mia Canzou novella , E va , e sì t' appella Infra li boni amanti , e loro conta Le pene , che 'n me monta Per r amor ciascun' ora . Ma dì , non meltan F amore in obbrìa , Peroch'a signoraggio Me e lo mio cor aggio . Così ne fuss'io fuora; Cotant' è perigliosa signorìa . I Trinami eh^ io pera Salr. ( =8 ) Ahi\ misero taupino ', ora scopercliio, E voi' 2 cernir la fi uè e '1 mezzo e '1 capo Delli viziosi mali ove li sapo ^^ Che uoii stia più in error la gente mane a : Per ragione dirò , non di soperchio , Per difension qual vuol prenda lo scudo , Troverà '1 corpo mio ognora ignudo , Sì come ijenle in hattajjlia istanca. Ciò comanda ragione , e Dio noi nega . Chi prende '1 torio j dura alquanto tempo. Ma alfin tardi o per tempo E sì palese , che già non ha loco ; Yeuesi consumando appoco appoco. Così ogni cosa pur nel line piega . Gente d'errore, coni' alcuno lauda Lo vizioso amor; così noi chiamo. Morte r appello , che '1 diritto ramo , E ancor peggio , se peggio si trova . Or odi lo principio come frauda Brame e disii con vita sì agra . Quando avere credi , allor piìi magra Trovi tua opra: quest' è prima pruova . Poi nel mezzo tutio '1 mal raddoppia, I Tapino . a PW , voglio Salv. 3 So. ( =0 ) Quando la della morte qui ti ti-anpa Preadi un disio poi sì ti trappa , Di razionai vertù fatti mendico ; Cile Dio li spiace e ogu' altro amico , Tutti i rei vizj porti teco 'u coppia . Amor adduce il niezzo e il principio ^ D' ubidire e servire senza iiilìuta , Ch'ogni onoranza è per loro spinta ^, Lo disnore , rpianto ciascun può , scopr© E pur conven , che sia fedel , s' è pio , De' più mortai nemici , che 1' uom abl^ia . Ond' è crudel pregion più che di gabbia , A cui conven in ciò seguir suo opre . Maggiore inganno in ciò ve ne mostro, Che sì preso ciascun non li par orbo ; Men cura lo disnor, ciie non fa '1 corbo. Oimè 1 lasso , coni' è la vita morte A chi coiidutt' è a sì grave sorte, Che d' ogni ben ne voila ^ il corpo nostro . Or pognam ciò eh' i' ho dello, si dorma Calun capitol fusse sovra bene La fine , ove ti conduce , sostene In loco o' 4 li fa parer lo ciel tegghia , E di tal Ionica ti cuopre la forma Nominanza^, disnor ognor li cresce, I Per p vi nei pio . a Cioè sperila . 3 rota . 4 Ore. 5 l'\una , (3o) E qual cosa. Signor, più n' assagliesce *. Viver orrato 1' uom che dorme e vegghia. Onanza aver non può chi n' ha pur i' ombra , E se gioia vuol dire alcuno ei porge, Quell'è un punto, ove ti guida e scorge. Tanto ) la donna di se non dà od ama , Che '1 cor in quell' or più. non disii e brama . Com'più prendi, più quel voler t'ingombra. Due cose di verlù dell' uom son specchio : La bona nominanza è la prima; Libertà è capo , e mezzo e cima Di tutto ciò che vuol pregia e comanda. Chi qui non simanten, giovane e vecchio. Riputare sì può per corpo morto . Amor, cui dico morte, a questo porto , A cui ha preso, in tutto for nel manda. Cosi per ragion temporal vedete Ch' ogni sommato bene Amor distruìfi;e Per la divina tanto l' uom non fi-i2"a Che alla fine l' arma ^ non percuota In niuferno ; qui n' è grav' ella e vola , Sempre mai sofferendo fame e sete . Qual vuole dir, ch'Amore li tcn prò, Può star nel mondo d' una parte solo , E senza l'ale prender puote volo. Se stalo fusse figura 'ncaruata , j j4ssalisce . a Alma, anuria Salv. Bisc. (5. ) Un' or' nel mondo non sarebbe stata. Ma Si distrutta non de ^ seria assempro. Che fate , folli , voi , che date lodo ^ A cosa , eh' ogni lume all' alma spegna E '1 corpo uccide, delle cose degna? Saver né iorzo giammai non racquisla Ciò, che si perde per la morie trista, E quest' è ito di quanto tenipo i' odo . i^hi ! lasso doloroso , più non posso Celar né covrire '1 mortai dolore , Li affanni, li penser, eh' hanno colore Di lor vertù m' è data ^ in ciascun membro. L' alma e lo core n' è compreso e mosso , Solo un punto non posso me ritrarne j Tant' el soverchio convene mostrarne In mia Canzon, poi4 non son ciò ch'eo sembro. Isvariato son d' ogn' altro corpo , For di natura son d' ogni animale j E solo Amore m'ha condutto a tale, Che in sua propria natura lultor resta Il mio affetto , ed hammi dato vesta Di se; vedete ormai chent' esser pò. 1 Non ne . 2 Lode . 3 Cioè che Ili' è data . 4 Poiché , (52) Poi SÌ coTYipreso ni' ha , che me non lasce ; Ov'ouor lutto vale, mi disvaro j Se hen disio alcuno, ho lo coutraro : Lo voler , ove l' aggio , fior non cape . Chi dir volesse amor , di che ti pasce ? Pdspondo, di dolore, di martiri, D'affanno, di penseri, e di sospiri. Tenemi in foco con ardente vape ' Malanconìa , ira , con tutti i guai , E tempesta un ora non mi lascia : Di cotai gioie Amor tutto mi fascia Sì che mi fa parer la \xu. morte E amo peggio ; sì tormento forte , Creder mi fa non aver fine mai . Chi vuole dlrj che non ti parti folle? Non ho podcr ; che Amor mi leu riposto , E 'u fera signorìa m' ave posto , Sì che assai peggio son certo che guasto . Arditanza, halìa tutta mi toUe La signorìa , che per forza seguisco ^ . Ma sai che fo? di pianto mi nodrisco^ Ch'altro argomento non m' avrèa ^ hasto 4 . Più eh' io non dico ;, son certo a mal passo ! Ohhedire e seguir tal mi convene , Che sì tuitor mi tene in forte, pene» 1 Cioè vampe Ei&c. a Seguo . 3 Avrla . 4 Bastato Bi&e. (33) Che tutta gente par mi mostri a dito. Sì son disonorato ed aunito » Per te, Amor , si m'hai condotto, ksso I Conosco bene il rio passo, ove sono j Ma, sì come io dett'aggio di sopra, IVon ho podere in me, forza, uè opra, Ch' io possa mantener mia vita larga . Però fa mal di ciò chi porta sono ^ In mio dispregio,poi^nonsanno'lmal ch'aggio. Ma sai che pagamento eo ne torraggio 4? Segnerò lo proverbio , che è da Barga , Che già non posso contradiar nulFuomo. Ma chi savesse com' io son condotto, Contra di me non parlerebbe motto , Non mi serebbe sì crudel nemico; Che delle cento parti una non dico Dei dolorosi mali, ove consomo. Chi nuocere vuol meve ^ , n' ha gran campo , Poi ^ tutte degnità per me son vote. Facciami male ciascun , quanto puote , Che Amor vuol sia d' ogni tormento tomba: In tal sculenzia son j mai non de 7 campo. Di sì mortale guisa Amor m'ha colmo, I Cioè Onito , vituperato Sitlv- F-isc. 3 Suono , grido , roiitore . 3 Poiché. 4 Torrò . 5 Cioè me, a me . 6 Poiché . 7 Non ne . Tom. II, 3 (34) Cile già trabocco, che ne ven lo scolmo; 111 tutte parte già lo suon rimbomba , Poi d' esia morte faccio come '1 nibbia " . Però chi mi riprende , fa mal troppo , Se contr' Amore non vale riutoppo , Che cui istiiuge , com' più si contende , Sotto di se più lega e lo prende , E '1 doglioso manto addosso idi affibbia. Meo lamento, movi; e sai cui parla? Ai noiosi riprenditori a torto . Dì , che nave , talora giunta a porto , Di gran tempesta pere, e va a foiìdo. Così d' amor porìano aver lo pondo ; Non pecchin più di tal sentenzia darla. Però tema ciascun, ch'Amor non leghi; Delli suoi pigli al(|uanto fovi ^ cerua Nel passo , ove conduce cui governa . Bla s' io dicesse ciò eh' a mei ne serbo Già non serèa nuli' uom ver me sì acerbo, Noi ^ movesse pietà a far di me preghi - I NMio . a Cioè vi fo , fo a -voi cerna . 3 Cioè che noi. (35) 1 all' * m' abbonda materia di soverchio , Tanto costringe cor la lingua e bocca Di dire ancora ciò che sente e tocca , Celar non posso ch'io lo cor non segua. La maraviglia è pur , che lo coperchio , E Io vasello , ove il cor dimora ^ , Non è spezzato : tanto isbatte ognora Per i colpi mortai, che no i ^ dan triegua. Se nel meo dire a dismisura verso , A ciò eh' eo sento non de' parer diverso 4. Fo com'aigua ^ che ven potente e larga; Conven per forza che si mostri e sparga. Contradiar non la potè nulla cosa . E s'eo per molti ripreso ne sono, JNon voi' 6 né cheo 7 , ne domando perdono- Ma prego cui li piace facezia menda , Se ho ragion, se vuole mi. difenda, Ch'eo pur dirò, poi 8 il cor non mi dà posa. 1 Tanto Salv. 2 II pericardio Salv. 3 Non gli Risc. 4 Strano, stravagante . 5 Acqua 6 V^o'' , U0filÌ4 . 7 Chies^nio IjÌsc. 8 Poiché . ( 56) Ora vo', dico, dicernir lo vero, Como tesoro è dell' uomo corona , E com'per lui ciascun si paragona, lu vizio ed in virtù corno proceda. Qual uorn è di ricorre ben altero Trovasi amici, parenti serviziali A suo piacere, sono tali e quali Quanto ne sia voler pur ched ei clieda *, Sed ei non ha avarizia e miseria ^ Gnor lo guida e di se libertà, jXorainanza bona di lui fa frutto , Se vuol del pregio è Signore in tutto , Pie^sendo se con senno e con misura . Questa sentenza è del tutto nostra , Che tesoro è dell' uomo dritta mostra. Ed ancor più eh' assai vizii ricopre: Quante in uoni sono vertudiose opre Hanno riccor, finché riccor li dura. JXon già pochi, ma dico che son molti, Ch' hanno boce ^ di posseder ricchezza , E son avari pien di cupidezza , ^Miseri, pigri, e del tutto scarsi. Quelli cotali dalli l^cn son tolti, Lor cose parno lor nel tutto streme, iìon puote frullo bouo aver lor seme i Chieda . a Miserila , mi sei in . »3 T^vce , Jiviia . (57 ) Kell' animo di tal solo a pagarsi , E sono ei ricchi? no, clic non è loroj E sottoposti son a massar oro , E sonde * scrl^atori e guardiani ; E poiché sono si del tutto strani. Che solo del tesoro lion hau le^i^e. DO Si trovan molti son ' di lor seguaci, E li vicin , che sono nei loro a"i ^ , Lor amistà son vaghi e parentado , Che non awen chi bontà ha'n altro grado, Se noi segue riccor, eh' ogni uomo '1 fugge. La vera luce è la tramoniana, E dritta guida dei marinari. Che troppo foran lor viaggi amari , Se d' essa la vertute non li aita : Così della generazion umana E lume , porto , via , e ritegno ; E fa ciascuno dritto puro , e degno , Ed anco più , che tolle e presta vita , Che riccorre questo è per lo fermo . Che hhertà , che bella, che gentile. Che largo , che cortese , che umile , Che s' egli ha di tutte bontà coverta , Gli vale, e poi ricorre in lui non cape? Né fu, ned è, né ha uom che lo sape, h Sonne , ne sono Bisc. a Cioè che sono . .1 Cioè abitazione Disc. (38) Divisi * quanto vuol uomo e proveggia , Chi di bontà raccoglie maggior greggia, E sia di riccor fuor tutt' è diserta. Questo per fermo per tutti si sappia Che nel mondo ha un solo mortai colpo^ E altro che '1 contrar guerir noi pò, E le pili volte bontà l'appalesa, Quale cui povertà bene calappia, Che qual farà di cotal colpo lievo Dico che fia per lui tardi rilievo , Quest' è sentenza da non pater * contesa ; Che tal colpo sì il cuor dell'uomo squarta . Che 1 suo lavoro è sempre pur in damo , Come mulin che ne va giù per Arno, Vogliono i più che pur dia nella pila Sua povertà, riccore fa soccorso Dicce milia per uno in questo corso, Cui povertà ha ben del tutto in volta Non può mai di riccore fare accolta . Così li più sotterra ed avvila ^. Può esser povertade dei suoi dardi , Come lo foco quando bene avampa, Così lo spegne , che fior non li campa , Di vertudiosi beni ov' e' s' appaghi • Qual più vuol , corra , che non giunga tardi 1 Pensi , da divisare Eisc. 1 Patire . ^ .Avvilisce . (59) Nel soccorso , se povertà 1' ha 'n "remljo , E dico più, di cui ha solo il k'iiiI)o, For è di se - e dei dilelii vai^^ii . Ben sa ciascuno laddove s' intrica In dello mondo "uerra , lite, e J)ri'>-a Solo per fare di tesoro ac(|uisto. Chi n' è perdente, più non può esser tfistoj Ch' il precede d' onor , di pregio ba'l manto Il qual savio , largo , di bontà compiuto , Se ha podere, dico eh' è temuto. Chi bestia, chi sgraziato , chi caltiv' è. Chi sciocco , chi inodiato sempre vive , Chi abbassa d' aver secondo il quanto . Piti ched eo non diviso , so , eh' alluma Tutte e quante e quai vertute \ nomo Sono g-andire, delle quali è nomo ^ Cui povertade dire bene ingombra . Cosi nel tutto spegne e consuma Chente e quanto e quule valor pò Essere degno a far vivo corpo , Avendo solo di povertà T ombra. Or vedete come V uomo governa , Di vizio , e di vertute faccio cerna ^ Con ornamento di ciò , eh' onor vole , A tutte cose da colore e tole ^ 1 IVorns . 2 Cioè sceglimento Bisc. 3 Tolle, toglie . (4o) Secondo che richiede e vuol lo moiido, Ch'ella o' ^ virtù di ricchezza è posta, E poi vedete come coDtrar costa, Ed in che stato veutura lo 'uforma Che in ciascun caso secondo 1' orma , Dico tesoro il pone alto e a fondo. Chi è di povertà nel lutto magro, So eh' aspro li parrà '1 meo dire ed agro. Faccia, chi vuol, chi di tesoro gran raspo, E come chi gran peso colla = d'aspo Che sua è la fatica di chi'l colle ^j E poiché 1 peso è heu collato ad alto Dico , non punto fa di sotlil salto , Se '1 tenitor per sua difalta il lascia; Miri ciascun che 'n dei soverchi islascia Ove conduce cui povertà lolle . Molti disavventura si tempesta Quanta 'n vita con lor povertà resta. Colai vita crudel morte la legno . Ma queir è vita , ove non ha ritegno Chi 'n povertà vien di riccor eh ha 'n prima. Ora s' alcun la mia canzon corregge , Dair una parte la divina legge Ponga , però che in essa non parlo . Che se ciò fosse, porca 4 '1 meo detto isfarlo : Secondo il corso del mondo ho messo in rima. 1 Ove . 2 Cala da collare Bisc. 3 Colla Salv. Bisc. 4 Poiìa . (4' ) Quale metallo a paragon * si frega. Sua proprielate lo cernisce puro; Così soii di te, mia Canzon, sicuro. Che ne sia fatto dritto e puro saggio >^ Poiché a Palamidesse fai viaggio. Sol a suo paragon ti saggi , il prega . I Cioè alta pietra di paragone SalT. (4-0 impresso nelle Rime jéntiche , iott* il nomt di Dante Alighieri. \J Madre di virtute, luce eterna, Che partoriste quel frutto benegno , Che l'aspra morte sostenne sul legno. Per scampar noi dall' oscura caverna. Tu del Clel Donna e del mondo superna. Deh prega duntpie il tuo figliuol ben degno , Che mi conduca al suo celeste regno. Per quel valor, che sempre ci governa. Tu sai, che 'u te fu sempre la mia spene, Tu sai , che 'n te fu sempre il mio diporto ; Or mi soccorri, o influito bene. Or mi soccorri, ch'io son giunto al porto, Il qual passar per forza mi conviene j Deh non mi abbandonar, sommo e onforto Che se mai feci al mondo alcun delito. L'alma ne piange, e'I cor ne vien contrito^ (43) Siccome ciascun uom può sua figura Veder , la quale nello specchio smira ^ ; Similmente vorrìa , che per natura D' ogni uom là ove sua opera tira . O 'n hene o 'n male si cernesse pura , Guardando 'n viso , poi sarca ^ for d' ira Che chi riprende falso a dismisura , Essendo ciò , tosto se ne partirà ^ ; Da che '1 contraro pur nel secol dura Vada 'n profondo tjuant' al mondo gira . Ched' io non ci conosco più rimedio , Poi ch'astio e 'nvidia, ed orgoglio, e male, Chi più v' affina, quelli è in maggior sedio 4 , Montar si crede in signorìa reale ; Così foss' oggi ciò ched io naredio E '1 ciel tenesse la via altrettale . 1 Sgnarda Salv. 1 Sarlti. 3 Partirla Salv. 4 Seggio, sede . (44) DI CHIARO DAVANZATI DA FIORENZA Risposta al precedente Sonetto . Cjome '1 faniiu » , die nello speglio mira , E vede a proprietà la sua figura j Sì gli abbelisce ^ , di presente gira Parte per quel veder da se rancura. Vuole pigliare per traiersi ^ d' ira , Non vai neente 4 a contastar paura . Prende lo speglio , e frangelo per ira , Allora addoppia più danno e arsura. E ciò diven che '1 concedette Dio , E rende tutte cose iu temporale ^ , E noi da lui le possediamo in fio ^. Dimque clii vuole contra ad animale Che f u , ed è , e fia comò di rio Sarà hiasmato, rimprocciaudo '1 male. 1 FanciiLÌlo . a P.iace . 3 Tratigei si , trarsi . 4 Niente . 5 In tempo Salv. 6 Infeudo SalT. Lise. Ann* laSo. (45) A San Giovanni a Monte , mia Canzone , Ten va iniiiianienente , e non far resto '. Dì, ch'io gli appianto e'nneslo, AI suo stato conforto, mio sermone, Se 'n udienza d' intender è desto. Lo savio il dice , ed è ver paragone , Uomo in sua operazione Membrar lo campo come sia presto , Che mal per mal no ^ allega, che maggiore Alluma 3 foco e ardore E per sovrabbondanza trasnatura. Senno e misura reo face piggiore . Ma chi nel mal conforta sua statura 4 Aldo ^, che men li dura. Che sofferire al mondo uomo riccore ^ Conoscidore no 7 è senza rancura ^ . Di tre ricchezze intende l' uom compiute , Chi le possedè interamente ed ave 1 Fermata Salr. 2 Non . 3 Accende Salv. 4 Stato. 5 Odo Salv. 6 Ricchezza 7 Non . 8 Senza pensiero Salv. ( 46) Non li deve esser grave Non più aver, che le due son salute. Gioventù a sanitate è porto e nave : Libertà, di ciascuno è il valuto *. Non fu uomo veduto Potesse comprar l'uua per ciò ch'ave^ Donque li conta che le dui possiede , Perchè povertà crede , Se libertà per sua viltà li manca , Ch'a ciò lo franca se davante vede Che li ali d'or valesse non istanca Nel mal poggiar la branca , / E nello bene ave speranza e fede Chi ben provede, di bruna fa bianca. IsvegU lo gentil ben costumato ^, Vogliasi non giitare intra li lassi ^ Spalmi 3 sua vita , e passi -, Lo ben cli'lia avuto pensi aver sognato; Me Ita speranza com' più non abbassi ; Che ignudo fu primieramente nato . Per cui son allevato ? Per lo potente Dio , cui già non lassi In costui mercè sempre cherere 4. Fermi speranza avere I P^alsente Salv. '2 Costume . 3 Come nave . 4 Chiedere . (47 ) Cli' appresso il mal sia lo ben veneiite j Allegramente isforzi di valere ; Che nulla cosa ci è compiutamenle A sto ^ mondo vivente : Che l'alto abbassa, e veggiolo cadere; E lo poco valere , e far potente . Pens'alli di, non alletti doglienza. Che tanto lungiamente ^ 1' ha chiamata , Che la s' ha avvicinata : Donque li porla Dio benevoglienza. Or chiami vita e gioia meglio rata , E benenanza- ^ metta in sua intenza . Forse per sua cherenza 4 Si fìe , come doglia , presentata INon più villano a se , eh' è suto ^ altrui . Di Dio lo cor sia lui ; Pigli d'Adamo esempro ^ e d' Eva , e miri ; Di gran martiri in gioi' 7 fur trambindui S Mettendo in ammendar solo desiri ^ Obbrlando 9 sospiri ; Che Dio r ave promesso ad ogni e cui ; Wè son , ne fui giammai senza cousiri . I Esto , queslo . a Lungamente . 3 Beninanzn , benignità - 4 Richiesta . 5 Stato . 6 Esempio . 7 Oio 8 Jm f) Ohbliando 8 Ambedue (48 ) Mentr* uomo è vivo non si de' iusperare> Che im bono giorno mille mai ^ ristora . Uno reo giorno ed ora Lontana tolle gioia, e allegr'a're. Cile eo lo credo , e visto l' ho prusora * , Una candela morta rivirare Per poco dimenare , E '1 malato sanar si che non plora ; Che '1 mondo d' una rota ha simiglianza , Che voglie ^ per usanza , Che 1 basso monta , e l' alto cade giuso ; E per luugh' uso non ave mancanza . E tal si sfata , e cred' esser confuso , Che di gioi' vene suso . Dunque nullo si getti in disperanza , Che sempre avanza chi d' essa fa scuso 4 . Or peni chi giammai fu vigoroso, E non sia nighettoso ; Che franco cor puote acquistar tesoro , Che non puot' oro far lui vigoroso . Però non dee far 1' uom troppo dimoro * In malo sta '1 lahoro ^ , Che quelli è dello pregio disioso , Che '1 si fa sposo , e non dice io doloro . 1 Mali. 2 Plusora , più ora, più volte Bise. 3 V^olge , gira Salr. Bisc. 4 Scusa . 6 Dimora . 5 Fatiea . (49) DI DOTTO REALI DA LUCCA JDi ciò , che '1 meo cor sente , ^^ In ver ncente * taccio . S* acciò però fo laccio Per prendere Amore , Vero è , non disdico , S' co dico vento spento, Contra talento sento Sì alto valore . Provo novo trovare * ; Parlar d' Amor mi face Amore verace. Aggio saggio veduto Compiuto, che muto non tace Ne per natura ha pace . Però di dir non lasso. Né passo ditto diritto , In ch'io son fitto gitto Mio greve penserò . Ch' a quei che più par gioia M' è 'n noia; poco foco In loco par gioco , Crescendo par fero . Quale male , so usanza I Niente . a Poetare Salr. Toìtt. IL 3 nna (5o) li' avanza 3 Lassanza può avere Se non per astenere? Tempo ben può fuggire , Soffrire d' audire Di ciascun , eh' ha savere . Che ciascuna vertude Conclude fedej crede Uomo che vede ; chiede , Che ciò , che vuol , tene . Non che fé' per credenza Se 'utenza spera vera , Che luce intera clera ' , Per cui vita vene Morte forte disdegna Spegna non segna fallire Ma da fallo fui^iiire Arte parte per pianto .Di tanto o quanto hen dire Si può senza finire . O quante pene passa Chi lassa voglia , doglia Da se dispoglia scoglia , Come fi lo serpente . Seguirla non è vita INodrita , eh' ira tira Lo core "ira mira ;\Ialc chi non sente Chiuia S(ilv. (5. ) Molte volte si sferra, Chi serra non erra chi caccia Yizii vertti allaccia, Fama chiama chi pensa , Non lensa offensa non faccia Uomo, tal che se isfaccia . Però di dir non tardi, Ma guardi danno ch'hanno Quei che non sanno ^ stanno In vita penosa . In ciò saver si loda Chi moda cura pura Con misura , dura In cui senno posa . Esca pesca chi prende ; Sé vende chi rende penseri Assai più leggieri. (52 ) In risposta al Sonetto di Meo AbbraC" ciavacca , che sta a facce 20. XA- più voler mostrar , che mostri vero ]Non magistero di ciò ' sta nascoso j E di ciò spesso a me medesmo chero * E sì mi fero, cb' eo vivo doglioso. Qiial per natura può sentire intero Ciò eh' è mistero , di che non dir oso . Per me comune più che "1 lume cero ]Non mi dispero , e faccio risposo ^ . A intelletto volontà pertene 4 , Perchè couvene che T alma aggia vita , E sia finita ben ^ discenda pura ; Che suo vasel tal natura manteue , Qual li addiveue da quella eh' è unita. Ancor eh' aita sia d' altra fattura . 1 Cioè di ciò che . 2 Chieda . 3 Risposta Sa'iT. 4 Appartiene . 5 Benché . (55) DI GERONIMO TERRAMAGNINO PISANO. Jr oi ^ dal Mastro Guitton l' arte tenete , ^.^^^ Assai, mi par, dovete '^^^* Di vera conoscenza avere effetto, E defeltar da voi ogni defelto , Che non bon aggia espetto , Se di tal Mastro bon savere avete . Oh quanto, rpianto , e quanto esser dovete^ Se Lene il possedete , Glorioso di tutto bono effetto ! E com' dovrìa il dir vosti'o esser retto , E del conti aro netto , Se pensate che dico cernerete . Cà ^ la vertù si mostra in del parlare , Sinici ^ vizio v' appare . Onde in parlando 1' uomo paragona La sua propria persona; Perchè guardar neuu 4 troppo si può. Or intendete bene il meo dir mo ^ Ch' a scoverta ^ vo' 7 do, 1 Poiché . 2 Che , perchè . 3 Similmente Salv. Bisc. 4 Ninno Bisc. 5 Ora Salv. 6 Scopertamente , alla scoperta . •] Cioè ui , a voi Salv. Bisc. (54) Ne schermo alcun poteteci pigliare . Dico; l)on è pensare Adzì la cosa ditta, chi ragiona. 9 Risposta cV Incerto . (j^eronimo , com' credo , voi sapete Dicie che scude chete D' umilila faccia uom coutra '1 dispetto , Perch' eo m' umilio e pigliolo a diletto Lo non parlar beu netto ^ E l'arroganza, che voi m'apponete. Del hon Guitton per ver mi troverete S'al hon voler j credete, E no 'I suo valor deriva in mio petto. Ma tu che per Terramagniu ti metto Di eh' este ^ tu in desdetto Del nome a me , che so quanto valete . Com' cera 1' uom parole può piegare , E formare , e sformare , E non formai leva pregi' e corona . Che pur cera si sona Nuli' accidente levar non me i pò . I Sei . (55) Simel a mia ragion levar si può. Che via più chiar che il Po, Che schermo non m' ahhìsognu operare, Ahi ! coni' laid' è maeslrare '' A quelh, che la colpa lui impregiona. l Ammaestrare Salv. Disc (56) DI UBALDO DI MARCO A FRA GUITTOI^E Anno INovel Soiietto maudo per messaggio Alla mia Donna j deggiale contare Le dolorose pene , che lant' aggio Per lo meo troppo e kuigo addimorare. Ne allegrezza mai non averagglo ^ , , Se lei non veggio che mi fa penare . Ma hrevemenle, quanto più poraggio ^. Se piace a Dio , mi credo ritornare . Da poi che mi partii di quel paese j Mai sol un' ora non fui senza doglia , ISè di hon core mai non feci riso. E ciascun giorno hen mi pare un mese ; Tanto m'ahbonda di tornar la vo«lia, E di veder lo suo piacente viso . 1 Avrò . 2 Potrò Salv. (5? ) JLo gran valore , e la gentil piagenza , E la voleuza , che ten ^ vostro core , A mio dolore fece far partenza , E la mia 'nteuza ponere in voi , fiore , Per servidor con qnanto di potenza , E sapienza partendo '1 follore , E tal dolzore n' aggia mia parvenza , Ch' ogni doglienza parla da me fora. A tutte 1' ore eh' co drizzo la mente A tener mente le vertìi onrate , Che Deo v' ha date si compiutamente , Sì fermamente sono 'n podestate Della beliate , eh' è 'n voi si piacente , Che meo son nente non più che vogliate. 1 Tiene Salv. (55) Poso * '1 corpo in un loco meo pigliando Eo svariando la memoria giva , U' viva nobil figura restando E riguardando stava me pensiva. Dubbiosamente grandor =» dimorando , Forte dottando se gente veniva , E non vedendo me un fior donando , Glie odorando poi el mollo auliva j Ed eo sentendo su 1' odor levai , E riguardai per veder 1' albore ^ , Che fé tal flore , vidil no già nente . E non vedendol misimi al sentore , E per r odore 1' alboi^e trovai ; E riposai al ombra luugiameute. 1 Riposo Tìisc. 2 GrancV ore , molte ore, molto. 3 Cioè albero Bisc. (59) i-^hi ricevè giammai s\ fero inganno, Como facci' eo da voi , piageute e l)ella ? Cbe conoscendol opero a meo danno Per servir voi di quel che so v' abella ' . E '1 meo servire tuttor veste affanno , E non guardar potete in parte quella , O' stato sia giorno , semana ^ , o anno j Sì crudelmente mi siete ribella . E ben ne sono stato conoscente j Ma in sì pessimo punto fevvi ^ omaggio , Cbe non d' esso partirmi posso nenie . Per merto del servir, clic fatto v' aggio, Mercè vo' 4 cbero , che lealemente Mi consigliate , che ver ciò faraggio . 1 f^i piace . 2 Seilimana , dal Francese semaine Salv. Bi»c. 3 yi faci Salv, 4 Voi , a voi . (6o) JM obile Donna , di corona degna Per lo valor , onde siete foruiia , Che tutte r altre lo meo core isdegna Considerando vostra ovra compita, • eli' unque non credo venisse , né vegua Sì nobil criatura in està vita , Se Deo non v' overasse ' la sua 'ngegna =* , Com' fé' in Eva , e la sua vera aita , Poscia ch'Amor mi v'ha fatto cernire ^ Per la miglior, come sovr' ho contato, E m'ha fermato voi sempre servire, Penserò far ciò che più vi sia grato , E farò r ovra allo penser seguire Quanto poraggio , ed el più sia quitato 4, I Operasse Salv. a Ingegno . 3 Scegliere Salr. 4 Sodisfatto , dal Francese quite SalT, (6. ) ^ oi ^ dell' alte opre tulte compimento 11 panno ha ricevuto in sua mainerà Da fin eh' adosso nasce della fera, Ched è conduit' al disseculamento, Savem per certo far bon vestimento Non già sen pò senz'andar a gualcherà ^, E poi ^ v' è guinto, noi travarca 4 spera ^; Tanto vi prende hon solidamente . Similemente il meo dir ho condutto Ove conducer mia potenza il puote; Or li bisogna correzione magna . Ed al vostro saver ben ciò rimasna In guisa tal eh' eo ne seguisca ^ frutto Riconoscendovi le male note . 1 Poiché Bisc. 2 Gualchiera Saly. gualtiera Bisc. 3 Poiché . 4 Trapassa Bisc. 5 Raggio , cioè non lo passa la luce Salf. 6 Assesuisca Salv. (62) oi come '1 mare face per tempesta , Conven che 1 meo dolore in dir si sparga, Poi ^ di tal Siguor aggio preso vesta Che voi eh' i' rech' il proverbio da Barga, Che quanto mal sì divisò la 'n chiesta E per sospiri e piamo il cor m' allarga , E ogni gioia e ben for di me resta , E di tormenti soma aggio ben carga ^ . Sì che da lunga ^ s' oderian le strida Co tal tesoro in sagrestìa 4 chiudo , Non sì languisca alcun , se ciò scoperchio. Che fortuna di rota a ciò mi guida Che di conforto tutto sono guado , E ciò che sbatto faccio per soperchio . Però del dolce amico il sofferire Audo ^ eh' è medicina in loco saggio Perchè saver conven li mostri '1 fallo . Ma i' son dato a tal signor servire , Quanto più '1 servo , più fero è 'n coraggio Dite , com' parto me di tal istallo ? 1 Poiché' Bisc. 2 Carica Bisc. 3 Da lungi Salv. 4 IV^el mio segreto Saly. 5 Odo Salv- 6 Core 6 ( 6S ) Ilisposta d Incerto. JDel mar si rompe 1' ouda e fa tempesta Ferendo a terra e poi conveii i.1 sparga j E se alcun matto la sua frange vesta , A lui dir puossi il buon motto da Barga. E chi di sua malura face chiesta, Ragion è che pesata li sia larga . Se lutto voglio dir troppo nn resta ; Assai ho ditto a non pigliar gran carga ^ Che già oregli * bon non volno ^ strida , Per elle 'n parole brevi ti conchiudo Esso che 4 sento , e non tutto scoperchio. Perchè astinenza alquanto in ciò mi guida , Non eh' eo d' amore dica sia gnudo , Ma per dottanza di non dir soperchio . Amico, ancor consiglio '1 sofferii e j E se ciò faci , farai coni' uom saggio , E 'n ver 1' amore alcun non farai fallo . Che se ben fermo stai in lui servire , A lui pietanza n' entrerà in coraggio ^ , E poi gioia sentrai ^ di tale istallo . 1 Carica, carico Salv. 2 Orecchi Bisc. 3 J^ogliono . 4 Ciò che Salv. 5 Core . 6 Per sentirai , come arò per darò usato dall' Allierf.i^o Salv. ( 64 ) DI ARRIGO BALDONASCO Anno -L/o fino amor piacente. Liti eo aggio , a se mi serra Sì che d' ogn' altro , s' erra Da me , dae ^ partiraeuto . Che quello Amor mantene Solazzo e tutto bene j E in cui sempre regna Parmi che li n' avvegna iu tal valore , Che giammai perditore Non Ile di sua 'ntendanza ^ . L' usato intendimento. Che la gente ha 'n fallire , A ciascuno fall' ire In loco conoscenza . Dolen' ^ , cognosciniento Hanno ben eh' è fallire , Ma nidlo lor fall' ire , Ch'aggia però sturbanza Però voglio sturbare Me d' ogn' altro pensare D' intender 4 volentieri. 1 Dà . 2 Tnnanioramento Salv. 3 Dolendo Salv. 4 Cioè Di anuue Saly. (65 ) Vo' che sia meo penseri ' eh' è adoblalo ^ In quella ch'ha piovalo Più di nuli' altra pregio. Chi al suo pregio si prova Ch' ogn' altro va morendo j Però tutto m' accendo A Lei , eh' è la mia spera ^ . Spero in lei che si trova Mercèj ond' io m' accendo Allegro , e non m' arrendo A nuli' altro ^ che pera : Che ogn' altro de' perire , El suo sempre verdire 4 . Però tutti amadori Conforto , che i lor cori aggiano saggi A mantener li usaggi ^ Di fpiei eh' han più savere . Li saggi cognoscenti, Sturbano lo amare , Quel che veno ^ eh' amar' è, E usai molta gente , E gente eh' han tormente 7 , 1 Pensiere Saly. 2 Raddoppiato Saly. 3 Speranza Salv. 4 f^ erdeggiare Salv. 5 Usi . ^^ 6 f^edono . 7 Tormenti . Tom. TI. 5 (66) Però eli' ha più eh' amare Chi amato piìij ch'amar' è Fort' è dispiacente . DoiKjiia, Signor, vo' ^ spiaccia Veder qual ^ lui s'allaccia. Porcile ha 'ii lutto fallito , Ed è COSI agiecchito ^ , eh' è seguitore , ]Non fidi hen suo core Fin ch'ara tal pensamento. Molti ha pensier gioiosi Chi serve a ehi ha partito , Ciò che a suo ha partito Mai non ha perdeuza. Ma perdono dogliosi Quei ch'han dal lor partito Ogn' hau fine partito , E son presi a fallcniza; E S(jn certi per fallo Che ciascun foia stallo, Se '1 commelteno in loco , Che '1 lor sollazzo e 1 liioco Più non por'a dmare , Poi 4 m'ha 'n halìa deggialo distornare I f'^oi , a voi , vi Salr. 3 Fi^ualniente Salv. 3 Àlhiettito , fatto abbietl9 Salr, 4 Poiché Salv. (67 ) X>en è ragion, che la troppo orgoglianza ^ Non aggia lungo tempo gran fei inessa ^, Anzi convien clic torni a iimilianza , E pala 3 pene di stare con essa . Però mi movo , e di voi vo' dire , Che lungo tempo andate orgogliando 4 ; E '1 vostro canto vae ^ rallegrando La gente , a cui faceste mal patire. Stando in gioia ed in solazzo , poco Era in voi di bene conoscenza, Poiché regnar vi vedeste in rpicl loco, Lo quale a Deo uon era ben piacenza . Però mi maraviglio come tanto E' lo soffrisse a farvi esser codardo . Parmi per certo potete dir , ardo , E consumare in doglia il vostro canto . Per tradimento, che 'n voi era essuto ^, Già non mi par ne possite 7 scusare . Ma era al nostro Signor rincresciufo 1 Orgoglianza , orgoglio . a Fermezza Salv. 3 Patisca . 4 Insuperbendo Salv. 5 Fa. 6 Stalo . 7 Possiate , dal Latino jiossitis Salv. (63) La vostra vita , che sì mal luenare Vedea ìu mondo , che gh era spiacere . Però non volse devesse * regnare . E voi 2 , appresi siete a hiasliraare ^ y. A mal conforto avete lo volere . Sacciate , che le doglie certamente Hanno stagion- che per lunga stagione Mantenete ]i mal comunalmente , E fate star fuor delle sne maiiione A moki , eh' eran buon de' comunali 4 Di Toscana e della fede pura; Paretemi di gente da ventura A trcjvar sempro ^ delle bestie eguali : Però che tardi andate parlando Del vostro pen,>ier, che per van l'approvo. In grande altezza ed in. valore stando Era ragion di pensar coni' mi movo A far venute non debbo fallanza, E disformarlo dello siuj onore. Se '1 Fenice arde, e rinnova migliore. Potete aver del contradio speranza . In della sesta fate mostramento , Lo ([iiaì \:ìì par che sia ben sentenziato. Mostrate ben che senza ordinamento I Doi'esse . a Cioè voi , che . 3 Biasimare , biasntare Salr. 4 Comuni Salv. 5 Eieiiipio , esempio Salr. (69) Lo vostro dillo ' avete cominciato» Quei, che vedete in istaio slare, Ciascun sa Leu per se, e da voi apprenda, Se '1 leofante cade , ogni noni Io 'nteuda, Per sua fjlJa Leu si de' biasiuare . Ragion è che voi degniate patire Li gran tracotanienli 2 ched usati Avete lungo tempo a consentire A cominciar quel , che voi sentenziati Ne siete in modo , che piaccia alla gente , E par che in vostro detto ne mostrate^ E siete certo , e per fermo 1' aggiaie , Che gioco è, ver quel ch'arete, presente, 1 Detto , dialetto Pisano SalT. 2 Tracotanze , dal Francese tracotarnens SalT. (7°) Amor novellamente M' ha preso in tal mainerà * , Che con tutta mia spera ^ INI' ha fatto servidore Di voi , donna piacente , E di gran senno altera. Si che date laniera ^ Alle donne e valore . E di tale isprendore Voio 4 lo voslro viso Amoroso compriso ^ ^ Che mi do pensamento, Che '1 suo gran piacimento Eo r ho da pregiare . La presia portatura Saggia avete si fina. Che con ragion divina Si può pregiar più eh' oro j Ed è 'n voi per natura. Sì che non se ne inchina ; Però vostra dottrina 1 jManiera . a Speranza Salv. 3 Lume Salv. 4 Treggia Salr. 5 Compreso . ( 7' ) Agian le donne loro , Sicché luiìla 'ud' ' onoro , Che SI sia conveneiiza, Né ched aggia valenza D' aiumacsuar la i>ente o Come v Cioè cìcggiu Salv.. (73) DI BETTO METTEFUOCO PISANO AmoJ'e , perchè m' hai -^"^^ Distretto iu tal misura, Ch' eo non posso contare Ben le mie pene a chi mi fora in grado? Ardir non poss' ormai Di dir: tant'ho paura j Cosi mi fa dottare * Di perder quell' ond' eo allegro vado . Molt' ho grande allegrezza Della dolce contezza ^ , Ch* aggio con l' avvenente , Che par che i^ sia piacente miacontanza 4. Però 'nde ^ temo forte , E patir' ho di morte , Che a lei non dispiacesse , S* eo pili su li dicesse, ch'aggio usanza. Or diinqua com' faraggio ^, Poi 7 la mia malattìa Non oso addimostrare I Temere . 1 Accontanza , atcéstamento Salv. 3 Cioè li , le, a lei Saly. 4 Accontanza Salv. 4 Però ne Salv. Bisc. 6 Farò . 7 P.icìU' (74) A chi mi può guerire e far gioioso ? Beu so , che ne morraggio * Di coito qualche dia j Non do ^ poro campare , Se non lu'aiiUa il viso grazioso» Per cui piatigo e sospiro Tultor, quaudo la sniiro, E dico in ver me, lasso! Perchè colei eo aruai tanto ? Poscia ripr>Ludo 1 dire Ch' ho fatto , e dico , Sire ' O Dco, cotal fenita 4 Facesse la mia viia! fora Santo- Se vo" ^ veggio , non veggo Isnrendiente ^ viso, Che sguardi con pietanza , E parli dolcemente con piacire 7 . Tultor con voi mi reggo, E non ne sou diviso ; Vivendo in isperauza Sou gaio e fresco e raffino iu servire Kè lo meo pensamento I 3/orrò . 3 ISon ne SalT. 3 Signore . 4 Finita , fine , SuIt. 5 Voi . 6 Splendente . 7 Piacere ■ (75) Non può uscir di tormento j Pensando a farvi onore , Donna di gran vallore, pienamente, Cà per lo vostro bene Mi par uscir di pene j Così forte mi piace , Più che lo meo non face certamente . (76) DI AMOROZZO DA FIRENZE. Anno IjODtan vì soii , ma presso v' è lo core Cou gran mercè ('lierci'di) ', Che uou vi "revi haiiia uinioranza. Che se savesie la pena e 1' ai dorè , Che soffio per voi, bella, non vCi^gendo, Ben swvverria di me vcn ^ eoii piciauza. Cosi m' avven col Cervi j ^ , per usanza. Credendosi campare Morte , alìuiigardo 4 là 'v' onde latrare Fere e va al ni' mi sobranza 5. Sobra'izami » la moite rpial ^ iimiro Aftì parando la vostra beliate , Che parmi aver ciò che non ho ; mi tegnó Cosi coni' uomo face sigramiro Veder lo suo disi) per dai nate Simile 7 amor mi mira, e mosua ngeguo- 1 Chiedendo . 2 A voi Salv. 3 Cioè come td Cerv-n Salr- 4 Allonlanaiidosi Salv. 5 Sovrama , soprasta > 6 1^1 i sopra si a . ■- Similmente . ■ (77 ) Voi, elle non aio ' e siete meo sostegno. Mi dona, e lene in braccio spessameate , Kè a voi giinigo , lasso, uè m'attegnoj S' eo non lu'agi^iiuii^o a voi pi«)[)iio incarnato, ]Non può durar, che non pera del tutto Che troppo greve fascio d' amor aggio . Coni' albore * che troppo caricato, Che frange, e perde sene ^ e lo suo frutto, Simile 4, Amoie, eo mi disperderaggio *. Ahi ! dolce Amore , che consiglio avraggio ^ S' infino eo moro per voi disiare! Voirìa , come Leone Lo fìiilio a sua nazione Fare di morte surgere e levare . Poteste suscitarmi , s' eo morraggio 7 9 Donrjua se ciò fosse , piaceriami morte Pili ^ non fa vita, stando dipartuto 9, Ne conveggendo^° la vostra figura . Ck" non scrìa sì angosciosa e forte, 1 Ho. 2 albera . 3 Se. 4 Similmente Salr. 5 Disperderò . G Avrò . ^ Alorrò. 8 Più che SaiT. 9 Dipartito IO F'eggendo popriameute il conspiciens dc'Ta'ini SiìÌy. "1 1 Che , perchè S. Jv. (78) Ma mi sembràra ^ avesse ' dormuto * Risuscitando a vostra parladuia 4 . Ma poiclie no ^ assicura , Vorrea ^ , coni' fedel lino, Sì come r Assessiuo 7 Ca S per ubbidir suo Signor seu 9 fallo , Va , prende morte , e non sinde ^'^ cura . Così non cureraio " che ^^ m'avvegua. Tuttora affino in ver voi la mia speue , Da pò:, che Amor lo vuole e lo comanda. Disavventura ver voi mi rimanda Pregarevi ^^ la mainerà ^4 tegnamo Chente due augel fanno , Quando all'amor s'addanno ^^ A lor compungimento , e di tanto amo , Che r un , se 1' allro non parte , ne ancide . 1 Semhrerìa Salr. 2 Cioè che avessi SalT. .3 Dormito . 4 Cioè alle vostre parole . 5 ISon . 6 f^orrìa . 7 jissessini j Vedi M. Polo Salv. 8 Che. 9 Senza Salv. 10 Sene Saly. 1 1 Curerò . la Ciocché Salv. i3 ^ pregarvi Salv. i4 Cioè la maniera , che Salv. i5 Addarsi ad amore , innamorarsi SaW. (79) Jroi eli' è sì vergognoso Lo stalo, eh' eo sosLcguo, A vile me ne legno SoflVendo vita , lanio senza morte S' eo fosse coraggioso , Morria dello disdegno , Ed eo dnro e niantegno Trasnnitato iu ventura si forte. Mal aggia la speranza. Che lo meo cor nolrica . Che legno la nemica Che mei' ^ vorria morisse * disperato, Ca ^ vivere languendo in tale slato , In che stato fui , lasso ! Ed ora in cliente 4 sono! G inaio in abbandono Dai più speciali, ch'ogni giorno provo- Yoll' è fortuna in basso ; Ed ho servilo a dono ^, Ch' al bisogno , che sono , Amico, ne parente non mi trovo. 1 Meglio . a Morissi Salr. 3 Che Salv. 4 Quale Salv. 5 Cioè irratis Saly. (8o ) Perdut' ho la possanza : Or ni' è misawenuto ! ^ Fallato m' è 1' aiuto . Ciascun lo pensi , eh' a suo gran podere Ch' elio noi siegua , ma siegua l' avere . Aver hen veggio e sento . Per te lo corpo sale, E scende , e poco vale . Chi non lo guarda da se 'ì dipartisce. In cui fai re gn amento Volar lo fai senz' ale , E 1 mondo comunale Veggio che lo segue e lo uodrisce . Grand' era 1' onoranza , Che l'uomo 'mi facea IVel tempo eh' io solca Largamente porgere la mano; Or m' è fallato , e son tornato in vano . In vano si ritrova Chi guardia non si prende Di quello, che dispende In cui lo mette, se ben noi cospiega ^. Che fin eh' uom non s' approva , lYon sa chi grado rende . Sovente lo rattende Da tal uom, ch'ai bisogno poi lo nega. 1 31'' è incontrato male ■ 2 Cioè impiega Salr. (8.) Ancor ci ha più dottanza ^ . Ck * i distretti carnali, Veggendo che 1' uom caU, In poco d' or 3 , che sia al di sotto , Ciascun ti cessa , e piii non ti fa motto . Mia Canzon , non dar posa ; Va , e sì li palesa , Sì che sic 4 heuc intesa , Perchè uom si guardi, e sappia meritare. Di mia vita angosciosa , Ch'ha fatto lunga attesa, Non si trova difesa, E son rimaso coni' uom rotto in mare . Soffrendo gran pesanza La tempesta m' avvolge , E nullo man mi porge , E veggiomi perir tutt' i mie' amici , Amici no , ma trovoli nemici . 1 Timore • 2 Che. 5 Cioè ili poco d'ora Salv. 4 Sii. IL ( ^^ ) DI SIMBUONO GIUDICE Anno àSpesso dì gioia nasce ed incomenza I30O. Q^^^ ^ ^^7 adduce dolore Al core umano, e parli gio' sentire . E frutto nascer di dolce semenza , Ch' è d' amaro sapore , Spess' ore ho veduto addivenire . Dicol per me, che 'u folle intendimento Credendom' aver gioia , Gaudente incominciai Amor di donna piacente ed altera Per uno isguardo, ch'ebbi allegramente, Laond' eo patisco noia ; Da poi eh' eo innamorai Sempre m' è stata selvaggia e guerrera . Ben mi credetti aver gioia compita , Quando lo dolce isguardo \idi ver me piacente e amoroso; Ora mispero ^ da che m'è fallita. E di mortale dardo Sentonn allo cor colpo periglioso , Che per gli occhi passao similemeute, Come per vetro passa Senza lo dipartire ^ , Ed olirà luce , dello sole spera ^ . 1 Dispero Salr. 2 Cioè senza parliilo . 3 Raggio . (83) Come in ìspeccliio passa immanteBente Figura , e non lo cassa ^ . Ma credo , allo ver dire , Lo meo core partalo , e morte spera ^ . Sperando morte, ancor porèa gnarire La i)iia crudel feruta , Sì eh' eo non fosse in tutto a morte dato . Cà riceputo l' ho per folle ardire , Laudando mia veduta , Credendomeue aver gioioso stato. Penso ch'amor porìa in gio' tornare Per una sembianza , Che dal core mi vene , Perseverando da lei mi venisse , Ch' a Pellèo ^ la posso assomigliare 5 Feruta di sua lan/a, ]Non guerrèa 4 mai , se altre ^ Con ella il loco non si riferisse . Dunque m'è uopo di chiamar mercede Dello suo fallimento , Ed umiliale in ver di lei usare . Ma il suo gran pregio non lo mi concede Dire che tradiincnlo Potesse loco in tal donna provare, 1 Rompe Salv. a Aspetta Salv. 3 Achiìle Pdlde Salv. 4 Guariva . 5 Cioè alila Tolta Salv. ( 84 ) 111 cui è senno e tutta conoscenza . Però mercè le chiamo , Che faUir non porrìa Mercè, né senno, né tutt' altre virtute ; E non devria dar morte , a mia parvenza , Lo viso , eh' io tant' amo , Sguardando ; anzi devria Tutt' altre morti guarire e ferute . Poiché a speranza di mercè mi rendo ^ E allo suo signoragglo TJmilemente core corpo e vita , Tutto valore in ella conoscendo , So che salute avraggio E del mio male per mercede aita Che somiglianza tien del huou signore, Quand' uomo a chi comhatte Si rende per suo grato S Ogni fallire e torto gli perdona : Tanto conosco è in ella nobil core , Che del leone abbatte Orgoglio sormontato , E nobiltate ha messo in lei corona . I Grado, di suo grado j spontaneamente. (85) ^ eo per cantar potesse convertire In gioia lo mio affanno , Allegramente fora mio cantare. Ma vogliomene in parte sofferire » , Perchè mi torna a danno. Da poi che non mi posso rallegrare . Però d' amore vivo contra nsanza Che nulla amanza eh' uom viva gioioso Ed eo noioso Amando , vivendo non aggio speranza . La mia speranza m' è tutta falluta , Pensando '1 vostro viso Che in ver di me si mostra tanto altero Di voi amare già non l' ho perduta , Che Amor sì m' ha conquiso- Ma d* aver gioia da voi hen mispero * . Long' usanza converte nomo in natura ; Però d' altura non credo hassare , ]Vè più montare D'amor, che sia per corso di ventura. Servii' ho lungamente di bon core; Donqua naturalmente 1 Astenere . a Disparo . (86) Son convertuto , si coni' aggio detto , Cile più non son salito in vostro amore, Cli' era primeraniente , Nò pili cadere già non me ne spero. Però voi, duuna , servàraggio amando, Non aspettando da voi guiderdone , Ne tal cagione Non fie , pereti' eo da voi vada cessando ' . 1 Cioè allontanandomi Sdir. ( 87 ) DI MASARELLO DA TODI Ugni uomo deve assai caro tenere Lo primo bene , clied ave actjuistaio ; Che se viene in ricchezza né ^ in potere, Con quello primo l' ave guadagnato . Chi seguita lo suo folle volere Alla fiata ^ trovasi ingannato ; Però deve dottare di cadere Quello , che non travaglia , alto montalo . Rade fiate trov' uomo follìa Accompagnala con la povertale , Perciocché lo pensieri lo' nde' stolle ^ . Ma cpiello , che fu povero da pria , Se poi vene in ricchezza e in dignitate^ Ispesse fiate trova 1' uomo folle . I Cioè o, ovvero Salv. Bisc. a Alcuna volta Salv. 3 Lo ne stoi^Uc Saly. Bisc. Anno i25o ' (88) JDi gran guisa mi fa meravigliare Ciò , eh' aggio audito eh' a voi addovene Como potete nello cor pensare Di prendere lo male per lo Lene . Se Deo non avcs' ^ tutto a giudicare Porriesi ^ in qualche parte avere ispene O dell' empromettere o del fallare Avressi ^ r altro biasmo e non le pene . Non è al mondo nulla e ria tura , Che non convegna a Deo render ragione^ E però ben è folle chi non penza Di vivere a ragione e a misura , Sì che poi quando viene la stagione, JNon aggia in suo coutraro sentenza. 1 Ai'esse . 2 Porriasi. 3 O per avresti o jier avrehhesi , cioè posto avie' per avrebbe, come abbiam mille esempj in questi Poeti di sare' e s/e' per sarebbe . I25o. (89) DELLO BIANCO DI BUCARELLO Sì come ogii' altra fera lo Leone ^^y Teme e ridotta quand' è in sua presenza, Cosi temo vostra altiera fazone^ Madonna mia : di voi tal ho temenza , Ch' eo esco for di mia opinione , Smarrisco, e perdo tutta conoscenza; Perchè m' awene , audite la cagione , Ch' eo citeraggio verterà " sentenza , Solo m' awene per gran temoranza. Coni' aggio audito dire sovent' ore * , Chi di core ama, teme ed ha dottanza. Donqua , s' Amor mi leva lo valore , Che di parlare non aggio ardimento , Ragion è che da voi vegna '1 haldore . 1 Veritiera Salv. Bisc. 2 Sovente , spesso. (90 ) DI GIOYANM MAROTOLO . Anno IJuando di cosa l'uomo ha disianza I25o. Convelle rinfieuar lo suo coraggio " j Uopo è celare in tutto la pesaijza Lo grande noio 2, l'ira, e lo dauuaggio Però se doglio, piango , e sto in erranza, E devenuto son come selvaggio. Da poi che non ni'avvene in mia fallanza ^, Dispiacciavi , Madonna, il mal eh' i' aggio. Che spesse volte vi solca vedere , E della vista aver solazzo e gioco; E pur di ciò contento mi teuea. Ma divenuto è contra '1 meo volere Cosa , che già mi tolle tempo e loco Di voi vedere , dolce donna mea . 1 Core Salv. 2 IVoia Salv. Disc. 3 Cioè per Jitia colpa Salv. (9' ) jJa poi di' i* v' amo , clonna mia valente, Allciìio son di lutto 'I vostro onore. Ancor pebanza n'ai^^ia Jia la mente, Se di voi degj^io esser perditore. Ma pregovi, che siale conoscente, E non ni' aljJ)andoi!Ìate, dolce Amore; Che torlo e fallo foiìa » certamente D' obliare lo vostro servidore . Però vel dico con grande oniiltade , Del vostro servo aggiale rimembranza , Sì eh' eo non pera m vostra baila . Biasmar non deggio la nova amistade , Da poi eh' è ialia con vostia onoranza, Se di bon sposo avete compagnia. Fora (90 C^hi nelle pietre semina , semente ^ E-icoglie poco , secondo il meo dire : E chi semina in via , laddove gente Deggiano sempre camiuare e gire , Ricoglie nulla ; ed è cosa credente, Non mi credo già punto fallire . Così addovene a ciascun bon servente, Ch' in mala parte si dona a servire . Infra qual , lasso, i' son lo principale j Ch' i'arao e servo col cor lialmente Quella , che dura è più che diamante. S' co le chiamo mercè , poco mi vale : Che omihà non possa ha in lei neiente ^, E però vita ni' è forte pesante . 1 Sementa . 2 Cioè non ha niente potere , non può nulla sopra di lei . (95) Quanti più sonò li doni d'Amore, Tanto più cresce Amore in beuvoglienzaj E sì la gran nobilita del core Sempre più s' affina in sua valenza . Perciò non posso tacer lo dolore , Che m'ha donato una canoscenza, Che mi vegg' io preso for * tenore , Assai più eh' eo non soglio, a mia parvenza '^. Si gran gioia dolce e piacenlera E si dall' altre gioie divisata ^ Data m' avete con sì allegra cera, Che sopra ciò pensando alla fiata 4, Amor m' aucide , e piglia in tal maniera , Ch' aggio la cauoscienza ingiuriata . j Far di Salr. a A mio parere , 3 Diversti Salv. 4 Alle volte Salv. (94) \V ostro fin pregio e fina conoscenza Di voi , Donna piacente per natura , Si mi conforta, eh' aggia in voi valenza, E eh' co vi dica in parte mia sciagura. Come la fera e alta potenza D'Amor, che mette l'uomo in avventura» E uon guarda ragion , uè sofferenza , Senno , savere , modo , né misura , M' ha sì preso incontra voglia mia , Ed hammi dato a voi, donna, servire, Considerando, ch'eo degno non era. Ma poi * vi piace questa cosa sia, In vostre mani metto ad ohidire Anima e corpo, core, vita, e spera =. I Poiché SaXw, 3 Speranza Salv. Bisc. (9^ ) DI DOZZa, OSSIA DEOZZO, o ANDREOZZO NORI JMon vi dispiaccia, donna mia, d'aldirc ^ Anj.o Se voi davanti 2 conio il meo lornienlo . Lo cor non ha soggiorno ^ di languire, Piange , e sospira nello suo lamento , Dicendo, morte deggiavi aggradire , Trami di pena , che sì forte sento ; Che assai vai meglio in una morire Ca 4 consumare a poco, senz' ahento ^ . Ed eo consento , donna , eh' elio mora , Se in voi , spietata , non trova pietate ; E dogliavi del mal, ch'ho per voi tanto. Che in ventato , se del corpo fora Iscisse ^ colle pene, ch'hac incarnale. Chi lo vedesse , uè leverìa 7 pianto . I Udire Salv. a Cioè davanti a voi . 3 Indugio Salr. 4 Che Salv. Bisc. 5 Senza posa , respiro Salv. G Uscisse . •j Innalzeria Salv. ( 96 ) DI M. GIOVANNI DALL'ORTO D'AREZZO, GIUDICE. Anno J-Non si porrla contare QuaDt' è la gioia altera , Che mi donò primera Amor, quando mi prese a servidore . Amor solo , però eh' è conoscente D' alma gentile e pura , Sovr' essa gira , e pur ad essa torna j E poi eh' è giunto a lei immantencnte D' un ben sovra natura Perfettamente lei pasce ed adorna, E sempre ivi soggiorna. E cosi l' alma mia Di tal è in signoria. Ch'ha più. di glo', perchè più porta amore Ben fu più ch'altra graziosa l'ora, Che per grazia discese Sì dolcemente Amore nel cor mio , Che tosto eh* ei vi fu senza dimora Tanto di gioia prese. Quanto richiede e vuole unjan disio . Non mai avrò in oblio Quant' elio m' ave onrato . Non è innamorato Cor, che sentisse mai tanto dolzore*. (9- ) Deh come* mostrò 'l Signor dolce e car© Sua "viriti naturale, In me veggendo fino intendimento j Che quando gh occhi mie' donna guardar© Rende noi due un tale Volere puro, ond' è ciascun contentoj Ed è sol un talento , Ch' in noi ave suo loco j Ancor ne semlìra poco D' ogn' altra gioia aver tutto riccore . Chi mai vide alcun per suo servire , O per chiamar mercede , Cui Amor sì altamente onrasse ? Che già non volle più dal meo desire Provar altro che fede Nella donna, cui Amore a se trasse, E vuol eh' i' ne mostrasse Tal hen sì come degno , E ciò dico eh' è in segno Che più che d'alcun mai m'ha fatto onore, liallata , io prego te per cortesìa Che muovi tostamente , Vada davanti a mia Donna gentile E poi dimostra a' Lnon , eh' ella aggradìa , E pruoya chiaramente , Parlando lor con inlonzion sottile Ch' el vostro è signorile ' I Sofira i;ìi altri . Tom . II . n (98) Amor degli altri certo j Dunque non dee coverto Star allorch' hanno sol di lui sentore Per li buon rallegrare Muovi con tua manera, E a si crudele e fiera Donna di me parlerai a tutt' ore . (99) Cilù sua vogllenza > beu avesse intera Di prender vera coiilr' Amor dite usa , Quaudo sua 'utenza in far mette clic '1 pera Donandoi ^ fera sua vita in doglieuza , E iu ciò potenza dcsseli mainerà ^ , Oi come altera aria da Dio licenza , Che cordoglienza , ni 4 pena graverà ^ , Nou mai porterà ^, a mia dico parvenza . Ch' el pena danmii ognor oltragravosa , M 7 disio , posa , o alcun potimento Per partimento da ciò far, che fammi. E certo slammi a ragion ben , che cosa Ch'uom ha vogliosa, e sa gli è 8 struggimento, Giudicamento dritt' è che n' affiammi ; Però consiglio di sentiment* have , Ancor 9 sia grave, che da lui si guardi. Che tardi isferra , cui ben fier '^ dasiigjio, I p olmtii . •>. Donandogli Salr. ^ o Destra , acconcia Salv. 4 ^'e per « , ovvero Salv. 5 Contrario di leggera, grave Salv.. 6 Porterìa Salr. 7 m . 8 Cioè e sa che gli è di slruggi/riento , di rovina , 9 ancorché Salv. IO Fere, fied.e. ( I°«> ) Lj iiccel Ti^enis ^ quando vene al morire , Dice la gente, che fa dolce canto j Ed è gran meraviglia , allo ver dire , Della cosa cantare , onde vieu pianto . A me medesmo veggio addovenire , Che sono innamorato, e moro, e canto , E della morte non posso guarire Senza Madonna , ^ per forza di Santo . Or avvenisse a me , come addovene Allo Fenice, che more cantando , E moren' ^ di se stesso si. riface. Se lo foco d' Amore , che mie tene , Aucidendo 4 mi gesse ^ recriando ^> Sofferrìa 7 da Amor la morte in pace I Fenice, a Cioè o*tI« 3 fiorendo . 4 Uccidendo , 5 Gisse . 6 Hicreando , rifaeendo 1 óoj^rnvrt I ( -o' ) r ciào * con sua lancia attossicata Ferendo, l'uomo non potea guarire. Se non londe • ferisse altra fiata: Si mi veggio di voi, bella , venire Della feruta, che m'avete data ^ Faràmi d' esto secolo partire; Convene per voi essere sanata ; Che la pena facciaterni sentire . Facciatemi com' fa lo pellicano. Che fere lo figlio e fai morire , E poi sinde ^ ripente 4 che l' ha morto , Fere se stesso nello loco sano , E dello sangue suo li dà sentire, Rendendo vita di quello conforto . 1 P elìde , cioè Jcliille Salv. Bisc. a Lo ne Salv. Bisc. 3 Se ne Saly. Bisc. 4 Pent* Bisc. ( 102 ) DI UGOLlPs^O UBALDINI DA FAE>ZA Impressa ne' Commentarj della Ful-ui Poesia del Ciescinibeni - Anno Passando cou pensier per un Loschello, i25o. jjQ^ne per quello givan fior cogliendo Con diletto, co quel, co quel , direndo : Eccolo, eccol: che è? è Fiordaliso. Ya là per le viole ^ Più colà per le rose; co'le, co'le , Yaghe amorose : o me ! che 1 prun mi punge\ Queir altra me vi aggiunge . Ve ? eh' è quel che salta ? un grillo , un grillo* Venite qua, correte ^ Pvaponzoli cogliete : eh non son essi : Sì , son : co'lei , codici Vien qua, vien qua perhmghij un micolino Più colà, più colà per sermullino . Noi starem troppo , che '1 tempo sì turba : Ve', che balena e tuona j E m'indovino, che vespero suona. Paurosa j non è egli ancor uonaj E vedi, ed odij è 1' usignol, che canta. Più bel, né più bel v' è . lo sento, e non so che. E dov'è? e dov'è? in qi:cl cespuglio. { «05) Ogni una qui picchia, tocca, e ritocca: Mentre lo bussor cresce. Una gran serpe n' esce ; O me trista, o me lassa, o me, o mej Gridan fuggendo di paura piene ; Ed ecco eh' una folta pioggia viene . Timidetta quell'uua, e l'altra urtando, Stridendo , la divanza via fuggendo ; E gridando, qual sdrucciola, e qiial cade. Per caso l'una appone lo ginocchio. Là ve sen già lo frettoloso piede , E la mano e la vesta ; Quella di fango lorda ne diviene , — Queir è di più calpesta : Ciò, ch'han colto, ir si lassa, Né più s'apprezza, e pel bosco si spande. De' fiori a terra vanno le ghirlande ; IMiè si sdiraette pure unquanco il corso; In cotal fuga a repetute note Tiensi beata chi piìi correr puote . Si fìsso stetti il di, ch'io le mirai, Ch' io non m' avvidi , e tutto mi bagnai . ( ^o4 ) DI LAPO GIAlSiM, o SIA GIOVANNI LAPO. Impressa nelV Allaeci. ^^^^ Amor, eo chero mia doiiua in domino, ^25o. L'Arno balsamo fnio, Le mura di Fiorenza inargentate, Le rughe » di Cristallo lastricate. Fortezze alte merlate , Mio fedel ^ fosse ciaschedmi Latino ^, Il mondo in ^^ace, securo '1 camino, Non mi uoccia vicino, E r aira 4 temperata verno e state , Mille donne e donzelle adornate , Sempre d' amor pregiale , Meco cantasser la sera e '1 mattino , E giardiu fruttuosi di gran giro Con grande uccellagione, Picn di condutti d'acqua e cacciagione. Bel mi trovasse ^ come fu Absalone , 1 Strade SaW* 2 Kassallo Saly. 3 Italiano Saly. 4 Aria . 5 Trovassi . ( 'o5) Sansone pareggiasse ' e Salamene, Servaggi ' di Barone, Sonar viole , chitarre , e canzone , Poscia dover entrar nel Cielo empirò ^ Giovene , sana , allegra , e secura Fosse mia vita, finché 1 modo dura. I Pareggiassi . 1 Servitù Salr. 3 Empireo Saly. ( ^^^6 ) T'ii pressa nella Scelta di Fumé Antiche puBhlicata in Firenze . JMORE E MADONNA AM SO sono Amor, che per mia liberiate Venuto sono a voi. Donna piacente. Che al meo leal servente Sue i^reve pene (leggiate alleggiare. Madonna , e' non mi manda , questo è certo j Ma io , veggendo il suo grave penare , ILd angosciar, che '1 tene in malenanza Mi mossi, con pietanza a voi vegneudo: (Jhè sempre tene lo viso coverto, E gli occhi suoi non finau di plorare , E lamentar di sua dehol possanza , Mercede alla sua amanza , e a me cherando Per voi non mora , perchè io lo difeudo j Mostrate in ver di lui uuslr' allegranza , Si eh' aggia beninanza: Mercè ; se 1 fate , ancor porria campare . MAB. Non si convene a t^io , gentil signore , A tal messaggio iar mala accoglienza. Vostra presenza vo' guiderdonare , Si come suole usar buona ragione . Veniste a me con sì libero core. ( »07 ) Di nostro amico avendo cordoglienza ; Gran conoscenza lo vi fece fare, Oad'io vo' dare al suo mal guarigione. Portateli lo cor, eh' avea in prigione, E da mia parte gli dato allegranzaj Che stea fermo a sua manza Di buono amore , puro , da laudare . AM. Mille mercè , gentil donna cortese , Del buon responso e del parlar piacente. Che interamente m' avete appagato, Ed adoblato mia domandagione ^ , Sì che in voi non posso usar riprese : Che mai non trovai donna sì valente , Che suo servente abbia sì meritato ^ Ch' è suscitato da morte e prigione. Donne e donzelle, che amate ragione. Or ecco donna di gran valentìa , Che per sua cortesìa Vuol el suo servo sì guiderdonare . 1 Cieè mi avete concesso il doppio piii di che vi avdtf. supplicalo . ' ■ ^ -2 Rimerita lo . ( .o8 ) Jitrpressa nella suddetta Scelta di Rime Antiche i Cjremil donna cortese e di bon a're » , Di chi Amor mi fé' prima servente, Mercè, poi ch'in la niente Vi porto pinta per non v' obliare. * Io fui sì tosto solvente di voi , Come d' un ramaio sentile amoroso Da'vostii occhi mi venne uno splendore , Lo fpial d' amor sì mi comprese poi , Che avanti a voi sempre fui pauroso , Sì mi cerchiava la temenza il core . Ma di ciò grazie porgo a quel Signore , Che '1 fé' contento di lungo disio , Della gio' che seutìo, La qnal mostrò in amoroso cantare . In tal manera fece dimostranza Mio cor leggiardro della gio' che prese , Che in grande orgoglio sovente salìo , Fuora scovrendo vostra disnorauza . Ma poi riconoscendo come offese. Così folle pensier gittò in ol)lìo . Quando vostr' allo intelletto 1' udìo, Sì come il cervo in ver lo cacciatore , Cosi a voi servidore 3- Di lieto aspetto , di buon wiso . Tornò, clic j^li degnasiie perdonare. ' Perdou cherendo a voi umilemeule J)cl fallo, che scoverto si seul\a , Venne subbietto in vista vergognosa. Voi, non seguendo la selvaggia gente , Ma come donna di gran cortesìa, Perdonauza gli feste copiosa. Ora mi fate vista disdegnosa, E guerra nuova in parte cominciate; Ond' io prego piclate Da Amore, die vi deggia umiliare. Impressa nella suddetta Scelta di Rime Antiche. -Uolce è il pensier , che mi nutrica il eore D'una giovane donna, eh' e' desja , Per cui si fé' gentil l' auima mia , Poi che sposata. la congiunse Amore. Io non posso leggierameute trare Il nuovo esemplo , ched ella somiglia . Quest' Angela , che par dal ciel venuta , D' Amor sorella mi sembra al parlare , Ed ogni suo atterello è maiaviglia. Beata 1' alma , che questa saluta ! In colei si può dir che sia piovuta ( •">) Allegrezza , speranza , e gio' compita , Ed ogni rama di virtù fiorita , La qual procede dal suo gran valore . Il nobile intelletto , clied io porto Per questa giovin donna eh' è apparita, Mi fa spregiar viltade e villania . Il dolce ragionar mi dà conforto , Ch' io fei con lei dell' amorosa vita ; Essendo già in sua nuova signorìa Ella mi fé' tanto di cortesia , Che non sdegnò mio soave parlare ; Oud' io voglio Amor dolce ringraziare , Che mi fé' degno di cotanto onore . Compio son scritto nel libro d'Amore Conterai, Ballatetta, in cortesìa Quando tu vederai la donna mia , Poi che di lei fui fatto servidore . hnpiessa nella si/rifleiifi Sip!l(i (h lìn,ie fiìl/r/ta Amore, io non son degno rici^ri'air; Tua nobiltà, e tuo conoscimenr.»: Però chiero ^ perdon , se fallimelo Fosse di me, vogliendoli laudai-e . Eo laudo Amor di me a voi , amami , Che m' ha sor lutti quanti meritato * , E 'n su la ruota locato vermente ^ Chà là ^id'io solea aver tormenl' e pianti Aggio sì buon sembianti d'ogni lato, Che salutato son bonariamente . Grazie , e mercede a tal signor valente , Che m' ha sì altamente sormontalo , E sublimato su quel giro tondo , Che in questo mondo non mi credo \ydv'^ Unqua non credo par giammai trovare , Se in tale slato mi mantiene Amore, Dando valore alla mia iimamoranza . Or mi venite, aiùanti, a accompagnare, E qual di voi sentisse al cor dolore Impetrerrò d'Amor per lui ali egra nza : Ch' egli è signor di tanta beninanza , Che qual amante a lui vuol star fedele , 1 Chiedo . 2 Rimeritato . 5 fieramente . { 112 J S' avesse il cor crudele. Si vuole in ver di lui umiliare . Vedete , Amauti , come egli è umile , E di gemile e d' alter baronaggio , Ed ha '1 cor saggio in fina conoscenza; Che me veggeudo venuto si a vile Si mosse il signoril come messaggio , Fé riparaggio * alla mia cordoglienza , E racquistò il mio cor, ch'era in perdenza, .Di quella , che m' avea tanto sdegnato . Poi che '1 gli ebbe donato M' ha poi sempre degnato salutare . Impressa nella suddetta Scelta di Rime Antiche . Angelica figura nuovamente , Dal ciel vennta a spander tua salute , Tutta la sua virtute Ha in te locata 1' alto Dio d' amore . Dentro al tuo cor si mosse un spiritello, Che uscì per gli occhi, e vennemi a ferire Quando guardai lo tuo viso amoroso, E fé' il cammin pe' miei si fiero e snello , 1 Ri j- aro . ( "3) Che '1 core e Y alma fece via partire. Dormendo l'uno e l'altro pauroso: E quando '1 «*enpr giugner si orgoglioso , E la presta percossa così forte , Temettcr cLe la morte In quel punto overasse ^ il suo valore . Poi quando l'alma fu rinvigorita Chiamava il cor, gridando: or se' tu morto, Ch'io non ti sento nel tuo loco stare ? Rispondea '1 cor , eh' avea poco di vita , Sol 3 pellegrino , e senz' alcun conforto , Quasi scemando non potea parlare, E disse: oh alma, aiutami a levare E rimanere al casser ^ della niente . E cosi insiememente N' andaro al loco, ond' ci fur pinti fuorc Onde mia lahhia ^ si mortificata Divenne allora ohimè ! che io non parca 4 , Sentendo il cor perire innaverato ^ Dicea meco sovente ogni fiata: Ahi lasso! Amor, che già non mi ciedca Che fossi in verso me si spietato . J Operasse . 3 Cassero lo slesso clie casso , eh' è la parie concnua del corpo circondata dalle costole. E voce Araliica , clie significa propriamente fortezza , ricinto di mura . 3 Voce antica, che significa aspetto . 4 Cioè cK io non parca più essere me medesimo . 5 Cioè ferito . Tom. II. 8 ( "4) Ah! che crudele torto e gran peccato Fai in ver di nie sì tuo servo leale ! Che mercè non mi va|^,* Che tu non mi tormenti a tutte l' ore . Impressa nella suddetta Scelta di Rime Antiche . Amor , io prego la tua nohiltale , Ch'entri nel cor d'està donna spielosa, E lei facci amorosa Sì che la spogli d' ogni crudellate. Odi la nimistà mortai, che regna rVa lo suo cor e '1 mio novellamente , Araor^ eh' esser solevamo una cosa . Con sì fieri semhianti mi disdegna , Che par che il mondo e me aggia a niente, E se mi vede, fugge e sta nascosa; Onde non spero ch'io inai aggia posa Mentre che in lei sarà tanta fierezza \ eslita d' un asprezza , Che par che sia nemica di pietade . Amor, (juando ti piace, muovi inteso, E se vai in parie che possi parlare A questa che mi fa guerra sfidata , Ben potrai dir che senza colpa offeso Da lei mi trovo nel mio lamentare ; ( i-S) Onde mia alma piange sconsolala , Se non che '1 cor l'ha alquanto confoiiaia- E dicele : non pianger, mia sorella, Tu averai novella Che Amor le porla manto d'umiliadc . Impressa nella suddetta Scelta di Rime Antiche . Angiolelta in sembianza Novamente è apparita. Che m' uccide la vita , Se Amor non le dimostra sua possanza Se Amor farà sentir per li suoi raggi Della sua gran dolcezza , ( Tempo mi dà conforto ) Minuirà il martire , Che in me saetta la sua giovinezza 3 Ond' io son quasi morto , Che son venuto a porto , Che chi mi scorge fiso Puote veder nel viso Ch'io porto segno di grave pesanza . Non furo gli occhi miei nella sua visfa Una fiata ancora Cli egli avesser vigore . ( "6) Io gli conforterei Con la virtù , che dentro gV innamora -, Se non eh' e' fugge Amore , Che non par che il valore Possa mettere in lei ^ Anzi dice , costei È quella che la sua franchigia avanza. JNon può vincere Amore Di pinger nella mente gentilìa D' està novella cosa ; Che selvaggia a luti' ore La trova con si nuova leggiadria Contro di lui sdegnosa; E negli atti amorosa A chi la mira pare, Onde ne fa pensare Amore a chi ne prende desianza . Non spero dilettanza, ]Xè gioia aver compita , Se il tempo non m'aita. Od Amor non mi reca altra speranza. ( >'7 ) Impressa nella suddetta Scelta di lìinie antiche. JMovclle grazie alla novella gioia Vestale d'umiliade e cortesìa Girete a quella, che m'ha 'n signoiìa , E dispogliato dell' antica noia . Quando sarete avanti a lei , inchinate , E poi , udita sua dolce accoglienza , Dite: Madonna, il vostro fedel servo A voi ne manda che ci riceviate , Dicendo, che lo scoglio ^ di doglienza Have gitiato , come face il cervo : Pregando che ritegnate iii conservo L' anima e il core e tutta sua possanza , Che 'n voi ricorre tutta sua speranza , Come nel mare ogni corrente ploia ^ . Appresso le direte , che la mente Porto gioiosa del suo hel piacere. Poi che m' ha fatto degno dell' onore ; E non è vista di cosa piacente. Che tanto mi diletti di vedere. Quanto lei sposa novella d' amore . E non m'avviso che alcuno amadore. Sia quanto vuol di gentil intelletto. Che ahbia rinchiuso dentro dal suo petto Tant' allegrezza , che appo me non muoia. I Scorza . a Pioggia . (.,8) Ballala, e' non è donna alla mia vola ', Che tanto degna sia da onorare. Quanto colei, a cui li vo' mandare , Cui gentilezza ed ogni ben s' appoia ^ . Impressa nella suddetta Scelta di Rime Antiche . Jjallaia , poi che ti compose Amore Nella mia mente, ove fa residenza. Girai a quella , che somma piacenza Mi saettò per gli occhi dentro al core . Poi sei nata d'Amore ancella nuova, D' ogni virili dovresti essere ornata , Dovunque vai dolce , savia , ed intesa : La tua vista ne fa perfetta fede 3 Però dir non ti compio l' imbasciata , Che spero s' hai del mio intelletto presa, E tu la vedi nel suo viso accesa , ]N on dicer motto , se fusse adirata ; Ma, quando la vedrai umiliata. Parla soave senza alcun timore . Quando cortesemente avrai parlato , Con bello inchino , e con dolce salute '1 S^ anpogqia . < "9) Alla serena fronte di beltatc , Apprendi suo responso augellcalo , Che muove lingua di gentil virtute Vestuta manto ^ di soavitate ; Se r è in piacer d' avermi in poicstale , Non fia suo viso coloralo in grana; Ma fia negli occhi suoi umile e piana , E pallidetla quasi nel colore. Appresso che lo tuo dir amoroso Prenderà la sua mente con paura Del pensoso membrar che Amor le dona , Dirai coni' io son sempre desioso Di far li suo' piacer oltre misura , Mentre la vita mia non m'abbandona. Dì , che Amor meco sovente ragiona , Che fu principio d'està henvoglienza , Quei che la mente, e '1 core , e mia potenza Ha messe in signorìa del suo valore . Tu vederai la nobil accoglienza Nel cerchio delle braccia , ove pictade Ripara con la gentilezza umana; E vederai sua dolce intelligenza Nelli alti suoi, se non parla villana: E vederai , meraviglia sovrana , Com'en * formate angeliche bellezze, E di nuovi miracoli adornezze , I Molto . a Sono . ( I20 ) Onde Amor traggo l'altezza d'onore. Muovi , Ballata , senza far sentore , E prenderai l' amoroso cammino : Quando sei gimita , parla a capo chino. Non mi donar di gelosìa errore. Impressa nella suddetta Scelta di Rime Antiche- il el vostro viso angelico amoroso Vidi i begli occhi , e la luce brunetta. Che 'n vece di saetta Mise pe' miei lo spirito vezzoso . Tanto venne in suo abito gentile Quel nuovo spiritel nella mia mente. Che '1 cor s'allegra della sua veduta. Dispose * qui l' aspetto signorile , Parlando a' sensi tanto umilemente , Ch' ogni mio spirito allora il salata . Or hanno le mie membra conosciuta Di «juel Signore la sua gran dolcezza , E il cor con allegrezza L'abbraccia poi che 1 fece virtuoso. I Depose . ( ■^' ) Impressa nella Raccolta di Aneddoti Letterarj stampata in Roma nelV anno 1774* dalV Abbate Serassi. v^uesta rosa novella , Che fa piacer sua gaia giovanezza. Mostra , che gentilezza , Amor , sia nata per virtù di quella . S'io fossi sufficiente Di raccontar sua maraviglia nuova, Dirìa come natura l'ha adornata. Ma s' io non son possente Di saper allegar verace prova, Dillo tu, Amor j che sarà me' laudata. Ben dico , una fiata , Levando gli occhi per mirarla liso , Presemi '1 dolce riso, E gli occhi suoi lucenti , come s lolla . Allor hassai li miei Per lo suo raggio, che mi giunse al core Entro in quel punto , eh' io la riguardai . Tu dicesti j costei Mi -piace signoreggi il tuo valore j E servo aUa tua vita le sarai . Ond' io rinijrazio assai. Dolce Signor, la tua somma grandezza, Che io vivo in allegrezza. Pensando a cui mia alma hai fatta ancella . ( 1^2 y Ballata gìovanzella , Dirai a quella , eh' ha la bionda trezza , Ch' Amor per la sua altezza M' ha comandato io sia servente d' ella . Impressa nella suddetta Raccolta • Uonna, se il prego della mente mia. Come bagnato di lagrime e pianti. Venisse a voi incarnato davanti A guisa d' una figura pietosa , E voi degnassi udir sua diceria , Ragion vi moverebbe ne' sembianti , Perchè udiresti li tormenti , quanti Sofferà * l'alma mia, di voi pensosa. Con quella pena, che l'è faticosa. Pur aspettando, che da voi si mova Una dolce pietà, se in voi si trova, In farmi grazia d' empier lo disio -, E se virili d' amore in voi riposa , Spero d' aver la grazia bella e nuova , E di ciò mostrerei verace prova : Che Amor non dee voler per ragion ch'io, Merito perdo per lo buon servire. Poi lungo tempo m'ha fatto languire. I Soffra . ( '^3 ) Donna, ragion d' Amor mi dà speranza, Che voi sarete ver me sì gentile , Che non isdegnerete mio cor vile, Meritando vie più, ch'io non son degno. E di ciò si nutrica mia possifnza. Che attende che la vostra mente umile Ver me si faccia di mercè simile j Onde ciò disiando , nn mantogno : Che non m' è avviso che sia altro regno Fuor del hen , donna, che da voi aspetto. Il qual sarà mirabile diletto , Che mi terrà gioioso sempre mai. Io prego Amor , che mi doni suo 'ngegno, Sì eh' io non manchi per alcun difetto , E '1 ben, ch'io attendo, mi faccia perfetto Aver da voi , di cui innamorai Entro '1 principio della mia vaghezza. Quando m'apparve vostra gran bellezza. Donna , e' mi duole ancor quand'io rimembro I dolorosi colpi e li martiri , Che soffrirò in quel punto i miei desiri , Quando mirai ne' vostri occhi amorosi, E sostenni passione in ciascun membro . Ed or convien che dolcemente miri Verso di voi senza gillar sospiri. Per la speranza ch'hanno esser gioiosi. Io posso dir chcd ei sian poderosi Per lo durar ch'hanno fatto soffrendo , f 124) In ciascuna battaglia , voi vincendo , Sì che per uso non curan tormento > Ne son di ciò tementi e paurosi . Donna , voi li gabbate sorridendo , E vedete la lor vita morendo Con sofferenza far riparamento j E tanto soffriranno nel penare , Che vi rincrescerà il martoriare . Donna, quando sarà per me sereno, Ched e' v' incresca delle mie gravezze? Non credo mai finché vostre bellezze Soverchierauno l' altre di beltate . Se sofferenza vi venisse meno , Sacciate , donna , che le mie fortezze l^on dureranno contr' a vostre altezze : Dunque la morte avrà di me pietate ; Ed io ne prego la sua maestate Che mi riceva senza dar fatica . Voi rimarrete al mondo mia nimica ; Io sconsolato me n* anderò in pace . Amor , veggendo vostra crudellate , Vorrà servare una sua legge antica , Che qual donna a buon servo non è amica Le sue bellezze distrugge e disface: Onde se ciò vi tornasse in dispregio , Sarebbe per ragione a me gran pregio . Donna, dunque vi piaccia provvedere Al .vostro stato e mio in tal maniera . ( '2^ ) Che nostra benvoglienza mai non pera. S'io ho il torto , Aaior cica la sentenza. Che voi dovreste per ragion volere : Che quanto bella donna è più altera. Tanto le cresce ouor quaut' è meu fera Ver lo suo servo , che non ha potenza . Così alla vostr' angelica piacenza Kulla virtù sarebbe a darmi moite, Ancor sentendo ch'io fossi più forte. Donna , poiché da voi non mi difendo , Qui riconosca Amor vostra valenza . Se torto fate , chiudavi le porte , E non vi lasci entrar nella sua corte , Data sentenza in tribunal sedendo , Sì che per voi non si possa appellare Ad altro Amor^ che ve ne possa alare. Canzon mia nuova, poi ch'io son lontano Da quella , eh' ha d' amor l' alma fiorila , Va per conforto della nostra vita, E prega che di me aggia mercede . Il tuo sembiante sia cortese e piano. Quando davanti le starai gecchita, E contale di mia pena infinita: E s' ella , sorridendo , non ti crede , Dille , Madonna , con giurata fede , Se voi vedeste suo misero stato , E il viso suo di lagrime bagnato, E* ve n' increscerebbe in ve ritate i ( '26 ) Cile piangendo ne iucresce a cbi lo vede . Dunque vi piaccia , che sia confortato ; Che , se prima si rnuor, vostre il peccato, E non vi varrà più aver pietatej Che se per voi servendo e' fosse morto , Poco varrebbe poi darli conforto. E tu , martoriata mia soffrenza , Con questa mia figliuola va plorando Avanti a quella donna ove ti mena . Quando sei giunta , dirai sospirando : Madonna , il vostro servo ha tanta pena , Che se voi non avete provedenza , Io '1 lasciai con sì debole potenza, Ched ci non crede mai veder Fiorenza. È in suo soccorso lo spirito mio , Però da San ^Miniato si partìo; Ed io , che sua difesa sono stata , Noi posso più difender affannata . Dunque vi piaccia lui e me campare , Madonna , se mercè volete fare . ( '^7 ) Impressa nelle Rime Anticlie » Amor , nuova ed antica vanitale Tu fosti sempre, e sci 'gnudo coni' ombra j Dunque vestir non puoi , se non di guai . Deh chi ti dona tanta podestate , Ch' umanamente il tuo podere ingombra , E ciaschedun di senno imiudo fai? Provo ciò j che sovente ti portai Nella mia mente , e da te fui diviso Di savere e di bene in poco giorno : Venendo teco , mi mirava intorno , E s' io vedea Madonna , eh' ha '1 bel riso, Ee sue bellezze fiso immaginava j E poi fuor della vista tormentava. Amor, quando apparisci nuovamente Un Angelo ti mostri a somiglianza , Dando diletto e gioco in tuo volare . Deh ! come ben vaneggia quella gente, Ch' alla tua fede appoggia sua speranza , La qnal sotto tue ali fai angosciare ! Provola che l'ali mi facean penare Più forte assai , che Y aquila serpente , Quando suoi nati divorar volea . Tanto ho sofferto più, ch'io non dovca. Che gran ragion di biasmar mi consente . Tuo convenente non vo' più difendere j Che, s'io potessi, ti vorria offendere. ( >28 ) Amor, mendico del più degno senso, Orbo nel mondo nato , eternalmente \ elate porli le fonti del viso. Deh quanto e com' si truova ogni uom'offenso. Cui corrompi in ddetto carnalmente. Poi il vero lume gli spegni del viso ! Provo ben ciò,- che la luce del viso M' avevi, spenta , teco dimorando , Senza ragion nutricando mia vita : E la memoria avea già sì infralita. Che come in tenebre andava palpando; E cpiella Donna, cui data m'aveva. S'io la scontrava, non la conosceva. Amore , infante povero d' etate , Per giovinezza sembri uno bambino A chi sovente mira il tuo aspetto. Deh , com' hai poca cU stabilitale ! Che sempre sei trovato per cammino , Mettendo in corpo umano il tuo difetto. Provo ciò; che '1 tuo senno pargoletto M' aveva il deb il cor soniziato ^ , E r alma forsennata , e 1' altre membra : Molte fiale stando teco insembra ^ , E rimembrando tuo giovine stalo, Dicea: oimè fallace gioventute. Come hai poca radice di salute ! I ^opraviziato ■ 1 Insieme . ( 1^9 ) Amore , infarelrato come arcero , Non lena mai la foga del tuo arco ; Però tutti i tuoi colpi son morlali. Deh coni ti piace star presto guerrero, E sei fatto scheran , che stai al varco Ruhando i cori , e saettando strali . Provol; che di colpire a me non cali^ Ch' hai tanto al cor dolente saettato , Ch' una saetta lo sportò dal segno . Ma ben possa io morir sotto il tuo regno , Se d' ogni reo di te non son vengiato j Che , s' io non sé ben saettar cpiadrello , Farò com' fece -Caino ad Abello . Amor , poiché tu sci del tutto ignudo , Non * fosti alato , morresti di freddo j Che sei cieco , e non vedi quel che fai . Mentre che 'n giovine essenza ^ sarai li' arco e '1 turcasso sarà '1 tuo trastullo ; E sei fanciullo , e vuoi pur mostrar ^ drudo; Vien, ch'io ti sfido, or oltre a mazza e scudo. B Cioè se non fosti . a Essere , stato . 6 Cioè mostrarti . Tom. IL ( '30 y DI ANSELMO DA FERRARA Impresso nelle Rime Scelte de'' P»eti Ferraresi A FRA GUITTONE Anno /^, . , . ,. 1200. VjIii può aggiunger un dito a sua statura, Che Deo non se u' aweggia in lontananza ? Chi può resurger fuor della bassura , Se Deo noi tragga lui all' innorrauza ? Pianto non vai per nessuna aventura , ]\è dolor, ne suspir , ne dispieranza : Noi semo di sue man propia pintura. Ed elio dà , si come vuol , 1' ombranza . Dicol per voi, che non sete parvente, E non giungete alla prima casone Di chi più v' ama, che la vostra zoglia . Pregatel lui, ma ben piatosamente, E allor vedrete, Frate mio Guiltone, Che in obbliauza v' anderà ogni doglia. (.5.) Impresso nelle suddette Rime. linto di morte era tuo santo viso, Ne più del Paradiso Vi si vedea sembianza . E qual sera dinanzi più '1 mio speccliio, Dov' io trovi splendore, Dov' io trovi dolzore ? Ecco alla morte anch'io m' apparecchio. Se più vi rivestite DeUa vostra figura, Tornerà mia verzura . Ma se, Signor, morite, Apriti , o sepoltura . ( -52 > Impsesso nell» suddette Rime. ±Jì Tomeo le rade penne Isdruscite e torpenti , Erano quando venne , Senz'aprir porta o balcone. Cristo drenlo alla masone^ E toccar voUe con mano Ogue piaga al Re soprano j Che credevala menzogna De' discipuli credenti . Perciò n* ebbe gran rampognar Bealo chi non vede , O serra gli occhi e crede . ( '33) DI UGO DI MASSA DA SIENA JlLo maladico V ora , die 'mpromero * Amai, che fue per mia disavveutura ; ^^So. Cosi coralemente , eh' io ne pero , Innamorai : tanto ci misi cura. . E nullo amante trovo, assai lo chero, Che s' assiraigU della mia natura. Che Amore è 'n meve tutto , e ho penserò, Che s altri n'ha, neente è che mei fura. Amore ed eo sen ^ tutt' una parte Ed avemo un volerò e uno core, E s' eo non fosse , Amore non seria . E non pensate ch'eo '1 dica per arte. Ma certamente è ver eh' eo sono Amore ; Chi m'ancidesse. Amore anciderìa. 1 In primiero, in prima . 2 Senoj per semo, siamo Saly. ( 'H) Per pena, eh' eo patisca :, non spavento: Tant' amorosamente Amor mi tene . Ma quanta gioia pare '1 mio tormento , Pensando che di tal parte mi vene . Che mcgho assai m' è d' akro piacimento , E più m' inforza di servir la spene j E di ciò mai non vo' cangiar talento , ]Nè non porla, poi * lo voless'eo bene. Così dimostra Amor hou sia fedele Poi nulla pena tal è che mi senta , Che non m' allegri quanto bene avesse j Vertù di voi è che la sperge e dele ^, Che mia soffrenza non sterla contenta, Che non languisse, se pene tenesse. J Ancorché , henchè Salr, 2 Cancella , annienta dal Latino deleo Salr. ( tS5 ) Impresso hc' Commentarj della p^olgar Poesìa del Crescimheni . Uno piacere dal core si move, E di vedere gli occhi lo sentenza , E irascene un pensiero , die rimove In molte guise il core dall' inlenza , Tanto lo bene , che se ne commove In giudicar lo cor non ha potenza , Che d'amore feruto e di me dove Dentro dal corpo ov'è la conoscenza. Però nuUo mi vai conoscimento, Poi eh' è feruto sì crudelemente Di quello foco , eh' arde e non si spegne . Dunque lo core è sertipre giudicato Dagli occhi , che gli mostrano il piacere Onde lo mena , e lo tiene , e distregne . (i56) DI ONESTO BOLOGNESE i25o. ^^ ^^^ ^^ vostro vai mio dire e solo Supplico lei, cui siate ad ubbidienza Glie ristori a tutta vostra parvenza Ch' eo so che voi '1 cherete senza dolo . Di voi fé' pruova di gioia il valore Quando di ragion parve ver voi sene Che vai più gioia pena anzi a cui vene, E lui loda lo vostro amadore , Dicendo ; questi è buon combattitore j Servito m ha facendoli malizia , Onde non m' è mestier farli mestizia D' alcuu diletto , eh' è degno d' onoro . Ed amor dato m'ha di fé' contezza Si che ciò dir per voi non m' è gravezza . Quando gli appar Amor prende suo loco , Scudo deliberalo , non dimora In cor che sia di gentilezza fora ; E ove il suo ])iacer truova non poco , Sforza pur quel che 1' ha già 'n suu desio; E tanto li diletta darh torto Ch' al sofferente sa me' di gio' porlo , E doglia e pena che chi li servìo j Si che piangendo alla Donna sen gìo , Ed ella pei- pietà li die ristoro ( '37 ) Ah quanto vuol d' amor prego ed esoro * Fai servo vii perd' amor là ulìo . Dunque non pecca morte in alcun lato Se non tal quel eli' è all'amore ingrato. Conceduto ha la donna clie 1' amasse , Sujisetto che lealmente servia , Conquiso che difesa non avia , Purché a lei '1 suo servir non gravasse : Sicché omai la sua mente divide Dal suo conlraro e canoscenza dieìle , Quanto ha chiamato morte amaro felle , Pur vi rimerahri dove Amor mo siede Che laude far d'altrui il se n' avvede, Onde poi cresce d' amor più V aita ; Lo qual io prego che vi dea compila Disianza che ogn' altro Lene eccede ; A voi cred' e' che non sarà più duro, Ma per invidia agli altri sarà oscuro • Amico, poi che servo vi consente Piena di grazia e di virtù posare , Danno gli vostri spiriti accordare L'alma allo core e '1 corpo all' uhhidiente. Le verrà , parmi , lo vostro disiro Ch' Amor parlando ove non e martire Accordò il vostro cor nel suo chcrirej Perchè tormento né penser vi diro ' Ma a voi certo eo via più disiro. I Prego vivamente, dal Latino exoro Salr. ( '38 )• Ma so che in ciò non vai la mia preghiera, Cbè tanto avete di gio' la maniera Che 'nfra voi stesso invidia vi tiro; Veggio eh' Amor vi fa così perfetto , Ed ei vuol eh' io vel dica, ed hammen stretto. Piacerai d' esser vostro nella luna Stella d'Amore a qual mi son segnato 3 Ella ha '1 mio core dal vostro furiato- E voglio aver , che n è cosa connina . E parmi certo che molto disvaglia Gioia disfatta con martiri e guai Se non l'ha cara via più che giammai Uom a chi è creduto che la vaglia ]Xon vi giuochi amico alcimo a faglia , Né per proferer vostro in una sorte Vogliate alcuno , che troppo forte Cosa è donar di quel che '1 cor dismaglia . Però fate di gioia buon riservo , Che per altrui il non in soi protervo * ( iSg ) Ahi! lasso taupino! altro che lasso Non posso dirj sì io sono a greve meso , Sentomi '1 cor e ciascun membro preso Morir sì forte d* oltre a morte passo . Celar non posso più la greve noia : Tanto contr' a me poia ^ Pena mortale e rea disavventm a . Però quanto più dura La vita mia , più soverchia il dolore : Male ad uopo mieo m' ha fatto Amore . Sì mal fu' creato Amor ad uopo meo Che m' è vergogna dir ciò che m' incontra- Tutto fu fatto solo a mia incontra; Però noi chiamo Amor, ma amaro e reo, Per cui lo cor meo chiamo core morto , Ingiuriato a torto , Ed ancor me per lui chiamo mal nato , Perch' è sì sventurato Ch'ogni mio membro si batte e s'adira j Piango negli occhi e .V anima sospira. Piangere gli occhi e lagrimar tutt' ora E di pianto bagnar tutto il mio viso Possono ben , guardando a me conquiso E per lo corpo lasso , ove dimora L' anima mia, per forza sospirare; 1 Poggia . ( .40) Che gli è morte lo stare Più col corpo, ch'arde più che 'n foco^ E in nessun altro loco Potrehhe peggiorar sua condizione ; Sì m' ha condotto Amor contro a ragione fvagiou non fa chi m'accusa e riprende, Che contro al mio volere Amor mi mena^ Ma chi non si conduol della mia pena , Secondo umanità , pietade offende . Dolor sente ciascun naturalmente. Che dovria tutta gente Gir per chiamar pietà alla donna mia; E quando va per via Devrìa ciascun gridar mercè mercede , Che non m' ancida s' eo 1' amo di fede . Di fede, e di pietà, Canzon, vestita Va alle Donne e gettati a lor piede, Che preghin quella che aggia mercede Un po', per Deo, della mia lassa vita. Di che Deo , si come ama pietate , Condanna crudeltà te La 'nde di ciò assai piìi mi dogli' eo Con fede mea per Deo Che in ogni parte ha messo stato huono; Ma quanto per me posso , io gliel perdono. ( ■4' ) roì non mi punge più d* amor 1' ortica , Che sembra dolce ogni tormento amaro , Anzi ne son lontan più che dal caro , Suo vii poder non prezzo una mollica. E quella sconoscente mia nemica D' ogni laj ghezza ha ben colmo lo staro , A cui non piace lo fallir di raroj Cotanto se e sua vita notrica . E già nel operar non s' affatica , Cotanto parli ^ dilettoso e caro Ciò che la disonesta quella antica . Amico , io t' aggio letto la Rubrica j Provedi al Negro, che ciascun tuo paro A lei e ad Amor fait'ha la fica. 1 Pare a lei. ( '42) Jmpress» n$lle Rime antiche , e nella Bella Man» . A MESSER GINO. oìete voi , Messer Gin , se ben v' adocchio > Sì che la verità par che lo sparga, Ghe stretta via a voi rassembra larga Spesso vi fate dimostrare ad occhio. Tal frutto è bono, che di quello il nocchio, A chi assapora, molto amaror larga, E ben lo manifesta vostra targa , Che r erba buona è tal come il finocchio* Più per figura non vi parlo avante , Ma posso dire ben me ne ricorda, Gh' a trarr' un baldovin vuol lunga corda. A Gielo e che follia dire s accorda Allor non par che la lingua si morda. Né ciò vi mostrò mai Guido , né Dante. { r4r> ) Jìiipresso nelV Allacci A FRA GUITTONE. V ostro saggio parlar, eli' è manifesto A ciaschedim , che senno aver desia , E '1 cortese ammonir dal qual richiesto Sono per rima di Filosofia, M' ha fatto certo sì hen chiosa in testo , Caro mio Frate Guitton , oh' io vorrìa Mutuar * ciò ch'ha da la ragion in presto O ver perseguitar sua dritta via , Di ch'io ringrazio voij ma ragionando Dico , eh' ho visto divenir heato Uom non giusto ; ciò considerando , Spero trovar perdon del mio peccato , Lo nome e 1 fatto sì hen accordando , Ch'io ne saraggio nella fin lodato. 1 Dal Latino Mutuari Salr. ( '44 ) Impresso nelV Allacci . J_ja dispieiata , che m' ha giunto il Giovi- Dì della cena , la 'nd' io morte attendo , Non dice , del fallare io ni' imprendo , Anzi le piace ch'io la morte provi. Dunque che fai, Amor, che non ti movi? Già sai che di neente mi contendo, E per hen uhhidir sempre V offendo; Fa che pietosa oramai si trovi . Per me noi dico, che non mi varriaj Ma per avanti trar la sua virtute , Che malica sol per quello ch'ha sofferto. Di me che sono a* crudel vita offerto , Tanto ha sdegnato per darmi salute Quella , che più valer non mi porrìa. ( '45) Impresso netr Allacci. V^uella cnidel stagion , che a giudicare Verrà il nostro Signor tutto lo mondo , E non sarà alcun noni , che consolare Possa il suo cor , e quanto vuol sia mondo Che '1 tremerà la terra e lo mare , Ed aprirassi il Ciel per lo gran pondo; E vorrà il giusto volcntier campare; E dirà il peccator, dove mi ascondo? E non sarà nessun Angel divino , Che non ahhia paura di quell'ira, Fuor che la Vergin Donna, nostra guida. Or com' farò, che di peccar non fino Eir è simile che son presso a sira ' Se li suoi giusti preghi non m*aida ^. 1 Sera . •2 Aita . Tom. II. ( 46) JDavanti voi , Madonna , son venulo Per contare la mia grave doglienza^ E corno mortalmente m' ha feruto Di voi l'Amore per sua gran potenza; Che '1 cor dal corpo si n/ha diparluto. Si che di morir ai^j^io "ran temenza , Se non mi date vostro dolce aiuto Campar non posso , uè aver sofferenza. Donqua per Deo non vi piaccia ch'eo pera, INè sofferi pena tanto crudele , Cile mi fa star a morte prossimano . * Però rapresento a voi, fresca cera, Non m' Aucidiate , poi son sì fedele. Che 1 cor e '1 corpo metto in vostra mano. ( '47 ) Impresso nelV Allacci . JMon SO, s'è mercè, che ino vene a meno, O è sventura, o sopercliianza d'arie. Che per la mia Donna Luni, e Marie , E ciascun di con se ragiona appieno . Più d'uom vivente crudcl vita meno, Né mai mi disse: dalla morte guaite ^, Mercè voi , che son già gli spirti sparte , E che ne avete stanco un uom terreno. E se forza di Amor con dritta prova Mi concedesse di umiltà vestita , Ch' i' la trovasse sol un' ora stando , Fora tanto gioiosa la mia vita , Che quale mi conosce , riguardando Vederla iu me di Amor figura nova. I Guardati . ( -48) Impresso nelle Rime Antiahe A IVIESSER CmO . ^ì m* è fatta nemica la mercede , Che sol di crudeltà per me si vanta ; E s' io ne piango , ella ne ride e canta , E '1 mio doglioso pianto ella non crede . E che mai non fallai conosce e vede In ver di cpiclla disdegnosa e santa j eh' alla sua guisa la mena ed incanta, E quando vuol, la prende in la sua rade ^ Se per me la verih stessa si lede, Amor, che suole aver potenzia tanta. Come a tale offesa non provvede ? Se mai coglieste fruito di tal pianta, Mandatelomi a dir j che u' ho tal sede ^ , Che tutto il cor questo disio mi schianta . 1 Rete. 2 Sete ■ i >49 ) Impresso nelle Rime Antiche. A MESSER GINO. Vj^uella, che in cor l'amorosa radice Mi piantò nel primier che mal la vidi. Cioè la dispietata ingannatrice , A m.orir m'ha condotto, e tu noi cridi. Gli occhi miei mira morti in la cervice, Ed odi gli angosciosi del cor stridi : E dell' alno mio corpo ogni pendice , Che par ciascuna della morte gridi. A tal m'ha giunto mia Donna crudele, Ch' entro tal dolor sento in ogni parte , Che r alma a forza dallo cor si parte : Che '1 mio dolzor con Y amaror del fele Ha già hen visto Amor com' si comparte Ben ti consiglio a ciò mai non fidarle . ( '5o ) Impresso nelle Rime Antiche. A MESSER CESO . iissai soa certo, che sementa in lidi, E pon lo suo color senza vernice , Qualunque crede che la calcalrice Prender si possa dentro alle mie ridi ' . E già non son sì nato fra gli Abnidi, Cile io pensi mai di trovarla amatrice, Quella, che è stala di me traditrice 'JSè spero il di veder , sol che mi sfidi Mercè d' Amor , che mi consuma e dele , E ciascuna speranza da me parte. Ma del servir prescrizione e carte Tu tien, che non conosci acqua di tele J\el mar , dov' ha ogni allegrezze sparte , Che vai ciascuna più , eh' amor di parte. I R«ti. ( "Si ) impressa nelle Rime Antiche . Lia partenza , che fo dolorosa , E gravosa più d' altra ni' ancide Per mia fide di voi , bel diporto . Sì m' ancide il partir doloroso , Che gioioso a venir mai non penso, JNfanti uscito son quasi del senso ^ Nel meo cor mai di vita pauroso Per lo stato gravoso e dolente IjO qual sente; donqua coni' fìraggio ^ ? M' aucideraggio per mcn disconforto. S' eo mi dico di dar morte fera , Gioi' stranerà non vi paia audire A nuli' uomo dello meo languire , Della pena dogliosa e crudera , Che dispera lo coraggio e 1' alma . Tant' ho salma di pena , e abLoudanz a Poi pietanza mercè fece torto . Torto fece , e falbo ver me lasso Ch' eo trapasso ogni amante leale , E ciascun giorno più cresce e sale L' amor fin , eh' ho fermato nel casso ^ , 1 Senna Salv 2 Farò Salv. 3 PóUo Salv. ( >52) E nou lasso per uulla increscenza , Che soffrenza conven che pur sia, Chi disia r amoroso apporto . Poi il penare in altrui non si trova. Né s' adovra in altrui , fuor che meve , Pianto mio , vanne a quella che deve Rimembrarsi di mia vita povraj Dì, che scovra ver me suo volere j- Se 'n piacere gli è eh' eo senta morte , A me forte gradisce esser morto . ( .53 ) Impresso nelV Allacci ■ v^iiel che per lo cavai perde la mescola Giammai non torna a ciò, se non la trova. Cademi in mar ghirlanda , vo , e pescola j Fol senza red ' , perdone affanno e piova . La mia persa studioso accrescola ; Cade la brina j non vai che su i ^ piova. Per gran freddura 1' augellelta adescola , Talor la piglio, e non è cosa nova Grande savere senza esperienza : E potete Signor, iion operando ^, Far come quel ch'ai nmr batte semente. Di ciascheduna cosa la sentenza Mi fa doler di te , tanto eh' eo spando Spesso con gli occhi il dolor della mente . 1 Rede , rete Salv. 2 Ii'i, vi Salv. 3 Operante . X ( '54 ) DI TEPJNO DA CASTEL FIORENTINO Impresso ne' Coinmenlarj della Volgar Poesia del Crescimbeni • A MESSER ONESTO BOLOGINESE Anno ^e y\ slriuwesse , quanto dite , amore , Che vi mettesse iu duLio di finita , Voi stareste lontano dal Signore, Messer Onesto, che vi può dar vita. Voi passereste per lo mar maggiore , INon che per l'Alpi, ch'hanno via spedita. Per rallegrar di gioia il vostro core Per la veduta, che me non aita. Anzi mi fa maggiormente dolere , Ch' i' non posso trovar guado , ne ponti, Ch' alla mia donna gir possa o mandare . Che maggior pena non si può avere , Che veder l'acque nelle chiare fouti, E aver sete, e non poterne here. (i55) DI MAESTRO MIGLIORE - DA FIORENZA Impresso ne' Conimentarj della Kolgar Poesia del Crescimbeni. Amor, s' éo parlo, il cor si parte e dole, ^^oo* E vuol disamorare e iunamura. Tant' ho guardato al raggio dello Sole , Che ciò , eh' eo veggio , par di sua natura. Lo cor ciò , eh' ha voluto , non disvole , E lo voler 1' aucide , se li dura , Memhrandoli la gioàa , ch'aver suole j Ch' ogni altra vita a morte lo spaura. Oi lasso j che non è gioia d'Amore A nessun uomo, che di hon cor ama. Che non aia più doglia , che dolciore . Lo cominciare è doglia a chi lo hrania j E lo fmire è doglia , e più dolore ; E '1 mezzo è doglia, e conforto si chiama. ( ^56 ) A DELLO DA SIGNA liicoiTO alla fontana di scienza. Alla piacenza di tutto valore , Sì come parvo di picciola essenza , Per voi mia 'nteuza tratta sia d'errore ^ non disdegni la vostra potenza Alla fallenza, che in me fa sentore. Di diffìnire per vostra sentenza Quel che v'agenza ^ giudicar migliore Un è piacente di gran cortesìa In valenzìa = senz' avanzar onore , Amore carnai non sente ne ente . Or mi mostrate quale miglior sia , O in obha star di tal dolzore, O di fin core amare interamente . 1 V^i piace Salv. 2 f^alentìa Salv. ( ^^7 ) DI DELLO DA SIGNA A MIGLIORE DA FIORENZA. JM on come paiTO par vostra loquenza ; Anno ,. . ir i25o. Tal semenza di voi par da lore ' : Sì coni' volere fa vostra volenza , Se caimoscenza n' avesse il meo core . Lo genlil , che conten tal contenenza , Sua benvoglienza tene bel colore : Valer non può , uè vale tulio senza La benvoglienza dell' amaro Amore * . Secondo '1 mondo mando inlenza sia , Né gagliardìa mai vene da core , Se lai seniore non sente '1 piacente . Di tale impresa prende cortesìa For villania ^ megliora '1 megliore Colai Sig'icìre prendere in presente . 1 Di fuori Salv. , 2 Bisticci Salv. 3 Fuor di Salv. ( '58) Impresso ne' Commentarj della f^olgar Peesim. del Crescimheni . A CHIARO DAVANZATI Anno oer Chiaro, lo tao dir d'ira non sale, E non si loca in loco là dov' ora Però che 1 turbi in turbe , in zambre , in sale Poiché non vedi vado al tuo fluin'ora. Che te ne pare pure a matto sale In massa messo non fu là ve mora Quando alla fonte fante fosti sale Quesie 'jDarole pora'le saver ora . S' avìa 1 ver dir , eh' al ver d'oro 1' enfiare > E beli' è iu ballo, e nello gioco l'asso Mi fa iu fé' perditore e temente . Vaglio non voglio, e tu non sai fior fare, Ma veni vano, e torto riman l'asso, Folle che fulli non dir manteueute . ( -So) JLevandomi speranza 13' aver gioia compila per amore. Piacque alla domia mia cli'eo li sia amante . E dammi sicurauza Del suo piacente e pietoso core, Dell' amoroso suo gaio sembiante . Sì eli eo non ho doitanza Di star leale amante e servidore , E ch'eo non sia di gioi' più d' ahro amante. E mercè fa pietanza, E pietà face d'amar io dolzore, E bon servir fa servo bene stante. Ed eo , cbe son servente più d' altr' , amo Donna più d' altra gente ^ , Canto ed allegro , e gioi' attendo e spero Da lei , cui servo , e cui mi son donato . E se davanti mercede le chiamo , So che non 1' è spiacente,- Però mi riconforto , e non dispero , Avvegna ^ in tutto gioir m' ha vietato . 1 Gentile Salv. 3 Avvesnacliè Salr. ( .6o ) DI MESSER LO AUBATE DI NAPOLI. Impresso nelV Allacci . Anno J>j ^jj-j esemplo è quel dell' uoni selvaggio ' , K di ciascun notabil documento , Lo qual nel tempo aspetta mutamento , . E sempre riconlorta suo coraggio ^ . Similemente face 1' uom , eh' è saggio : Sempre si chiama e tenesi contento 3 Non lo conturba nullo avvenimento j Così comparte il prò con il dalmaggio. Lo mondo è posto in rota di fortuna 3 Cresce e discresce molto spessamente Sì coni vegemo ^ che face la luna . Per ciò r uomo , che vive saggiamente , In lui non pone spen , né fede alcuna, Ma lo disprezza , ed hallo per niente . 1 L' nomo selvatico solea dire , dopo il cattivo tempo h(X a venire il buono , post nuhila Phoehus Salv. i Core Salv. 3 leggiamo Saly . ( >6. ) • Impresso nelV Allacci . Jo mi coufesso a te , o Signor Deo , Di ciò , elle gravenieiite ho Golpato : De' mal pensieri nello core meo j Con la persona ho male operato, "Com'uomo misliale * falso e reo j . E con la bocca aggio male parlato j Lasciato aggio lo bono per lo reo ^■. Così m' ha 1' inimico ingannato . Vidi giù questo secolo passare , E ho abuto^^ solazzo e diporto, Lo quale mi sera dolore e pianto . Signore Deo , aiutami campare ; Conduci me al tuo secmo porto, Ove gli Angeli fanno dolce canto. 1 Infedele SalT. 2 Reità , male ■ B Avuto , da abho Salv. tfWi. II. ( '62 ) DI ALBERTINO CIROLOGO DA TREVISO. Impresso nel P Allacci . A,nno Pensando lo dolor , che aver solìa *a;)o. Pieno di qloia con j^rande viltate , Da quella Donna , che 'u gran potestate Lo core stretto in sua mano tenia j Si che rimedio già non vi sentìa, Sol che ver lei clamare , oh pietate , Aitami di tanta crudeltate , E tranimi fuor d' orribil signorìa . E Amor, che sempre mai è pietoso D' udir ciascun soggetto suo a ragione , SuLito mi cavò di tal prigione . Lieto , gaio serai tutte stagione : Prendi costei , e non star più pensoso , E '1 nome suo nel cor ti porta ascoso. ( i63) DEL COWTE GUIDO NOVELLO DA POLENTA. Oiini diletto e bene . ~ Anne Per ciascun spirto infra il mio cor è miso "^•• Quando riguardo il viso Di chi suggetto e servo Amor mi tene. In lei figuro perfetta lieltade Si come cosa , ch'ha Natura ornata Sol per mostrar suo alto operamento ; Della qual scende nuova caritade, Che sopra ogni disio mi tene alzala La mente d'amoroso pensamento. Poi sì gioiosa allento L' anima , che nel cor riceve e sente Veder propriamente Penso per cui vertìi creata viene. ( -64 ) Impressa nella Poetica del Trissino ■ iVladonna , per viilute D' Amor la pena m' è gioia , pensando Che giusto affanno fa dolce salute , E sempre vive cjuel, clie more amando. Questa è la \dta e'I ben per ch'io vi servo, E perchè! vostro orgoglio Amor non parte Dal cuor, ma pur inalza il suo potere,- Che '1 mio servir col hon* pensier comparte In vostr' onor , per cui disio conservo , E quanto vi contenta m' è in piacere . Di voi così volere M' è tanto d' allegrezza , imaginando Che sol honlate fa servir valere ; Nel qual diletto ognor vo pur montando. ( ^^5 > ìm^pressa nella suddetta Poetica > JMovella gioia il core Mi muove d' allegrezza Per la somma dolcezza. Che tuttor sento per grazia d'Amore. Più d' altro amante mi dfggio allegrare, E star sempre gioioso Ch'Amor per grazia m'ha fatto montare In stato dignitoso. Ed ha dato riposo Al mio grave languire , Facendomi sentire Con conoscenza il suo gentil valore . (r66) Impressa nella suddetta Poetica . U'Amor non fu giammai veduta cosa Tanto leggiadra e bella , Com'è questa donzella. Per cui simil disio nel mio cor posa. Così porto '1 disio , come la vista , Che r alto imagiuar nel cor dipinge ; Quando avran gli occhi poi si dolce vista? Onde fuoco d' Amor la mente cinge ; Sì che lutt' ardo , che '1 piacer gli acquista, Che sempre in disiar lei più mi pinge Sperando la virtù, che donna stringe Alla mercè verace , Di tal guerra aver pace , Come degno couvieu , chi chieder 1' osa . ( ^67 ) DEL CONTE DI SAINT A FIORE In ogne inemLro iiu spirito m' è uato Anno E inlclletto d'innamorato core, '^ °' E sentome d'Amor tutto infiammato Che un punto di carne non è fore . E lo sospiro meo, quando lo fiato ^, Eo sento ben che va piangendo Amore; Amore m' ene tanto devisato Più infra me , che non è lo colore . Amore è in me tanto convenuto , Ch' elio ha fatto uno spero là unde vae, Che sì stretto non può partir sol stando. A poco a poco fuor va per aiuto , Gettandone 1' angosce , che dentr' hae : Così di morte camyjo argumentaudo. i Cioè fìuf Bisc. I2Go. ( '63 ; DI FOLGORE DA SAN GEMINIANO Tutti i Sonetti di questo Poeta sono impressi neW Allacci t Anno v> Lenzuol di seta, e copertoi di vaio; Treggea ^ , confetti, e messere Arazzaio , Vestiti di doagio ^ e di rascese 4 E 'n questo modo star alle difese Mo eh' ha Sirocco, Garbino, e Rovaio Uscir di fora alcuna volta il giorno, Gitiando della neve bella e bianca A le donzelle , che siarau dattorno . E qUi*fldo fosse la compagnia stanca A questa Corte facciate ritorno , E si riposi la brigata franca. I Pelli , abiti di pelle . 1 Confetti di varis guise Saly. 3 Panno , così detto da Doagio città di Fiandra Salr. 4 Da rascia, spezie di panno di lana Salr. DJFEBBRAIO. JJi Febbraio vi dono bella caccia Di cervi , cavrioli , e di ciiigliiarij Corte gonnelle, e grossi calzari, E compagnia , che vi diletd e piaccia . Con de' guinzagli e segugi ^ da traccia , E le borse fornite di denari, Ad onta degli scarsi e degli avari , Che di questo vi dan briga e capaccia E la sera tornar coi vostri fanti , Carcati della molta salvagina. Avendo gioia, allegrezza, e canti. Far trar del vino e fumar la cucina , E fin al primo sonno star raggianti '■* , E po' posar in fin alla mattina . 1 Segugio , spezie di hracco Saly. 2 Desti, colle luci aperte Salv. ( >74 ) DI MARZO. Jji Marzo sì vi do una peschiera D'anguille, trote, lamprede, e salmoni S Di dentali, delfini, e storioni, D' ogu' altro pesce in tutta la rivera , Con pescatori e navicelle a schiera, E barche , e saettìe , e galeoni , Le qual vi portino tutte stagioni A fpial porto vi piace alla Primera * , Che sia fornito di molti palazzi , D' ogn' altra cosa che vi sie mesterò ^, E gente v' abbia di tutti solazzi . Prete non v' abbia mai , uè monastero . Lasciate predicare i Frati pazzi , Cii' hanno troppe bugìe e poco vero . 1 Salamoili , sermoni SalT. 2 Primavera . 3 Sia mestiero .. ( ''3 ) DI APRILE \j Aprile vi do la gentil campagna Tutta fiorita di beli' erba fresca , Fontane d'acqua, che non vi rincresca, Donne e donzelle, per vostra compagna ', Ambiami*, palafreu, destrier di Spagna, E gente costumata alla francesca ^ ; Cantar, danzar alla provenzalesca 4 Con istrumenti novi d' Alemagna . E dattorno vi sian molli giardini , E giachito ^ vi sia ogni persona . Ciascun con reverenzia adori e 'ncliini A quel gentil, cb' ho dato la corona Di pietri preziosi gli più fini, Ch' ha Presto Giovau ^ , Re di Babilona . I Compagnia S<'»1t. a Dicesi de' cavalli , muli, asini, che vari di parlaiìte Sftlv. 3 j4lla francese Salv. 4 Canti e balli provenzali Salv. i Gecchito, umile , basso Salv. 6 Giovanni Salr. ( '76) DI MAGGIO. Ui Maggio sì vi (lo molti cavagli, E tutti quanti siano affrenatori , Portami tutti, dritti, e corridori. Pettorali, testiere di sonagli. Bandiere , e coverte a molti tagli ' Di zendadi e di lutti colori. Le taighe a modo di armeggiatori. Viole, rose, e fior ch'ogni uomo abbagli. Rompere e fiaccar bigordi ^ e lance, E piover da finestre e da balconi In giù ghirlande , e in su mele rance , E pul/.ellettc , giovene , e garzoni \ Basciarsi nella bocca e nelle guance y D' amore e di goder vi si ragioui . I Coverte intagliai* Salv. 3 Aste . ( '77 ) DI GIUGNO. JJi Giugno dovvi una montagnetta Coverta di bellisiiinii arboscelli , Con trenta ville e dodeci castelli. Che siano intorno ad una Cittadella; Ch'abbia nel mezzo una sua fontanella, E faccia mille rami e fiumicelli, Ferendo per giardini e praticelli, E rinfrescando la minuta erbetta . Aranci, e cedri, dattili, e lomìe *, E tutte r altre fruite savorose , Impergolafe siano per le vie . E le genti vi sian tutte amorose , ' E facciauvisi tante cortesie , Ch' a lutto il mondo siano graziose . 1 Lumie , sorte cV aerunie Salr. T«iìH. ir. ( '78) DI LUGLIO. JJi Luglio in Siena sulla saliciata Dovvi piene inguistare ^ di trel)Liaui, [Nelle canove li ghiacci vaiaui ^ , E mane t sera mangiare io brigata Di quella gelatina ismisurala , Istarne roste ^ , gloveni fagiani ^ Lessi capponi, capretti sovrani, E cui piacesse, la juanza 4 e l'agliata. E vie ^ trarre tempo e bona vita , E non andar di fuor per questo caldo Vestir zendadi ^ di bella partila. E quando godi , star pur fermo e saldo , E sempre aver la tavola fornita , E non voler la noia per gastaldo . I Guastarle , caraffe Salr. a f^ìni fatti delV uva detta vaiano - 3 Arrosto S. tv. 4 La vitella Salv- 5 Cioè via via Saly. 6 Festi sottili Salr. ( ^79 ) DI AGOSTO. U Agosto sì vi do trenta castella In una valle d' alpe montauina , Che non vi possa vento di niaiina Per istar sani chiari come stella ; E palafreni di montar in sella , E cavalcar la sera e la mattina , E r una terra e 1' altra sia vicina , Che un mli^lio sia la nostra giornatella * Tornando tutta via verso casa Per la valle corra una fiumana Che vada notte e dì traente e rasa . E star nel fresco tutta meiiggiana ^ ^ La vostra horsa sempre al trarre pasa ^ Per la miglior vivanda di Toscana . I Pìccola giornata Salv. a U ora del meriggio , onde meriggiare SalT- 3 Aperta, dai Latino pansa Salr. ( ,8o ) DI SETTEMBRE. Ui Settembre vi do diletti tanti , Falconi, astori , smerletti, sparvieri j Lunghi zimbelli siano con carnieri ^ ; Bracchetti con sonagli, pasto, e guanti. Bolge ' , e balestre dritte ben portanti. Archi, strali, ballotte^ e ballottieri 4. Sianvi mudali ^ vii fangi e asteri ^ Nidiaci 7 , e di tutt' altri uccel volanti , Cile fosser boni da fidare e prendere^ E r un all' altro tuttavia donando ; E possasi rullare e non contendere , Quando con altia gente rincontrando La vostra l)orsa sia acconcia a spendere, E tutti abbiau 1' avarizia iu bando . 1 Foggia di tasca propria dei cacciatori per riporre la preda . 2 Spezie di bisaccia o tasca . 3 Pallotte , piccole palle Salr. 4 Da tener le palle Salv. 5 Cioè uccelli, che hanno rinnovate le penne , da mudare ^ muda, mudagione . 6 Cioè astori Salv. 7 Uccelli tolti dal nido e allevati. ( '8' ) DI OTTOBRE. -Di Oltolire «ci conta ^ , ch'ha huono stallo ^, Pic^^ovi , figliuoli , che voi andiaic ; Traetevi buon tempo, ed uccellate, Come vi piace, a pie ed a cavallo. La sera per la sala andate a hallo , Bevete del mosto, e inc]>riate j Che non ci ha miglior vita in veritate , E questo è vero come il fìorin giallo 3. E poscia vi levate la mattina , E lavatevi '1 viso con le mani; Lo rosto 4|ke '1 vino è hona medicina. Allegri in Griele starete più sani , Che pesce in lago, fiume, o in marina. Avendo miglior vita cU Cristiani . 1 Contado Salr. 2 Stanza Salv 3 Fiorino cP oro Salv. 4 Ariosto Salv. ( -8:. ) DI NOFEMBRE. il* di Novembre petriuolo e '1 bagno Con trenta muli carchi di moneta . La ruga ^ sia tutta coverta a seta j Coppi d' argento , bottacci ^ di stagno,- E dare ad ogni slazonier guadagno Torch: , doppier , che vegnan di Clareta^ Confetti con citriata di Gaeta ; Bea ciascun , e conforti '1 compagno . E '1 freddo sia grande e '1 foco spesso . Fagiani, starne, colombi, mortid ^ , Levori 4 , cavrioli , rosto e lesso . E sempre aver acconci gli appedti , La notte e '1 vento piovere a ciel messo. Siate nelle letta ben fornid . 1 La strada Saly. 2 Fiaschi Salv. 3 Mortadelle Salr. 4 Lepri . ( 'SS) DI D I C E M n n E . ÌIj (li Diccmhre una Città in piano. Sale terrene , grandissimi fochi , Tappeti tesi, tavolieri, e giochi, Torticci ^ accesi, star coi dati iu mano, E r oste imbriaco e Catalano , E porci morti , e finissimi oochi , Moiselìi ciascun Lea e mandoclii 2, Lo bolli tìan maggior che San Galgano ^. Siate ben vestiti e foderali Di guarnacce, tabarri, e mantelli, E di cappucci fini e smisurali j E beffe far dei tristi cattivelli, E miseri cattivi sciaginati Avari; non vogliale usar con elli. 1 Torchi , torce, dal Latino Barbaro intorticia Saly. 2 Manduchi , mangi. 3 Ln botte di San Calciano nella i^ita lì. Uni il. Salv. ( '84) LA CONCLUSIONE. ISonetto mio , ancia ^ o' ^ lo divisi Collii^, eh' è pien di tutta gentilezza: Dì da mia parte con tutta allegrezza Cli' io son acconcio 4 a tutti suoi avvisi ; E più m' è caro, che non vai Parisi ^, D' avere sua amistade e contezza : Se elio avesse imperiai ricchezza Starei lì me' che San Francesco in Sisi ^ . Raccomandami a lui tutta fiata , Ed alla sua compagna 7 , ed a Calano , Che senza lui non non è lieta hrigata. Folgore vostro da San Gemiuiano yi manda, dice, e fa cpiesla amhasciata. Che voi n' andaste con suo core in mano 1 Va Salv. 2 Ove Salv. 3 Velisi che sia colui Salv. 4 Pronto . 5 Parigi . 6 Sesi , Assisi Saly. 7 Co/fii>agnla Salr- ( i85 V^uaudo la voglia siguoreggia tanto , Che la rsgiou non ha poder né loco , Spesse volte ride 1' uomo di pianto , E di grave doglianza mostra gioco . E ben seria di Lon savere affranto Chi fredda neve giudicasse foco . Simil son quei, che mostran gioia e canto Di quello , onde doler devrìano un poco . Ma ben si può coralmente dolere Chi sommette ragione a volontade, E segue senza freno suo volere : Che non è già si ricca podestade , Com' » se medesmo a dritto mantenere, Seguire pregio , fuggir vanilade . i Quanto Salr. ( '86) DELLA SETTI M AN A 1 ho pensato di fare un gioiello ^ , Che sia allegro , gioioso , ed ornalo j E sì '1 vorrei donare in parte e lato , Ch' ogni uomo dica, e' li sta bcncj è bella. E or di novo ho trovato un donzello Saggio, cortese, bene ammaestrato. Che gli starebbe meglio l' imperiato ^^ Che non istà la gemma nell' anello . Carlo di Messer Guerra Cavicciuoli , Quel eh' è valente, ardito, e gagliardo, E servente ^ , comaiidi chi che vuoli. Leggiero più che lonza o liopardo , E mai non fece dei denar figliuoli , Ma spende piìi che '1 Marchese Lombardo 4 . 1 Corona Salr. 2 Imperio Salv. •> Seri'izìato Salv. 4 Marchese (T Este di Ferrara Salr. ( '87 ) LUNEDÌ Giorno dì Canti e d' Amori v^uaudo la luna e la stella diana ^ E la notte si parte, e il giorno appare Vento leggiere per polire Y a're =» , E fa la gente stare allegra e sana j Il Lunedì per capo di scmmana Con istrumenti nialllnata fare , Ed amorose donzelle cantare , E '1 Sol ferire per la meridiana^ Levati su, donzello, e non dormire; Che r amoroso giorno ti conforta , E vuol che vadi tua donna a fruire. Palafren e destrier siano alla porta , Donzelli e servitor con bel vestire , E poi far ciò eh' amor comanda e porta . I Del di , Lìicifer Salv. a Aere , aria Salv. 3 Settimana Salv. ( '88) 31 A RT ED ) Giorno di Battaglie . Hi '1 Martedì li do un nuovo mondo : Udir sonar ironibelli e tamburell.' , Armar pedon, cavalier , e donzelli ^ E campane a martello dicer don do ^ : ■£ Ini primiero, e gli altri secondo. Armati di loriche e di cappelli , Veder nemici, e percotere ad elli Dando gran colpi, e mettendoli a fondo. Destrier veder andare a vote selle , Tirando per lo campo lor signori , E strascinando fegati e Ludelle ; E sonar a raccolta trorabatori , E suffoli , e flauti , e cennamelle ^ E tornar alle schiere i feritori . I Onde ciondolare Salv. ( '8;) ) M Eneo t\ !> ) Giorno di Con viti vJgni Mercoledì corredo grande Di lepri, siaine, fai^iaiii, e paoni, E cotte manze , ed arrosti capponi , E quante son delicate vivande. Donne e donzelle star per tutte Ijande, Figlie di Re, di Conti, e di Baroni, E donzelletti gioveni garzoni Servir , portando amorose ghirlande . Coppe, nappi, Lacin d'oro e d'argento, Viu greco di riviera e di vernaccia. Frulla, confetti, quanti li è talento, E presentarvi uccellagioni e caccia j E quanti sono a suo ragionamento Siene allegri e con la chiara l'accia . ( iQo ) GÌ OVED ) Giorno di giostre e di torniamenti iLd ogni Giovedì toruiaraeiito , E giostrar Cavalier ad uno ad uno ; La batLagiia sia in luogo comuno A ciuquauta e cinquanta, a cento e cento Arme , destrier , e tutto guaruimento Sien d' un paraggio addobbali ciascuno . Da terza a vespro passato il digiuno Allora si conosca chi ha vento ^ . E poi tornar a casa alle lor vaghe , Ove seran ^ i fin letti sovrani , E' medici a fasciar percosse e piaghe ; E le donne aitar con le lor mani , E di vederle sì ciascun si paghe ^ , Che la mattina sien guariti e sani . 1 Per vinto alla Sanese Salr. 2 Sariinno ■ 3 Plichi, appaghi Salv. ( '9' ) VENERO ) Giorno ili Cacce XLd ogni Venerdì gran caccia e forte Di veltri, liraccheiti, maslini e slivori, E Ìjosco basso , miglia di siaiori Là o' ^ si trovcn * molte bestie accorte ^ 5 Che possano venir cacciando scorte , E rampognar insieme i Cacciatori; Cornando a caccia presa i coniatori, Ed allor vegnan molte bestie morte. E poi ricogliere i cani e la gente, E dicer : 1' amor meo mandi a cotale: Alle gnaguele ^ seià bel presente . El par che i nostri cani avesser ale ; Te te, l)elluzza, picciuolo, e serpente 4, Che oggi è il di della caccia reale. 1 Dove . 2 Troi'eno per trotino . 3 Cioè che ci voglia maestrìa a prenderle Salv. 4 Per gli F.vangelj ■ 5 JYomi de' cani , che Jìnge si clùamino dal padrone - ( 192 ) S A lì B A T O Giorno dellcL caccia degli uccelli Jti il Sabbato diletto ed allegrezza III uccellare e volar de' falconi, E percuotere grue, ed aghiroui ^ Sceudere e salire giande altezza^ Ed all'oche ferir per tal fortezza. Che perdau l'ale, le coscie, e i gropponi; Corsier e pala Tre n mettere a sproni ; Ed isgridar per gloria e per baldezza. E poi tornare a casa , e dire al cuoco To queste cose e concia per dimane j E pela , taglia , assetta , e metti a fuoco . Ed abbi fino vino e bianco pane , Ch' el s'apparecchia di far festa e gioco: Fa che le tue cucine non siau vane . I Aironi Salr. ( '95 ) DOMENICA domo di balli e cV anne£ra:ierìe in Firenze "too* ^lla domane al paroie * del giorno Vegnenle, che Domenica si chiama, Qual più li piace , damigella o dama , Abbiane molle , ohe li sian dattorno . In un Palazzo dipinto ed adorno Cagionare con quella , che piìi ama ; Qualunque cosa , che desia e brama , Vegna in presente senza far distorno . Danzar donzelli , armeggiar cavalieri , Cercar Fiorenza per ogni contrada , Per piazze , per giardini , e per verzieri E gente molta per ciascuna strada, E tutù quanti 1 veggiau volontieri, Ed ogni dì di ben in meglio vada. I Apparire Salv, • //. J^ ( '34) Vuosì faceste voi o guerra o pace , Guelfi , come siete in divisioiìCj Cile 'u voi non regna punto di ragione j Lo mal pur cresce , e '1 beue smonta e tace • E r uno coulra 1' altro isguarda, e spiace Suo essere , e stato , e coudizione . Fra voi regna il Pugliese . e '1 Gan » fellone , E ciascun soffia nel foco penace . Non vi ricorda di Montecatini , Come le mogli e le madri dolenl Fan vedovaggio per li Ghibellini ? E babbi, e frali, e figliuoli, e parenti, E chi amasse bene i suoi vicini, Com])atterebbe ancora a stretti denti. 1 Gano dimAIagan»a traditore Salr. • ( '95) (jruelfi , per fare scudo delle reni Avete fatti i conigli leoni , E per ferir sì forte di speroni. Tenendo volti verso casa i freni. E tal perisce in malvagi terreni , Che vincerebbe a dar con gli spontoni. Fatto avete le bubbole falconi , Si par che '1 vento ve ne porti e meni, Però vi do consiglio che facciate Di quelle del pregiato Re Roberto ^ , Rendetevi in colpa e perdonate. Con Pisa ha fatto pace , quest' è certo , Non cura delle carni niajfatate, Che son rimase a' lupi iu quel deserto . I Far come il Re Roberto Salr. < ^9^ ) DI CENE DALLA CHITARRA D' AREZZO Tutti i Sonetti di questo Poeta sono impressi nelV Allacci. DI GENNAIO Anno lo vi dono del mese di Gennaio Corti con fumo al modo montanese,* Leila * qual ha nel mar il Genovese, Acq[ua e vento che non cali maio "^ . Poi vi daran fanciulle a colmo staio Da ber aceto forte Calabrese , E stare come rilialdo ^ in arnese Con panni corti senz' alcun denaio . Ancor vi do così fatto soggiorno Con una veglia 4 nera , vizza , e ranca ^ Che a vo' gittando la neve attorno , Appresso voi sedere in una banca, E resmirando quel suo viso adorno , Così riposi la brigata manca . I Letti Salv. a Mai Salr. 3 Povero, meschino^ onde vestire da ribaldo Salv 4 treccili a Salv, 5 Zoppa $iJv. < »97 ) DI FEBBRAIO JDi Febbraio mi metto in Valle ghiaccia ' Con orsi grandi , vegli montanari ^ • E voi' ^ cacciando con rotti calzari La neve metta 4 sempre e disfaccia^ E quel, cbie piace all' mio, all'altro spiaccia Con fanti ben ritrosi e baccalari ^ : Tornando poi la scia ad osli cari , Lor moglie tesser tele ed ordir accia. In questo ^ vo' che siate senza manti 7 Con vin di pome , che '1 stomaco affina ; In tali alberghi ^ gran sospiri e pianti . Tremoti, venti , e non sian con ruina , Ma sian sì forte, che giaccian sì stanti Da prima sera insino la mattina . 1 Ghiacciata Saiv. 2 f^ecehi e montanini Salr. 3 I^oio , voglio . 4 Cada , Jiocchi Saly. 5 Saccenti , satrapi Salv. 6 Cioè mese Salr. 7 Mantelli , ferraiuoli Salv. 8 Osterìe Saly. ( '98 ) DI MARZO Jji Marzo vi riposo in tal raanera: In Puglia piana tra molti lagoni, E in essi gran mignatte e rauoccbioni, Poi da mangiar abbiate sorbe e pera. Olio di noce veglio ^ mane e sera Per far caldi gli aranci e gran cidrouij Barchette assai con remi e con timoni, Ma non possiate uscir di tal riviera . Case di paglia con diversi razzi , Da bere vin cerco n che sia ben nero . Letta di scbianze , e di gioglio piumazzi ^ Tra voi signore sia un Prete fero , Che da nessun peccato vi dislazzi ^ -, Per ciascun luogo v'abbia un Monistero 1 Treccino, stantìo Salv. a Dislacci , prosciol(^a SoIt. ( '99 ) DI APRI LE JJi Aprile vi do vita senza lagna ^; Tafani a schiera con Asini a tresca, Raiando forte, perchè non v' incresca, Quanti ne sono iu Perugia o Bvivagna j Con Birri Romaneschi di campagna , E ciaschedun di pugna sì vi mesca * , E quando rpieslo a ciò che non riesca Ristori i Marri di Pian di Romagna . Per danzatori vi do vegli Armini 3- Una campana , la qual peggio suona Stormento sia a voi, e non rifini 4. E quel che in milantar si largo dona In ira vegna delli suoi vicini. Perchè di cotal gente si ragiona . 1 Senza cinerei e Salr. a Mescer delle puf;na Salv. 3 freccili .armeni co'' panni lunghi Salv. 4 IVon Jinisca mai Salr. ( 200 ) DI MAGGIO il Maggio voglio elle faeciate incagli * Con uua gente di lavoratori , Con muli e gran destrier zoppicatori j Per pettoragli , forti reste d' agli . Intorno questo sianovi gran bagli » Di villan scapigliati e gridatori. De' quai risolvan si fatti sudori, Cile turbeu Taire ^^ sì che mai non cagli 4, Vox altri villan facendo in mancie Di cipoUe , porrate j e di marroni , Usando in questo gran gravezze ^ e ciance In su le tane ed in alto forconi , Massari e veglie ^ basciarsi le guancie j Di pecore e di porci si ragioni . 1 Hagunate dal Latino coagula SaW. 2 Balli Salv. 3 Turbino V aria . 4 Si rappigli Salv. 5 Strepiti , rontori . 6 f^eechie . ( ^01 ) DI GIUGNO i GiugDO siate in tale campaguetta, Che vi siano corbi ed aironcelli, lue chiane ' intorno senza caraveUi *j Entro il mezzo vi abbia un' isole ita , Della qual esca sì forte venetta. Che in mille parti faccia ramicelli , D' acqua di sotto , e cotai gorgonelli ^ Sì eh' ella adacqui ben tal contradetta Meli e pruni acerbi siano lie 4 Nespole crude , e cornie savorose , Le rughe ^ sian fangose strette vie. Le genti vi sian nere e gavinose ^, E faccianvisi tante villanìe , Che a Dio ed al mondo siano noiose. 1 Dal Latino Gìanis Salv- ai Caravelle , sorta di nave SalT. 3 Piccoli gorghi Salr. 4 Li SaW. 5 Strade . 6 Piene di gavine, cioè di scrofe Saly. ( 203 J DI LUGLIO JJi Luglio vo' che sia colai brigata In Arestano con vin di pantani , Con acque salse, ed aceti soprani. Carne di porco grassa appeveiata ^ . E poi di dietro a questo una insalata Di salvia e ranierin per star piìi sani. Carne di volpe guascotta a due mani, E a cui piacesse, dietro cavoiata. Con panni grossi lunghi d' Eremita , E sia sì forte e terrilnle caldo , Coni' ha il Sol Leone alla finita *j Ed TU! brutto Converso ^ per castaido , Avaro , che si appaghi di tal vitaj La moglie a ciaschedun sia Manovaldo4, I Col pevere che mettevano nel brodo Salv. 1 Fine Salv. 3 Frate converso Salv. 4 Mondualdo , procuratore . ( -^o5 ) DI AGOSTO Ljì Agosto vi riposo in A neon ^ bella, E in Senegaglia , che mi par ben fina. Il giorno SI vi do per medicina Che cavalchiaie trenta niigliarella 2, E tutti in destrier magri senza sella , Sempre lungo a un' acqua di sentina; Dall' altra parte si faccia tonnina ^ Poi ritornando a poso 4 di macella. E se ben cotal poso non vi annasa ^ , Mettovi in Chiusi , la città sovrana , Sì stanchi tutti da non disfar lasa ^. La borsa di ciascuno stretta e vana, E stare ,^ come lupi a bocca pasa 7 , Tornando in Siena un die la semmaua ^. 1 jéncona , città Salr. 2 Per niigUarelìe Salv. 3 Carne di tonno salata Salr. 4 Poso , onde riposo , pesata Salv. 5 Jggrada , arride Salv. 6 Lassa, guinzaglio ; qui per ogni legamento . •j A bocca aperta dal Laliuo pansuA Salv. 8 Settimana Salv. ( ^o4 ) DI SETTEM BKE iJì Settembre vi do giolelìi al(j[uanti Agora , fusa , cornino ' , e asolieri ' , Nottole , Cheppie con Nibbi lanieri , Ardii da lana bistorti e pesanti. Assiuoli , barbagiani , aloccbi tanti , Quanti ne sDn di qui a Monpeslieri j Gtianti di lana , l)orse di brachieri. Stando così a vostra donna avanti . E sempre questo comperare e vendere. Con tali mercadanti il più usando, E di Settembre tal diletto prendere. E per Siena entro gir alto gridando, Mola chi cortesìa vuol difendere , Che i Salimbeni antichi li dier bando 1 Sorta d/erba . 2 Asuliere , osoliere , naalro , o altrb legame . ( 2()^ ) DI OTTOBRE J_)i Ottobre vi consiglio senza fallo , Che nella Falterona dimoriate , E delle frutta, che vi son, mangiate Arig le grande non vi canta gallo. Clare vi son l'acque come cristallo; Or bevete , flgUuoli , e ristorate , Uccellar bon' è a' varchi * in veritate , Che farete nel collo nervo e callo . lu queir aire che è sottile e fine . Ben stanno in Pisa più clari i Pisani , E 'ì Genovese lungo la marina . Prendete il mio consil ' , non siate vani ; Arrosto vi darò mesto ^ con strina , Ch'el sentiranno i piedi con le mani. T A'' valiclii Salr. 1 Consiglio Saly. . 3 Mescolato Salv. ( 206 ) DI NOVEMBRE JDi Novembre vi metto in un gran stagno, In qvial parte più può fredda pianeta , Con quella povertà che non si aqueta Di moneta acquistar, che fa gran danno Ogni buona vivanda vi sia in hanno ' , Per lume facelìine da vendeta, Castagne con mele aspre di faeta , Stando tntd in Siena in briga e lagno. Fuoco non vi sia, ma fango e gesso, E se no alquanti luoghi di romiti. Che sia di venti miglia Io più presso. Di vin e carne del tutto sforniti , Cernendo voi (jual è più laido e biesso *, Yeggendovi star tutti si sguarniti . 1 Bando . 1 Bcsr.io , balordo, onde hesaggine , per balordaggine, Toce Sanese Salr. e 207 ) DI DICEMBRE xJx Diceiiilire vi pongo in un pantano Con fango , ghiaccia , ed ancor panni pochi, Per vostro ciho ferni'ho fave e niochij Per oste abbiate un troio ^ niarenimano ; Uu cucco brutto, secco, tristo, e vano, Che vi dia cibi guascotli , e quei pochi ; E qual tra voi ha hjmi , dadi , o rochi * Tenuto fìa, come tra' savii un vano. Panni rotti vi do, e de' tarlati,- Apresso questo ogni uomo in capegli , Bottaz' ^ di vin da' montauar salali . E chi vi mira s\ si maravegli, Vedendovi sì brutti e rabbuffati Tornando in Siena così bei fancegli 4 , I Porco Salv. 9. Per rocchi Salr. 3 Bottnzzi , Bottacci Salv. 4 l'anciulli Salv. ( 208 ) DT IACOPO MOSTACCI, o MOSTAZZO DA PISA impresso neW Allacci . Atjno i^ollecitando un poco meo savere , E con lui vogliendomi deletiare , Un dubio , che mi misi ad avere , A voi lo mando per determinare . 0<^ni uomo dice , che Amore ha podere , E gli coraggi ^ distringe ad amare ^ Ma eo non lo voglio cousentere, Però eh' Amore non per se =* mi pare . Ben trova l'uom un'amorosa etate, La quale par che nasca di piacere , E ciò vuol dire uom , che sia Amore . Eo non li saccio altra qualilate . Ma ciò , che è , da voi voglio odere ^ ^ Però ve ne facci' eo sentenziatore . 1 / cuori Salv. 2 Cioè non sostanza , ma accidente Salr. 3 Udire Salv. 1 aGo. (• 2og ) DI PAGANINO DA SERZANA ' jravosa dimoranza , Ch'eo faccio liuigiamente , Aniio Mi fa sovente lo core dolere , Ed aggione pesanza ; , Gilè lo viso piacente Dell'avvenente non posso vedere j Gioia parnii s' asconda ,• Temo non mi confonda lo pensare j Ond'agli occhi m' abonda Le lagrime , come onda allo mare . Piangendo gli occhi miei Mi bagnano lo viso, Perchè diviso son dell' amorosa . Lasso ! tornar vorrei Ov' è '1 meo core assiso, E 'n pena miso , che giammai non posa , S' eo non ritorno al loco Ove 'n solaccio e 'n gioco dimorava; Ond' eo sono 'n tal foco, Glie lutto incendo e coco : sì mi grava . Se ajnor m' incende e stringe , E facemi languire , Lo mio disire conforta mia spera ' , 1 Speranza . Tom. . IT. lyj ( ^^^ ) Che 'ntra lo cor mi pinge Al meo leddiie la gioiosa cera Mi darà diporlàudo Quella, cui ni' accomaudo uotle e diaj Così dogli' allegrando • Trasportomi aspeitando I4 gioi' mia . Gioia della sovrana Uelli sprendor vernice , Che 'mperadrice sembra , tant' è bella , Aspetto prossimaua. Essi, coni' uomo dice, Della Fenice , che si rinovella * In foco: eo così faccio. Che 'n fiamma, e '11 pena , e 'n ghiaccio mi riuovo. Di gioi' canto , e poi taccio ; Le vie d'amor, ch'eo saccio, tutte provo. Le vie d'amor son tante. Che là v' uom vada o vegna Tuttora degna dello 'useguamento Non so , ma comò amante Prego che '1 me' cor tegna Quella , 'n cui regna tutto piacimento . Douqua , Sonetto ' fino , Caoiando in tuo Ialino va in Fiorenza . A chi m' ave in di mi no Dì, ch'eo tuttora 'nchino sua valenza. 1 Cioè canzone , conforme all' Inglese song Salr. laoo. {^^^ ) DI LEMMO DI GIOVANNI D'ORLANDI DA PISTOIA. ijrravoso afTfanuo e pena Mi fa lultor sentire Ann» Amor per* ben servire Quella , di cui ni' ha priso e servo dato . Tutta mia forza e lena Ho misa in te seguire j Di lei fermo ubbidire Non sou partito , ma leale stato . E tu pur orgoglioso Ver me spietato e fero Se' mostrato , e crudero Poi che 'u bailìa avesti lo mio core . Eh convensi a signore D' esser umile in meritar servente ; Tu pur di pene mi fai star soffrente . Sono stato soffrente, E son, di gran tormento. Amor, poi che '1 talento Di cpiella , eh' amo , cangiasti per vista Ver mei » , che primamente Facesti mosiramento Di far meo cor con lento- I Me Salv. ( 2'^' ) Di lei, di quella gioi' eh* or disacquista. Sì che per tal sembianza Misi '1 core e la mente A servir fermamente Tua signoria, Amor, pur' e leale. Ma non è stato tale Ver me '1 suo core , come mQstrar semhianza Tu mi facesti, Amorj ond' ho pesauza . Amor, mercè ti chero Poi che son dimorato In sì gravoso stato , Com' mi tenesti sì lunga stagione . Non sii ver me sì fero , Che assai m'hai affannato ^ E forte tormentato, Seguendot' a tutior for falligione. Moviti ormai a mercede Lei voler che disvole , • Unde '1 meo cor si dole Fa '1 meo servir ^ : che sol ciò ti dimando • E se mercè chiamando Tu non m'aiuti, Amor, altro non sacclo Ch' aitar mi possa , che la morte avaccio ^ . Donna, mercè dimando A voi j che di Leltade I Cioè fa lei , che lo disvole , volere 7 meo ^nùre , di che si duole il mio core . 3 Prest» Saly. ( ^I5 ) Fiore di nobellade Siete sovi' oiini donna , e di piagenza, Che aggiate provedenza Sovra '1 mio stato grave e doloroso : In ciò, mercè, sia 1 vostro cor pietoso. f era cagione e dura Mi move , lasso , a dir quasi forzato Lo doloroso stato, Nel qual m' ha miso falsa ismisuranza ; Non già per mia fallanza , Ma per quella , di cui servo mi misi , E per cui mi divisi Di tutt' altro volere e pensamento , Dandomi intenzione , Che for di falligione Dovesse lei amar , leal " servendo , La cui vista cherendo meo servire Mi fé servo venire Della sua signoria dislderoso. Poi che servo divenni Della sua signoria , e disioso Del dilett' amoroso , t Cioè laaln enl» Salv. ( ^>4 ) Cbe nel meo cor di lei immaginai, Addesso ^ mi fermai In lutto d' ul)idir lo suo comando, Per vista dimostrando Me, eh' era suo fedel servo uLideutCj | Und' ella per sembianza Mi fece dimoslranza, Ch'allegrezza mostrava 'n suo coraggio :, Poi che 'n suo siguoraggio m* era miso , Ond' è che 'n gioì' assiso r fui manta stagiou , sol ciò pensando. Dimorando 'd tal ijuisa Perseverando in lei servir tuttora Non fu lunga dimora Ch' eo viddi che sua vista era cangiata Ver me quasi turbata, Non sostenendo me solo ^ guardare . Credetti che provare Volesse me , coin fusse 'n suo amor fermo. Allor presi conforto , Ispéraudo a hon porto Lo meo fermo servir mi conducesse, E che tornar dovesse pietosa ; Ed ella d' orgogliosa Mainerà ver di me mai sempr' è stata . 1 yillora , suhito Salv. 2 P«, e , tampoco Salv. ( ^'5 ) Però forte mi dole Poi * veggio che servendo ho diservito In loco , ove gradito Credetti esser per certo for falleuza ^ ^la via maggior doghenza Quasi mortai mi porge '1 suo falhre. Che per suo folle dire Fé' manifesto in parte meo penserò , Lamentandosi forte Di me , che quasi a morte La conducea in farle increscimento , E sì fero lamento fece , a tale Che ^ gravoso poi male M' ha dato lei con gran doglia servire. A ciascun eh' amar vole DicOj che deggia, se puossi guardare Di vana donna amare Gioven troppo di tempo e di savere. Che grave lui dolere Prende chi 1' ama , doloroso tanto , Non si porea dir rpianto, • Per qual s' avesse più 'n pena d' amore . Ma elegga 'n se certo , Chi amar vole e merto Di suo servir , donna piacente e saggia , I Poiché . , a Senza fallo SalT> 3 Talché Salr. ( ^^s ) Che benigno cor aggia fermo e puro. E poi sera sicuro Di non perder di lei gioia , servendo . Di gioven siguoraggio. Quale sovra ditt' aggio , * Leal servendo , nieril' aggio avuto . Yorrianii esser partulo , ma non posso; Che poi ^ '1 piacer è mosso , E legato r uom servo e 1 partir greve - I Poiché . (^'7 ) Lontana dimoranza Doglia in ha dato al cor lunga stagione Or mi dobla cagione Di più grave dolor nuovo partire . D' assai lontano gire Isforzami di ciò senn'e ragione Contro all' opinione Piena di voluntade e di pietanza Con grande smisuranza , Che non ha lungi me contro il volerei. Pur che sia del piacere Vo5tro, di cui Amor servo mi tiene, E pietanza mi vene Di voi , eh' avrete del parlar dolore . Cosi del rimanere E dell' andare son diverse pene . I36o. DJ PLCCIARELLO DI FIORENZA Jr er consiglio ti do de passa passa , Anno Voltar luantello a rpiel vento che vene; Chi 'ualzar non se può , multo fa heue Ch'a suo vantaggio flettendo ^ s' abassa. Per semplo ^ mostro 1' arhosceUa Lassa , Quando la piena incontra le vene , Ch' ella si flette ^ , e cosi se mautene Per fin che piena dtfra aspera passa . Però , quando ti vedi starne abbasso , . Sta ceco, sordo, muto; e sì non meno Ciò eh' odi , e vedi , taci e uota appieno. Finche Fortuna te leva da basso . Poi taglia, stronca, mozza, rompi, e batti, E fa che mai non torni a simil atli. 1 Piegando, dal Latino ^ecfe/'e Bisc. 2 Ksentpio Sulv. 3 Piega , come sopra Bisc. ( -^'9 ) Prima» che io voglia romperme o spczzarme. Quando piena ven le spalle chino, E per lassarla andare al suo cammino A qualche sterpe ingegno * d'attacaime. E s' ella vuol pure al tutto affondarme Nel suo andare e mettermi adiugino , Io me lamento , e dico : o me talpino ! Ma non però eh' io voglia desperarme. Speranza mi conforta^ e dice : tenti % Non t'annegar, ch'io pur t' aiutarò , Non sian li tuoi pensieri al tutto spenti. Io me rallegro , e non so se potrò ; Ma se Fortuna tempera suoi venti , Como fui ritto , ancor mi rizzarò . Io veggio '1 salce , che per forza piega , Poi se derizza , e V autrui ^ Ugni lega . 1 Cioè ni'' ingegno Bisc. 2 Ti tieni , reggiti . ^ Altri. 260. ( 220 ) DI MEO DI BUGNO DA PISTOIA 1 ulto il tempo del mondo m' è avvenuto , Anne Che là ve '1 pie non pongo faccio l'orma. Che scudo santo non serò credulo , Ond' el convien eh' eo vegli e. poco dorma. Vo se qual de' demonj m' ha veduto , E sempre me n' audraio ^ a questa normia j Anzi me sgriderìa la gente a torma , Da tante parte me veggio asseduto 2. Ma non mi muto per altrui parlare : Ben è verta eh' io ne son pur dolente : E come bestia lasso ogni uom belare . Uom che si sente giusto ed innocente , A faccia aperta può securo andare . E non curar feroeticar di gente . 1 jindrk . 2 Assediato . ( -■■^■- ) DI FREDl IJ V LUCCA DAntie ogliosameiile con gianJe aìlcgrauza i-iiU). Conven eh' io canti e mostii mia gravezza; Che per ser\ii e sono in disperanza , La mia fede in'lia lt>ka l'allegrezza. Però di tanlo non posso partire Poi ch'alia morte mi vado appressando; Sì come '1 Cecer * che more cantando , La mia vita si^parle e vo morire. Partomi da solazzo e d' pgne gioco , E ciascun altro faccia a mia parvenza ; Che dentro l'aigua m'ha hrnciato il foco, Mia sicnrtate m'ha dato spavenza. Fui miso in gioco e fras tenuto in pianto. Sì falsamente mi sguardao suo sguardo, Sì come allo Leone lo Lupardo ^ Ch' a tradimento li levao l'amanio. Per tradimento sono dismarruto Di qual nuli' uomo potesi guardare , E son sì preso e sì forte feruto. Ch'aggio dottanza di poter campare. Poi che le piac(jue a quella, ch'ha 'n podere La rota di fortuna permutare: Però le piaccia di me rallegrare; Cui ha saglito ^ faccialo cadere. 1 Cecero , ccceno, cigno Salr. ri Leopardo Sali'. 3 Salilo , fatto salire . ( 222 ) Faccia 'n tal guisa , che naturalraeute Vadaa le doglie, che ho uon per rasone Che non è "ioco d' esser servente A chi è meno di sua coudizione . E rason porta di punir li niali^ Però si guardi chi mi tene a dura ; Che la pantera ha in se ben tal natura , Ch'alia sua lena " traggou gli animali, S'eo tiaggo a voi non voi' ^ piìi star tardando, Ch' io non saccia in cUfe guisa mi trovo . Ardo , consumo , e struggo pur pensando. Che sòn caduto, e luide eo non mi trovo. Però ciascun faccia di se mutanza , E aggia in se fermezza e novo core : Lo Feuis ^ arde e rinova megliore ; Non dotti r uom penar per meglioranza . 1 Fiato , dal Francese halaine SalT. 2 Koio , voglio Saly. 3 Fenice . ( 225 ) DI ALBERTUCCIO DELLA VIOLA J-ja dolce iuiiamoraiiza Di voi, mia Doiuia, non posso celare. Anno Convemmi dimostrare Alquanto di mia gio' per abundanza . Così come non può tutto tenere Lo pomo lo suo frutto eh' ha 'ncarcato Dell' amorosa sua dolce stagione , Non posso tanta gioia meco avere , ]Xè tanto ben tener tutto celato , Che fora in me perdvito , ed a ragione . Sed eo più d' altro amante ]No*i dimostrasse 1' amoroso stato, Ove Amor m' ha locato Con voi, mia Donna, di tutta onoranza, MJD. Gentil meo Sir, lo parlare amoroso Di voi in allegrezza mi mante ne , Ch' eo dir non lo porìa , ben ' lo sacciale. Per che dello mio amor siete ijioioso Di ciò grande allegrezza e gioi' mi vene; E altra cosa n' aggio in volontate For del vostro piacere. Tuttora fate la vostra volenza: « Benché Salr. ( "4 ) Aggiate provedenza Voi di celar la Doslra disianza. Selvaggio pili che fera Or sono adiveutato , E obliato m'hae la mia intendanza, Là'ude aUegranza mai non penso avere. Bene m' ha in obliauza Quella, launde eo n'ho gioia Piìi di nuli' altro amante al meo parere . La mia dolce inten danza , Ch' al cor m' ha messo noia Pensando che non la posso vedere.* IVon posso più soffrire 5 Anzi sento la morte , Che così forte mi vuol soperchiare ; Yorrei campare , e non ho lo sapere » . Taupino ! com' firaggio ^ Ch' eo non aggio riposo ? E giorno e notte né sto duhitoso . Vorrei esser sì saggio , E lo meo cor sì oso ^ Ch' eo gisse, e non fosse pauroso, I Cioè modo SalT. 1 Foraggio , farò Salv. 3 Ardito , dal Latino ausus per audax , dal Francese kuf lieo OS Salv. ( 325 ) AUo viso amoroso A chererli mercenc ' ; A quella , che mi tene in sua bailia : A lei dina tutto lo meo volere . Vi , Ballata amorosa ; Salutala ad ogni ora , Quella, che delle donne par la stella, Alla più dilettosa , Che in Siena fa dimora : Dalla mia parte dille està novella; E a lei sì m' appella; E dì , eh' eo sou conquiso ; Che tutto gioco e riso m' è falluto : Non aggio aiuto ; pensomi morire . Alla danza la vidi danzare , L' Amorosa , che mi fa allegrare . Così, come danzava, mi ferìo; ]Nou mi fallìo la fiore delle fiore. Addovenir ne voglio Giudeo pessimo e reo, Se il Deo dell' amore Non mi conduce con voi , amor meo , Non ne camp'eo; ornò, donn'e signore Quante pene mi facea durare. a Merced» . Twìi. II. l5 ( 226 ) Sir Iddeo » , non V avess' eo mai veduta > Ne conosciuta danzare alla danza ; E al cor ni' ha data mortale feruta , E sì aguta , non credo campare , Se lo suo dolce amore non m'aiuta. Alla postuta ^ stonne in dubitanza Sì che appena men credo campare . Vestut' 3 era d' un drappo di Soria La Donna mia , e stavale bene . Rallegrava la gente tuttavia , Che la vedia , traiea lor di pene > E mi ha data tanta signorìa , Che *n quella dia solazzo ne bene TXauti 4 foco ardente mi pare . Tutti gli allegrava l' avvenente Rosa aulente , cotanto sapìa ^ , E me non riguardava di neeutc , O me dolente , si com' far solla . Ma s'ella lo facesse accortamente ^ Certanamente Ijcn m' anciderla, Ed eo più vivo non vorria stare» 1 Signare Iddio Salv. 2 Al postutt» . 3 prestila Saly. 4 Anzi Salr. 6 Stipea . ( 227 ) A. forza sono anianle . Là ve vorria isdegnarc , 3Ia non pò disamare Valor, né senno vale contra Amore. Lealemente amante e servidore Sono stalo a tuttora , Mentre leanza non mi fue frodata , E, sed eo l'amo, per forza d' amoie Contra voler di core , Poi ^ la sua gioia in noia m' è tornata . Ed io, lasso, Ilo cangiata L' amorosa speranza Per grave disleanza Di quella , che furato avea il meo core , Lo core meo sospirale dolor sente, Che la v' egli è spiacente Falso piacer l' ha messo in tante pene . Non può partir , ma dolorosamente Ciò membraudoli sente , Peccato face Amor , se più lo tene ; Che r amoroso bene , Ch'elio m'ha contra voglia, Non diletto , ma doglia Si può chiamar la gioi' senza '1 dolzore , I Poiché . Gioia senza dolzore Pres' aggio, poi che disiaudo fui Senza meo fallo d' amanza cangiato Allora fatto fue d'uno cor dui_; E diviso infra nui Di quanta beuvoglienza era stato . Non son disamorato , Che 'u talento li chero. Che già non è leggiero , Di tanta benvoglienza disamore. JD' un' amorosa voglia D' amare incominciai , Donna , quando isgiiardai Lo vostro viso piacente ed adorno . D' un amorosa voglia D' amare incominciai , Donna , vostro valore - Or m.' è tornato iu doglia Si eh' e' non credo mai Allegrar lo meo core Poi ^ son di vita fore , Donna , pensando bene La vita , che sosteue La vostra signorìa ciascun giorno . 1 Poiché . ( 229 ) MAD. Non pensale , meo Sire , Che per pena , eh' eo senla , Mostri core o talento', E '1 meo cor n' è 'n desire . Mollo sì i^li attalenta ^ Ed égli in piacimento. Donqua provedimento Abbia tal nostro amare Di volerlo celare , Che di voler senza voi non soggiorno A tal ferezza m' ha menato Amore Poi eh' a signor mei die disavventura. Che ni' ha tolta natura core e mente ; S' era ^ potente , or m' ha renduto lasso Mentr' era il mio coraggio in libertale Del proprio volere Douavami gran gio' l'amor tradito. Poiché mi tenne ed ebbe in poteslale La gio' tornò in dolere , E lo gran bene adesso ^ fuc bmarrito , I Aggrada . a Cioè se io era Salv. 3 Allora Salv. ( 25o ) Rivolseml il partito a falso ingegno. MoDtolla sdegno e trovommi cagione * . Senza ragione mi tolse ogne mio benej Tutta la speue fé' tornare incasso ^ . Or mi rendesse il core in primo stato Poiché '1 suo cor mi nega. Forse che trovarla da altrui consiglio , Poi che mi ten lo corpo tormentato , Che non ha chi lo rega ^j Ne senza '1 core a leger non sirniglio. Anzi assimiglio veramente al morto. Che 'u pace porto tutta mia gravezza. D' ogni allegrezza sou diviso e tolto , E son rivollo per mina in basso . Ancor mi tornarla mercè chiamare Con tutta umilitate Se pietanza in lei trovasse alcuna. Che 'n ver di me dovesse umiliare Sua gran crudelitate; E la mia inchiesta non seria importuna. Vist' ho fortuna in mar fera e ropente Cessar presente 4 e tornare in bonaccia, E fredda ghiaccia ^ per calor disfare . Domar fera selvaggia a passo a passo. 2 Colpa . 3 Invano , dal Latino incassum . 4 Regga . 5 Subito '. 8 Ghiaccio . ( ^5I ) DI ATTAVIÀNO , o sia OTTAYIANO CARDINALE DEGLI UBALDINI . Impresso nelV Allacci ili spaventa eh' io mostra el tristo volto E gli occhi della gatta eh' hai sì guazze > E '1 corto naso che semhra doe mazze Dentro dalle tue frogie * si m'han tolto Da quel piacer che me fieci esser tolto Quand' io m' innamorai di te che spazzo Tutte le strade , quando son più guazze ^ Poiché col guizzo tu festi raccolto . Bla se è egli al veder sì riversato , Quello e sciagurato tristo e folle , Perchè di te si mostra si'mpaccialo , Che la hocca ha refessa, e tuttor holle , Sì che pare un caldar male schiumato ^ E '1 dur li lassi e tu ten porti el molle , I Froge , narici propriamente de^ cavalli Salr. a Molli , bagnate Salr. Anno 1260. ( 252 ) Impresso né' Commentarj della p'olgar PoesÌM del Cresciniheni . Jo non so che si sia, che sopra il core Mi slilla un sudor ghiaccio , che mi sface E Irasforma la neve in calda face , E lieta sicurtà in gran tremore . Io non so chi si sia questo signore , Che mostra darmi guerra , e dammi pace. Facendomi piacer quel che mi spiace ; Io non so chi si sia se non Amore . Ch'altrui potenza non aria tal forza Dare allo spirto del suo albergo bando , E farlo volar nudo sanza scorza, ]Vè che -facesse altrui arder tremando: Questo è colui, che li mortali sforza, E che di sopra al ciel va trioufaudo. uno DI SER MONALDO DA SOFFENA Uen tro dal cor ni' è nato Un disio tal d'amoroso talento, *"^o Ch' ogn' altro intendimento m' ha levato . Al cor nato è un disio, Che d' amoroso piacer si mantiene ; Ogn' altro pensamento aggio in oblìo j Si coralmente mi distrlnge e tene. Quella , per cui ni' avvene , Non la posso obliare in alcun loco; Di sì amoroso foco m' ha allumato . Di sì amoroso foco so' allumato , Che m' arde e 'ncende sì amorosamente . Se s' attutasse , non mi fora in grato Sì come consumar sì dolcemente; Ch' assai e. più piacente Lo male , ond' uomo aspetta guidardonc ? Che '1 ben senza ragione eh' è turbato. Gli occhi miei , eh' abbassando risguardaro La dolce cera e l' amoroso sguardo , Al cor foco d' amore rapportaro ; Allor s apprese la fiamma , ond' co ardo , Sì eh' eo mai non riguardo Amore, poi son dato in tua balìa, Ah Dio, come porrìa starli in grato. (254) In lontana contrada Aggio amanza novella. Che '1 cor mi fa gioire , E risbaldire, coni' augello in fronda, Perch' è gioconda e piena di piacere Nella dolce contrada D' un amor novaraente Lo meo cor fa soggiorno j Ed ho sì imaginata La figura piacente Ghiera ^ , eh'' a me non torna . Tanto piacer 1' adorna , Che lo meo cor non falla , Se con lei fa dimora . Come r aurora del sole d' auifiente * Da lei si sente lo meo cor sentere^ Voglia mi vene adouqua Che corporaleniente Possa la dolce cera Che lo meo viver onqua * De lo corpo presente Senza lo cor non pera . 1 Chiara Salr. 5 OrUnte Salv. 3 Uitaiia , mai . { 255 ) Alla somma lumera , Di cui uulla par aggio , Tornerò disioso A star gioioso di sua benvoglienza , Di sua dolce accoglienza ricepère . Amor, s* eo t'ho gabbato Dimostrandomi tuo quand'io non era. Or m' hai in tal manera Che meo non so se non quanto v'è in grato. Amor, eo mi confesso peccatore, In ver la tua dottata signorìa j Ch' i' era di tua fede in fingitore , E mi credea amare a maestrìa ' , E gabbo ^ mi facea d' ogni amadore , Che per te passo ^ uscisse di tua via . Or m' hai in fede mia In guisa tal di mio saver partito, Ch' ogn' uom mi mostra a dito Odi come mia ragione hai locato E poi 4 m hai preso pur come ti piace , Mi meni e balli come tuo valletto 1 Con istrattagemma Saly. 2 Burla Salv. 3 Cioè un passo dal francese pus , point . 4 Poiché Salv. ( 256 ) E tutto presto son soffrire in pace Affanno sì come fojsse diletto , E se mi dai tormento non mi spiace . Pur non mi dar tu morte, oud' ho sospetto^ E non ne fo disdetto Se non per sofferir tormento tanto, Amor, che so '1 tuo amauto Torna affannando '1 buon servo pregiato . Angelica figura D' ogoe piacer sovrana , Sembra stella diana Vostro bel viso chiero ' • tanto sprende Non credo, ciò m' è viso. Mai sì piacente viso For mancamento , fatto in ventate , Che bianco è più che riso , E anzi è gioco e riso . A chi '1 pon mente ^ rende cìaritate , Adonqua tarditate Fatt' avea morte scura ; Non mi siate sì dura , Poi ^ son per voi in foco, che m'incende* I Chiaro SuIt. a Qui illufit aniinadverlit Salv. 3 Poiché Salv. ( ^57 ) Kon credo veramente Clied altro avesse a meiUe Quando fé' Dio si bella criatura. Che piacque a tutta gente Taiit' Ila in se piacer gente ^ Vostro bel viso vederlo in fiijura . E nulla mancatura Fece a vostre bellezze . Piacente d' adornezze Lo vostro viso ciaschedun uom prende . Mercè , eh' eo moro , lasso , Come pesce per V asso , Se non ni' aiuta vostro aiuto bono . E vado come passo * , E non mi muto passo ^ ]Nè senza lei non so là v' eo mi sono . IVon è canto , né sono , Che mi possa accordare . Lo meo grevo 4 scordare , Là 'nde '1 meo core tutto a voi si rende 1 Gentile . 2 Dal Latino passus SaW. 3 Un passo, dal Fiiuiccse pas , yoinL Saly, 4 Grave Salv. ( 25S ) DI SER BALDO FIORENTIINO Anno Ljasso , quaiido mi membra TOH/-» -*■ 1270 Ch' amato ho lungamente Una donna valente , A cui ho dato vita, core, ed alma, Già non son mie le membra 3 Lo cor meo , né la mente . Tutto comunenxente Amor m' ha preso , e coudutto all' almn . Come faragj^io , oh Deo ! Che già da lei non posso esser amato Ae ben cangiato , e tiensi lo cor meo . Amor m' ha in tal prigione Sì forte incatenato, Ch' eo non trovo uomo nato , Che in nulla guisa donimi conforto , E sì come '1 timone La nave ha in ciascun lato Con uomo ammaestrato, Così mi tragge Amor pure in suo porto ; E '1 meo voler non guarda , Che non mi tiri pure in suo viaggio. Lo meo coraggio in gran foco par ch'arda. "Nò non s'ammorta j sì forte è in fiammato • Calor di foco m' arde , ( 2% ) lEd incende s\ forte , Che m'ha quasi alla morl€ Messo, e mi tene in j^rande peusamenlo. Per tutte membra spande Non diritto , ma torto Che sovra di me porto Dogliosa pena ha con forte tormento Membra che non ve dole Agli occhi per cui pena Voi non allena lo cor , che uom lo vuole E sovra ciò ciascun fa sua possanza. Gli occhi e lo core meo In tal parte hanno miso Speranza , che conquiso Mi tegno e di campare in avventura. Ma sì come Romeo Faraggio che diviso Volonlate e è priso A ciò che li mconlrerria natura Se non d' ave membranza La gioia per cui vivo in grand' affanno Saralli danno , s' eo faccio fallanza Per lo suo fallo , e non li sarà onore . Canzon mia, di lamento Fatta in gran cordoglianza Però che 'n disperanza Posso far conto ben di medesmo. Al ver dicer non mento , ( .40 ) Pene, noie, e pesanza , Travaglio e malenza Altro di la non ho secondo chesmo . Dimora sempre in caldo Lo meo core mesto e doloroso , E sto pensoso j ond'io non son mai baldo. Lasso tapino, e cosi sou chiamato (.4. ) .1)1 SER MANNO Impresso ne'C»mmentarj della p^»lgar Poesia del Crcsciinleni Oì a te color di tulio ])cne e* resta a,,.,,, Alili t»' E 'iitendinieiita d'intendimento modo, Sin che del vostro amore i' porto vesta Più sou sicuro , che se fossi in Domo . Quand'i' mi penso eh' i' son vostro, ho festa, Molto m' aggrada venir a tal domo ^ , Che più mi piace , che s' io fossi testa Di tutta Lombardia infiu a Como. Però in ver di voi ahho gran campo Di buona volontà conmiossa larga A voi servire , sì eh' io mai non campo , Or vi dich' io , che peggio che 'n tomba Son per amore, ed aìone * lo scahuo, E 'n molle parli già'l suon ne rimbomba. 1 Signore , dal Latino dominus . 2 meggione , ne ho . la^o. ir. t$ ( -^42 ) DI LAPO, o LUPO DEGLI UBERTl Impressa nella Scelta di Rime Antiche puiblicate in Firenze . Anno (jgi-,^il jjiia Donna , la virtù d' amore , 1270. ' Che per grazia discende la cor uman , se lo trova gentile , E viene accompagnata di valore, Da cui lo ben s'apprende, E sentimento dà chiaro e sottile, Mercè di voi m' ha fatto tanto onore Che m'insegna e difende * Ch'io non aggia in caler mai cosa vile, E vuol che sol di voi sia servidore Osn' altra mi contende. Ed io lo sento al cor dolce ed umile . E mi conosco non ben sufficiente Servo di voi , dov' è tanto piacere , Che sete senza para * Amor ijur vuol eh' io vi sia ubbidiente . Mercede a ciò vi piaccia provedere, E quanto piaccia a lui vostro volere , Ch' altra gio' non m' è cara IV el nuovo canto il potrete vedere. I Proibisce . a Par» , pari . ( 245 ) Impressa nella suddetta Scelta, JMuovo canto amoroso nuovamente Ch' eo mi son dato a (al per servidore , Ch' ha preso vita in abito d' amore , E sua beltà più d' ogn' altra è piacente. Se vai in quella parte , ove dimora , Eo ti Yo' far sentito ^ Sì che non falli a sua dolce accoglienza . Ragiona di verlii, che la innamora, Se vuoli esser udito j Parla con motti che portin sentenza; E s' ella troverà in te conoscenza , Ella t'accoglierà non di cor lento. Che r è tanto in caler buon sentimento, Che lascerà per te ogn' altra gente . Quando averai di lei preso contezza , Che sia celataraente. Siavi chi vuol, se non sente d' amore, Soave le raccorda con pianezza , Dì, se non l'è spiacente, Ch' io tengo in fio ^ da lei la vita e '1 core, E s*ella cangia allor viso o colore , Dira'le tosto che non m' attalenta j Accorto 9 Fido . ( 244 ) Nuli' altro, se non ciò che lei contenta^ E quanto vuol vogl'io siniilemente . Se la vedrai appresso disdegnosa, Che r averai coiitato Omaggio 3 e de ilo qiial è '1 mio volere , Dì, che non sia di questo dubitosa j Che quanto ho desiato E d' lai disio non vaica " suo piacere . Eo non porrìa d' altra vita gioire , Dico s'è alcuna fuor che di sua gioia j E maggiormente assai mi greva e noia , Che la mia doglia è ciò, che l'è spiacente. Se di mercè la trovi sì adornata j Come d' altro valore , Securamente muovi la tua nota: Ben potrai dir > eh' è la ventura data A farti pili d' onore , Che facesse ad alcun , poi ^ volse rota j E se la troverai per te rimota Lontan da gente , ossia in donneando , Ella t'accetterà ciò che dimando. Se merced' è in sua vertù possente . Nuovo canto , tu vai sì umileraente , E segui sì diiitta via d' amore , Che tu debbi sperar d' aver onore. Poi che tu vai a Donna conoscente . I Cioè die non t'arca . a Poi che , dopo che ' ( =45 ) DI BINDO D' ALESSO DO>'ATi DA FIORENZA Impresso né' Commentar] della Folgar Poesìa del Crescimleni Non ara mai pietà questa mia Donna, Se tu non fai, Amore, Ch^ ella sia certa del mio grand' ardore. S'ella sapesse quanta pena porto Per onestà celata nella mente , Sol per la sua bellezza, che conforto Altro non prende l'anima dolente , Forse sarebbon da lei in me spente Le fiamme che nel core Di giorno in giorno m' accresce il dolore. Anna lira. ( 246 ) DI GERVASIO RICOBALDO DA FERRARA Impresso nelle Rime Scelte de'' Poeti Ferraresi io Sto alla si'jfDona d' im lai zitello , ^°"* . . . . »275. Che si pasce di lacrime e suspiri, E più che il servo , più crescon martiri , E del mio pianto ognora si fa bello . Almen potessi anch'io qualche quadrello Fargli provar, com'ardon miei desiri; Ma per quanto al pertugio io lo rimiri , Colpir noi posso; che gli è troppo snello. Però com' egli è possente signore , Tutto sa , tutto vede , e tutto intende , E di ciò, ch'io perpetro, si difende, Ed oltre uno quadrello, ancora accende La facella di tal cocente ardore , Ch'ogni momento in cener mi fa il core. (247) Impresso nelle suddette Rime . hy lio dottanza, clie la Donna mia Una volta si faccia più pietosa , E che disvesta la faccia sdegnosa, E mi si mostri com'era da pria. Si movereb' ' certo a pietà, a cortesìa Una pietra ed ogn^ altra dura cosa j Tanto è '1 pregar di quesl' alma dogliosa Dal dì, che si mostrò meco sì ria. Se avverrà mai eh' io spetri qnel dur sasso , Vo' cantarne il trionfo, e farne istoria Come di cosa degna da sapersi j E di lei canteran tutt' i miei versi , E viverà in eterno la memoria , Finch' io sto vivo in questo ceuer basso . s 31ovrehle . ^48) DI TOMMASO BUZZUOLA DA FAENZA Anno i , 12S0. ìa moroso voler m ave commosso A non poter celar la lingua il core Poi * sì gli abbonda proferirlo fore Ciò che 'n lui 'magi':'ato mi rimembro. Cbè manti sou, ch'han loro iuier.la ^ e posso ^ Messo in mesdir 4 d' amore e mal roetarnCy Soverchiamente isforzan di parlarne Da lor sentenzia parto , e mi disembro ^ Che d'Amore invauato fanno iscorpo Proprietà diversa il naturale Nome ch'^ bene potè e più vale. Che 'n sua natura già non ha molesta ^ Ch'amore amante trai d'ogni tempesta, Veder mai nullo tanto valor pò . Per naturai ragione amore nasce , Naveggia 7 a guisa di bon marinaro j Se trova loco disioso e chiaro , I Poiché Salv. 1 Intenzione Bisc. 3 Possa Salv. 4 Dir male , dal Francese medir Salv. 5 Dissomiglio , o pure disiemo , cioè mi separo Salr. 6 Molestia , come nel Francese Aulico la superbe , per /« superbia Salv. ^ I\'af!ga Salv. e Bisc. ( =^49 ) ( Soggiorno a sua stagione prender sape . Così amor in cor polito annasce » Gentile e pien d' amoroso desire, Poncsi fermo , e non vuole partire , Poi ^ lo disira come riva 1' ape . Donque disconoscenza fanne assai Chi 'n fine di brasmar amor se 'ngrassa , E core e lingua in foli' etalc lassa Tant' avant' ir, clic par che siano a morte Tutte vertù, che per Amor son porte ^ Ma tu, meo core, a lai staglia non fai. Parti diviso da tai gente folle , Che non pon sofferir d' amore il costo ; Di suo dolzore aver non den ])on gosto ', Di vista fanno , non di sentir, tasto, Ch' al primo provar d' amor si distolle , Quando! suo foco sente apprisco il lisco 4 Immantinente dice : ora languisco Per convenanti voi' ^ star sempre casto. Ma non porca nuli' uomo ad uno passo In loco salire , o' sia sovran bene . Non de' hlasmar signor chi in lui ha spene^ jNè per compianto mostrarsi smarrito ; 1 Soj>rannasce Jal Latino adnascor , 9. Poiché . 3 Gusto Salv. 4 La lisca , la stoppa SaW. 5 T'oio , voglio ■ (.So) Che vanamente acquista folle e ardito ^ Chi par aina ^ torna speue in casso . Per lor scredenza a mal porto li pouo , Poi mi conven che '1 lor niesdir discovra , Si sente lor valore e forza povra ^ Lor ferma intenza in Leu d'amor non varga ^ Comechè di compianti fan tal tono , Che s' amor non dispar , seguo faiaggio , Ed alli mai 4 parlier mi torn eraggio , Tanto sostien che sia sua voce larga , Ch' Amor può dir ciascun amante all'uomo E senza lui, dich'eo, non serèa frutto E se mal sente vince con gioi' tutto Se d' amoroso hene aggi' un sol mico ^ , Come sorvince 1' amhra , mirra , e spico Di fine odor cosa vantala a forno ^. Foli' è ciascun , che non avvisa scampo Là 've molesta 7 informa ^ si percuote . Non tocchi corda chi non sa le note. Che non lavora dritto chi mal piomba 9 . Chi non è tal d' Amor eh' attenda scampo Cor non el pensi , uè Tel dica il pohnOio 1 Per Jretta SaW. 2 Povera , Francese pobre Salv. 3 inarca . 4 Mali Salv. 5 Un miccino ,• mica , Francese Aulico mie Salv. 6 Fumo . '] Molestia , 8 Informe . 9 Preso dai muratovi Salv. IO Polmone Salv. (25. ) Voler salir poi ' è *nviscato l'olino. Che Amor di visco ciascun ramo allomba. Che non li vai, poich'c preso lo scemhia * ]Sè tort' a fare ond'abbia in grido scoppo 3 Com' a tagliuola distensi 4 lo toppo ^ E poi che vede che lor male incende E la potenza d'Amor non s'arrende , Bene sia folle tale amante semi da ^. Ma se dir voglio 'ncontra 'nvea 7 e farla Ver li noiosi che lor arma porto, Che spesso tollon di fin amar conforto Gente noiosa, per voi non m'ascondo j Ma con li fini amanti allor secondo A cor di sua valenza non contradiarla . Amante adunrpie morbio si gaslighi. Non dica d'amor fallo, e non l'asperna •• Avanti che s'appigli a lui , dicerna 9 Sua costumanza, e non il stia superbio'"; Contra lui vii è orgoglio, come cerbio^'; Core non è, ch'Amor noi vinca e pieghi- I Poiché . 3 Scenpia . 3 Scoppio . 4 Si distiene, ci tiene. 5 Topo . 6 Sembra . 7 Int-eggìa j invidia, dal Francese enwie SalT- 8 Disprezzi, dal Latino aspernari . 9 Discerna. 10 Superbo, dallo Spagnuolo soberwio Salv. II Cervo Salv. ( ^50 Impresso nelU Rime Antich* sotto il nomt di Dante Aliaìderi . Oliai, che voi siate. Amico, vostro manto. Di scienza parmi tal, che non è gioco; Sicché per non saver d'ira mi coco, Non che laudai vi :, soddisfarvi tanto; Sacriate hen , ch'io mi conosco alquanto. Che di saver ver voi ho men d' un moco > IN è per via sagi^ia, come voi, non voco; Così parete saggio in ciascun canto . Poi piacevi saver lo meo coraggio , Ed io '1 vi mostro di menzogna fore. Siccome quel, e' ha saggio el suo parlare Certamente a mia coscienza pare. Chi non è amato , s' clli è amadore , Che 'u cor porti dolor senza paraggio. ( 255 ) Invidiosa gente e mal parlerà », Piena d' inganno e di reo pensamento Fallaiiza faite, con falsa manera Voi riprendete '1 meo intendimento *. Che già guardano '1 bianco fior non spero Lo meo fin core in reo proponimento. Ma di ciascuna cosa piacentera Vedere vien da naturai talento. Che '1 core e gli occhi volfT fan guaitare ^, Ed avvisare ogne cosa piacente; Per tanto gli occhi non son da biasmare. D' ora inanti starò sofferente Per gravar voi, e mia donna iscolpare. Perdonerammi, tant' è conoscente. 1 Malparliera , ciarliera Salv. a Cioè amori! Salv. 3 Guatare 6alv. (='54) i-iomo le stelle sopra la Diana Rende splendor con grande claritate; Così la mia donna par sovrana Di tirile le donne eh' aggio trovate . Che la sua angelica figura umana Mi par ornata di tutta beliate^ Umile portatura , soave, e piana In lei si trova con grande onestate . Però di lei amar aggio temenza, Considerando su' alto valore E '1 senno e la bellezza, che in lei pare Per Deo la prego , eh' aggia provedenza Di me , che sono suo leal servidore , Ma per temenza non 1' oso mostrare . ( 255 ) lu voi, Amore, lo nome Iia fallato. Sì corno nello giuoco dello zaro ^ , Chi meglio se ne cred' esser venula Peggio se ne ritrova lo denaro. Così dunqua lo nome e' è perduto, Che dev'esser dolce ed è amaro; Meraviglia è che tant' este tenuto Poi ^ tutto si ritrova lo contraro . E lo voglio chiamar dolore e pianto. Che quando l' uomo meglio se ne crede , Allora ne sera doglioso e lasso . Nuir uomo non ce speri se non tai.wo Quanto cogli occhi suoi medesmi vede , Che tostamente fa dell'alto hasso. 1 Zara . a Poiché ( 255 } DI UGOLINO BLZZUOLA DA FAENZA Impresso ne' Commentarj della Voìgar Poesix del Crescimbeni . ^„^o i' A il ai lo speccliio , eli' a 'verar ^ notrica »2bo. j^j moviiueiiii , de' quai siete avaro; Per lo qual gli occhi allo cor dimostralo^ Che vostra mente ad amore ver dica. Ancor che quella, di senno mendica, Non filli affanno donarvi rovaro , Però ch'amore e' valca, vi trovaro Fermo soffrente , ciascun vi s' applica . Chi spera grano d'amorosa spica, Com' io , eh' attendo del turhalo chiaro Non per aspettar suo color pallica. Ch' ogne sua volta l' ira doppia imparo , Nanti dal core vertìi li è sorlila , Perchè voglia d' amar nov' aggia ohlica =*• 1 Ài'verare ■ a Obliqua . ( ^57 ) DI LOFFO, 0 NOFFO BONAGUIDA Impressa nelle Rime Antiche . IT^rovato ho asiai, Madonna, di ciausire Atin» Vostra biltaie e lo piacer piacente j Ma allasso sol la mente , Ch'io non la posso propriamente dire. Provato ho di laudar vostra Lillate , E lo saver . eh' è 'n voi oltr' a misura , K non la posso dir , coni' è verta te ; Però di voi laudar prendo paura , E non posso trovar molto sì altiero, Che più alto non sia vostro valore ; Ed io noi vo' minore Che sia di voij anzi ^ men vo' soffrire ^. Mostra ragion , come non è possente I!?omar vostre bellezze ad uomo nato; Che Iddio vi formò pensatamente. Oltre a natura, ed oltre a unian pensato: Ed uom non pnò per naturai ragione Vedere , o gindlcare olir' a natura : Dunque vostra figura Coni' si poria per senno dicliiarire? I Più tosto . 3 Astenere . Twu IL »7 ( 258 ) Rendo mercede ad Amor vostro sposo, Che 'n voi servir ieal m'ha riteuuto: Pfè mai d'akro voler cherer non oso, Se non sol che da voi sia ricevuto: E so, che chero più che non son degno ^ Perdonenii il gentil vostro coraggio. Se mio dimando oltraggio : Forza lo mio voler troppo disire . ( ^59 ) - ? Impresso nella Scelta di Rime antiche pubblicata in Firenze. 1 spirito d'Amor con intelletto Dentro dallo meo cor sempre dimora , Che mi mantiene in gran gioia e 'n diletto, E senza lui non viverla un' ora . Ed hammi fatto amante si perfetto Ch'ogn' altro in ver di me d'amore e fuora Non ho mai pene^ ne sospiri getto: Cotanto buonamente ' m'innamora. Lo spirito d' Amor , clic meco parla Della mia gentil donna ed avvenente, Mi dice ; non voler mai piìi che amarla , Si com' ella ama te coralemenle, E di fin cor servire, ed onorarla; Che è la gioia del mondo più piacente. J Cioè in verità , veramente , oh' or si direbbe di buono ( 26o ) Impresso nella suddetta Scelta di Rime Antiche > L^e dolorose pene , che '1 meo core Porta, e si forte mi lamio languire, Nascono del peusier , ch'ho del partire j Celar non posso j sì mi strugge amore. Se alt|banto non m'aiuta lo valore, E la speranza del tosto redire , Viver non posso, portando 1 martire: Nascoso in cor in amor di dolore . Però gli mostro, o gentil donna mia. Per dogliosi sospiri e per parlai e , E sgraverò la mente eh' è affannata j E gli occhi con amaro lagrimare Si slogheiaimo : il cor m'ha consumata. Ed angosciosa la mia vita fìa. ( 26l ) Ciom' uora , che lungamente sta in prigione In forza di signor tanto spietato , Che non ama driltura j ne ragione , Né mercè, uè pietà non gh è in grato. Tener si puote a fera condizione Se 'n akra guisa non cangia suo stato : In simil hjco Amor huìga stagione M' avea tenuto , ond' era dispeiato . Or ra' era per ingegno diparlulo Del periglioso loco , eh' aggio detto , E della pena in gran gio' rivenuto . « Piii che davanti tcnemi distretto Or come faragg' io in questo punto Lasso , dolente me , che son sì stretto ? ( 262 ) Jnipresio nella suddetta Scelta di Rime Antiche i Ijriorno né «otte non fino pensando Di fero e d' angoscioso pensamento , Si che niente son fuor di tormento: A tal condotto m'ha l'Amore amando; Che 'nprimamente presemi guardando , E poi m' innamorò di piacimento Di quella , per cui tanta pena sento , Ch' a morte mi conduce sospirando . Ahimè lasso ! che dolce e dilettoso , Incominciai l'amor, eh' è tanto amaro, Mi semhra al cor suo savor veuenoso . Ah Dio , mercè ! avrò già mai riposo ? O troveraggio in ver Y amor riparo ? Sì , se pietà dei aver d' uomo amoroso . ( 265 ) DI LIPPO PASCHI DE' BARDI. 'Uosì fossi tu acconcia di clonarmi Anno Quel eh' io ti chieggio , pulzella gentile , C( »me tu sei di dir con voce umile , ToJlete * senza più dispiacer farmi : Ch'allor porrei allegro in gioia starmi Cotjtandomi fra gli altri signorile ; Ma ciò , che tu mi gabbi e tieni a vile , Si è la cosa che farà finarmi. Che rallegrarmi punto non mi posso. Ne poterò giammai iusino a tanto Che 1 viso dolce all' atto, oud' uom la sente E quella bella bocca dolcemente Io basci con tua voglia ; e poi mi vanto D'esser di pena e di dolore scosso. I Togliti. ( ^64 ) DI NUCCIO PIACENTI Anno SANESE Impresso nei Commentarj della Polgar Poeaì* del Crescimheni . I miei sospir dolenti m' Kanno stanco , Ch'escon di me per forza di valore; E quei, che non posson gir "di fora, Mi feron dmameute per lo fianco , Cercando, s' eo di doglia avessi manco. E poi li sento entrar dentro dal core, E m' hanno si disfatto ogni valore , Che morte nella niente è venut'anco. E rompon i dolenti mie' sospiri 11 cor, che dentro è tanto combattuto. Che pur couveu che morte a se lo tiri . Amor, io son a tal per te venuto, Ch' uomo non trovo, che mi degni o miri; Ed ogni tuo poder m' è disaiuto . ( 265 ) DI GIRALDO DA CASTELLO Impressa nella Poetica del Trissino . l^o. adonna , lo coral disio , eh' io porto ^""^ i 1200* IW più dolente core , Che mai sentisse amore , Mi stringe si ch'io vorrei esser morto. Così piacesse a Dio , che morto fossi. Quando m'innamorai con tanta fede, E si lo mio cor messi in abbandono. Perchè con tanta purità mi mossi, Credendo per pietà trovar mercede , Ch' ogni stato d' amor mi parca buono . Ma or la pena mia m'ha fatto accorto Ched io son sdegnato ^ ; Poi voi * non par peccalo Che servo si fé del riceva torto . I Schifato . 9 Cioè a voi . ( 266 ) DI GUIDO ORLANDI xlagionando d' amore , Mi conven laudare Vostro gentil impero, Donua di gran valore . Voi sete la fior , pare , Di bene amare intero , Degna d' avere d' onore > Chi ben vuol contemplare Senza menzogna il veroj Poi » d' amoroso core lu un sol loco amare Vi fa l'amor sincero. Dunque sol siete quella, In cui r amor si vesta , E fiore in fronda cresce, Che buon frutto conserva . A gioire m' appella , Membraudo come presta Virtute in voi seguisce Confortando ^ eh' io serva. I Poiché . 1 Cioè a confortare. ( 267 ) A GUIDO CAVALCANTI impressa nelle Note alte Rime di Guido Cavalcanti Se avessi detto , amico , di Maria Grazia piena e pia. Rosa vermiglia sei piantala in orto» Avresti scritto dritta similìa; E veritate e via , Del nostro fine fu magione e porto E di nostra salute quella Dia , Che prese sua coniia, E l'angelo le porse il suo conforto. E certo son chi in ver lei s' umilia , E sua colpa grandìa , Che sano e salvo il fa, vivo di morto. Ah cpial conforto li darò che plori Con Dio li tuoi fallori, E non r altrui j le tue parti diclina, E prendine dottrina Dal PubLllcan, che dolse i suoi dolori Li Fra Minori sanno la divina Iscriltura Latina; E della fede son dlfendilori , Li buon predicatori ; Lor predicauza è nostra medicina . ( 268 ) 1 roppo servir tien danno ispessamente , Ed amar fuor misura è gran foUure , E non de' Tuoni gradire un convenente Tanto , elle se ne penta nel suo core . Ma sempre de' servir nella sua niente Di non laudar lo frutto per lo fiore; Che visto abbiam che può esser fallente. Per freddo , che sormonti , o per calore. Avvegna eh' io non saccia perchè 'n fallo Mi sia tornato il fior , eh' io adorai , Conforto u avena s' io lo savesse . In greve tresca m' è tornato il hallo, E contra '1 ben mi darà pena assai Po' non mi sou tenute le 'mpromesse . ( ^«9 ) Impresso nella Bella Mano . ^ suon di trombe innanzi che di corno Vorria di fin amor far una mostra D' armati Cavalier di Pasqua il giorno; E navicaido senza tiro o d'osira Ver la g^ioiosa , girle poi d' intorno A sua difesa non cherendo giostra * A te , elle sei di gentilezza adorno , Dicendo '1 ver, per ch'io la Donna nostra Dio su ne prego con gran reverenza Per quella , di cui spesso mi sovvene , Ch' allo suo Sire sempre stea leale j Servando in se l' onor , come s'avviene Viva con Dio che ne sostene ed ale ^ , INè mai da lui faccia dipartenza . I Alimenta. ( ^1^ ) r^oi eh' aggio udito dir dell' uom selvaggio , Cile ride e iiiejja gio' dello turljato Tempo y che Y air freddo in suo coraggio Pensa che torni in dilettoso stalo • Per la buona speranza lo dannaggio Li par acquisto di heu riservato ; Si come fosse il bel tempo di Maggio Si truva d' allegrezza sormontato . Ed co similemente mi conforto , Pensando spesso che Io mar tempesta , E poi ritorna ia gran tranquillitate . Mentre che dura son ridotto al porto ; Della hiioua speranza io mia festa; E di freddura attendo honitate. ( ^7^ ) Impresso nelV Allacci . Amico , saccio ben che sai limare Con pillila lata maglia di coietto ' , Di palo in fiasca come uccel volare. Con grande ingei^no gir per loco stretto, E largamente prendere e donare , Salvar lo giiadagiìato , ciò m è detto , Accoglier gente , terra giiadagnarf^ ; In te non trovo ma che ^ uno difetto , Che vai dicendo intra la savia eente , Faresti Amore piangere in tuo staio. Non credo poi ^ non vede^ e quest'è plano. E ben di '1 ver, che non si porta in mano 4 , Anzi per passion pun«ie la mente 'o Deir uomo eh' ama , e non si trova amato. Io per lung'uso disusai lo primo Amor carnale , e non tangio ^ nel limo . I Corazza Salv. a Cioè più che dallo Spagnuolo niasque Salv. 3 Poiché ,• vuol dire non credo , che Amore possa pian- gere ^ poiché è senz^ occhi Salv. 4 Cioè , che Amore non è nmnsueto , non si porla in palma di mano Salv. 5 Cioè tocco , dal Latino tango Salv. ( ^7^ ) Impresso nelV Allacci . rer troppa souiglianza il fìl si romr)e E '1 grosso ferma 1' arcone al tenero , E se la sguarda ^ non dirizza il vero la te fui te t' avven che che riponipe . E qual non pare heia diritto lo scompe, Traballa spesso non loquendo intero Ch'Amor sincero non piange ne ridej In ciò conduce spesso uomo , o fema ^ Per se coraggio prende e divide E tu 1 feristi , e nolli per la sema ^ j Ovidio leggi j più di te ne vide 3 Dal mio haleslro guarda , ed aggi tema 1 Squadra Salv. 2 Feiuina dal PrOT. f»na Salr. 3 Scciim dal Lat. semus balv. ( ^1^ ) A GUIDO CAVALCANTI IN N O 31 E DI U M A DONNA Impresso nelle Tiirne Antiche. vJiide si muove , e donde nasce Amore ? Qual è suo proprio luogo , ov' ei dimora ? È e'sustanzia, accidente, o Diemora ? E cagion d' occhi , o è voler di cuore ? Da che procede suo stato o furore ? Come fuoco si sente , che divora ? Di che si nutre ? domand' io ancora , Come e quando e di cui si fa signore ? Che cosa è dico, Amore? ha e' figura? Ha per se forma ? o pur somiglia alirui ? E vita questo Amore , o vero è morte ? Chi '1 serve , dee saver di sua natina . Io ne dimando voi , Guido , di lui ; Perch' odo molto usate in la sua corte. //. i8 ( 274 ) Impresso nelle Rime Antiche . Al motto diredan prima ragione Diraggio meo parere alla 'ncomenza. Veder lo morto prova corrozione In te di ciò, che '1 tuo cor vano penza E sai, che Falma ha il corpo a defensione, Reggelo , trailo , come il pesce lenza . Del dono e del vestito riprensione T' accoglie fortemente for difenza . Non hona convenenza è palesare Amor di gentil donna o di donzella; E per iscusa dicere, io sognai. Dicer non dico; pensa chi t'appella: Mammata ^ ti vene a gastigare. Ama celato: avra'ne gioia assai. I Tua Madre. latJo, ( ^75) BERNARDO DA BOLOGNA A M. GUIDO CAVALCANTI. A quella amoroseiia foresella Passò sì il core la vostra salute. Anno Che sfigurò dì sue belle parute , Oiid'io la dimandai, perchè Pinella? Udislìi luai di quel Guido novella? Si feci lai, che a pena l'ho credute; Che s' allargaron le mortai ferute D' Amore , e di suo fermamento stella Con pura luce, che spande soave. Ma dimmi , amico , se ti piace , come La conoscenza di me da te l' ave ? Si tosto come il vidi, seppi il nome, Ben' è così qual si dice la chiave , A lui ne mandi trentamila some . ( 276) DI GUIDO CAVALCANTI Tutte le Rime di Guido sono state pubblicate in Firenze Fanno i8i3 per Niccolò Carli dal Cavaliere Antonio Ciccinporci ■ Anno j[-'QÌchè di doglia cor convieu ch'io porli, E senta di piacere ardente foco, Che di virtù mi tragge a sì vii locoj Dirò come ho perduto ogni valore . Io dico, che miei spinti son morti, E '1 cor, e' ha tanta guerra, e vit» poco: E se non fosse , che '1 morir m' è gioco , Fare'ne di pietà piangere Amore j Ma per lo folle tempo, che m'ha giimlo , Mi cangio di mia ferma opinione In altrui condizione j Sicch' io non mostro quant' i' sento affanno , La 'nd' io ricevo inganno: Che dentro dallo cor mi passa amanza. Che se De porla tutta mia possanza. Io vidi donne con la Donna mia: Non che ninna mi semhrasre Donna; Ma simigliavan sol la sua omhria. Già non la lodo, se non perch'è '1 vero, E non hiasimo altrui, se m'intendete: Ma ragionando muovasi un pensiero ( ^77 ) A dir : tosto miei spiriti morrete . Criidei, se me veggendo non piangete; Che stando nel pensier gli occhi fan via A lagrime del cor, che noti la ol)lia . Se mai del tutto obliato ho mercede , Già però fede il cor non abbandona 3 Anzi ragiona di servire a grato Al dispietato core. E qual ciò sente , simil me non crede ; Ma chi tal vede ? certo non peisona ; Ch* Amor mi dona un spirito in suo stato Che figurato more; Che quando lo pensier mi strignc tanto, Che lo sospir si mova; Par che nel cor mi piova Un dolce Amor si bono , Ch'io dico; Donna, tutto vostro sono. Vedete, ch'io son un, che vo piangendo E dimostrando il gindicio d' Amore; E già non trovo sì pietoso core , Che me sguardaudo una volta sospiri. Novella doglia m' è nel cor venuta , La qual mi fa dolere , e pianger forte: E spesse volte avvicn che mi saluta (2,8) Tauto d'appresso l'angosciosa morte. Che fa iu quel punto le persone accorte. Che dicono infra lor: questi ha dolore; E già, secondo che ne par di fore , Dovrebbe dentro aver nuovi martiri . La gravità, eh' è nel mio cor discesa , Ha certi spiritei già consumati, I quali eran venuti per difesa Del cor dolente, che gli avea chiamati: Questi lasciaro gli occhi abbandonati. Quando passò nella mente un romore , II quale dicea : dentro biltà che muore j Ma guarda che biltà non vi si miri . Veggio negli occhi della Donna mia Un lume pien di spirili d' Amore , Che portano un piacer novo nel core. Sicché vi desta d' allegrezza vita . Cosa m' avvien , quaud' io le son presente. Ch'i' non la posso allo ' intelletto dire: Veder mi par delle sue labbia uscire Una s\ bella Donna , che la mente Comprender non la può che 'mmantenente Ne nasce un' altra di bellezza nova : Dalla qual par, ch'una stella si mova, E dica ; tua salute è dipartita . Là dova questa bella Donna appare ( 279 ) S' ode una voce . che le vien davanti , E par che d' umlhà '1 suo nome cauli Sì dolcemente , che , s' io '1 vo' conlare , Sento che '1 suo valor mi fa tremare ; E movonsi nell' anima sospiri , Che dicon: guarda j se tu cosici miri. Vedrai la sua virtù nel ciel salita. La forte , e nova mia disavventura M' ha disfatto nel core Ogni dolce pensier , eh' i' avea d' Amore . Disfatta m ha già tanto della vita , Che la gentil piacevol donna mia Dall'anima dislruila s'è partita j Sicch' io non veggio là, dov' ella sia ; ]\on è rimasa in me lauta halia, Ch'io dello suo valore Possa comprender nella mente fiore. Vien, che m'uccide un sì gentil pensiero. Che par che dica , eh' io mai non la veggia Questo tormento dispieiato, e fiero, Che struggendo m'incende, ed amareggia; Trovar non posso a cui pietate chieggia , Mercè di quel signore , Che gira la fortuna del dolore. Pien d'ogni angoscia in loco di paura Lo spirito del cor dolente giace ( 28o) Per la fortuna , che di me non cura , C'iia Tolla morte, dove, assai mi spiace; E dà speranza , eh' è stata fallace . Nel tempo che si more, M' ha fatto perder dilettevoli ore . Parole mie disfatte, e paurose , Dove di gir vi piace , ve u' andate , Ma sempre sospirando , e vergognose Lo nome deUa mia Donna chiamate : Io pur rimango in tanta avversitate. Che qual mira di fore Vede la morte sotto '1 mio colore . Era in pensier d' Amor , cpiaud' io trovai Due forosette nove . L' una cantava ; e' piove Foco d' Amore in uni . Era la vista lor tanto soave , Tanto quieta , cortese , ed umile , Ch' io dissi lor ; voi portate la chiave Di ciascuna virtute alta , e gentile : Deh, forosette, non mi aggiate a vile: Per lo colpo, eh' io porto ^ Questo cor mi fu morto , Poiché 'n Tolosa fui . Elle con gli occhi lor si volser tanto. Che vider cernie '1 core era ferito. ( 28. ) E come un spintel nato di pianto Era per mezzo dello colpo uscito . Poiché mi vider così sbigottito , Disse r una , che rise ; Guarda come conquise Forza d'Amor costui. Molto cortesemente mi rispose Quella , che di me prima aveva riso . Disse ; la Donna , che nel cor ti pose Con la forza d' Amor tutto '1 suo viso , Dentro per gli occhi li mirò sì fiso ^ Ch' Amor fece apparire ; Se t' è grave il soffrire , Raccomandati a lui. L' altra pietosa piena di mercede , Fatta di gioco in figura d'Amore Disse : il suo colpo , che nel cor si vede , Fu tratto d' occhi di troppo valore , Che dentro vi lassaro uno splendore , Che tu noi puoi mirare ; Dimmi se ricordare Di quegli occhi ti pui '■ ? Alla dura quistione , e paurosa, Che mi fé' questa gentil forosetta , Io dissi : e' mi ricorda , che 'n Tolosa Donna m'apparve accordellata, e snella, La quale Amor chiamava la Maudeua; I Puoi. ( 28a ) Giunse sì presta , e forte . Che 'nfiii dentro alla morte Mi colpir gli occhi sui. • Vanne a Tolosa, Ballatetta mia; Ed entra quetamente alla dorata: Ed ivi chiama , che per cortesia D' alcuna hella Donna sia menata Dinanzi a quella, di cai t'ho pregata: E s'ella ti riceve. Dille con voce leve : Per mercè ve£[no a vui. Gli occhi di quella gentil forosetta Hanno distretta si la mente mia. Ch'altro non chiama che lei, ne disia. Ella mi fiere sì, quando la sguardo, Ch' i* sento lo sospir tremar nel core . Esce dagli occhi suoi, là oud'io ardo Un gentiletto spirito d' Amore , Lo quale è pieno di tanto valore , Che , quando giugne , l'anima va via , Come colei, che soffrir noi porria. Io sento poi gir fuor gli miei sospiri. Quando la mente di lei mi ragiona: E veggio piover per Y aer martiri. Che struggon di dolor la mia persona; Sicché ciascuna virtù m'ahhaudona (285) In guisa, eh' i' non so là ov'i' mi sia: Sol par, che morte m'aggla m sua balia Sì mi sento disfatto , che mercede Già non ardisco nel pensier chiamare ; Ch' i' truovo Amor , che dice : ella si vede Tanto gentil , che non può 'mmaginarc , Ch'uom d'esto mondo l'ardisca mirare Che non convegna lui tremare in pria : Ed io , s' i' la guardassi , ne morria . Ballata , quando tu sarai presente A gentil Donna, so che tu dirai Della mia angoscia dolorosamente . Dì : quegli , che mi manda a voi , trae guai j Perocché dice, che non spera mai Trovar pietà di tanta cortesia , Ch'alia sua Douna faccia compagnia. In un boschetto trovai pastorella Più. che la stella bella al mio parere . Capegli avea bionde iti , e ricciutelli, E gli occhi pien d' amor, cera rosata : Con sua verghetta pasturava agnelli; E scalza, e di rugiada era bagnala: Cantava come fosse innamorata, Era adornata di lutto piacere. D' Amor la salutai immantenente , E domandai, s'avesse compagnia: ( ^^84) Ed ella mi rispose dolcemente. Che sola sola per lo bosco già ; E disse : sappi , quando 1' augel pia ; AUor disia lo mio cor drudo avere. Poiché mi disse di sua condizione, E per lo bosco augelli udìo cantare , Fra me stesso dicea . or è stagione Il mio disio con sua pace pigliare : Mercè le chiesi , sol che di baciare , E d'abbracciare fosse 1 suo volere. Per man mi prese d' amorosa voglia , E disse , che donato m' avea '1 core : Menommi so Ito una freschetla foglia. Là dov' io vidi fior d' ogni colore ; E tanto vi sentìo gioi', e dolzore, Che Dio d'Amor mi parve ivi vedere Posso dogli occhi mici novella dire La quale è tal, che piace si al core, Che di dolcezza ne sospira Amore . Questo novo piacer , che 1 mio cor sente Fu tratto sol d'una Donna veduta. La quale è sì gentile , ed avvenente , E tanto adorna, che '1 cor la saluta: INou è la sua biltate conosciuta Da gente vile , che lo suo colore Chiama intelletto di troppo valore . ( =S5) Io veggio, clie negli occhi suoi risplcnde Una virili ci' Amor tanto gemile, Ch' ogni dolce piacer vi si comprende : E muove allora \m airima sottile , Rispetto della rpiale ogni altra è vilej E non si può di lei giudicar fore Altro, che dir, quest' è nuovo splendore Va Ballatetta , e la mia Donna trova j E tanto le dimanda di mercede , Che gli occhi di pietà verso te mova Per quel, che 'n lei ha tutta sua fede; E, s' ella questa grazia ti concede. Manda una voce d' allegrezza fore , Che mostri quello, che t'ha fatto onore . Perdi' io non spero di tornar giammai , Ballatetta , in Toscana , Va tu leggiera , e piana Dritta alla Donna mia , Che per sua cortesia Ti farà molto onore . Tu porterai novelle di sospiri Piene di doglia, e di molta paura: Ma guarda , che persona non ti miri , Che sia nimica di gentil natura; Che certo per la mia disavventura Tu saresti contesa , ( 286 ) Tantoda lei ripresa. Che mi sarebbe angoscia : Dopo la morte poscia Pianto, e uovel dolore. Tu sentì , Ballaletta , che la morte Mi stringe si, che vita m'abbandona; E senti come '1 cor si sbatte forte Per quel, che ciascun spirilo ragiona: Taut' è distrutta già la mia persona , Ch'i' non posso soffrire : Se tu mi vuoi servire Mena 1' anima teco , IMohe di ciò ti preco , Quando uscirà del core . Deh Ballatetta, alla tua amistate Quest'anima, che triema , raccomando: Menala teco nella tua pietate A quella bella Donna, a cui ti mando: Deh Ballatetta , dille sospirando , Quando le se' presente j Questa vostra servente Vien per istar con vui, Partita da colui , Che fu servo d' Amore . Tu voce sbigottita , e fieboletta , Ch' esci piangendo dello cor dolente > Con r anima , e con questa Ballatetta Va ragionando della strutta mente . ( ^-«7 ) Yoi troverete una Donna piacente. Di sì dolce intellcllo. Che vi sarà dilello Starle davanti ognora . Anima e tu 1' adora Sempre nel suo valore . Quando di morte mi convien trar vita , E di gravezza gioia ; Come di tanta noia Lo spirito d' Amor d' amar m' invita ? Come m' invita lo mio cor d' amare ? Lasso, eh' è pien di doglia, E da' sospir si d' ogni parte priso , Che quasi sol mercè non può chiamare ; E di virtù lo spoglia L' affanno , che m' ha già rato . Chi per porta è cacciato Rade volte è tornalo per le mura; Però r altrui sciagura Ti siringa a miglior cura, e temi Iddio. Lo sfrenato disio Del far dell'altrui mio, dispiace al cielo; A molli indarno belo , Ma mi muove buon zelo, e pura fede. E sai tu chi mi crede ? Chi per prova s' avvede , eh' egli è vero . Abito l)iaeco, o nero INon farìa Fra Riniero esser perfetto; Ch' amen dare il difetto, Col viver ben corretto , è quel che vale . Sa' anco chi sta male ? Ch' ingoia senza sale ogni vivanda , (=^96) Che '1 gusto t' adomanda, Esaudirlo comanda ogni dovere. No' ci farem valere , Se spenderem l'aver con aguagliauzaj Che '1 perder con chi avanza Fa vana ogni susianza imperatoria, A tutti minuto ria , Qne'che cercassin gloria contro a' buoni : Come santo ragioni , Ma troppi musornon malvagi truovoj E pur per ben mi muovo A darti di qua uovo, e di là erba. Ea cosa, che t' è acerba, Ea lascia , e '1 dolce serba , se 'n un punto ? E spesso col dolce unto El topo è stato giunto a cibo amaro . Deh chi non ha se caro , Non è buono al riparo , o ben d' altrui . r parlo, e non so a cui, Che '1 meco, e con colui è mal bestiame. Il perder tempo in dame, E stare in varie trame è atto folle. Chi disvuol ciò che volle, Non credere a suo bolle o suo suggelli . Guarda come favelli , Che peggio che coltelli è in bocca riso. Cuor turbo e chiaro viso , Diabolico a mio avviso si può dire . ( ^97 ) Del ben far non pentire, Ma guani dal servire ad uomo ingrato . Lo sdegno ha già privato D'aver persone e stato molti e molli. Però guai agli stolti. Che gli amici s' han tolti per lor co]])a. Perde anima, ossa, e polpa Chi de' suo' falli incolpa cielo, o stcll(3. Giuoco è da bagattelle o L'andar pur alle belle con chi sguizza. Deh non mi far più stizza,- Se '1 tempo si dirizza , tu '1 vedrai . Non vedrò si farai, Non tei credo, che mai li vidi giusto. Qual cieco meni el frusto , E benché parli giusto , a molli spiacc . Folle non è chi tace , Pure il saggio soggiace alla ragione . Studia nel pecorone Chi tiene opinione d' esser saggio . Ma sai chi ci ha vantaggio? Chi sa in ogni viaggio ir piano , e ratio . O quanti il dì n' accatto , Che danno dopo il fatto buon ccnish^lio. Ma vidi nel periglio Padre lassare '1 lìglio senza scorta . Poi al partir la torta Ognun serrò la porta del palagio . ( -^98 ) Or ben pur a beli' agio , Cbe l'esser sì randagio nuoce spesso. Tn di vero il confesso j Ma quantunque più tesso, piìi vicu trama. Sarapre teme chi ama, E duolsi che ria fama vada a torno. Deh destati, o musorno , Che chi non cura scorno è cuccoveggia. Metiil co' ciechi in greggia Chi ticn eh' ahri non veggia il suo difetto . Giustizia in fatti , e 'u detto Dallo slato perfetto è senza tema: E là dov' ella e strema Ogni virtìi vi scema, e cresce vizio. Non loda ben Fabriz-io Cbi poi all'esercizio tien con Crasso. Deh veggian^ per ispasso Perchè Roma è in basso , al colmo essendo- Ben ben or io t'intendo: Vuoi dir ..che mal \ivendu mal s'arriva. E questa è ragion viva , Che '1 mal da mal deriva , e i)en da bene . O matti da catene, El fin de' mah è pene , e de' ben mcrti , Per sommo ben m' accerti Ch^ a' buoni e saggi e sperti stia '1 governo. Sarebbe suto eterno A tulli alirj superno cotal modo,- ( 299 ) Che sol con questo lodo Legheresti al tuo nodo e' circustauli , Come scudo ben santi ; El nome de' raspami ò di spavento . Odi tu quel eh' i' tento ^ 1' r odo , veggio , e seuto , ma clie giova ? Chi ben cerca , ben truova , E quel, che non si pruova, non riesce . O tu se' lo stran pesce : Ben sai eh' a chi rincresce non ascolli. Mìe' detti ben raccolti Ho speranza eh' a molli util faranno : Chi mal gì' intenderà , se n'al)bi '1 danno. lo priego voi , che di dolor pallate , Che per virtute di nuova pietà te Non disdegnate la mia pena udire; Davanti agli occhi miei veggio lo core , E r anima dolente , che s' ancide , E muor d' un colpo , che le diede Amore Entro 'n quel punto, che madonna NÌdc. Il suo gentile spirilo , che ride , Questi è colui, che mi si fa sentire : Questi mi dice : e' ti convien morire . Se voi seutisfe come '1 cor si dole, Dentro del vostro cor voi tremereslr^ ; Ch'Amor mi dice si dolci parole, ( 3oo ) Che sospirando pietà cbiamereste , E solamente voi lo 'ntendereste , Ch'altro cor noi porrìa pensar, ne dire Quanl' è '1 dolor, che mi convien soffrire. Lagiime scendon dalla mente mia , Si tosto come qnesta donna sente j E vau facendo per gli occhi una via. Per la qual passa un spirilo dolente j Entra per l' aria si debolemente Ch' olirà non puote color discovrire , ^b— - ^ — poi'' O povertà come tu sei un manto , D'ira, d'invidia, e di cosa diversa! Così sia tu dispersa, E così sia colui, che ciò non dice. Io dico sol per sodisfarmi alquanto Di te, o sposa, d'ogni cosa persa. Per la quale è sommersa D'onor al mondo ogni viva radice. Tu privazion d' ogni stato felice , Tu fai la morie altrui sempre angosciosa Bizzarra e disdiguosa,- Tu più che morte per ragione odiata , E nel voler d'ogai animo privala. ( 5o. ) Con ragion più che morte sci fuggita , Sol perchè morte ogni uom lardo la spera ; Ma di te cruda fera Mai non si vide cosa giusta , e diva . La morte può ben l' uom privar di v'ita , Ma non di fama, e di vìrlute altera; Anco felice e vera Riman perpetuai nel mondo e viva. Ma chi a tue foce sconsolata arriva^ Sia quanto vuol magnanimo e gentile , Che pur tenuto è vile , E perciò chi nel tuo alnsso cala r>fon speri in alcun pregio spander l'ala. E perciò ha terror mia mente ingombra , Ch'io prenda alquanto studio al mio riparoj Che s' io dis cerno chiaro , Per te al furto il leale si conduce. Per te 1' uom giusto a tirannìa se adondjra , Per te diventa il magnanimo avaro , E d' ogni vizio amaro , Secondo '1 mio parer , tu ne se' duce . Adunque non s' accpiista per te luce , Anzi si vien nel tenebroso inferno j E come chiar discerno, Infermità, prìgion , morte, e vecchiezza Al tuo rispetto è luce di dolcezza . E con ipocres'ia benché sian molli, Che appcUan te con verace desio, ( 302 ) liLd allegano Iddio , Come il tuo stato non gli parve grave; Ma ben si sa per gli uomini non stolti Se è pover chi del lutto può dir mio y Lo m' emendo ben io , Che a quello il grande affanno par soave. Di Dio fu lutto, e tulio ebbe, e lutto ave. Non dirà alcun che lui povero fii Nel tempo che quaggiù Per dar la gloria a noi visse visilùle , Perocché lutto aver gli era possibile . Canzon, tu te ne andrai peregrinando, E s' alcun trovi che contro ti dia , Che povertà non sia Assai più fiera ed aspra ch'io non dico, La tua risposta sia breve parlando, E di che in lui si move ipocresia , E poi con voce pia Dirai, che poco men son che mendico, E non poss' esser di me stesso amico. Amor perfetto di virtù infinita. Il qual con la sua luce Oiiui disio a lui simil contenta , E sempre fermo in se tutto conduce Ciò , che nasce quaggiii di sua sementa Contraria , e in pace imita. Per uso di «iasean mortai protltice, E conservar per sua pietate aita 3 Ma solo in noi per noi spira vita, l*erchè l'un l'altro insieme utile sia. Però volvendo in se la mente mia , Ch' Oijni nom commove naturale aiTello Al suo tranquillo stalo , IVon già come possente, ma infiammato, Di spremere alcun frutto il mio intelletto , Intendo dimostrar come tal bene Consegna il nostro core; Ma perchè confidenzia in sp. non lene Da tanto il mio valore , Prego la bella Donna , di cui sono , Che in ciò del lume suo mi faccia dono. In ogni umana creatura accende Ragion somma natura , Che parte è in noi di spirito divino, Al cpial tempo giammai ragion non fura . Quesl» è quel sol , per cui chiaro il cammino Di vita ne risplende. Che agli occhi del voler sempre fìgnra Il ben perfetto, a che ciascuno attende: Ma se disio indegno li contende , Sicché divenga scuro il ben sereno, ]Vegli pensici- trascorion senza freno , l'-d ogni operazion con Ira salute- (5o4) Non dunque amar ricchezza I3ee sì l'animo nostro, che d'ahezza, Lihero essendo, caggia in semtute^ Ma ogni hen terren pensi fallace , Quando più par che rida; Che savio imperator in dolce pace Non tanto si confida , Ched ei non si prepari si a guerra , Che '1 suo alto poter mai non s' atterra . L' alla felicità , che fa quietare In lei animo degno , Non è per forza di fortuna inchiusa Giammai soggetta dentro del suo regno , Che senza studio di ragione eli' usa Grazia di suo hen fare. Ed uomo per suo razionale ingegno Solo conviene il fin proprio acquistare; Onde perchè divizie può locare , Non fa beato il cor lor ahondanza . Simile dico ancor d' ogni possanza , Perchè disio non giunge alla sua cima . Li rei non sdegna , e fugge ; 3Ia i hon superba dinuda e distrugge , E qual regno in poder tanto sublima. Cui invida mina non si appronta ; Né altro si può dire Di gloria, ch'or discende, ed or sormonta; Erra, né fa sentire ( 5o5 ) Quanto che sia in volar ognor veloce Ne' tre contili del mondo la sua voce. Al vero Len Io suo voler non lira Chi pou felicitate In conseguir di rivcrerzla nierto , Perchè si mette in altrui potcslalcj Non ha riposo in so vivendo incerto , Perchè speranza mira , Che non può giungei- per sua volontalo Grado d'onor, al qual salir sospira, Che dal poter di noi mai ciò non spira Quanto da quel, che per bontà te onora; Non so che dica di colui, ch'adora La Dea nata di Saturno, e spuma. Che foco è il suo disio ; L' effetto , che par dolce , è amaro , e rio , Perchè il tropp' uso il suo esser consuma ; Ed in quanto ciascun cosa alta funge Si può dicer felice; Ma in tal diletto a mollo vii s'aggiunge ; Ancor li coutradice Quella bella virtù, la quale appaga L'anima, che di sua misura è vaga. Benché non sazii nostra sete ardente, Né invan doni fortuna , Ma quanto più conceda più le cresca , S\ con ardor di foco più s'aduna E più affetta , quanto più prcnd' esca > ToìU. II. 2» ( 3o6 ) INon dee però la mente Prender disdegno di sua grazia alcuna, Ma torre in presto quel , clie lei consente , Poi dolce libertà sia si possenle , Che temperanza con le sue consorte Che 1 campo teugan coutra fin la morte, Non dando mai per grave pugna tergo; E se di ciò la spoglia , Non si converta in fuga, e vinta doglia. Ma fermi ad ogni colpo novo ushergo, Perchè virtù senza avvessario pere . Allora in pregio sale Che pazienza in tntlociò che fere La prova quanto vale , La qual amaro dolce, ed ancor leve Per suo alto valor fa ogni greve. Sempre sia di costei verace sposo Nostro intelletto saggio, E qual forte rettore , a la cui nave Non fue mostrando corso amico raggio, Nudo divella in tempestate grave Per mar sì procelloso , S'allegra dopo il suo duhhio viaggio, E spiegasi nel porlo glorioso ', Tal nelle braccia sue ognor giojoso Miri il diletto sommo in questa acceso . Molti coni' animai nglturno offeso Dallo splendor che prima il sol ne spande ( 3o7 ) Per naturai costume Fuggou contrai'] al suo lucente lume . Oh ignoranzia oltre ciascuna grande Luce sdegnare , e chiudersi in oscuro ! Ma quanto più si spiega liOr forza per congiungersi al hcn puro , Più tanto si ripiega : Né meraviglia è ciò j che mai non fonde Tranquillitate , a cui virjù s'asconde. Quanto ogni cosa, che ad amar distringe, Più è in se perfetta , Tanto più alto amor di lei n'asseta, E similmente il suo piacer diletta . L' anima dunque , che vuol esser quieta In ciò j che lei sospinge, Segua virtute a lei vera sogieta , Che 'n acquistar onor mai non s' enfìnge. Questa è colei che d' ogni ben la cinge , Sicché vaghezza d' altro in se non prova , Che for di tutto ben, ben non si trova, Né cosa si distende olire suo fine . Lei tenne eretta , e franca Senza timore , e stabile , né stanca Di far operaziou quasi divine j Onde se in questo é quel che ciascun brama. Dico vita beata. Virtù che sol per lei a se noi chiama È in tutto a ciò dotata. ( 3o8 ) Anzi è perfetta di sì gran possanza, Che in far felice il suo amico avanza. Canzone j agli occhi della Donna nostra Prima ch'altrove andrai, E poi che l' hai inchinata raccomanda Lo cor, che per amor a lei donai. Se di sua lode degna t' inghirlanda , Sicura te dimostra In ciascun loco, ove saper vedrai. Sempre a felice sua salute intende Naturalmente ciascun animale , Ed a ciò il move il valor sensuale Per conservar suo stato , Che, finché puole , vita in se difende. Tanto, che porla danno, è disdegnato j Ed è da lui quel solamente amato , Che in suo fruito vale . Quanto può hen seguir , e fuger male Dee l'uomo, in cui divin lume riluce: Questo pensando , a voi pregar m' induce , D'ogni valor Madonna e di heltate. Che per merce pietà vi mova tanto • Che '1 miO gravoso stalo udir degnale, Cangiando i tristi guai in lieto canto. Era '1 disio in me allegro e franco D' Amor , che servo aver non mi polca , ( ^09 ) Clie r anima pur sua esser volea > Perchè o<;ni bene avanza; Nel suo poter pugnando venia manco , Benché facesse in Donna dimostranza Di dolci sguardi , e di bella sembianza , Che piacer non prendeaj E quando '1 campo vinto aver credea , Che più sua forza non facea senilre , Di bei vostri occhi uscì cotanto ardire , Che lo ferì senza difesa, e prese; Poi con quel sol , che venne in suo soccorso, Di si dolce conforto il colpo accese. Ch'io non temei giammai d'angoscia morso. Tanto di ben Amor m' avea promesso ; Li falsi miei pensier , che m' han tradito , Che dicean ; quella per cui t'ha ferito Per Donna il ti concede^ 11 cor doglioso , che 'n tutto s' è messo Pronto di voi servir con pura fede Dentro alle braccia di vostra mercede , Da voi non è gradito ; Oh quanto grave m' è veder fallilo Ciò , che mi parve nei primi sembianti ! Che per diletio mi smarrii d' avanti Alla leggiadra , ed amorosa vista ; Non che sdegnosa siale , ma sì cruda D'Amore, e disornata di sua lista. Che morte già di vita mi dinuda . (5.0) A torto per voi morte mi consuma. Donna eh' i' amo , e strugge ogni mio senso ; Deh se giammai un sol pensiero offenso Il vostro onore avesse , AUor siccome al sol frigida bruma Tutto '1 mio sentir si confondesse. Perchè alla colpa satisfar devesse, Punir non fora immenso ; Ma fallo in me non trovo, quand'io penso, Se non che '1 voler mosso da virtute V ama , ed adora comò sua salute , Benché mostrate , che vi sia coperto : Ma questo non è pregio , che qual brama Celare '1 ben altrui per tor lor merto , Non vien da ciò giammai in degna fama. Donna , vedete ben se m' ha converso Amor in voi per sua dolce natura , Che mai l' esser cotanto acerba , e dura Non mi recai ad onta^ Ma sì coni' oro, che 'n foco è disperso. Più prende luce, ed a voler s'acconta, lufin ch'ai grado suo perfetto monta. Ed ivi bel perdura ; Cosi nel pianto, che mia faccia oscura, E ne' caldi sospir crebbe '1 dis'io, Fiuch' io fu' tutto vostro , e non più mio Per quel piacer eh' io presi di voi forma : Però la mente con amor s' abbracci , ( 3t. ) E non pietà, essendo a lor conforma, Prima che morie i miei sospiri agghiacci. La vostra nicnic trasformata in marmo JNou piace con Amor esser piatosa : Ver me crudele sia , e disdegnosa , E sarammi gran dono. Che se d' amor e fé non mi disarmo, Ma fermo sì con tra durezza sono, Pregio èalcim^ ma più fìa dolce e bouo. Essendomi orgogliosa; Che quanto di virtù e d' onor sposa Possente ha più avversario e fero j Vincendo per sospir , coni' io ne spero , Con più nobile gloria viene a pace ; E s'io non meno a fine ogni contraro. Provato almen saio servo verace , Che he merito dolce in tanto amaro . Piatosa mia Canzon , va , trova Amore La cui alta virtù soggetta onoro , E pregai , che con sua sagitta d' oro Mossa dall'arco del sommo valore Rompa , e spezzi ciaschedun usbergo , Che veste di diamante il duro core Di quella, per cui lasso a morte pergo. Il modo , il corso , e V opra di fortuna , E quanto in lei s' aduna j Moto riceve dal primo Motore Per guisa tal, che non è mente alcuna^ Che possa chiara o hruca Antiveder la via del guidatore ; Ma dappoi ch'egli è stato operatore, Si discerne quel, che vuol aver fatto; Onde couvien a ciascun saggio , e matto. Drizzar la vela ove porta suo vento, E mostrarsi conlento D' andar , o stare ove tardo , o ratto Suo piacer guarda , e sua voglia disegna ; Che forza ognor più perde , chi si sdegna . Quando con vento o con fiume contende , Assai più si difende La sottil canna , che hien piega e calla , Che dura quercia, che non si dirende, E nel colpo eh' attende Pur dritta e ferma vuol tener la spalla , Onde si spezza, cade, e '1 poter falla. Simil avvieu dell' animo superbo Dell' uomo, che non lascia esser acerbo. Quando vien la stagion d'esser maturo, Che quanto più sicuro Crede montar, non ha sì forte nerbo, . Che tener possa la sua vana pompa , Che 'n sua maggior fidanza non si rompa. ( 3.S) Apostolica norma tra noi cauta, In sua parola santa, Che duro è contra stimol calcitrare; Però ciascun provegga , che s' ammanta , D'impresa tanta o quanta, Se lode vuol dal fin , de' cominciare . Forte al più forte suol più contrastare , O per consiglio , o per destrezza d' arte , Che di vittoria tien la mastra parte , Onde gran peso leva in grand' altezza ^ E mercè gran fermezza; Chi d'arte nota l'ingegnose carte. Altri rinchiude , e se di chiuso loco Tragge, chi segue suo discreto gioco . La madre di viriute è discrezione j A segno di ragione Il tempo , il caso dispone , e dispensa j Rimedio trova , e consolazione Di preda , e di prigione ; E contra ogni dolor para difensa . Ed a se quarta siede alla sua mensa La terza sua figliuola temperanza , Che mostra con parole , e con sembianza Di tener con sì fermo dente il fieno , Ch' ei non vegna meno In punto di gramezza, o di baldanza: Così misura , involta nel suo groppo , Va predicando il fuggii- d' ogni troppo , ( ^■•4 ) Questa dottrina conchiude, e paleggia Nanzi 1 disio , eli' altegia Verso fama d'ouor conservativa, Che mangiar di suo proprio cor non deggia: Cioè , che 'n vita seggia D' angosciosa tristizia fuggitiva , Che secca 1' ossa , e di hell' esser priva; Ma con letizia sprezzi avversitade; Che spirto lieto fa fiorir etade , E conforta valor tra gli accidenti, Che di niun paventi , Che non possono spegner nobiltade ; Perch' ella sta nel contemplar congionta , Ch'ai voler dell'Eterno scende, e monta. Canzon , per cortesia fa' che non tardi A gir fra gli Lombardi , E ritrova Messer Malatestino , E di, che tua sentenzia chiaro guardi, E con pensier gagliardi Viva conlento del piacer divino , Se in forza sta di Messer Passarino , In colui speri libertà soaPve , Il cui valore e d'ogni porta chiave. Jn un Codice Ferroni havvi altra licenza di tal Canzone J. ed è la seguente : Canzon , eh' adorna se' di bel conforto , Ciascun , eh' è in isconforto , Truova, mostrando tua vera sentenza, (5.5) Siccliè in fortuna prenda il miglior porlo , Come il nocchiere accorto , Che pien di senno e di tutta valenza. Trovando in ogni parte provedenza , Da Dio speri liherar sua nave. Che '1 suo valore in ogni porta ha chiave . L' ardente fiamma della fiera peste , JNemica di virtù , che piìi s' accende D' altrui pace , che 'ntende , Fermata nel disio che di sua guerra j jVè perde suo color, forza , ne veste Per benefizio , che da virtù prende j Ma dappoi quel comprende Sempre più duol, che 'n se altro non serra, E quella , che talor volgiendosi erra Di su in giù mutando corno i piace , Qual sia più verace , M' ha tolto del bel gir la dolce vista. Che mai non sì racquista, E spento di piacer si T intelletto. Che grave duolo li sera diletto . Piange la trista mente ognor più forte, Quant' è piii del martir viuta e smarrita La deliziosa vita Che i dolenti sospir 'nanzi le adduce ; Ma quel che più 1' offende assai che morte , ( 3.6) E confonde ogni spirto che 1' alta , E r amara ferita Di quel signor, che mio stato conduce. Cui mercè sempre con pietà fu duce, E le quattro soror furon nutrice , Che fan ciascun felice , Della cui grazia mi veggio sì privo , Che 'u hraccio a morte vivo , E quella disioso a voce chiamo Como diletto, che nel cor più i'hramo. Quanto fu nella volta aspra ed acerba La rota che mi preme in capo, e strappa, La voce non s' arrappa A poter dimostrar tanta doglienza ; Che la mi tolse il ben , che più mi snerba , E delle vive membra il sangue aggrappa Con infinita mappa Di quel dolor , eh' è for d' ogni sentenza , Togliendomi quel Dio , che mi die essenza Nel mondo di poter pregiar l'onore Con suo falso colore , Onde nel gran disio speranza perde, Che mai non sì rinverde : Perchè nel tor di lui la falsa , ahi lasso , Chiusegli d'ogni lato il giro e '1 passo. L'altra nemica, dispiatata, cruda. Cotanto al mio dichiuo saggia e accorta Quanto la vista porta , ( "'7 ) Con più superba frouio ancor m'assale. Di viva luce l' anima dinuda, E quella posa di luce m'ò scorta, Ch' ogni pena fa morta Con gli gravi flagel , eh' a tanto vale . O forma di pietà vagliami quale Io fu' con voi nel tempo già giocondo ; Se vi dispiaccio , al mondo Non morda la mia vita ogni tormento; Ma giusto sentimento Retro la spinga per lo vostro onore , Che ciò mi fie gran gioja , e non dolore . Se questa rabiosa senza fede Fu vinta da pietà nel primo ponte Del dolce e chiaro fonte Dell'intelletto vostro, ond' io pur sono, E nel secondo perdesi mercede^ In cui la mente ha posta la sua fronte , Alle virtute conte Mancheresti d' onor , e' ha si gran sono ; Dunque perfetto lume , e dolce trono Dell' una all' altra vinca questa omai ; Sicché cotanti guai Non veggia mia finita quant' io penso, E se nel vostro senso Manca per mio fallir si fatta voglia, Movavi onor dell' onorala spoglia.. Parole disornate in forma oscura ( 3.8 ) Con quei sospir piangendo, che vi mena. Mosti eratli la pena, Che parlar non si puote , tanto è dura , Alla dolce figura, Che mossa da virtù mi farà forte D' umana vita , o di compiuta morte . E s' el non fosse il poco meno e '1 presso Sostenitor delle vele gonfiate, Le (piai son timorate Per me ministra del mondo fortuna , Io le conduco permutando spesso Tutte le cose sotto '1 Ciel recate , Le qual son tolte , e date Da me, che con ragion guardo a ciascuna. Non è nel mortai regno mente alcuna , Che sappia il volgimento di mia nave , Anzi gli è forte e grave Immaginar le novità ch'io faccio, Ch' oggi fo signor un , domani il caccio . Eolo non può le mie vele impedire , ]\è spirar tanto suo turbo veloce, Ch' io non passi ogni foce Senza mie' stili o alberi calcare; Io posso in tutte parte dir e fare: Nettuno, né sua forza non mi noce, E' faccia sì feroce, ('<0) Quanto far vuol , eh' io iioJ possa passare , Dunque vedete ben , che conlrasiarc Se non 1' ako Fallor può mio giudizio . E 'n questo grande ofilzio A tutti attendo , ed a tutti procuro , E perchè sola sia non ni' è a far duro . Io posso dar poveriate , e ricchezza j E neghgenzia, e maguanimitade j Paura , e securtade , Così all'un, coni' all' altro, do ognora j E talor metto alcun quasi in grandezza , Poi mandol , poco men che '1 creder trade , E volgo in altre strade Suo intendimento, e tutto nel trao fora ; E talor , più che Titon con Y Aurora , Crede esser tal con suo amico congiunto Per venir ad un punto, Ch'io mando incontro, s'el non fosse oppresso, E fo rivolger lor a loro stesso. Io feci il gran Nabucodonosorre , Ch'era vii cosa, cosi grande impero; E' fu crudel e fero Tanto, che non credea di se maggiore. Lassai far a INembrot la grande torre , Ov' egli avea tutto '1 suo desidero , Per far venir intiero Suo intendimento , poi il volsi in dolore. Io fei pigliar in sul campo a furore (530) Ciro di Persia a Tomiris Regina. Io volsi in gran ruiua La forza do' Trojanl , e di Priauo : 10 volsi Troja ed Ilio ne al piano . Non biasimate me , gnu te mal carca Di sozze cose, e di sconcio operare, 11 qual fa germogliare Le discipline eh' i' v' ho sopra sparto^ Che s' alcun fo glttar for di mia barca , Vera necessitate mei fa fare ; jXè però castigare Si puote mia potenzia, ne mia artcj Ma rpaanta gente Juppiter e Marte Ebbe a combatter co' fi' della Terra In Flegra alla gran guerra ■ Fosser con voi, non potrebbe far ch'io ISon signoreggi lutto '1 regno mio. Qaal Pie Falaris , ovver qual INerone, Qual Attila, che fu di Dio flagello, Qual Ezzeliu fie quello , Che se Re fusse, vi fesse giustizia? Tanta ha ciascun crudel opinione, Che non si fida il fratel del fratello; Ed è malvagio e fello Il figlio al padre: tanta è la nequizia. IMa pur provederò vostra malizia , E non potrete far che ciò non sia . Yoi che caccia Le via ( 52. ) Ogni virtute , ed io farò che 1 vizio , Con tutto eli' el sia rio , vi fia giudizio . Canzon , con chi ti darà audienza A intender ciò , che 1 tuo dir manifesta , Fie Messer Malatesia , In cui infonde Marte sua eccellenzia , Fonte di sapienzia ; E mostrcratli a hii dentro e di fore , E poi gh raccomanda il tuo fattore . Cotanto è da pregiar ogiìi figura , Quant' ella mostra in forma , ed anco in alti Pura semhianza del suo naturale : Perocché l'arte dee seguir natura A sua possanza sì che non dischiatli Da simil disegnar suo principale: Ne altramente giammai dura , o sale . Onde le cose , che non proprie stanno A dritto corso, vanno Fora di fama, di voce, e d'onore: Che virtute , e valore Fanno palese a suo tempo l' inganno ; E ve ri la te suq luce discopre Dinanzi ai hon conoscitor dell' opre . La falsa opinione oscura e ceca , Che dipinge e consente Amor dipinto , Sfrenato , e privo d' occhi , e di riguardi , Tom. II. ai ( 522 ) Error nel mondo gravissimo reca Di laida macchia, e d' iqnoranza tinto j Gli cui segnaci son tutti bugiardi , Cb' Amor infiamma con lucenti dardi, Perchè visiva fiamma tiene, e regge A temperata legge , Sol quanto si couvieu di se mostrando E come, e dove , e quando j In freno accorlo guidasi sua gregge, •Che qual di lume contra lui contende Cieco rimaue, ed elio in se risplende. Da sentir poco , e da credenza vana Si move il dir di coiai grossa gente , Ch'Amor fa cieco andar per lo suo regno, Narrando eli' el conduce vita umana Ora pili alto , ora più bassamente Cli'a lui sia visto, ed al suo servo degno: Ne segue di ragion lista ne segno , Tesoro , uè bellezza , uè sapere , Né altro che '1 volere ; Ma questa glossa falsamente allega Che suo stelo non piega , Di nobiltate in vigor mantenere; Cosi cortese , e cosi è gentile : L'altro è voler disordmatt), e \'ile . Se agli occhi di color, che mira il cielo. Avvisa ben 1' aspetto della stella , Che 'nfluenza Amor nel mondo sinora. ( 525 ) La vista sua discerné senza velo Maggior dell'altre, più chiara , e più bella, E sua grandezza di color indora Per saggio, e tempo suo moto ristora Correndo a grado, a numero, ed a punto, A meusura coni^lunto: Così si vede regnar in altezza Con freno, e con cliiarezza, Che sottil fa veder, tien saggio e pronto Chi serve Amor, principio di tal norma, Che nel pianeto figura sua forma . Chi vuol di ciò tener consiglio caro E '1 vario difinir degli assentiti. Attenda in qual effetto si dispone. De' quali senbia alcun che lui per chiaro Virtù immaginativa dir s' aiti Di quel che '1 disio prende elezione , Ed altri move a dir lui passione , Tal per piacer un inchinar di voglia; Qui par eh' Amor si coglia Virtù concordativa d'intelletti. Che r un r altro diletti , E sempre gentilezza in se raccoglia , Portando in cima di sua fama viva Il gonfalon di vita onorativa . Canzon , che nella tua vesta siiiilli Intaglio novo, e divisato fregio. Che d' opra gentilesca rinfiammeggia. (524) Fa s\ , clie tuo splendor solo scintilli Fra gente armata d'ouor, e di pregio; Ed altri te non oda, senta, o veggia. Fra costor tanta, comanda, e paleggia, Ch'Amor non sia dipinto senza lume, Poiché '1 guida valore, e bel costume. T^aturalmente ogni animai ha vita, Ed altra non si acquista Se non da uum che piegio e valor segua: INIa quel che con virtute non s' aita D avere eterna vista , Molte, come non fosse, lo dilegua. Uomo non dee fuggir guerra e travaglio Per essere Ammiiaglio D'ogni mente gentil, che sempre ammim , Cui sta siccome in oro intaglio, E tal uom ne sospiia , Che ben dopo miil' anni Amor lo tira . Amore , che innamora altrui di pregio, Da pura virtù soige Dell'animo, che noi a Dio pareggia; E quegli, che s'adorna nel suo fregio. Infra la gente porge Dolce amaro stimolo d'iuveggia, Ch' all' opera è diverso il vario eff<^tto , Al Mondo n' è diletto , ( 52.5 ) Ma pili del suo , della verace fama , Che rende V uomo di i^loiioso aspetto ; Però, ohi nou la brama, Sia com' arida foglia in secca rama. Egli è che attende pur ammassar auro , Ed aldi che si passa Leggier , purché sua breve vita posi : Ma quel , eh' è valoroso , e bel tesauro D'alta menioria aunnassa. Che punge, coui'io dico, gl'invidiosi, Dar nou si può più ricca rediiaie , Ne di maggior beliade , Che r iuimagine sua di virtù piuta In CUI si spegli ogni futura etadej E quella è più conslrinta , Che nasce e vien da gentilezza accinta. Se tu trovassi alcun , Canzon mia corta , Che ti facesse scorta , Priegal per grazia dello tuo Ialino, Che ti conduca si di là da Porta Per lo ritto cammino. Che tu trovi il Marchese Frauceschino . Poich'io penso di soffrire Più dal reo fermamento per le guigge , Facciami quella dal cor freddo e crudo Guerra coni' può, che mai non mi sconfigge ( 52(> ) Si , clie la crudeltà sua , che mi fiige Mi scolpi di disio, e mandi ignudo. Così sou fermo ; ma se prima corre Morte ver me , eli' io la chiamo piatosa. Troppo mi fie per certo dolorosa. Ch'ai hel suo stato non manca altra cosa, IN è non più ch'abhia di mia vita torre, Che '1 nome hel, eh' i' non lo posso porre. Se quegli è Dio , che del più alto monte Venne con due saette , e l' una d' auro Mise nel core al padre di Fetonte , Io son di Dio servente j il mio tesauro È suso in ciel nella divina fonte ; Quivi è lo mio cor , e '1 mio restauro , Per cui piangendo diverraggio fonte . Dunque, cara mia Donna, d' onor degna, Piacquavi mia amistà, ch'io sono amico, E servo ancor assai più che non dico , El (j^ual se amate non di core ohlico , Saiete Dea, ed in cielo insegna Più di quella, eh' a Apollo intorno regna. Io son la donna , che volgo la rota , Sono colei , che tolgo , e do stato ; Ed è sempre hiasmato A torto el modo mio da voi mortali. Colui, che lieo la sua mano alla gota. ( 337 ) Quando mi rende quel , oh' io gli ho prestato, Guarda s' i' ho mai dato Staio ad alcuno a pruova de' miei strali . Dico che chi monta, convien che cali, E dica cala, e non dica converso Mio giudizio è perso ; Che allor voi troverete la ragione , Che sia il Re Arili trovato da haronc. Voi vi maravigliate fortemente Quando vedete un ozioso montare , E r noni giusto calare , Lagnandovi di Dio, e di mia possa. In ciò peccate molto, umana gente; Che '1 sommo Sir, che '1 mondo ehhe a creare. Non mi fa tor ne dare Cosa ad alcuno senza giusta mossa : Ma è la mente dell' uom tanto grossa , Che comprender non può cosa divina j Dunque , gente tapina , Lasciate '1 lagno, che fate di Dio, Che con giustizia tratta '1 huono e '1 rio . Se voi sapeste con che duro foco Di gran rancure , e di sollecitudine Dio hatte in su l' ancudine ^ Di quei ch'ai mondo tengon alti stati. Più tosto che l'assai vorreste '1 poco, E che li gran palagi , solitudine : Taut' è la moltitudine ( 328 ) D'affanni forti, e' han questi malnati. Vedete ben se sono sciagurati , Che del figliuolo iiou si fida '1 padre . O ricchezze,, che madre Sete d' un verme tal , che sempre '1 core Rodete a lui , che 'n voi pone '1 suo amore. Auche se . riguardate al fine crudo, Che fauno una gran parte di coloro, C hanno città, ed oro , E gente molta sotto lor bacchetta j Tal m' è nimico, che mi verrà drudo. Dicendo Dio ti loda , e te adoro , Ch'io non fui di costoro, Che morte fauno lauto maladetta. Ma vostra mente è d' avarizia smetta , Che celala d' ogni lume verace , Mostrandovi che pace Sia e fermezza uelli ben mondani, E che gli trasmuti el di in cento mani . Ma se nel mio albergo usasse invidia , El quale è d' ogni vizio puro e netto , Avre' lo in diletto . Moltotta è eh' io veggio il villauello, Va co' suo' buoi sanza ira od accidia, E fa el solco suo dritto e perfetto , Truova el campo suo netto Di veccia, loglio, e d'ogni reo fuscello 3 Volge '1 pensier suo lieto tutto iu quello j ( 329) Prende speranza in Dio, che sua fatica Gli dia sì fatta bica j Che r anno reggerà la sua famiglia , E suo pensiero in altro non s'appiglia. Di ragionar con voi più non intendo , Che '1 mio ofizio vuol continovo uso , Se non abbiate schiuso Quel, che avete da me ora udito: Ed ancor noti tra voi chi ha senno, Che la mia rota ha sì volubil Auso, Ch' al torcere del muso Quel, eh' è disopra, mando in basso lito. Non fu , uè è uom sì scaltrito . Che avesse, o abbia, o possa, dico, avere Contra me mai podere. Chi non seguita tutte le mie voglie Sente perversità con grave doglie . Cauzou , che fatta fosti sotto un faso Di matera alta con parlare umile , Va col tuo dritto stile Tanto che truovi Maestro Tomaso ; Digli che molta roba in picciol vaso Caper non può , ond' io vo che mi scusi Agli uomin , che son usi Di parlar cose alte, e dire eroico j Chè^priraa è l' uom discepol , che buon loico . ( 33o ) U leuto, pigro, ingrato, ignar, cbie fai,, O peccatore , in gran peccato involto , E solo a dilettar, se puoi, t'assetti? Io pur ti chiamo , e tu sordo ti fai Per non udir , credendomi aver tolto Lo corso del venir - qui ti rassetti . Tu credi ch'io al tuo piacer m'aspetti; Ed io ti son d'intorno al cor venuta Entro per li tuoi spiriti e difetti , Siccome tu non sai , disconosciuta ; Di piangere or non vai, perch'io ti lassi Mostrar pietà, o star cogli occhi hassi. Quand'io sentii quella diversa voce Parlar dentro da me si crudelmente , Che r anima tremava sopra '1 core , Lo spirito e '1 pensier li fece croce. Perdendo la virtù subitamente , Fuggendo ove scampar non ha valore. Poi pur riprese tanto di vigore Quella poca di \iia, che sostenne Concetta la parola nel dolore , Che molto fragil nella liocca venne , Dicendo , ricco , hello , e giovan sono. Morte perdonami or mi fa' esto dono. Pietosa non m' ha quasi in quello aspetto Lasciando la natura mia disciolla Sì, che per senso alcun sentìa conforto. Parole quasi di pcrdon rispetto (33i ) Disse poi eh' eLbe la mia prima e roìia: Vedi el camiu , che ti vien faie scorto ; Un pmito è (piel, ch'io viver ti comporlo; Perchè di perder l' è 1' umana vita Per la tua giovinezza disconforto ; Ma guaida a che ritorni , e a che t' invila , Quale allegrezza, o qual diletto arai. Che non ti lasci i dolci amari tjuai. Venendo a me di fuor dal cor partila Dinanzi agli occhi miei quando la vidi Con quel peccato in man , che in me parca, Io vidi la m'a faccia scolorila Tremar per ombra , e '1 cor trar guai e sii idi. Pianger la mente nel gran puoi eh' avea . Allor mi disse che mi concedea El puro tempo della giovanezza Per naturai pietà , che si dovea ; Ed io guardando la nuova allegrezza. Clic mi dovea lasciar quel tempo lasso , Piangendo caddi giìi col viso basso . Quando così mi vide sbigottito, Riprese da parlar piii grave stile , Sicché d' intender m' era nuovo 1' uso , Dicendo, tu ti togli dal partilo. Che prender ti conviene non esser vile, Perchè paur ti sia nel cor diffuso: Tu vedi eh' egli è muauo esser confuso , E solo a caso posto di ruina ( 53:2 ) E '1 mal elle de' venir, com'egli è cliinso; Continua battaglia qui non fina Paura ed iraj e subito, non mento. Vene aspettando el male a compimento. Morte , tu se' sì oscura e tenebrosa , Che per venire al tuo pensier non truova Alcun per sua vertìi tanto podere , Guardando la tua fine paurosa , Ch aitar lo possa ne veriù , uè pruova , ]Nè che potenzia vagHa, né sapere. Guarda dove conduci, e fai cadere Cotanta bella e degna creatura. Onde la levi, e ponla al tuo volere, Correr la fai in una fossa oscura , Conquidi , o aspra , cruda , e dispietata , Uom , donna tanto bella e diJicata . Io non lascio el venir perchè tu peni , Tremi, sudi, angosci quando pensi; Or pensa che lasciar tutto conviene , Lasciar parenti e amici, e ciò che tieni. Tuo padre e madre , che così couvensi , Fratelli, suor, figliuoli e tutti beni. Lascia el vedere , Y udire e la spene ; Lascia ogni senso, e lo 'ntolletto tutto, E ciò che umana vista qui sostiene : Ch' io già a tale spero t' ho condntto , Che tu non hai poder di piìi durare In (questa vita , lasciati passare . ( 5',5 ) O Creator di tutto l' universo, Glie m' hai creato , e fiuto a siniiglianza Dell' immagine tua figura degna , Dirompi lo mio spirito perverso A pianger nella tua consideranza Anzi che tuono a fendere el cor vegna : Ponmi di coutrizion in man la insegna, E a gloria eterna pena dammi Cristo , Sì ch'io per la tua via piangendo vegna, E eh' io sia del peccato aver sì tristo , Ch'io ahbia in un momento meritato Per tua pietà el commesso , e V obligato . Cauzon , discapigliata va' piangendo , Rompendo ogni durezza di cor duro : Dì che nostra natura Ritorna, e si converte pure in terra; Ma spirto , che non erra, la sciagura Che l'anima, eh' è pura, Ritorna in Cielo el suo faltor chiedendo . ( 354) Voi, che per gli occhi miei passaste al core, E svegliaste la mente , che dormia , Guardate all' angosciosa vita mia , Che sospirando la distrugge Amore . E' vien tagliando di sì gran valore. Che i debolnzzi spiriti vau via : Campa figura nova in signoria , E hoce è quando mostra lo dolore . Questa vertù d'Amor, che m'ha disfatto. Da' vostri occhi gentil presta si mosse , Lanciato m'ha d'un dardo entro lo fianco; Sì giunse il colpo dritto al primo tratto , Che r anima tremando si riscosse, Veggeudo morto il cor nel lato manco . ( 555 ) 1 vidi gli ocelli, dove Amor si mise. Quando mi fece di se pauroso , Che mi sguardar, come fost>e aniioioso, Allora dico, che '1 cor si divise; E se non fosse , che Donna mi rise , Io parlerei di tal guisa doglioso , Ch'Amor medesmo ne faria cruccioso, Che fé r immaginar , che mi conquise . Dal ciel si mosse un spirilo in quel punto. Che miella Donna mi degnò guardare , E veuuesi a posar nel mio pensiero : E poi mi conta si d'Amor lo vero , Che ogni sua verlìi ver di me pare , Si coni' e' fosse dentro al suo cor giunto . (356) \J Donna mia , non vedestìi colui , Che sullo core mi teuea la mano , Quand' io ti rispondia fiochelto e piau»^ Per la temenza degli colpi sui? El fu Amore che trovando vui Meco ristette che venia lontano A guisa d' uno arcier presto sorian» Acconcio sol per ancidere altrui : E trasse poi degli occhi miei sospiri , I quai si gittan dallo cor sì forte^ Ch' io mi parli' shigottito fuggendo : Allor mi parse di seguir la morte , Accompagnato di quelli martiri, Che soglion consumare altrui piangendo. y ( 537 ) S io priego questa Donna , che pietate Non sia nemica del suo cor gentile , Tu di, ch'io sono sconoscente, e vile, E disperato , e pieu di vanitale . Onde li vieu si nova crudeltate ? Già rassimigli a chi ti vede umile , Saggia, e adorna, ed accorta, e sottile, E falla a modo di soavilate. L'anima mia dolente, e paurosa Piange nei sospiri , che nel cor trova , Sicché hagnali di pianto escou fore : Àllor mi par , che nella mente piova Una figura di donna pensosa. Che vegna per veder morir lo core. 11. ( 5^5 > Gli miei folli occhi, clie'n prima guardaro Vostra figura piena di valore , Fur quei, che di voi. Donna, m' accusare Nel fiero loco, ove tien corte Amore. Immauteuente avanti a lui mostraro, Ch'io era fatto vostro serviìore : Perchè sospiri , e dolor mi plgliaro Vedendo , che temenza av^a lo core : Menarmi tosto senza riposanza In una parte, là 've trovai gente; Che ciascheduu si dolea d'Amor forte. Qnnndo mi vlder , tutti cou pietanza Dissermi; fatto sei di tal servente, Che non dei mai sperare altro che morte . (539) 1 u m'hai si piena di dolor la mente. Che r anima sen briga di partire : E gli sospir, ella manda il cor dolente , Dicono agli occhi, che non puou soffrire. Amore, che lo tuo gran valor sente, Dice : el mi duol , che ti convieni morire Per questa bella Donna , che neente Par, che pietate di te voglia udire. Io fo come colui , eh' è fuor di vita , Che mostra a chi lo guarda clied el sia Fatto di pietra , o di rame , o di legno : E porto nello core una ferita , Che si conduca sol per maestria. Che sia , coni' egli è morto , aperto segno . (54o) Ohi è questa, che vieti , eh' ogni uom la mira, E fd di clarità 1' aer tremare, E mena seco Amor, sicoliè parlare INiili'uom ne pnote, ma ciascun sospira? Ahi Dio, chesemhra, quando gU occhi giraV Uicalo Anior, ch'io noi saprei contare j Cotanto d' umiltà donna mi pare , Che ciascun' altra in ver di lei chiam' ira . Non si porrìa contar la sua piacenza; Ch' a lei s'inchina ogni gentil vertute, E la heltaie per sua Dea la mostra: Non fu s"i alta già la mente nostra , E non s'è posia in noi tanta salute: Che propriamente n' ahhiam conoscenza , ( 54t ) r^erchè non furo a me gli occhi dispenli, O tolti sì , che dalla lor veduta INun fosii nella mente mia venuta A dire: ascolta se nel cor mi senti? Una paura di nuovi tormenti M'apparve allor sì crudele, ed acuta. Che l'anima chiamò: Donna or ci aiuta j Che gli occhi ed io non rimagniam dolenti, Tu iili hai lasciati sì, che venne Amore A pianger sovra lor pietosamente Tanto, che s'ode una profonda hoce ; La fpial dà suon : chi grave pena sente Guaidi costui, e vedcià '1 suo core Che morte il porta iu mau tagliato iu croce. ( 542) A me stesso di me gran pietà viene Per la dolente angoscia , eh' io mi veggio Di molta debolezza : quand' io seggio , L' anima sento ricoprir di pene ; Tutto mi struggo, perch'io sento bene, Che la mia vita è d'ogni angoscia il peggio: La nova Donna , a cui mercede io chieggio, Questa battaglia di dolor mantiene: Perocché quand' io guardo verso lei. Drizzami gli occhi dello suo disdegno Sì fieramente, che distrugge il core: Allor si parte ogni vertìi da' miei^ 11 cor si ferma pel veduto segno, Dove si lancia crudeltà d'Amore. ( 543) Deh spilli miei, quando voi me vedile Con tanta pena, rome non mandate Fuor della mente parole adornate Di pianto dolorose, e sbigottite? Deh , voi vedete , che '1 core ha ferite Di sguardo, di piacere, e d'umlltate: Deh io vi prlego, che voi '1 consoliate. Che son da lui le sue veriìi parlile. Io veggio a lui spirito apparire Alio, e gentile, e di tanto valore, Che fa le sue vcrtìi tutte fuggire. Deh, io vi prlego, che deggiate dire AllMma trista, che parla iu dclore, Com' ella fu, e fia sempre d' Amore. (544) Oe mercè fosse amica a' miei desiri , E '1 movimento suo fosse dal core; Di questa bella Domia il suo valore Mostrasse la vertute a' miei martiri ; D' angosciosi diletti i miei sospiri , Che uascou della meute, ov'è Amore, E vanno sol ragionando dolore , E non trovan persona, che gli miri; Girieuo agli occhi con tanta vertute , Che 1 forte , e duro lagrimar , che fanno^ Patornerebbe in allegrezza e 'n gioia; Ma sì è al cor dolente tanta noia, Ed all' anima trista tanto danno , Che per disdegu' uom non dà lor salute. (345) Una giovene Donna di Tolosa Bella e gentil, di onesta leggiadria, Tant'è diritta, e simigliarne cosa Ne' suoi dolci occhi della donna mia. Che fanno addentro al cor desiderosa L' anima in guisa, che da lui si svia: E vanne a leij ma tanto è paurosa, Che non le dice di qual donna sia. Quella la mira nel suo dolce sguardo, Nello qual fece rallegrare Amore, Perchè avea dentro la sua donna dritta. Poi torna, piena di sospir nel core. Ferita a morte d' un tagliente dardo. Che questa Donna nel partir le gitta . ( 346) Per gli ocelli fiere un spirito sottile , Che fa in la mente spirito destare. Dal qual si move spirito d'amare, Ch' ogni altro spiritel si fa gentile . Sentir non può di lui spirilo vilej Di cotanta vertìi spiri o appare : Questo è lo spiritel, che fa tremare Lo spiritel , che fa la Donna umile . E poi da questo spirito si move Un altro dolce spirito soave , Che segue un spiritello di mercede; Lo quale spiritel spiriti piove ; C ha di ciascuno spirito la chiave Per forza d' uno spirito che 1 vede . (347) Avete in voi li fiori e la verdura , E ciò , che luce , ed è bello a vedere . Risplende più che Sol vostra figura j Chi voi non vede, mai non può valere. In questo mondo non ha creatura Si piena di bella , né di piacere ; E chi d' Amor temesse , 1' assicura Vostro bel viso , e non può più temere . Le donne, che vi fanno compagnia, Assai mi piacen per lo vostro amore; Ed io le prego per lor cortesìa , Che, qual più puote, piìi vi faccia onore, Ed aggia cara vostra signorìa , Perchè di tutte siete la migliore. ( 548 ) A BERNARDO DA BOLOGNA v^iascuna fresca e dolce fontanella Prende in lisciar sua chiarezza e vertute, Bernardo amico mio ; e sol da quella , La qual rispose aìle tue rime acute. Perocché in quella parte , ove favella Amor delle bellezze, che ha vedute, Dice che questa gentilesca, e bella Tutte nuove adornezze ha in se compiute. Avvegnaché la doglia io porti grave Per lo sospiro , che di me fa lume , Lo core ardendo in la disfatta uavej Mando io alla Pinella un grande liume , Pieno di lamie , servito da schiave Belle ed adorne di geuld costume . ( 54a ) Jjeltà di Donna, e di saccente core , E cavalieri armati, che sian genti, Cantar d' augelli , e ragionar d' amore , Adorni legni in mar forte correnti. Aria serena quando appar 1' albore , E bianca neve scender senza venti, Rivcra d' accjua , e prato d' ogni fiore , Oro, e argento, azzurro in ornamenti, Passa la gran beliate e la piacenza Della mia Donna in suo gentil coraggio Si che rassembra vile a chi ciò sguarda . E tanto ha più d'ogni altra conoscenza. Quanto lo cielo della terra è maggio , A simil di natura ben non tarda . ( 35o ) i\ ovella ti so dire , odi Nerone , Cile i Btioudelmonti trieman di paura , E tutti i Fiorentin non gli assicura, Vedendo , che tu bai cor di lione . E più treni an di te , che d' un dragone , Yoggendo la tua faccia, eh' è sì dura. Che non la riterriaii ponti , ne mura , Ma si la tomba del Re Faraone . Oh come fai grandissimo peccato Sì alto sangue voler discacciare , Che tutti vanno via senza ritegno ! Ma bene è ver, che t'allargar lo pegno, Di che potresti I' anima salvare , Se fussi paziente del mercato. (35i ) C Hanno portata allo meo cor novella Della bellezza vostra, e del valore, E del pregio, che r^gna in voi. Donzella. Sì eh' oramai sua forza e suo vigore In amar mette voi, chiarita stella, Che parete verace Dea d' Amore ; Tanto siete piacente j adorna, e bella. Poi I tutto complimento in voi si trova, In voi amare certo lo cor meo Mette pensier , disio , e piacimento . Donqua posso ben dire senza prova. Che gli occhi miei han fatto sì ched eo For voi non poss' aver allegrameuto . 1 Poiché . ( 582 ) DI MINO DEL PAYESAIO D'AREZZO. Ani.o ^tiUo son lungiamente ^^^^' Dallo gran forzo d'Amore affannato, Ed eo mi son mostrato Sempre coutra di lui fero e silvaagio . Tutto suo siiiuora"i{io Par cli'aggia miso, e mette ognor me centra * Deo , perchè ciò m' mcontra , Che da nessuna parte aggio soccorso . Assai mi volgo e giro , E quanto più ra' adiro , Allor coiitra di lui men posso e vaglio . Dunque perchè travaglio in far difesa ? Già non mi par contesa Saggia d'uom basso con alto Signore. Ma pur natura isdegna, E fugge folle più di nullo male Ogni cosa , la quale Lui faccia signorìa ; tant' è isdegnosa . Ed co non aggio posa , Che 'u ciascun membro lo cor piange e dole; Ch' ella , dov' uom non vuole. Troppo li greva esser vint' e forzalo. Amor, poich'io non voglio, Perchè '1 tuo graude orgoglio ( 385 ) Par che pur peni di volermi a servo? Certo ben è superno il tuo volere, E nou legno savere Voler uom servidor coutra talento . Con tra voglia m' è tanto , Amor , tua orgogliosa signoria , Che cert' eo uon porìa In alcun modo aver con teco accordo,' E non perciò men ordo * Son eo perchè tu uii mostri avanti Li amorosi sembianti Di fpiella , di cui speri averme 'n freno. Ma se pur vincer credi, Assai conosci e vedi Ch'io non disio , né credo esser perdente; Perch'io sia men possente, non dispero j Che avvenir può l;'ggero ^ Che piccol forzo conchier grand' orgoglio , Eo già non mi dispero , Né non vivo temente con ragione. Ma tu , forte fellone , A torlo g ande faiini soverchianza j Che non sia tua speranza Che l'amar tuo amore piìi gradi, Che i piacer tuoi son radi. Ed han d'intorno sempre dolor niilie 1 Lordo , dui Francese orde Salr. 2 Legsermenle , Jacilmente ^ (S84) Dolorosi e puugeuti . E non curi , e non penti , Pur eh' uomo peni a diritto o a torto . Onde però comporto , e non m' arrendo p Cile credo combattendo Fuggir tua signoria fine a morte . Va , mia nova Canzone , A ciascun , che desia di stare amante , E dì, miri davante U uomo^ eh' è servo , non è in suo podere ; E poi fermi il volere, Se pur talenta di servire amore . Che non trovai signore Giammai senza ragion tanto crudele. Che per lui star servente Tonali ' core e mente , Cortesia, savere, e tutto bene. Paralo sempre in pene consomare : Douque chi vole amare. Ami , eh' eo parto ormai di stare amante . Amor , non disdegnare , Se non mi puoi forzare. Che tenesti gran doglia al meo core; Mai non curo dolzore , Che tanto , quanto '1 tuo , senta d' amaro . I Gli toirà . ( 385 ) v^iianto li piace, Amor, m'affanna e tira, Clied eo non volperò volerne passo; Tua benvoglienza non curo, nò ira , INè star per te giammai alto nò basso . Mill'anni il forzo ' tuo contra me gira , eh' amante mi farai pur come sasso : Dunqua che giova combatterm' in ira? Credimi tu forzar , s' i' non mi lasso ? Madie ^ non credo: or dunque che ti peni , E se' penato tanto lungiamente ? Ch' i' veggio ben come tu gli altri meni . Qualunque piti distretto tuo servente. Ontosamente in tal guisa l'affreni, Che onore, né disuor, nò so non sente. I Sforzo Risc. a Sic lite Deus adiuvit Salr. Tarn. II. aS ( 580 ) Iffipresscf nelle Blme Antiche sotté il ROffi* di Dunte Alighieri , àSou canoscendo , amico, vostro nomo Donde che muova, chi con meco parla, Conosco ben eh' è scienza di gran nomo, Sicché 3 di quanti saccio , nessun parla : Che si può l)eu conoscere d' un uomo , Ragionando, se a senno, che hen paila CoMvieu; poi voi laudar sarà foinomo E forte a lingua mia di ciò coni' parla. Amico , certo s onde a ciò , eh' amato Per amore aggifM saccio ben chi ama. Se non è amato lo maggior duol porta; Che tal dolor ten sotto suo camato Tutti altri, e capo di ciascun si chiama» Da ciò ven quanta pena amore porta. Aimo (587 ) DI FEDERIGO DALL' AMBRA A SER PACE NOTAIO. ,V ertale ' morte , vino , ira , ed amore Sormonta; tutte cose per potenza ^-^"^ Ella vertale avanza a mia sentenza. Che senza lei non può valer valore . Della venate nasce tutto onore ^ E la vertale è d' ogne ben somenza ^ • Per la vertale è fatta ogne scienza j - E sol per lei si guida il Criatore . Ciascuno ama venate per natura^ Ond' eo sol per trovarla disputando Mando un partito a voi, Maestro Pace: Qual stato è da laudar per più verace Tra bene avere e tormentare amando, O star più senz'amor che pietra dura? 1 Verità . 3 Semenza Salr. ( 588 ) AL MEDESIMO V^onsideraDclo ben ciò eh' è 1' Amore , E oom' el dona gioia, quaiit' e i|uale. Non è nel mondo amante sì corale , Che '1 dovesse tener per sno signore . Che Amore è passione ed amarore , Crudero , fero , falso , e disleale : Promette gioia, e dà dolor mortale; E dolola * sempre '1 mal in via peggiore , L'Amore dello Diavol tieu sembianza. Ch'ai sno maggiore amico dà più pena: E chi mercè li chiama , pesi il foco . E s' el dona piacere, eli' è sì poco Verso che forte dura sua catena , Che il mi par fol chi vuole su' amistauza . I Doppia . ( 589 ) AL MEDESIMO Amor conienza dolce umile e piano Per incannar gli amanti solamente; Amore areieca il cor più cognoscente ." Amor fa riloruar valore in vano : Amor d* ogne tormento è capitano ; Amor di franco staio fa servente : Amore offende più la bona gente: Tant' è d' ogne ispiacer sopravvillano . Amor lolle ardimento e dà tenjenza: Amor dà biasmo ; Amor bon pregio cassa Amor dona vergogi.a , onta, e danno; Amore, anzi Amaror, dà ijrave affanno; Amor tol gioia , Amor ricchezza abbassa ; Perchè ^ di lui nò mal , ne ben m'agenza *. 1 Per lo che Salv. ■5 Mi piace Salv- ( 590) AL MEDESIMO Ah. quanto male arven d'Amor mondano t E quanto ben si perde a gran follìa! Ch-e 'nanzi * inanzi * 1' nomo sì ne svia; Crede appressare , ed el va più luntauo . Amore è via peggio di scherano , Tanto fa forte e dura signorìa . Colui , che puote uscir di sua balìa , Ben può gioire a guisa di Troiano . Forza , disdegno , frodo , torto , e brama , Spiacer, dolor, sospiri, pianti, e noia. Lamento , pena, pasmo ^, angoscia , e morte Dona remore all' amadore in sorte, Mostrandoli di dar piacente gioia. Mal aggia Amore e chi più di me l'ama. 1 Innanzi, prima . 2 Inanzi , avanzi . 3 Spasmo , spasimo, dal Francese pdme Salv. <390 Amor, che tutte cose siguoreggia , Non fu chiamato Amor senza cagioue : Amor dai savj quasi ah mor ' s'espone; Guarda , se Amore a morte s' appareggia Che \A dimostra cosa, che gravcggia , E '1 Mar la morte a diitta iiiterzione. Altro non è 1' Amor , che passione , Che 'ncende, dolo, arde, e amareggia. Dunque '1 meo cor perchè tanto folleggia , Che vole star in sua suggezione , E di meo greve stato non m' alleggia? S' el si pensasse ben ciò eh' elli fé' già , E or presente fa contra ragione , Mai non si cingeréa ^ di tal correggia. I Ah io moro Bisc. "X Cingerla . V ( 592 ) ì^e Amor, da cui procede ben e male, Fusse visibil cosa per natura. Sarebbe senza fallo a punto tale, Com'el si mostra nella dipintura , Garzone col turcascio ^ alla cintura, Saettando cieco, nudo , e ricco d'ale. Dall'ale sembra angelica figura^ Ma a clii r assaggia, elli è guerrier mortale^ Gilè spoglia cor di libertà regnante, E fascia li ocelli delia previdenza , Saettando disianza perigliosa . E nel turcascio tien la gioi' ascosa Per darla sì dipo' lunga stagione, Cli'eo teguo ben garzou ciascun amante* 1 Turcasso Bisc. ( 393) A due signor non può durare un regno , Poi ^ son divisi in cor ed in parvenza : Similmente avven , a mia sentenza , Di donna, clic dà speme a due per pegno Che se valesse forza contr' a 'ngegno Aver contr'ardimento la temenza, Eo romperia del tutto vostra lenza. Che tormentando mi fa star a segno . Ma contra '1 vostro senno il mio podere Non vale più che '1 vile contra '1 forte , Gentil mio hene , somma di valore . Anzi il meo cor di gioia e di dolore Si resta dimezzato =» , e teme mofle , Poi 3 non si può partir , né rimanere . 1 Poiché . 2 A metà Bisc. 3 Poiché . ( ^94) DI RICCUCCIO DA FIORENZA Anno L> mpressa ( 4-5 ) Amor cUsceude e nasce da piacere ; E dona all'uDmo pena ed allegranza j E '1 suo cominclamenio è per vedere j Notricasi in paura ed in speranza; Nasce di gioia forte ^ a mantenere ; Amore a nulla cosa ha siraiglianza; E poi si fa air uomo si temere , Ch' amore è piena cosa di doltanza. Assai 2 eh' aman e non san che sia A more Creden ^ ch'Amor s'acquisti per servire j Serveno 4 e creden pur essere amati . E gli avven com' chi serve a mal signore; Da poi eh' amore nasce da piacere Molti amador d' amor sono ingannati , I Difficile . Q Molti . 3 Credono . 4 Servono . ( 4'6 ) Oe pur saveste, Donna, lo cor meo, E quanto per amor travaglio sento , Non mi dorrìa del mal cotanto reo, Ma coutere'mi ' in gran gioia il tormento . Voi state in gioco ed in solazzo, ed eo Sospiro, penso, doglio, e mi lamento. Quando dormite , eo veglio, e chiamo Deo Che a tale morte deami alleggiamento. Guardando vado , e vegno in quella parte Ove credo che siate , e non vi veggio , Rilorno lasso con mortai riposo . Sicché 'n vita né 'n cor non sento parte. Perdi' eo del senno for passo , e folleggio Come servente piìi d'altro doglioso. I i?/' conterei . ( 4-7 ) DI MICO DA SIENA Impressa nel Decameront del Bo<:cacci« , Giornata Decima , NovcUa Settima . JMuoviti, Amore, e vatlene a Messere, j^oj' E contagli le pene ch'io sostegno: Digli che a morte veguo , Celando per temenza il mio volere . Mercede , Amore , a man giunte ti clilamo eli' a Messer vadi là dove dimora . Dì che sovente lui disio ed amo. Sì dolcemente lo cor m'innamora, E per lo foco, ond'io luila m' iufiamo , Temo morire , e già non saccio Y ora Ch' i' pajta da sì grave pena dura La (piai sostegno per lui disiando. Temendo e vergognando . Deh il male mio per Dio fagli assapere . Poiché di lui. Amor, fa' innamorata , Non mi donasti ardir quanto temenza, Che io potessi sola una fiata Lo mio voler dimostrare in parvenza A fpiegU che mi tien tanto affannala . Così morendo il morir m' è gravenza: Forse elle non gli saria spiacetiz-'i, T&rii. II. 1- (4.8) Se el sapesse quanta pena i' sento , S' a me dato ardimento Avesse in fargli mio stato sapere. Poiché 'n piacere non ti fu , Amore , Ch' a me donassi tanta sicuranza , Ch' a Messer far savessi lo mio core , Lasso, per messo mai, o per sembianza, Mercè ti chero , dolce mio signore , Che vadi a lui, e donagli membranza Del giorno eh' io il vi^i a scudo e lanza Con altri cavalieri arme portare; Presilo a riguardare Innamorata sì che '1 mio cor pere . ( 4'9 ) DI RUSTICO BARBUTO Imptess» ne' Comrnentarj della Volpar Poesìa, del Crescinibeni. lo aggio inteso , che sanza lo core Anno Uoni non può viver, ne durar neente; Ed io vivo sanz' esso nel colore ; Però non cangio né saver ^ nò mente. E quest' è per la forza del Signore , Che '1 n' ha portato , eh' è tanto possente y Che lo parilo dal corpo : ciò fu Amore , E misclo in halìa dell'avvenente. Lo cor , quando dal corpo si parilo , Disse ad Amore : signore , in qual parte Mi meni? e que' rispose: al tuo disio. In tale loco, che giammai non parte. Insieme sta lo core e l'amor mio ; Così vi fo3se il corpo in terza parte e fiore aloroso Perchè ancidete lo vostro servente? Che piango, e chero voi, viso amoroso, Perciochè tutto soii vostro ubbidente. Quando lo sguardo fammi star pensoso , Taut' è giojoso fresco ed avvenente , Volere e core meo si è coraggioso , Perdi' ami lo rubino sprendiente . E sprendiente slete come '1 sole. Angelica figura e ddicata , Ch' a tu Ite r altre togliti le valore . Se risplendete , 1' alto Iddeo lo vuole : Nulla bellezza iu voi è mancata j Isotta ne passate , e Blauzifiore . ( 453 ) V iso mirabil , gola morgauata , Non ho trovata tua par di bellezze : Al mondo non ne fu nessuna nata , Che somigliata fosse a tue fattezze . Savere e cortesia ti fii donata ^ Che 'n ha furata poi dir l'hai tu avezze Dio oltre piacere l' ha formata , Ed innalzata j ed co n' aggio Laidezze; Che son del tuo giardino pasturale : E quanto vale a mia guisa si porta, E si disporta a tutto meo piacere. In te, mia Donna, posa piacer tale, Che, quale uomo ad esso s'apporta. Giammai non porta noja , uè spiacere , (459) V er te mi doglio , perch' hai lo savere Amico Bruuelliii, di mia pesanza . Aggio perduto ciò , eh' io solea avere , Intendi gioja della mia iniendanza : Doud' eo tormento, e son quasi al perere, Sì aggio al core greve malenanza : Però ti priego , che li sia in piacere , Che del meo male prendati pietanza Di gire a mani giunte allo meo Amore , E cherile mercede umilemente , Ched ella non m' ancida per suo onore e E falle manifesto certamente. Che, s'ella ancide me suo servidore, Verrà in gran dispregianza della gente . ( 46o) jAngelica figura umile e piana ,. Cortese , e saggia veggio addovenire In ver me fera crudele , e villana , Ed orgogliosa più , eh' eo non so dire : Oud' eo mi credo aver ventura strana ; Tuttor , cui servo , 1' ha per disservire : E posi lo mio amore in cosa vana ; Mercè le chero, non mi degna audire- Gentil pulzella , cherovi pietate ; v Per Dio lo fate , pome d' ogne flore , Non vi mostrate sì empietate ; Che 'n foco ardente vive lo meo core , E moromi lo giorno assai fiale ; Tanto mi stringe di voi fino amore ., ( 4«' ) ijasso, per ben servir son adastiato, rfon ève in grato a cui aggio servato; E per amar mi trovo disamalo , E discacciato , e non ne trovo aiuto . E senza offension sono incolpato , E giudicalo , e non aggio falluto ; Ne però non si move lo mio usato , Cui aggio amato son suo conceduto. Cui ho servuto un dono mi facesse ; NoUe spiacesse poich' io 1' ho servuta ; Avria compiuta tutia mia speranza: Di tale erranza lo meo cor traesse , Che non fenesse per està feruta, Ch' è piii acuta , se fosse di lanza . ( 4<52 ) Ci era amorosa di nobilitate, Voi m'assembrate donne '1 fiore: Spera clarita , che '1 mondo lumate , Quando celate , turba lo clarore . Bandera delle donne innamorate , Voi avanzate sovra ogn' altra Amore ; Regina sovra l' altre incoronate , Par non trovate quanto'! sol dà albore, Ood' io lo cor per voi porto gaudente. Quando aggio a niente , noljile pantera ,. Vostra lumera , che m' ha sì innalzato j^ Che son montato in aria veramente , E dello mondo porto luce , e spera^ Ed ho ma nera d' ogn' innamorato . ( 465 ■) Ocd io avesse tanto d'ardimento, Gentil mia Donna , clied a voi coniasse Li gran martiri , eh' allo meo cor sento, Li quai mi dona Amor , eh' a voi mi trasse, Credo n' avreste alcun provedimento , Poiché savesle , eh' eo tanto v' amasse , Qiiaut' eo voi amo di puro talento D' ubbidir voi, o chi per voi parlasse j E sol per questo indivinar vorria Ciò , che piacesse a voi , gioiosa gioja j E per aver compita maestria Di ciò schifar , eh' a voi tornasse noja : Or duuqua piaccia a vostra gentilia Soccorrermi davanti eh' io mi moja. ( 464) VJ lasso me, cbe son preso ad inganno, Siccoiue il pesce , eh è preso alla lenza $ Che '1 pescatore li profera danno , E (jucl lo piglia, e falla sua credenza: Siniil son eo d' uno amoroso affanno : Vidi ver me i^iochita proferenza , Che mi distc'uiie tutto al suo comannoj Sicch' oramai non saccio la partenza: Dond' eo tormento , e gioja non mi vene , Che mi traggesse mai di tanto ardore , Quanto lo corpo meo lasso sosteue . Dogliose membra, ancidete lo core, Per lo i^ inleudo : all' antica stagione , i3oo. Che Giusep' da Giacobbo ebbe scienza In ciò, che tu domandi. Faraone, Tenendol preso , fenne sperienza. Esso non l'ebbe d'umana ragione; Grazia li fè la divina potenza, Senza la qual ciascun parla a tastone; Cosi intendo di dir, non per sentenza. Della ghirlanda, e della vesta e' hai, Mi par niostrauza , che ti vuol donare Compitamente ciò , che speri d' ella ^ Se tu 1 prendi , mi par , Y ucciderai ; Che peggio è morta, chi da tal fallare S' ad(^uce : mostrai quella, che rambella. ( 5o5 ) DI DIJNO FRESCOBALDI Un sol pensier, che mi vieu nella mente , Anno Mi dà con suo parlar lauta paura , *^®^* Che *1 cor non si assicura. Di volere ascoltar quanto ei ragiona. Perchè mi move parlando sovente Una hattaglia forte e aspra e dura. Che sì crudel mi dura , Ch'io cangio vista, ed ardir m' ahhandona. Che 1 primo colpo , che quivi si dona , Riceve il petto nella parte manca Dalle parole, che '1 pensier saetta; La prima delle quai si fa si franca , Che giugne egual con virtìi di saetta , Dicendo al cor ; tu perdi quella gioia. Onde couvien, che la tua vita moia. In questo dir trovo tanta fermezza , Che dove nascer suol conforto iu pria, Or pili tosto si cria Quel , che mi fa di vita sperar morte j E quivi cresce con tanta fierezza Questa speranza, che così m'è ria,, Che ogni altra fugge via ( ^'^4 ) Vinta e tremando, e questa riman forte. E se le mie virtù fussero accorte A far di loro scudo di mercede Vienne un disdegno , che lo spezza e taglia; E questi è quei , che duramente fiede , Che dice alla seconda aspra hattaglia; Io tolgo pace a tulli tuoi desiri, E do lur forza di crudel martìri. La terza vicn così feia parlando, E di tal crudeltà signoria porta , Ch' assai più mi sconioi la , Che non faria di morir la speranza. Questa mi dice, così ragionando; Vedi pietà, ch'io la li reco scorta. La qual fedita e morta Fu nel partir della tua bella amanza , In te convien che cresca ogni pesanza Tanto , quanto ogni ben tuo fu il disio , Ch' era fermato nella sua bellezza : Che quel piacer, clie pria il cor t'aprìo Soavemente con la sua dolcezza , Così , come si mise umile e piano , Or disdegnoso s' è fallo lontano . Canzon, di quello, onde mollo mi duole, Tu porterai novella A quella giovinetta donna bella , Che più bella è che '1 Sole . Tu la vedrai disdegnosa ridendo ( 5o5 ) Render grazie a colui , Che co' martìri sui Mi fa COSI per lei morir piangendo r^oscia che dir convienimi ciò ch'io senio, E eh' io sosteeno faticosamente Per la vita dolente , Che piangendo alla morte mi conduce j Qual sia e quanto il mio crudel tormento , Dirollo a voi, mia donna, solamente. Cui paurosamente Guardar disio , che negli occhi mi luce . Se questa doglia , eh' a parlar m' induce , Può sostener , che non m' uccida intanto, Comincerò il mio pianto j Che so che l' ascoltar vi fia soave , Vedendo quel eh' Amor per voi mi face ; Se non vi fosse grave La fine, ov'io attendo d'aver pace. Io sento piover nella mente mia Amor quelle helleze, eh' in voi vede, E il disio , che vi siede , Crescer martiri con la sua vaghezza. E conoscendo che heìlezza sia , E' s' innamora j che piacervi crede. ( 5o6 ) Così nella sua fede Lo 'uganiia Amor per la vostra fierezza. Che se '1 pensier vi tragge a mia gravezza. Questo move il dolor, che vi contenta; E sto. e fior m'allenta Non par eh' il senta ; onde poco mi vale . \oi disdegnate sì ch'Amor vi guata, A cui tanto ne cale , Che mai nou posa, sì v'ha consolata. Il consolar, che fa la vostra vista, E che per mezzo il fianco m' apre e fende , E quivi tanto attende , Che '1 cor couvien che rimanga scoperto. Poi si dilunga , che valore acquista , Gridando forte, un suo durar contende, E la saetta prende. Tal che uccidermi ei crede esser certo. Ed apre verso questo fianco aperto , Dicendo , fuggi all' anima che sai , Che campar noi porrai . Ma ella attende il suo crudel fedire , E fascia il cuor nel punto, che saetta, Di quel forte disire , Cui non uccide colpo di saetta. Poi che nel cor la percossa m' è giuuta. Ed io rimango così nella vita, Com' uom , da cui partita Fosse ogn' altra virtù forte e sicura. (5o7 ) Perchè dinanzi all' affilala punta , Credendo eli' allor sia la mia finita. Ciascuna s' è fuggita. Cosi facesse quella, che ancor dura, La qual di me altresì poco cura lu consumarmi, quanto faccia Amore. Che per lo suo valore Io posso dir , che io non sia or mortoj Che sarei fuor del male, che io sostegno, Dove m' è fatto torto , Che l'umilia vi fa crescer disdegno. Dunque , se 1' aspro spirito , che guida Questa spieiata guerra e faticosa , Vi vede disdegnosa Di quanto cheggio per aver diletto , Come così nella morte si fida , La quale esser non può tanto gravosa. Se la vita è noiosa , Che non sia pace, ed io così l' aspetto? Voi udirete ; che sentir mi pare Una voce chiamare , Che parla con pietà, vinta e tremando, E viene a voi per pace di colui , Che la morte aspettando Vede la fine de' martìri sui . ( 5o8 ) Voi, che piangete uello stalo amaro, Dove ogni ben v' è caro. Come la luce nella parte oscura, E che ponete nel dir v(jstro chiaro , Che oltre di voi ho paro,- Esser non può in si crudo! vita e dura; leggete me , se l'ardir v'assicura, Ch' io sou mandalo solamente a vui Da parte di colui, A cui non vive diletto di pace ; Perchè tanto li piace , Che voi pensiate a lui, anzi che muoia. Quanto gì' iucresce della vostra noia . E' fu menato con un sol desire In loco , ove sentire Ogn ora li couvien nuovi martiri , iVou già per voglia del suo poco ardire; Ch' ei non credca seguire La pena, ove coavicn eh' egli or si giri, La qual non vuol che i dolenti sospiri Vadano in parte, ove pietà li senta. Cotanto le conteula Gh' ei provi deli' asprezze del diserto , Ov' ei morrà per certo : Ch'è la foresta, ove convien ch'uom vada, A guida di Leon, fuor d'ogni strada. Io era dentro ancor nella sua mente, ( 5o9 ) Quando primieramente Gli apparve un de' Lioii della foresta. Il rpial giuu'^endo iuiqiiiiosameute, Quivi subitanieute Gridando , verso lui volse la testa . Nel cuor i^li mise allor sì gran tempesta Quella spietata e paurosa fera , E di colà , dov' era , Partir lo fé' con doloroso pianto j E così il cacciò tanto , Che ad una torre e bella e alta e forte Il miso per paura della morte . Poi che fu giunto, credendo campate, Cominciò a chiamare, Aiutami pietà, ch'io non sia morto. Ma e' si vidi.' tosto incontro fare Tre , che ciascuno ailare Volevan quel che prima l'avea scorto , Per che ciascun fu di tenerlo accorto , Tanto, elle di lassù scese donzella Gaia, giovine e helìa,» Dicendo j quel disio, che ti conduce, Mosso è dalla mia luce, Onde convien, ch'io vendichi l'offesa. Dove li venne così folle intesa . Negli "occhi suoi gittò tanto splendore, Che non ebbe valore Di ritenerlo ; sì che non s'avvide (5.0) Come per mezzo aperto gli fu il core Per man di quel siguore , Che con tormento ogni riposo uccide. Ma poi, com'uom che d'altro secol riede, Vii di paura e di pietà pensoso , Destossi pauroso , E vide ghe costei s' era partita , Ma trovò la ferita , Ove ognor cresce di lei nuova amanza , Che vi conduce ogni crudel pesanza . A er gir verso la spera la Fenice Si scalda si , che poi accende fiamma 11 loco, ov'ella infiamma Sì, che natura vince vita allora . Così, per veder che il mio pensier dice, Mi mena Amor verso sì fatta fiamma, Che'l cor già se ne infiamma Tanto, che morte lui prende e colora Dello suo frutto altero chi innamora . Tanto è cocente , che chi '1 sente chiaro , Trova radice d'ogni stato amaro - E Ju mi par sentir già nella mente , • Venuto per virtù d'està Ugelletta, La fjual uom non alletta , (5,> ) Né altro fuor che amor che lei inlend^i Fora spicciato sì possibilmente , Che dentro stando tempera saetta , O ide poi insaetta L'-" f>iie viitù SI , che '1 martir m' apprenda. Ed io, che temo nel finir m'offenda, Chero pietate al cui richiamo io sono. Ed a costei nel mio finir perdono . Di ciò che la mia vita è in nimislate Lo suo hello sdegnar qua] vuol la mira, Priegol , poi che mi tira In su la morte , che mi renda pace . Che mi mostra un pensier molle fiate , Il qual d' og'i' altro più di dolor gira , Com' io le sono in ira Sì, che tremando pianger me ne face. Lo spirito d'Amor, che nel cor giace. Per confortarmi ini dice , tu dei Amar la morte per piacer di lei . Allor ch'io odo, che pei- suo diletto E' mi convien provar quel falso punto , Ov' io son quasi giunto. Sì, che mi mostra un doloroso affanno. Dico, che mosse del suo intelletto L'ardente lancia lasso! che m'ha punto Dritto nel fianco appunto. Ed in quel loco, ove i sospiri stanno; Li quali sbigottiti ni- se v\c vanno (5.2) Davanti a quella per mercè , di cui , Poi eh' io la vidi , innamorato fui . Deh! Canzonetta, io vuò che tu celata Teughi costei con le parole , eh' hai , Ovunque tu girai ; Perchè mi par che a torto facci offesa, Non vuò che tua ragion ne sia ripresa. ( 5I5 ) Uonna dagli ocelli tuoi par che si mova Un lume , che mi passa entro la mente ; E quando egli è con lei par che sovente Si metta nel desio , che in lei si trova . Di lui v'appare una figura nova. Che si fa loba e trovasi possente ; E signoria vi tien sì aspramente , Ch' ogni ferezza al cor par che vi piova . Pietà non v* è , ne mercè , uè calere j Perchè si fa crudel com' ella puote , E disdegnosa della vita mia. Gli spirti , che noi posson sofferere , Ciascun si tien d' aver maci^ior virtote &&' 9 Qual può dinanzi a lei partirsi via //, m. (5.4) Amor, se tu se' vago di costei, Tu segui ben la* più diritta via ; Che sol per acquistar sua signoria Ti fai crudel vie più eh' i' non vorrei. È poi s' i' veggio te venir con lei, Tu apri tosto un arco di Soria , E per la fine della vita mia Ti metti a saettar per gli occhi miei. Queste saette giungon di tal forza . Che par ch'ogni mio spirito si doglia Cotanto trae diritto, presto e forte. Cosi di quello , onde il disio mi sforza , Mi convien sofferir contra mia voglia, Tremando per paura della morte. (5,5) 1 aula è r angoscia , che nel cor mi trovo , Donde la niente tremando sospira , Che spesse volte in sul pensier mi tira. Nel qual pensando assai lagrime piovo . Cile queir avversità , eli' io allor movo , Mi mostra il tempo , ove morte mi giia ; E la virtù , che la vita desira Veggio distrugger co'mariir, ch'io provo. Questi martìri , che nel cor passaro , Provando lor virtù naturalmente", Venner di tanta forza , e sì possente , Che tutti li miei spiriti tremaroj Poi non sostenner, che m'ahhandonaro Lasso ! fuggendo sbigottiiamento . ( 5i6 > U na stella con sì nuova bpllezza , Ched il Sol vince ed ombra la sua luce ^ Pf 'j1 ciel d' Amor di tanta viriìi luce , Che ni' innamora della sua chiarezza. E poi si trova di tanta fierezza , Vergendo come nel cor mi traluce , Che ha preso con que' raggi, ch'ella iuduce, INel firmamento la maggior altezza. O come, donna, ques'a uova stella Sembianti fa , che il mio viver le spiace? E per disdegno cotanto è salita ! Amor, che nella mente mi favella, iJel lame di costei saette face , E seguo fa della mia poca vita . <5.7 ) Impresso ne' Commentai' ideila Tolgar PoeiUi. dei Cresciinbeni , Vanesia è la giovinetta, ch'Amor guida, di entra per gli occhi a ciascun eh» lo vede. Questa è la donna piena di mercede , In cui ogni virtù hella si fida . Vieule dinanzi Amor , che par che rida Mostrando il gran valor, dov'ella siede j E quando giunge ove umiltà la chiede^ Par che per lei ogni vizio s' uccida . E quando a salutare Amor la induce, Onestamente gli occhi move alquaito^ Che danno quel disio , che ci favella . Sol dov' è nobiltà gira sua luce , Il suo contrario fuggendo altrettanto, Questa pietosa giovinetta bella. (5.8) Pr-r tanto pianger, che i miei occhi fenno La!^o ! faranno V altra gente accorta Dell'aspra pena, che lo mio cor porta Delli I ci colpi , che ferito 1' hanno ^ Che i miei dolenti spiriti, che vanno Pietà caendo , che per loro è morta, Fuor della labLia sbigottita e smorta Partirsi vinti, e ritornar non sanno. Questo è quel pianto, che fa gli occhi tristi, E la mia mente paurosa e vile , Per la pietà , che di se stessa prende . O dispietata saetta e sottile , Che per mezzo lo fianco il cor m'apristi Com'è ben morto chi'l tuo colpo attende. ( 5i9 ) Non spero di trovar giammai pie la te IVegli occhi di costei ; tanto è leggiadra . Questa si fé per me sì sottil ladra, Che il cor mi tolse in sua gioviue etate. Trasse Amor poi di sua nuova bellat€ Fere saette in disdegnosa quadra ; Dice la mente, che non è bugiadra. Che per mezzo del fianco son passate, Io non ritrovo lor ma il colpo aperto. Con una voce, che sovente grida, Mercè, donna crudel, gioveue e bella. Amor mi dice che per lei favella. Nuovo tormento convien che ti uccida Poi non ««' morto per quel eh' hai sofferto.. ( Sso ) In quella parte, ove Lice la stella, - Che del suo lume dà nuovi disiri, Si trova la foresta de' martiri Di cui Amor cotanto mi favella . Quivi fu la mia mente fatta ancella; Quivi convien , che la mia luce miri j Quivi trae fuor di paura sospiri Questa spietata giovinetta bella . Pietà quivi non trova signoria. Né umiltà contra disdegno sale Se del tormento morte non si cria . Chiamar soccorso di mercè non vale A questa j che marini per me tria , Mostrando che di ciò poco le cale. ( 5ai) Jrosr'ia eli' io veggio F anima parlila 13i ciaiciieduna dolorosa asprezza , Dirò , come la mia nova vagliezza Mi tieue in dolce ed iu soave vita. Che per lei m'è nella mente salita Una donna di gaia giovinezza , Che luce il hime della sua hellezza, Come stella diana , o margherita . Questa mi pon con le sue man nel core Un gentiletto spiriro soave , Che piglia poi la signorìa d' amore . Questi ha d'ogni mio spirito la chiave. Accompagnato di tanto valore , Ch* ess^r non può con lui spirito grave ( 522 ) (jiovane , che così leggiadramente Di te mi fai ragionare d' Amore , Tanto mi piace il tuo gentil valore Quani'e' mi par d'ogn' altro più possente. Che immaginando tua beltà sovente Nel tempo, ch'ogni mia speranza muore. Tu pigli tanta signoria nel core , Che tu mi fai maravigliar la mente . Poi vi ti posi così , come quella , Che trova ferma nella sua vaghezz Ciascuna parte della mia persona . Dicemi Amor : questa giovine bella Ti signoreggia con tanta piacenza , Ch' ogni grave tormento t' abbandona ( 5a3 ) • Quest' altissima stella , che si vede , Col suo bel lume mai nou m'abbandona. Costei mi die clii del suo ciel mi dona Quanto di grazia il mio intelletto chiede, E*l nuovo dardo, che in questa man siede ^ Porta dolcezza a chi di me ragiona , In altra guisa morsa , che persona Non fedì mai , ne fedirà , uè fiede . Perchè mercè aver così mi piace Con questa nuova leggiadria eh' io porto, Dove mai crudeltà neuna giace . Entro quel punto ogni vizio fu morto, Ch' io tolsi lume di cotanta pace ; Ed Amor saj che io oel feci accorto. (5^4) 1-ia foga di rpiell'arco, che s'aperse Per questa donna cou le mais d'Amore, Si chiuse poi ', oud' io sento nel core Fitto un quadrel , che morie li scoperse. Perchè di fuor la mia lahLia coperse D' oscura qualità , sì che il dolore Si mostra hen quai-l' è nel mio colore ^ Quel che giungendo l'anima sofferse. Nella presta jiercossa» di costui , Che allora fece la mente tremare, La sconsolata fu d' angoscia iuvolta. Come dirittamente vide trare Quei che piangendo mi consuma pui; E volle che pietà le fusse tolta. ( 5:ì5 ) Dell! giovanetta, de' begli occhi tuoi, Che mostrali pace ovunque tu gii girij Come può fare Amor crear mariiri Sì dispietati, che uccidano ahroi? Come che n' entri prima, e ii' esce poi Coperto, ch'uom non è che fiso il miri. E le saette fascia di sospiri , E '1 cuor mi taglia co' rei colpi suoi. L'anima fugge, però che non crede Che nel gravoso male , eh' io sostegno, Aggia alcuna speranza di mercede. Vedi a che disperato punto io vegno, Ch' io soii colui , che la sua morte vede Nata di crudeltate e di disdegno. ( 526 ) DI VERZELLINO A DINO FRESCOBALDI U na piacente donna conta e bella Un valletto riguarda tanto fiso , Che gli ha lo cor per lo mezzo diviso E similmente il guarda una pulzella . Ciascuna per amore a se 1' appella j La donna il miia tuttor senza riso; E la puleella s' allegra nel viso , Quand' ella il vede , e tutta rinovella . Onde il valletto dice, che lo core * Donar vorria alla più amorosa, E sol di lei vuol esser servidore. Veder non sa cui piìi distringe Amoref Né qual di lui si sia più disiosa. Dunque sentenzia chi ha più valore. (5.7 ) RISPOSTA DI DINO A VERZELLINO Al vestilo dir, che d'Amor mi favella, Risponderò perchè io ne son priso . Dico , che se '1 valletto è saggio e imis© Lasci la donna , e prenda la pulcella . Che s'ella è gaia, giovinetta, e Leila, Dee il core aver più caldamente acciso; E se la donna l' ama , e mira fiso , Esser può vaga, ma non siccom' ella. Però che la pulcella, che ha il suo core Mosso ad amare è fatta disiosa , E non chiede altro che '1 disio d'amore : Non può esser così donna , eh' è sposa . Questo mi mostra il dolce mio Signore , Che andar mi fa con la mente pensosa. (5^9) INDICE DE' Poeti « • Albertino Cirologo . . ; . . , 162 Albertuccio della Viola 225 Amorozzo da Firenze nQ Anselmo da Ferrara , . . . . i 3o Arrigo Baldonasco 60 Attaviano, o sia Ottaviano Cardinale degli Ubaldini 23r Bernardo da Bologna 276 Betto Mettefuoco 73 BiNDO d' Alesso Donati , 2 45 Cene dalla Chitarra 196 Chiaro Davanzati 44 CioNE Baglione 5oi Conte di Santa Fiore 167 Conte Guido Novello i63 Dante da Maiano , 4^^ Dello Bianco di Bucarello ; . 8g Dello da Signa iSj Dino Compagni , 4^2 Dino Frescobaldi 5o3 Dotto Reali 49 Dozzo, ossia Deozzo; o Audreozzo Neri g5 Tom. IL «4 ( 53o ) Federigo dall' Ambra ZS^j Folgore da San Gemignauo i68 Francesco Ismera 4^8 Frate Angelo da Camerino . . . ^ . . S-yg FREDi»da Lucca 4^8 Geronimo Terramagnino 55 Gervasio Ricobaldo da Ferrara .... 246 Gianni Alfani 4^^ Giovanni dall' Orto : g6 Giovanni Marotolo . , go Giraldo da Castello 265 Guido Cavalcanti , : ... 276 Guido Orlandi . . : 266 GflRAziOLo da Fiorenza 58 1 Iacopo Mostacci , o Mostazzo 208 Lapo ^ o Lupo degli Uberti 242 Lapo Gianni, ossia Giovanni Lapo , . io4 Lapo Saltarello 4^^ LexMmo di Giovanni d'Orlandi 211 Lippo Paschi de'Bardi 265 LoFFO, o Noffo Bonaguida 257 Maestro Migliore da Fiorenza .... i55 Masarello da Todi 87 Meo Abbracciavacca , o Braccio Vacca i Meo di Bugno da Pistoia 220 Messer Caccia da Castello 570 Messer lo Abbate di Napoli 160 Mico da Siena ^ 4^7 (53. ) Mino del Pavesalo 5(S2 Monna Nina 497 . Monte Andrea da Firenze 23 MoNTUccio Fiorentino 575 INfuccio Piacenti 264. Onesto Bolognese 1 46 Paganino da Sorznna 200 PucciAREELO di Fiorenza 218 Ricco da Fiorenza 5g5 Pucco da Varlungo 5oo Piiccuccro da Fiorenza 3q4 Rustico Barbuto 58(> Salvino Doni 5o2 Ser Baldo Fiorentino 2 53 Ser Bello 507 Ser Manno 2X1 Ser Monaldo da Soffona . . . " 255 Ser Pace Notaio 5n8 SiMBuoNo Giudice 82 Terino da Castel Fiorentino» ....*.. i54 Tomìiaso Buzzuola 248 Ubaldo di Marco 56 Ugo di Massa da Siena i55 Ugolino Buzzuola 25(> Ug(»lino Ubaldini 1U2 # ( 535 ) INDICE DELLE RIME A due signor non pub durare un regno SgS j4 forza sono amante 227 ■^ggio talento s' eo sai^esse dire. ... 4^5 ^hi Deo mercè che fia di me Amore 2^ Ahi doloroso lasso più non posso . . 575 Ahi gentil Donna gaia ed amorosa . 4^5 Ahi lasso doloroso più 7ion posso . . 3i Ahi lasso taupino altro che lasso . . ig5 Ahi nieve lasso che in cantar m'avvene /^^o Ahi meve lasso la consideranza ... 4^2 Aid misero taupino ora scoperchio . . 28 Ah guanto male a^^ven d'Amor mondano 3ga Alla brigata nobile e cortese.. .... 17 1 Alla danza la vidi danzare 225 Alla domane al parere del giorno . . igS Al motto diredan prima ragione . . . 274 Al i'ostro dir che d'amor mi fas^ella 627 A me stesso di me gran pietà viene. 542 Amico caro non fiorisce ogni erba. . 170 Amico io intendo all'antica stagione. S02 Amico proi'i'eduto ha ?nia intenzione. 4^7 A f ìlice saccio ben che sai limare. . . 271 Amor biasmato molto mi dispare . . . 407 ( 53:i ) ^mor che tulle cose si'j^noreg^ia . . . 5gi Amor coinenza dolce umile e piano . 5 89 jémor discende e nasce da piacere . 41^ Amore amaro a morte ni lud feruio . ii i Amore e Mona Lagia e Guido ed io . 568 Amoie eo cJiero mia Donno in domino. io\ Amore perchè ni hai 73 Amor io non sbn deg/io ricordare.. . 1 1 1 Amor io prego la tua nohiltatc ... 114 Amor ni agenza di tutto valore. . . . 408 Amor vt ancide né da lui difesa ... 474 Amor mi fa sì fedelmente amare. . , 49^ Amor noi^'cllamente 70 Amor nuoi'a ed cuitica vanitate. ... 12-7 Amoroso voler ni ave commosso ... 248 Amor perfetto di virtii infinita So 2 Amor s^ eo parto il cor si parte e dole i55 Amor s' eo if ho gabbato 235 Amor se tu se'' vago di costei . . . . 5i4 Amor tegnomi matto 11 Angelica figura 2 56 Angelica figura nuovamente 112 Angelica figura umile e piana 460 Angioletta in sembianza ii5 A pili voler mostrar che mostri vero Si A quella amorosetta forosella inS A San Giovanni a Monte mia Canzone 45 A scuro loco conven lume clero ... 20 ( 555 ) Assai son certo che sementa in lidi. i5o A suon di trombe innanzi che di corno 269 A tal ferezza m'ha menato Amore. . 229 A^'ete in voi li fiori e la verdura . . 347 Avuta ho sempre ferma opinione . . . 5oo Ballata poi che ti compose Amore. . 118 Ballatetta dolente 4^5 Beltà di donna e di saccente core . 349 Ben è ragion che la troppo orgogliaii^a 67 Ben veggio Amore che la tua possanza 466 Bon servo a suo signor porla leanza 409 Cera amorosa di nobilitate 4^^ Certo mie rime a te mandar vogliendo 56 1- Certo non è dall'intelletto accolto. . 55 1 Chi è questa che vien eli ogni uomlamira 5^o Chi nelle pietre semina somente ... 92 Chi pub aggiunger un dito a sua statura i 5o Chi sé medesnio inganna per negghienza 456 Chi sua voglienza ben avesse intera. 99 Chi ricevè giammai sì fero inganno . 5 9 Ciascuna fresca e dolce fontanella . 54B Ciascun eli ama s' alle gii 594 Cogli occhi Amor dolci saette ni archi 17 Coni auro eh' è affinato alla fornace. . ogn Come 'Ifantin che nello speglio mira 44 Conio le stelle sopra la Diana. . . . 254 Coni pili diletto di voi Donna prendo. 489 Coni noni che lungamente sta in prigione 261 ( 5%- ) ^^ 'Considerando ben ciò eh' è L' Jmore. 588 Considerando ifigcgno e pregio fino . 4^4 Considerando L' altera valenza .... 8 Considerando un amorosa 'voglia. . . 4?^ Contraggio di grand ira benvoglienza 4^5 ConDeninii dimostrar lo meo savere. 4^^ Conveinnn dir Bladonna e dimostrare. 4^9 Cortesia cortesia cortesìa clamo ... i68 €osì fcftcste voi o guerra o pace . . 194 Così fossi tu acconcia di donarnd. . 263 Cotanto è da pregiar ogni figura. . . 32 1 Ciedo nullo saggio a visione 5o i Da doglia e da ìancura lo meo core 47^ jy Agosto sì 'vi do trenta castella. . 179 jy Jmor non fu giammai 'veduta cosa 166 Dante un sosjìiro messagger del core 356 Da poi dì L V amo donna mia valente 91 D Aprile vi do la gentil campagna . 1^5 Davanti voi Madonna son venuto . . 1 46 Dell i^iovanetta de' bcAi ocelli tuoi. . 525 Deh spirti miei quando voi me vedete. 545 Della mia Donna vo' cantar con voi. 420 Del mar si rompe r onda e fa tempesta 63 Dentilo dal cor ni è nato 253 Di Agosto vi riposo in Ancon bella. 20 3 Di Aprile vi do vita senza lagna . . 109 Di cih chi audivi dir primieramente . 498 Di cih che 7 meo cor sente . : . . . 49 Di gran guisa mi fa meravigliare . Di Luglio in Siena sulla saliciata . Di Luglio vo' che sia colai brigata Di Maggio sì vi do molti cavagli . Di Marzo sì vi do una peschiera . Di Marzo vi riposo in tal numera . ( 537 ) JD/ ciò che stato sei dimandato re. . . 4gr Di Dicembre vi pongo in un pantano 207 Di Fehbrajo mi metto in valle ghiaccia 197 Di Febbrajo vi dono bella caccia Di Giugno dov'vi una montagnctta. . 177 Di Giugno siate in tale campagne tta 201 88 178 202 176 174 198 Di Novembre vi metto in un gran stagno 206 Di Ottobre nel conta cK ha buono stallo 1 8 1 Di Ottobre vi consiglio senza fallo . 2o5 Di Settembre vi do diletti tanti ... 180 Di Settembre vi do gioielli alquanti. 20 1\ Di Tomeo le rade penne i52 Di voi mi stringe tanto lo disire. . . /^S\ Dogliosamente con grande alle granza 221 Doglio languendo di greve pesanza . 16 Dolce è ilpensier che mi nutrica, il core, i og Donila dagli occhi tuoi par che si mova 5 1 3 Donna la disdegnanza 44^ Donna la donna mia ha d' un disdegno ^2 1 Donna mi prìega perdi io voglio dire 289 Donile se il prego della niente mia .. 122 D' un amorosa voglia . . 3_2S ( ^^3 ) E di Dicembre ima città in piano . . i85 E di J\ovembre petrinolo e 7 bagno 182 Ed Oì^ni giovedì tornianìento igo Ed ogni venerdì gran caccia e forte igi E il sabbato diletto ed allegrezza . . 192 E il martedì li do un nuovo mondo. 188 Eo nialadico V ora che 'mpromero . . i53 Era in pensier d'Amor cjuand' io trovai 280 E s' elnon fosse ilpoco meno e 'l presso 3 iS E spaventa eh' io mostra el tristo 'volto 23 1 Fera, cagione e dura 2 1 5 169 438 108 242 54 48+ D22 Fior di 'vertii si è 'sentii corasaio . Gaia donna piacenle e dilettosa . . Gentil donna cortese e di bon are Gentil mia donna la virtù, d' amore Geronimo coni credo voi sapete . . Già non porà la vostra dolce cera. Giorno né notte non fino pensando Giovane che così e^siadramenie . Gli miei folli occhi che 'n prima guardaro 538 Gli occhi che son messaggi dello core 38 1 Gli occhi di quella gcìitil foro setta . 282 Gravosa dimoranza ....209 Gravoso affanno e pena 2 1 r Gnarda ben dico guarda ben ti guarda 29 j. Guarda Jlanctio quella sgrignutuzza. 56o Guato una donrut dov io la scontrai. 4-2 Guelfi per fare scudo dello reni ... igS (559) Xiiddo quel Gianni eli a te fu V altr ieri 4^7 J' dono n)ai nel mese di Genjiajo . . 172 /* ho pensato di fare un gioiello ... 18G // Maggio soglio che facciate incagli 200 // mondo il corso e l opra di fortuna 3 1 2 / miei sospir dolenti in hanno stanco 264 In decima e terza lo cominciare . . . 599 In lontana contrada 254 In ogne membro un spirito menato 167 In quella parte ove luce la stella . . 620 Invidiosa gente e mal parlerà 253 In vista occulto ciò cK è dentro pare SqS* In un boschetto trovai pastorella. . . 283 In uoi Amore lo nome ha fallato . . 255 Io aggio inteso che sanza lo core. . 586 Io ho dottanza che la donna mia . . 247 Io mi cor fesso a te o Signor Deo . 16 1 Io non pensava che io cor giammai. 292 Io non so che si sia che sopra il core. 2 32 Io pi lego a)oi che di dolor parlate. . 299 Io son la donna che volgo la rota . 5:>.6 Io sono Amor che per mia libertate. 106 Io sto alla sigìiorìa di un tal zitello. 246 Io temo che la mia disavventura. . . 064 Io vengo il giorno a te infinite volte 555 Io vi dono del mese di Gcuiiajo. . . igG Io vidi donne con la donita mia. . . 27 G Ispirilo d'amor coìi i ut elicilo 2 5^ ( 54o ) r vidi si^ ocelli dove Junior si mise . 535 la bella doìina dove Amor si mostra 557 La dilettosa cera 44^ La dispietata che m' ha giunto il Giovi i\\ La dolce innamoranza .'Z2 3 La Jìor d' amor vergendola pai lare. . ^6S La fo^a di quell'arco che s'aperse . 624 L(L forte e nova mia disavventura . . 27^ Z« gioia e r allegrezza in verme lasso ^i^ Languisce lo meo spirto sera e mane. 26 LJ anima Jiiia vilmente è sbigottita . . 35g La partenza che fo dolorosa i5i L' ardente fiamma della fiera peste . 3i5 Lasse el penserò e lo "voler non stagna 488 Lasso lo duol che pili mi dole e serra 494 Lasso mercè cherere 5 • • • 4^^ Lasso per ben servir son adastiato . 461 Lasso quando mi membra 2 58 Le dolorose pene che 7 meo core . . 260 I^e lode e 'l pregio e 7 senno e la valenza 496 Levandomi speranza i5g Lo fino aninr piacente , 64 Lo gran valore e la gentil piagenza. 5 7 Lo meo gravoso affanno e lo dolore 4? "^ Lontana dimcranza .217 Lontan vi son ma j:resso ve lo core . 76 Lo vostro fermo dir fino ed orrato . 49^ L'ucccl Feiìis quarido vene almorire 100 ( 5i. ) Madonna eo dotto di che hai dottanza 19 Madonna lo coral disio ch'io porto . 26S Madonna per 'virtute 164 Madonna mostra altera canoscenza. . 5 A fante fiate puh l' uomo divisare ... 4^7 Memorando ciò che fatto m'è sentire 5g5 Mirai lo specchio che a njerar notrica 256 Morte gentil rimedio de' catti'vi .... 567 Muoviti Amore e vattene a Messere 417 Naturalmente ogni animai ha vita . . 32 4 /vt7 vostro viso angelico amoroso . . 120 Nessun Pianeto doveria parere . . . . 400 ISobile Donna di corona degiui. ... 60 Nohil esemplo è {jueldcll'uom selvaggio 160 Non ara mai pietà questa mia donna 2 45 Non canoscendo Amico {'ostro nomo. 58G Non come parvo par vostra loquenza 157 Non perdi eo v uggia donna fatto offesa 485 Non si porrla contare 96 Non so s'è mercè che mo vene a meno 147 Non spero di trovar giammai pietate 619 Non vi dispiaccia donna mia d'aulire. 93 Novella gioia e nova innamoranza. . 4^4 Novella gioia il core , . i65 Novella ti so dire odi Nerone .... 55 o Novelle grazie alla novella gioia. . . iiq Novel Sonetto mando per messaggio 56 Nidi uomo puh saver che siadoglieiiza 4S6 Nuovo canto amoroso nuovamente. . . 2/^'S O cieco mondo di Lusinghe pieno. . . 669 O donna mia non vedestìi colui ... 536 O fi esca rosa a voi citerò mercede 4^^ Ogni diletto e bene i65 Ogni Mercoledì corredo grande ... 189 Ogni uomo deve assai caro tenere . 87 Ohi lasso die tuttor disio ed amo . 477 O lasso che mi vai cotanto amare . /^^8l O lasso me che son preso ad inganno. 4^4 O lento pigro ingrato ignar che fai . 53o O Madre di virtute luce eterna ... 4^ Onde si muove e donde nasce amore. i'~i'tt O povertà come tu sei un manto. . . 3oo O sommo saggio e di scienza altera. 4^2 O tu che porti negli occhi sovente . 365 Passando con pensier per un boschetto loi Pelào con sua lancia attossicata. . . 102 Pensando lo dolor che aver solia . . 162 Perche m' avveri non m'oso lamentare 47 5 Perchè non furo a me gli occhi dispenti . 't>\i Perch'io non spero di tornar giammai. 286 Per consiglio ti do de passa passa . 218 Per Deo dolce meo Sir non dimostrate l\\o Per gir verso la spera la Fenice. . . 5 1 o Per gli occhi fiere un spirito sottile . 346 Per gran soverchio di dolor ini muovo 4^8 Per l' allegrezza del nostro Signore . Syg ( 545 ) Per lunga dimoranza i3 Per Lunga sofferenza 44^ Per pena eh' eo patisca Jion spavento . i54 Per pr no va di saper corri vale o quanto 492 Per tanto pianger che i miei occhi fanno . 5 1 8 Per troppa sottigllanza il fd si rompe 2-72 Poi a natura umana ,..370 PoicK aggio udito dir dell uom selvaggio 270 Poiché di doglia cor convien eh' io porti 276 Poiché fallita ni è vostra piacenza . 1^01 Poicli è sì ver<^ognoso 79 Poich'io penso di soffrire 0 25 Poi dal Mastro Guitton l' arte tenete. 53 Poi dell' altre opre tutte compimento. 61 Poi non mi punge più d'amor l' ortica . i 4i Poi sono innamorato vo' servire . . . 412 Poscia che dir conviemmi ciò ch'io sento 5o5 Poscia dì io veggio V aninui partita. . 621 Poso 'l corpo in un loco meo pigliajido. . 58 Posso degli occhi mici novella dire . 284 Prima che io voglia romperme o spez- zarme. . , 219 Primer eh' eo vidi gentile criatura . 468 Provato ho assai Madonna di ciausire 2 5'j Qual che voi siate Cinico vostro manto 252 Qual sete voi sì cara preferenza . . 497 Quando di cosa V uomo ha disianza. 90 Quando di morte mi convien trur vita 2S7 (544) Quando la luna e la stella diana. . 187 Quando la voglia signoreggia tanto . i85 Quanti più sono li doni d'Amore. . * g3 Quanto piìc mi disdegni pili mi piaci. 4^^ Quanto ti piace Amor m affanna e tira 385 Quel che per lo cavai perde lamescola i55 Quella che in cor l amorosa radice 149 Quella crudel stagion che a giudicare 1 4^ Questa è la giovinetta eli Amor guida 5 1 7 Quest' altissima stella che si vede . .525 Questa rosa novella 121 Jlasiojiando d'amore 266 Ricorro alla fontana di scienza. . . . i55 Rimembrivi oramai del greve ardore .^67 Rosa e giglio e fiore aloroso 4^7 Salva sua re^'ereìizia come sire. . . . 49 S'o gioia i33 I elle che 376 17 sembrasre sembrasse agS 16 siringa stringa ìtì 33 biacco bianco 3o3 aS eonleade contende 326 I frige frigge 33i i4 puoi duol 353 1 1 dio ciò 357 5 chostra chiostra ivi 8 fra farà 377 x4 uo né non è 397 i3 attutar attutar NELLE NOTE Pag. 69 lin. I Dotto Detto A. fac. 19. conTÌen cassare le parole Di Meo Abbraceiavaccét e a fac. 20. porre in cima A Dotto Reali da Lucca . \W^ ''5^^ .^^:ii mh 'S , ovjv* |0 in -3 PL, a, -^ H ;;^^r-'in>s University of Toronto Lbrary DO NOT REMOVE THE CARD FROM THIS POCKET '^ÌA 4f. i Acme Library Card Pocket Under Pat. "Ref. Index Fllr" Made by LIBRARY BUREAU Kln^^^SSI Wl#v" So;